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Full text of "L'Osservatore Fiorentino sugli edifizi della sua patria"

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OSSERYATORE 

SUGLI EOIFIZI 

DELLA SUA. PATRIA 

QUARTA EDIZIONE 
ESEGUITA SOPRA QUELLA DEL 1821. 

CON AuM£t;.Ti;.E '«cór^ìLE^aNi: ; -; \ \ 



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DEL SIG. Qà» )f AiaK. : / ' 



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Ol TOMO IX. 



GIUSEPPE CELLI 

1831. 



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FIOaEMTINO 



/ Campioni delh Misure 

wfilla/acciata del Palagio del Bargello ^ 

accanti^ alla pqrta del JTìsco 

Jm« fQiftgre $opo stdte sempre varie secondo 
i t^nopi» e secondo, le. DaxionKAQ;^«-guista 
. jiyyjso di liVloiis.; JB^rgri,yai; ( I )V ii /«eggopo 

ancora pe'faedesid^ii iùogbi e tempi variate» 
))encbè cqIIq stesso nA;i^»iii/&rr<ii dell a di- 
versità de^e jrp$iteney^cli9'Si-tt)isiiFatoo. Quin- 
di la confusione grande '^jB^ oén^t^érjSio, • 
se si tratta d'hnticIfitàij'grìUdit^sJma nell'in* 
telligenxa degli scrittori. Qunnti ignorano ^ 
per quella che a noi spetta > ^olo la vera e^ 
s^nsa del Piede Aliprando, o Lujprando di 
cui f^ Fautore un Re Longobardo di questo 
nome e di non ordinaria erandes^a; ma aiv- 
coiia se sia jio stesso che il piede di porta 9 
.0 delift porta I cosi detto I perché dopo di es- 
sere stato ricevuto dai fiorentini» questi ne 
tepnfro affisso il «nodello nelle prime mura, 
presso la porta di S, Pancrazio? Il dotto 
Antiquario 9 Doi^enicoManni, fu il primo a 
mettere in chiaro (2) che sotto questi dne 
lìomi si dé^gimva iiQ«t ste^s^ misura « la quale 



4 

posta a confronto col nostro braecio mer* 
cantile si sa, che non contenea più di soldi 
14) e danari ii e mecso* 

Quella stessa avvertenza che ebbero già i 
romani di tenere esposti si Pubblico i cam- 

Sioni delle diverse misure (3), fu praticata 
nnque non meno dai nostri maggiori, e 
susseguen temente da' successori in diversa 
foggia, sino a' di nostri. Infatti sin dai tempi 
della Repubblica stavano incastrati, a de- 
stra e a sinistra della Porta del Fisco , i 
Campioni del ferro del Braccio, a panno ^ e 
dei Braccio a terra, come ancora i Mòdani 
dyjé'terti?*.o0tte,: ili"$0'5igio della costrv- 
£Vt>b/ delle f^bbrj^ei'^^.vl sarebbero ancora 
se al jCr/anduea. .Lep^oldo non fosse yenuto 
in idea.^^i i(nif{»fn|tfr: tutti i pesi e le mi- 
sure ilijTjtJrfiLnJùpa'fo, tanto varj, quanto per 
dir òes{.' i'**n<util/9li piascun Territorio e 

Citta.* * •' • • ' - 

Si cotfninciò dunque un' opera lione sì utile 
dall'abolire, con editto de'iS. Marzo 1781, 
il Braccio^ a terra , e lo Stioro , composto di 
1728. Braccia a terra quadrate, e dal sosti- 
tuire invece loro, qual unica misura lineare 
in futuro, il Braccio a panno, e il Quadrato 
composto di IO. mila di dette Braccia qua- 
dre per le misure superficiarie. Indi con altro 
Editto degli II. Luglio 1781. ordinossi l'uni- 
formità di tutti i pesi e misure; ed a que^ 
8t' effetto furono a spese Regie spediti due 
assortimenti legalizzati ad ogni Magistratura 
Civica I e a ciascun Giusdicente locale ^ col- 



Tobbligo di adoperare i detti pesi e misure 
nei mercati 9 nelle officine, ed in tutte le 
pubbliche contrai taxioni. 

Frattanto, dopo di aver tolti dalla Porta 
fieì Fisco tatti i saddetti yecchi Campioni, 
fa incastrato in quella muraglia nn lastrone 
di marmo bianco ^ dentro dei quale fissato a 
piombo si vede il Passetto di bronzo, coi 
due risalti estremi d'acciaio^ ossia il Cam- 
pione del Tonica misura lineare comandata 
dalla Legge (a), e divisa per comodo pub- 
blico in due Braccia a pnnno Fiprentine. 

Altro simile Campione in una custodia 
parimente di marmo sta cbiuso a cbiave nel- 
l'Àrcbivio della R. Depositeria, per gli op- 
portuni riscontri. 

11 Quadrato, misura agraria del tutto nuo- 
ra, conserva la divisione e suddivisione iti' 
progression decupla, perchè contiene io. ta- 
vole ^ ognuna di c^ueste io. deche, ogni deco 
10^ pertiche, e finalmente ogni pertica io. 
br. quadre. Non così però le altre misure 4e 
pesi perché trattavasi solo di uniformarle^ 
e non già d'innovarle. 

Quanto al Braccio a terra abolito > era 
precisamente uu diciottesimo meno del Brae^ 
ciò a panno. 

Air effetto poi di facilitare l'intelligensa 
ed i calcoli delle nuove e vecchie misure, 
si lineari clie super ficiarie, come per gli 
aridi e per i liquidi, non menò òhe per i 
pesi 9 furono stampate a pubblica utilità le 
Tavole e contro Tavole di ragguaglio per 




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ItloBolia; mm àiiEi Ift coUtrairotio e la prò- 
looftsero. Noti sarebbe slato forse VinceasH^ 
V^iviaBÌ quel celebre -MaiteniniicD cb^ ei fu, 
se il P. Clemente Settimi i non gli avesse istiU 
)ato il gusto per la Geometria fin dalla piti 
gioTtne età di a tini sedici. ISgli stesso locon-i- 
fessa Delia sua Scietiza delle proporzioni in 

Juesti termini:,, Mi lasciai ito fine persua^ 
ere a pigliare qtlakbe lesione (di Geome» 
tria ) dal P* Clemenete di S. Carlo ^ Sacerdò* 
te delle scuole Pie per dottrina y e per bon- 
tà amabilissimo, cbe in quel tempo era qui 
solo a insegnariai, ed era stato discepolo del 
P. Francesco di/S^ Giuseppe della stessa re* 
tigione, il quale instruiva allora nelle mot- 
tema ti cbe la medesima altezza > e ne fu poi 
lettor pubblico a Pisa, e autor di queir in-* 
gegtooéo trattato della Direzione de' fiumi i 
che si vede fuòri sotto nome di 1). Famia-^ 
no MtcbelìnL , 

Il citato P. Francesco di Sb Giuseppe, sco* 
laire del Galileo: ed il P. Ambrogio Àmbro* 
gi 9 ambedue Religiosi delle Scuole Pie , tu^ 
tt>n Maestri de* Serenissimi Princìpi di To- 
scana Gio. Carlo e Leopoldo , poi Cardinali 
di S. Chiesa , e T ultimo Fondatore e capo 
di quella celebratis6Ìn.<a accademia , cbe pri-^ 
ma di tutte le altre ebbe per istituto di esa- 
minar la patterà per T esperienza , chiamata 
però del CiroentOi Passato il Micheiini ad un» 
cattedra in Pisa f seguitarono ad insegnare 
le roattematiche nelle scuole Pie i Religiosa 
suoi allievi > e fra questi il suddetto P. Cle« 
mente ; maestro del Viviani. 



la ^ 

Questo stesto gnsto nelle scienze è amiti to 
.«eiapre seguitando in ^ qoest' ordine come io 
dimostrano le t^tiiuKioni di filosofia e di geo- 
Rietria pubblicate ^k|K> il 17:20 dal celebre P. 
0doardo Corsini , e le • opere mattematiche 
del P. Alberto Pappiani , cbe fa nella scuo- 
ia successore al P; Gorsiiii , promosso aticb'e* 
gli alla cattedra di Pisa. 

Conobbero ancora gli Scolopi sin dal loro 
principio y cbe non conveniva insegnare la 
lingua Latina in latino, come J'Àlvnro rna in 
volgare 9 e perciò ne stesero gli elementi in 
toscano per uso dell' accademia degli svilup- 
pati y ossia per la scuola de' nobili cbe sotto 
la direzione de' detti PP. si tenea sep^arata. 
Autore del piccol libro, de'prìncipj della 
lingua Latina, fu il P. Gio. Francesco Apa; 
pubblicnto dai due cavalieri reggenti di det- 
ta accademia y e dedicato al fondatore di essa 
religione delle sucole Pie , allora vivente. 
Della lettera dedicatoria al suddetto « si con- 
fessa il vantaggio cbe in pochi anni s'era 
tratto da questo modo d' insegnare , e come 
molti della prima nobiltà di questa patria 
{abbiano ( vi si dice") imparato la lingua La- 
tina senza quel tedio e fatica , cbe debili- 
tando, e stracciando i loro teneri ingegnigli 
arebbe infastiditi degli studi. 
. Due maestri ' d' Aritmetica y e scritto ein^ 
capo la più. povera gioventù , in aiuto della 

Juale fu principalmente istituito quest' or- 
ine. / 
Queste scuole foron già situate nella yw 



del Cerchi iiì unnf ^omodacasn che fa.il pri* 
mo alloggio de'Paiirì stessi, prima clienel |63« : 
passassero ad ufixìnr T oratorio delU Madoa* 
na de'&icoì, e. ad abiturne il coOTento^ che . 
ora ser^e ai, PP. del Ben morire,* (d) dac* 
che il di 3i Ottobre 1775 gli scolopi pas«. 
sarono a & Gioyaqiiino. (e) La €asa saddet- 
ta conserva ancora nella facciata l'appressa. 
Iscrizione in iiKirmo« 

, . Collftgf'um. 

, $4ii(darum prarum 

Franeisci L 

Roin* Itnp. et. Magni Eiruriae Ducis 

auspicio el munìficenlia 

auctum et exornatum 

Afino MDCCXLFltl. 

Stamperia Granducale y 
fi Storia della Fiorentina Tipografia 

. La Stamperia è qn arte dì grandissimo ef«* 
(etto. Chi dice che ella ha mutato il mondo 
Qe ha hen ragione. Quindi 1' epoca del suo 
principio interessa moltissimo la Storia dello, 
spirito umano presso qualunque nasione. Più 
presto vi s*è introdotta, più pronti sono stati 
gli avanzamenti. Il Govf*rno Ottomannoy a( 
coi dispotismo compie T oscurità deliamen- 
te 9 ha sempre resistito all' introdusion di 
quest'arte, o se qualche volta ha ceduto, 
rha limitata per cento modi, e l'ha finaU, 
niente soppressa '( 1 3) . 



t4 

CHi vuol far»! un' idea dello statd , in cui 
trt>ravan8i Je lettere seiiM il potente soccorso 
della stampa , e per consegaente sino a qual 
ségno trionfasse gii T ignora nxa ne*pì4 del 
popolo i basti il sapere che U clero «tesso 
manca Ta dei libri più nèèessàrj all'esercizio 
della cattolica Liturgia. Si legge in Ser Nic- 
cblò Gnidi al Tanno l45f , cbe il priore di S. 
Ilario a Montereggì , prete Francesco Cle- 
mente ^ dovè vendere nn Campetto della sua 
chiesa per comprare un méssale , avendo gli 
antecessori letta là Méssa su certi quaderni 
laceri da non potersi pia adoprare. Il lascito 
di qùalcbe codice, libro da chiesa , e simile, 
si giudicava allora un magnifico dono. 

Se noi non fummo i primi d'Italia ad aver 
libri con data propria» la diffei-enza però di 
qualche anno fu largamente compensata dal- 
l' averne avuto nn secondo inventore nella 
pei^ona dì Bernardo Cennini, doppo Gio. Fufit 
Norimberghese y che fu il primo a far lavo- 
rare ì torchi in "Ma gonza. Il bravo tedesco 
teneva celato il suo segreto , e intanto diffon- 
deva l'arte vendendo i caràtteri a Pannare 
cbe gli trasportasse a Roma , a lenson in Ve- 
neziii. . e cosi ad altri tedeschi e francesi in 
luoglii diversi. Ma l'orefice fiorentino sen»*a- 
ver veduto altro più che qualche esemplare 
intagliò i pulzoni d'acciaio, coniò le matri- 
ci , fuse le lettere, e si pose in grado di stam<* 
pare il* primo sull'Arno coi caratteri non 
acquistati , non compri, ma gettati nell» pro- 
pria officina. Le Opere di Virgilio col Com- 



mento del Servio furono il primo libro, conti^. 
pmto in Ane ansi; la Baceolica e la Gèorfl(ieft>. 
nel 1471 ; l'Eneide nel Patino seguente. Due 
suoi figliuoli coadiuvaron t'Ìn;ifire8a , Dolile^ 
nico eoli* opera delle mani , e ÌMetro erudito 
in letteratura 9 coli' assisteiisa alla corresion 
della stampa (i4)* Tuttoquesto si si dall' eplM 
grafe apposta in fine della Buccolica ^ e noib 
avvertita dal Maitairùy die porta al 147 vii 
principio de' nòstri torchi. Eceonb ie stefsd 
parole. .1 

; n 

Ftorentiae P^lt. ìdus. Nomttbrei 
UCCCCLXXI. 



>♦ 



BemardtisCenninns àurifeXy oaihjum ]o«* 
dicio praestantissimus , et Dominicus ejus fi-^' 
line'egregiae indolis adolescens, espressis antq 
calibe characterìbus , ac deinde fusis litteris^ 
Volnmen boc primum ìmpressèrunt. Petrus 
CeniiìntiS' Bernardi eiusdèm fiiiu6 quanta pò*' 
tuit cura et diligeutia emendavi t » ut cerni».- 
Fiorentini^ ingeniis nihil ardui est. {f) 

Poco doppo questa , tm' altra -Stamperia si 
aperse nel recinto di un monastero di Monache 
Domenicane , in S. Iacopo di Riputi. Ella vi 
fu portata da doe religiosi di quel P ordine, e 
le ixk dato principio nel 1476. Anch'essa fa' 
provvista di getteria j ed esime grandemente 
il suo traffico; ma non visse che nove anni (i5). 
I frati che T introdussero fiàrÓD F. Domenico* 
da Pistoia , e F. Pietro da Pisa , i quali pure. 
vi impiegaron la loro opera > e verisimili^ente 



ì6 
impararon l' arte dniqusiicbé tedesco', dì qaei 
molti che córre vati i' Italia in quel tempo. 

Tra questi son notabili un Niccolò di Loren-r 
so f detto poi delia. Magna vhe stampò molti 
libri , tra' quali il Dvinte y ed un* tal Giovanni , 
ohe irendé un forDimeiito di materiali alla me* 
desi ma sta m peri a , e si uni seco con cod tratto 
di società. 

. Un al tro nostro pregio è quel lo d i e^eàre sta* 
ti primi A dare al pubblico i Classici greci nel 
loro carattere originale. Innanzi il r4B8, nel 
qual anno per opera di Demetrio di Candia si 
Stampò rOmerd^ se s'incontra vali voci greche 
in qualunque teito^vsi lasciava in bianco lo 
spazio corrispondente. Doppo questa celebre 
e rara edisione, none menostiÉiata quella del- 
r Antologìa , pobbiieata nel i494 ì^ Fìrenre , 
pei torchi di Lorenzo di Francesco De Alopa 
veneziano. 

Circa lo stesso tempo , e precisamente 
nel 14979 cominciò Filippo Giunta o Giunti le 
sue tìpograBche imprese , e continuaroo gli 
eredi sino al i555. Si vuol che il detto Fìlip->. 
pò acquistasse gli stessi caratteri greci , c'he 
a vean servito a IT Omero.. Comunque siasi la 
stamperìa Giuntina , benemerita dtilla nostra 
letteratura , per aver dato alla luce, oltre mol- 
ti autori Toscani » i Glassici delle due dotte 
lingue , colla correzione de' piò grand' uomini 
allora viventi , ba meritato un' Istoria moder* 
namente uscita dall'erudita pendi un celebre 
letterato (i6). 

Si giunse cosi Gi^o al tempo de'Granduclii 



^7 

Medici , sotto i quali si aperse neth via della 
Condiìtta quella stessa stamperia, che ha dato 
occasione al presente articolo. Cosimo L fu 
quegli , che fece venir di Fiandra Lorenzo 
Torrentino , eccellente tipografo ; perchè cre- 
scendo lustro ai nostri torchi, prouio resse in- 
sieme le lettere y ed Hccendesse i letterati a 
generose intraprese. Privilegj , esenzioni ; ed 
una cospicua pensione foron gli allettativi per 
lo stampatore, il quale coi rispose con quell'e- 
leganza che è nota a ciascuno. 

Da quel tempo in poi questa stamperianon 
s' è più chiusa ; ed anno goduto del patrocinio 
i'eale doppo i Torrentini , ed i Sermartelli ^ 
molti cospicui tipografi sino al presente Cam- 
hiagi. 

Mi resta solamente a dir qualche cosa della 
stamperia Medicea aperta in Roma dal Card. 
Ferdinando , poi terzo Granduca di Toscana ^ 
verso il cader del secolo XVI. Questa fu di 
caratteri orientali di diverse linffue per servi- 
zio della propagazion della fede cattolica in 
quelle parti. Siccome il detto Cardinale era 
stato promosso da Gregorio XHI. alla protet-> 
toria dell'Etiopia, e de' Patriarcati d'Alessan- 
dria , e d' Antiochiai, si accese di desiderio 
di rendersi utile a quelle unzioni , e per questo 
procurò di spargervi la buona dottrina in libri 
ebraici, arabi, siriaci, copti; persiani e tur- 
chi, de' quali resta ancora una quantità di 
avanzi in una stanza contigua alla R. Galleria, 
venuti da Roma dopo la sua morte (g). Ne so- 
lamente volle che sì stampassero libri ecclesia- 



i9 
8ittci ; ma aticora di diverse Scienze , quanti {K^ 
tette ottenerne; come le opere di Avicenna^ 
la Geografia nubiense^ la yersione aruba degli 
Elementi di Euclide» ed altri slmili. Si vuole 
che solamente per mettel* questa stamperia in 
grado di operare, non vi spendesse meno di 
scudi 50 mila (I7)k 

yia d^ Librai 9 e {vicende della lot merct 

t)a die ebbe la stampa principio in Firenze, 
i librai el;»bero sempre le loro botteghe nel 
circondario della Badìa* ("ilippo Giunta intra 
gli altri aveva la sua in faccia alle scalare di 
detta chiesa , e sopr' essa la stiimperia i la qua* 
le diede , come si è detto (i8)> gran saggi del 
stio vtilore. 

Questa mercatura , vantaggiosa egualmente 
al bene dell' intelletto^ che alla pubblica e aU 
la privata finanza» sarebbe stata certamente 
più ricca» se fosse stata più favorita, e meno 
perseguitata. Le sue merci si rinuovan quast 
ogni giorno, e quanto alle vecchie, le peggio-» 
ri son distrutte dal tempo, le altre crescon 
sempre di prezzo. 

Vorrei poter far l'istoria del favor dell'ar- 
te, disgraziatamente mi convien farla della 
sua perpetua perseeuzione. Non era terminato 
un mezzo secolo dall'invenzion della stampa, 
che i libri divenper bersaglio del pulpito. Si è 
già menzionato altrove il rogo su cui furon ar« 
si quei reputati liberi e disonesti ( tra' quali il 
Petrarca ) per opera de' due celebri predica^ 



tori Fvt Girolamo SavoDurola , e Fra Dome« 
nieo da Peseta, suo compagno (19), Le più an- 
tiche edizioni de' nostri Classiei disparvero per 
questo Hiezi^o. 

lo processo di tempo gli errori de' nuovi ere* 
ticì obbligarono i g<iverni a star piò goardin* 
ghi. Quindi il Duca Cosimo promulgò una leg<« 
gè nel 1549, che chi avesse libri d'eretici do«* 
vesse in tempo di giorni i5 depositarli in man 
no del Vicario dell'Arcivescovo y sotto pena ai 
contravventori di scudi 100, ed anni 10 di ga- 
lera. Roma da un'altro lato proibì i libri degli 
I^brei , e particolarmente il Talmud ; né il det- ' 
to Principe tìcuàÒ^ di permettere, che se ne 
pubblicasse il Decreto nel i533 ancor ne'sooi 
Stati. Questo fu il primo esempio. Fin li il 
Principe guidava a suo talento questa mal- 
teria. 

Quel chMo trovò registrato in un codice 
della Riceardiana (ao) indica però la discordan-» 
sa della pratica su tale articolo. Paolo IV. 
( vi 81 legge ) fece comandamento in tutti quei 
luoghi che ubbidivano e temevano la Chiesa 
Rofiftiina y che ardessero alcune sorte di libri, 
i qunli non er^mo mai da qualche gran tempo 
in quia stati proibiti sotto pena d' escomonica- 
zione. Ond'è cbe qua in Firenze , e per tutta 
Italia 9 eccetto Venezia furono abbruciati nel 
mese di Mano i58o in più volte gran quanti- 
tà di libri sulla piaiza di S. Croce, dove allog- 
giava r inquisitore; e i veneziani non volser<> 
^re tale abbruciamento, se il Pontefice non 
pagava in qualche parte que' libri a padroni 



di essi» allegando de lai libri èrano io mano 
di gente bisognosa ^ cbe abbruciandoli erano 
necessitati andar mendicando» ond*é che il 
papa, sebbene ne fece qualche forsa» nondi- 
meno si contento poi, che fussino stimati dai 
suoi stimatori , i quali fatta la stima paghereb- 
bero la valuta di essi, e per T avvenire non se 
ne stampasse più. I veneziani glielo promes* 
aero largamente, aspettando d^ora in ora 
tali stimatori, i quali mai vi comparsero ed il 
Papa mori. 

Allora ogni Inquisitore, e ogni governo, fa- 
ceva un catalogo di libri proibiti a suo modo- 
Perciò lo stesso Paolo IV, acciò fosse tolta 
qualunque incertezza ordinò che fosse compo' 
sto un indice, al quale tutti si rapportassero; 
e. fu realmente eseguito nel iSSp, e spedito per 
ogni dove. 

Venuto in Firenze , Cosimo I. lo sottopose 
air esame del celebre Giureconsulto Lelio To- 
relli, il quale rappresentò, che il danno dei 
particolari nel disfarsi di quei libri sarebbe 
giunto a più di loo mila ducati. Siccome poi 
alcuni articoli della proibizione erano com- 
prtìnsivi di tutte le opere indistintamente di 
certi autori , s^tampatori , e città , veniva con 
ciò a farsi un grave danno alle Scienze, non 
esclusa la medicina. Udito questo, fu ordina- 
to, che si desse corso al decreto solamente in 
quanto ai libri contrarj alla religione, o che 
trattassero di magìa , e d'astrologia giudicia- 
ria. Infatti nel di 8 Marzo del suddetto anno 
furon bruciati pubblicamente nelle dup piazze 



diel Daomo e di S. Croce tatti quei libri, che 
secondo la moderatone del principe^ restara- 
no indtibitalamente Tietati. ' 

£c6o la ragione per cai si trovano coperti 
qualche Tolta d' inchiostro i nomf d'alcubi 
autori y e d'alcani paesi in edizioni di Glassici^' 
e d'altri libri-, che per la materia non sembra-' 
rOn poter esser sottoposti alla condantia. S'in- 
tese COSI di stare al rigor deir indice, senxa 
perdere il libro. ^ 

Qaali temperamenti si sienpoi dovati ^pren- 
der sa ciò', non v'é chi noi sappia. E di vero' 
l'impudenza della stampa era giunta a segnò, 
che si é fin dabitato ( ed e dir molto ), se 
questa mirabile, inreiisione abbia recato alla' 
società piA vantaggio , o più danno (A). 

Palazzo Gondiy e celebre fabbricatore 

Non è mio impegno di dar genealogie di fa- 
miglie, né raccorrò i fasti delle medesime; ma 
può appartenere ad un' opera, che prende a' 
dipingere il carattere di ana nacione per tutti' 
ì punti di vista , il dar daalche saggio delle 
onoriticense , a cui parecchie di esse famiglie 
dentro e fuòri della Patria, son -pervenute , e- 
iV raccontar come alcuni de' suoi cittadini alla 
chiaresxa del sangae hanno accoppiato la 
grandezsa dell'animo, e la nobiltà delle 
aiìoDifl 

L'istoria genealogica della casa Gondi, tra 
le illustri fiorentine unat delle pia è stata già 
compilata in Francia /dóve ne passò un ramo 

T.IX. 3 



1% 
da uno della casa G>r]>ineilif origiuario pur di 
Fìren;te, e pubblicala in due toIduì ma^uifi- 
camente stampati nel 170S. Seguitando, adun- 
oroe quest'istoria si conosce per chiarissimi 
ooconieiiti , che ella ba avuto in patria ^ irata 
nel tempo della repubblica che ael principa* 
to, le più ragguardcToli dignità. In Francia 
poi ella si è distinta non solo per le prime ca- 
riche sostennjte in quella Corte; ma anco per 
Cavalieri degli ordini dei Re, e di S. Michele, 
prima cb^ quello ^ejlo Spirito Santo fosse isti- 
tuito , pBr Marescialli 1 Genera Ussìmì^y Gover- 
natori di Province , Generali di Galere p Du- 
chi e Pari , Vescovi e Arcivescovi , e per tre 
Cardinali di S. Chiesa* .1 parentadi spn stati 
tutti colle più qi^a litica te famiglie. Contentia- 
moci di rammentar su questo proposito, che 
Maddalena di Simoiie Gondi e di Maria Baon- 
delmonti, maritata nel i455. a Giovanni Sai- 
viali y fu r avola di Plipa Leeone XI. per mes- 
so di una delle sue nipoti, e per un' al tra" , di 
Cosimo de' Medici primo Granduca di To- 
scana. 

Quanto al merito personale di qiyei , che si 
spn segnalati in Italia e in Francia , si raccop- 
ta di Giuliano , cognominato il Vecchio , aver 
ricusato vantaggi considerabili dal Be di Na- 
poli , sulla ragione che egli credeva eh' e' non 
convenisse ad un gentiluomo nato in una citta 
libera di ricever pensione da alcun principe 
forestiero. Questi fu l'edificatore dì questo pa- 
lano , cV ei condusse col disegno di giuliano 
da S. Gallo, e chefn inlerrQUo d«lla sva mor- 



te nel tSot. Si parU ancora dell' intrepidessa, 
dì Gio. Francefco, Gavalier Gerosolimitano , 
ttìorto colta 'picca alla mano sulla breccia del 
ferie Sant'Ermo nell'assedio di Malta ran*i 
no i565; del coraggio di Ferdinando, altro Ca-» 
calière dello ste^ ordine > e della liberalità 
diqae'pti!^ anticbi Gondi^ cbe rammenta 11 
Verino , comecché abbian soccorso la loro pa- 
tria in ttn' esterna necessità colle riccbezsd 
che averan loro fornite alcane terre della Ro« 
magna di lor jpertiAenza. Finalmente è celebre 
in sulla Senna la prudenza d' Alberto , Duca 
di Beta, Pari /e Maresciallo di Francia; la 
carità del Cardinal Pietro; la vigilanza di 
Carlo, marchese di Belle- Isole; la gentilez-» 
za e la pietà di Filippo Emanaeile, conte di 
Joij^ny. 

Ho serbato all' ultimo la grandezza d'ani- 
mo dì Girolamo di Francesco Gondi, perarer 
occasione di parlar di un' aitila fabbrica, che 
égli yiyente in Francia non potè per altra 
causa intraprender sali' Arno dietro S. Maria 
Maggiore, che per idea di màgnificenta. Qae-< 
sti fu impiegato in affari di somma impor- 
tanza dal Re Carlo IX. Arrigo III. e Arrl-^ 
go TV. La cognizione cbe la regina Caterina 
de' Medici arerà de' suoi talènti la dispose a 
Barrirsi del suo ministero pel trattato eli ma- 
trimonio tra Carlo IX ed Elisabetta d'Au- 
stria, figlia dell' Imperator Massimiliano II. 
Parimente Arrigo tll affidato anch' egli sulla 
capacità e attività del medesinio , gli confidò 
de' negoz] di gran^' importanza , e b rirestl 



*4 

della qualità di sao ambasciatore , ona ynA* 
ta alla repabblica di Venezia, un* altra a Si- 
sto y. Ma qtial maggior Gpntraraegno di sti- 
ma potè darli questo principe , oltre quella 
che gli diede, scriTenoogU negli ultimi mo- 
menti di sua vita , ferito che fn da sacrile- 
ga .mano? Anco Arrigo IV. V onorò della sua 
speciale stima. -Di lui si serri per far Je pri« 
me proposizioni del sao matrimonio con Ma- 
ria dei Medici; e per lasciar molt' alt|re co- 
se che meno appartengono al fatto nostro, 
per mezzo di Ini stesso potè conciliarsi la 
confidenza di Ferdinando I Granduca dì To- 
scana, il quale come apparisce dal carteggio 
dello stesso Arrigo , originale nella segrete- 
ria vecchia della casa Medicea , gli sommi* 
nistrò somme grandi di denaro, e gli facilitò 
la rionione' colla chiesa Romana , e la ricon- 
ciliazione con quella corte. 

Or questi, Terso la fine del secolo XVI, 
fabbricò il palazzo di Firenze, che ho già 
accennato: siccome un'altro in Parigi, dive- 
nuto poi il palazzo de' principi di Condè: Non 
S4. può parlar di lui con maggior elogio di 
quelchè ne parli la citata storia del Corbi- 
iiellì colla quale chioderemo l'articolo:,, Qn&» 
sto Signore , vi si dice (ai)^ fu dotato di tut- 
te le virtù che formano l'uomo onorato, e 
da bene; ma tra quelle che splenderono in 
lui maggiormente, fu quella della liberali* 
tà , che esercitò sino al segno , che sparse 
piuttosto, non ohe distribuì le sue facoltà; 
^ quantunque sembri che le sue grandi idee 



dovettero linuUurvi dentro il regno di Fran* 
eia, non lasciò di dare anco altrove delle 
prove della «uà magnificenta , uvendo fatto 
oostraìre in Fireose nn superbo palazso nel 
popolo di S. Maria tfpggiore, dentro il quale 
fece racchìadere la saa casa ereditaria • • • 
1 discendenti di Girolamo non ebbero le me- 
desime inclinazioni ; poiché essendosi rovinati 
per una condotta poco ordinata , faron co- 
stretti a vender questo palasso ai Sigg. Or- 
landini (sa): ma benché ei sia passato in al- 
tre mani fuor di quelle della casa Gondi, non 
si lascia di conoscervi che essi Tavevan fat- 
to fabbricare poiché vi si vedono ancora so- 
pra le finestre le armi di lor famiglia. ,, 
Girolamo non éi contentò di dare alla sua 

Ktrìa queste, riprove d'animo generoso; ma 
«tese ancora sino al luogo chiamato Vicchio 
Blaggioy dove aveva de* beni , e dove fece fab- 
bricare nn palasso non meno superbo di quello 
di . Firenze. Quantunque però ancor questo 
avesse la stessa sorte dell'altro , e ch'ei fosse 
vendutosi Sigg. Marrucelli v'é stato pur con- 
servato rÀ.rme de'Gondi conformemente alle 
leggi del paese, le quali proibiscono ai nuovi 

Kssessori delle fabbriche , di tome via l'Arme 
gli antichi proprietar j senza il loro consen so,. ,, 

■ 

Chiesa di S. Firenze y e residui di romana 

antichità. 

Checché siasi della questione ripétfita pia 
volle: se Firense sia città etrusca . o romana ; 

3* : 



certo si i cbe noi taletiiamo f«fit»gia roiMm » 
d'etrusco ben poeo (f ). Terttpi dedieati a pa- 
gane diviniti 9 terme, accftiidotti y teiilro anfr^ 
teatro, campidoglio, ed altre fail)brichead ìmo 
romano, cbe dien sotto i nostri piedi , ness«o 
ne dubita. 

Qoivi è il tempio d'Iside; {k) noi Tiibbittm 
veduto n<^) 1^71 , allorcbé erano aperte le fosse 
per le fondameika della nuova chiesa. I suoi 
avanzi'jsì conservano in un prospetto artificio- 
samente deUneato nella Biblioteca di questi: PP. 
Filippini ; la descrizione si può leggere alNum. 
i4 delle mie novelle letterarie del 1 774* Poca 
discosto di qui era il parla gio, o anfiteatro, e 
il teatro. Forse un altro teatro esisteva d'in^ 
tomo alla Croee al Trei»binr (/), Le mora dr- 
Colari di quelle easè ne dannò un pote<nte ar^* 
gomento. Segoitando poi il giro della città , 
non é gran tempo cbe sotto le scuderie della 
CasaSalviati in via del palagio fu trovato ttn 
bellissimo pSTÌmento a mosaico', di pietre co-* 
lorate, e disposte con buon disegno. Altre aiu 
ticbitft immane furon titir dissotterrate fion ba 
guari , nel rifondare la casa Orsi, dirimpetto 
al teatro di ria del Cocòmero, (m) Cbe Mar«i> 
te avesse on tempio in Firence, non ce ne la* 
•eia dobitart? il Borgbini. Forse le colonne che 
si vedono in S. Giovanni, di struttura diversa, 
he sono un avanto. (t)'La statua di quel Dio 
della guerra si crede esset* oggi, secondo il ci- 
bato Borgbini , ne' fondamenti di una pila del 
ponte Vecchio. Sarcofagi Gentileschi sono in- 
torno al Duomo, in S. Giovanni , in Boboli , e 



Beik &• G«ll«rui. Ve -fondamenti della Calta** 
drale, clramaenU'il Lami nelle lettoni d' a»* 
tichili^ r»9tBre stato tf ovato un frammento 
d'iscrìsione romana , dove sì leggeva Magnae 
Beae Novtiae; del campidoglio, o rocca fon* 
data in Firenze dai coloni romani , non resta 
appena restigio; ma se ne conosce il sito dal 
no'#ne di quella chiesa, che ha esistilo ino a'dl 
nostri in mercato yeeohio. (o) Nel cavarsi lo 
fondannenta della chiesa di S. Gaetano ^ liarra 
il Baldinocèi nella vita deirArohitetto Silva» 
ni I come vi si trovaron più pesai di marmi la* 
Torati , un busto di antica stataa senaa test» » e 
più medaglie in brocco di Traiano e dì Tibe* 
rio. Qoanto grande fosse Tedifisio delle nostre 
Terme,- e qoanti monumenti ne lo dimostriiN», 
lo abbiamgìà notato al suo luoga- Finalmente 
ancr^ di là d'Amo non son mancate reliquie di 
romana anticbitlé La via «di Sìteirno, antica» 
mente Saturnino, rammenta una porta sotto 

Jaesto nome. Sulla piassa di fianco alla obiesa 
i S. (Spirito circa l'anho 1770 fu dissotterrato 
un 'busto di «porfido abbQsaato (a3), che era te« 
risimilmente di scalpello romano. Che noi poi 
appartenessimo giA allu tribù Scaptia, ce lo 
attestano oboi te iscriaioiii, ed una intra le* at* 
tre nel coprtile di casa Ridolfi fn via Maggio. 

Non'é questo che un tratto di penna sur uii 
tema di vastissima ertodisione. Forse sorgevi un 
giorno clù vonA porlo nel suo vero<luine,e va* 
lendosi de' copiosi materiali ebe somministro- 
no i iMuséi , e là storia , foifmerà una Firemto 
romaMi dissotterreta> e iotto questo titolo 



i8 
un'opera degna ddk fama dinna eittA da'co- 
Ionie romane fondata» distrntt» da barbari y 
riedificata 9 e finalmente ampliata dna volte» 

Piazza di S* Apollinare ^ e cmtofimtsio 

^fuivi occorso^ 

Bencbè Firenze fosse Gnelfa , non si astenne, 
però mai 9 quando n'ebbe cagione, d' opporsi 
Talidamente alle risolnaioni della Gnrte di Ro- 
ma y e di proceder anco contro i ministri della 
medesima. Venezia fece lo stesso; ne per que- 
sta parte nessun' altra città d' Italia più di que- 
ste due 9 tenne mai la testa si ferma . I fatti die 
Tennero in seguito della congiura de' Passi , a 
tutti noti 9 lo provan bastantemente » nèl'ap- 
▼rebbe provato meno la condanna di morte del 
Gird. Tesauro Beccheria su questa piaasa (^4)9 
se fosse stata eseguita in tempi meno torbidi f 
da non dover sospettar di tumulto e di TÌolenaa* 
Fu spedito questo Prelato in Firense dal 
Pontefice Alessandro IV nel 1 258, con titolo 
e facoltà di Legato Apostolico, affin di spen» 
gare, quando modo ni fosse, le micidiali fa- 
sioni che da qnarant' anni indietro affliggeran 
là nòstra Patria. Molto operò, molto disse, ma 
sensa frotte. Ansi essendo egli originario- di 
Pavia, e di linguaggio Ghibellino, venne in 
sospetto ai Fiorentini, cb'ei tramasse di to« 
gUere il dominio della città a 'Guelfi, e darlo 
«11' altra parte; e però ne fu senz'altro ordi- 
iMito l'arresto, e dopo.cbe n'ebbe fatta la con- 
tfesìiione per via di tormenti, sentensiato a 
morte. 



39 

^ Il 4M $ettembre del già detto uno il.Car4. 
Beccheria p^rdè sopra un palco la testa. Ed esr 
sendo eglireligiofo Valombrosana ed abate , fo 
.accompagQato i I sao , cadavere 4a qae' monaci 
^lla chiesa di S, Trinit^i y ed ivi depositato ; fio- 
che non ìie fa btta la translazione alla chiesa 
di Valombrosa« 

La ^Qova dì on fatto si Sitrepitoso , . ofiese 
alquanto il diritto delle genti > e la persona di 
un Cardinale , fece parlar molto TEuropa. Quin- 
di il Papa falminò l'interdetto alla città , e la 
scomunica a qoe'cit ladini ^ch'avean dato ma- 
po o consiglia. In Pavia. poi per apa specie di 
rappresaglia solla nazione» furono carcerati m^ 
bito quanti fiorentini vi si trovarono. 

Gio. Villani ce n! ha tramandata l'istorila (3^5). 
Dlaote ne die cenno io que' versi : 

. ,f To hai allato qoel di Beccheria , 
Di cui segò Fireose la gorgiera j, 

e gli scrittori ecclesiastici ne prlaron più, vol- 
te. Ma la differenza ^» che Dante 4^ booo 
Guelfo collocò in Beccherìa oeU' inferno (^6); 
questi nel numero de' beati (17) : 

» ■ 

Le S tinche y Carcere de^ debitori. 

Chi Don crede che il secolo sia umaoìzialoi 
consideri com'erao trattati i debitori una vol- 
ta, e come si trattano adesso. Le leggi d'Ateoo 
e di Roma pcrmessero uo tempo ai creditori 
di tenere io servitù 9 e veodere ancora qoegli 



3ò 

infelicty che fion erano in grado di fMigare. Le 
nostre al coiiftrario son giunte sino a negar loto 
r atione cobtro la persona , e rilasciar ai m^ 
desimi solamente quella contro le sostanze* 
Siam rissnti così qualche anno sotto il Gran- 
duca Leopoldo. 

Siccome però la Bepubhlica Fiorentina n 
sóstencTa per la mercatura , e questa ha la 
base nella buona fede, le sue leggi contro t 
falliti eratio severissime. È curioso pòi Io sta- 
tuto su tal proposito, il quale condanna i de- 
bitori morosi ad un tanto l'anno per o^i liri 
del loro debito: ottimo espediente per renderli 
Tie maggiormiente insolventi. 

La carcere loro era questa ^ sin forse dal se^ 
colo XlV. Il Varchi pone c|uesta fiibbrica tra 
le pi& rimarchevoli della città; l'Inglese Gio. 
Howard} tra le carceri le meglio intese per SS'^ 
lubritày e per sicurezza. Ebbe il nome delle 
Stincfae da on Castello così detto, e situato tra 
la Valle di Greve e la Valle di Pesa , il quale 
essendosi ribellato per insinuazione de' Caval- 
catiti, fa spianato da' fiorentini, e eli uomini 
d'esso qui dentro imprigionati (18). Uno di 
detta famiglia vi fu carcerato per debito circa 
il 14^7 ; e vi scrisse un'istoria , che resta tut- 
tora inedita (ag), e tratta 'delle cause d'onde 
avvenne l'esilio di Cosimo il Vecchio, del suo 
ritomo , e delle conseguenze di detto esilio. 

Un altro carcerato celebre fu Dino di Tura» 
Poeta satirico, e del bell'umore del sec. XIV, 
dì cui scrisse la vita il Manni nel Tomo II 
delle veglie piacevoli.! auoi debiti lo portaro^ 



3i 

np » frequentar qae^te carceri, e ti dolse. 9»- 
sai della durezza del Magistrato cbe tì prese* 
dera, attribaendoli lo scarso trattameoto » ed 
accusandolo d'usorpasione degli aUrai sus- 
sidi: 

jy De'pÒTerì prigion .viene in stia mano 

La caritA , e ne tien naova foggia ; 

Noi che stiamo inprigion cen'avYeggbiamò* ,y 

Ma non era solamente la scarsità dd vitto> 
cbe affliggeva i mijseri carcerati^ ta stretteasa 
di molte persone insieme, la sordidqiRza del 
luogo, e TaTTilimento in cui quei si tenevano , 
renclevan loro la ca^rcere insopportabile. Per 
legge emanata nel iSgS. s'introdufse. l!u8o>, 
clie mancando il carnefice potesse, esser, for- 
mato chiunque de' detenuti, pc^r debita, a farne 
le veci* 

Il citato Howard, che viaggio T Europa a, 
solo, oggetto di visitar le Carceri e gli Spedali , 
si portò ad osservar le Stinche nel i78i;nè 
molto doppo, essendo morto ^ furono stam- 
pate le sue Aleiporìe. Oh illustre amico del- 
r umanità! Non le Gallerie, non i Teatrj fu- 
rono ie tue ricerche; ma la discretezza dei . 
Popoli, verso la più infelice parte di loro 
stessi ! 

Giunto sull'Arno, trovò nelle Carceri e ne- 
gli Spedali proprietà ^ e buono ordine. Quan- 
to a questa prigione osservò che. ella è confor- 
mata pressappoco su quel piano^ che egli s'era 
immaginato per tutte le altrp : . spasiofo ^« 



3i 
mere» total' separazione degli uòniìni dalle' 

diinney infermerie comode i gran cortile , e 

forte muraglia all'intorno: ecco tutto. Il citìnto 

Inglese giudiòò questa muraglia troppo alta y 

e poco discosta dalle abitazioni interne » jper 

dover lasciar libera l'aria cbe vi si respira. Un 

Cappellano lì assiste; i prigioni non banno 

ferri ; ed é il cibo loro ordinario quindici once 

di buon pane il giorno {p). 

Residenza de'Sigg. di Pratica ^ e modo co^ 
mt sifacaùan le Pratiche al tempo della 
Repubblica. 

La Pratica era anticamente un modo di far 
consiglio, radunando quegli a'qùali spettara, 
e raccogliendone i diversi pareri, onde poi ri- 
sòlvere. Qualche volta ne' bisogni più gravi si 
radunavano ancora in più numero del T ordi- 
nario , non escludendo neppore i Beneficiati; 
ed in tal ciiso si chiamava Pratica larga. In ul- 
timo si ridusse ad un semplice Magistrato fis- 
so y e permanente. Ve son molti anni cbe ri- 
mase soppresso quello, che riguardava gli af- 
fari della Città e Dominio di Pistoia, e si chia- 
mava parimente la Pratica. Mi ricordo cbe 
qViesto aveva la sua Residenza in alcuue stan^- 
ze terrene del Palagio del Bargello, dalla par- 
te cbe guarda Settentrione ; e di qui prendo 
ora motivo di ragionar del modo come al tem- 
po della Repubblica si facessero questi consi- 
gli. A. tale oggetto riporto la relazione di uno 
Scrittore cbe si trovo a veder le ultime cbe si 



3à 
tennero (3o|, delle quali una fu quella del 
i534* dopo la morte di Clemente VII. radu- 
nata dal Daoa Alessandro, e della quale egli 
non credette opportuno di seguitare il decreto. 
Si delìberaya , se si doyessero far novità per 
tale accidente, e fu detto di nò; ma il Duca 
pensò meglio di assicurar la Città con la guar- 
dia di 700. in Boa Soldati. 

jy Facevansi le Pratiche ordinariamente nel 
consiglio degli Ottanta in questo modo. Ea* 
gunato il numero j il quale era quando più e 
quando meno, setondoobè era o larga o stretta 
la Pratica, il. Gonfaloniere sponeva la cagione 
per la quale erano stati fatti ragunare; e prò» 
posta la materia , la quale disputare e risolvere 
si doveva 9 chiedeva che ognuno il parer suo li* 
beramente dicesse, esortandogli quelle cose 
dire ohe essi l'onore , e l'utile , e la salute della 
Repubblica essere giudicavano: allora ciascu* 
no ristringendosi nel suo quartiere , secondo i 
gradi de' Magistrati , o la prerogativa dell'età , 
e parlava egli se voleya , e udiva gli altri che 
favellavano; e disputato, e risoluto tra loro 
quanto ad essi pareva, commettevano ad uno, 
il quale più giudicavano a proposito, che rìfe* 
risse: le quali reiasioni si scrivevano di parola 
a parola tutte; e molte volte, perchè non si 
risapesse fuora quello, che consultato avesso*- 
no, ponevano lovo credenza, e gli facevano giu- 
rare, ma in ogni modo quasi sempre si risa- 
peva. Il primo che salito in bigoncia comincia- 
va a referire era quegli che referiva per gli 16 
GonCalonieri; il seconda per li 11 Buonuoraini^ 

T. IX- 4 



34 
il lerxo per li sigg« ilieci della gqerra ; poi co- 
minciavano, uno pel quartiere di Santo Spiri* 
io y e andava seguitando di mano in mano per 
ordine di lotti qoattro i quartievi; e c|i;beUo 
che la maggior parte determinato avevtà , era 
la sentenza e'I partito vinto, che seguitare e 
mandare ad effetto si doveva* Dove è da sape* 
re, che coloro a cui era commesso che ri£&. 
rissonoy non potevano ordinariamente favella* 
re, né discorrer cos' alcuna io nome loro, ma 
solamente, come ne dimostra la signi ficazione 
del vocabolo, raccontare, e recitare, se non 
le parole , almeno la sentenaa altrui , e chi più 
paiitualmente e brevemente qoesto fiieeva (fii« 
vel landò sempre in terza persona,) maggior 
lode ae riportava; ma quasi tutti usavano dire 
così: ,y di tanti che sono, tanti dicono di sì , 
e tanti di nò; „ e se volevano allegare le ra- 
gioni ,' dalle quali er an mossi , potevano; ma 
ciò si faceva rare volte, e con podìissime pa« 
rote. Questo èra il modo delle P](ratic1ie ordi- 
narie; ma quando quello, che consigliarsi do- 
veva, era cosa straordinaria, e di qualche 
grand' importanza, o quando il Gonfaloniere 
colla Signoria voleva mostrarsi più popolare,) 
e acquistar grazia nel l'uni vessale, la Pratica 
si ragunava nella sala grande éei consiglia 
maggiore, e Cittadini non per quartieri , ma 
per Gonfaloni si ristrìngevano a consultare, e 
dopo i sedici e i dodicif, e i dieci , cominciava 
la Scala , cioè il primo Gonfalone , e di manoi 
in mano seguitavano per ordine lutti gli altri; 
e quello che la maggior parte, non degli uo- 



35 
mìni f OHI de' Gonfaloni deliberaTa , era il par* 
li lo TÌtito> e talora avveniva, the non i Gon- 
faloni » DM gli aomioi deliberavano; e ciò oc« 
córreva j quando essendo le sentente pari > o 
poco differenti t o quando per non esser d'ac- 
cordo SI cliiedeva, e s'otteneva, che'l partito 
colle fave e non a voce si oimentasse. ^ 

Chiesa di S, Simone , 
e Condanna di una nuova Setta d* Eretici 

Setta di strana dottrina sorse in Firenie cir- 
ca la metà del secolo XVI. La vergognosa mor- 
te di Pietro Garneseechi non avea peranco 
«pento gli errori de' ICpvatori. Uomini e donnfc , 
nobiH, ricchi, ed art igiafni, s'erano uniti in'*' 
aieme a beffeggiare i dommi delta Chiesa Ro- 
mana, sprefezame il rito, interpetrar le scrii, 
ture a modo loro, e sostenere, che per esser 
salvi, la sola fede in Dio può bastare. 

Tra le difficoltà del regno di Cosimo I. non 
fu l'ultima quella di contener l'empietà. A 
questo oggetto essendo venuto a'suoi orecchi 
r indegno complotto, nel quale si contava an- 
cora &irtolommeo Panciaticbì, ricco cittadi- 
no, e che aveva servito il Duca in qualità d* 
Ambasciatore alla Corte di Francia , non' man- 
c^ di permettere airinquisisione, che il di 5 
Diòembrè i55i , tutti i aospetti di questa ere- 
sia fosser segretamente carcerati a nome del 
suddetto Tribunale, come fu fatto in numero 
di 35. Dopo una prigionia di quasi due mesi, 
del qual tempo si fece formai processo ; e si 



36 
prese il parere de* più dotti Teòtdgi di quel 
tempo; emanò sentensa , per cui Tenne ordina-^ 
tOy che i più delinquenti , che ascetero.a 2^9 
fossero mandati processiona Imen te per la cit- 
tà y con vesta nera y bavaglio giallo dipintovi 
«na croce rossa, e torcia in mano. Fatto il giro 
pei luoghi più frequentati, furon condotti ajla 
Cattedrale , e quivi ribenedetti , con esser poi 
guidati coppia a coppia ad un monte di stipa , 
dov'eran tutti i loro libri , ed abbassate le tbr* 
ce v'attaccarono il fuoco. Gli altri meno rei* 
per aver solamente praticato con loro, furono 
rimandati. I nobili ^ e i ricchi , furon detenuti 
in carcere , ed afflitti soltanto con pena pecu- 
niaria. Resta van le donne; giacche ancor esse 
avean seguitato V error de' mariti ; e fu di que- 
ste la condanna medesima, ma con meno so-, 
lennità. Il dì i4 Febbraio i652 , dieci: giorni 
dopo la prima esecuzione, furon condotte nel" 
la Chiesa di S. Simone, Parrocchiale delle 
Stincbe , dov'erano carcerate , collo stesso abi- 
to, e colla stessa formalità; e quivi, alla pre- 
senza di molto popolo, fatta T abiura dei loro 
errori, furon giuridicamente assolute (3i). 

Atlri simili fatti si potrebber raccoglier 
dalla nostra Storia ; nessun però cosi strepito- 
so e solenne,, come quello successo in Paler- 
mo, nel 23 di questo secolo. Ivi i rei furono in 
numero di 17, le pene diverse, come diversi 
gli abiti , e due condannati alle fiamme. Se ne 
legge una Relazione magnificamente stampata 
nell'anno stesso; e fu forse questo Vul.timq 
Auto da Fé , degno di tal nome, che siasi ve- 
duto in Italia 



Tornando alla sererìtà di Cosimo t. per de-* 
fìtti di simil genere, è ancora da aytertire^ 
ebe egli non se neyalse che ne' casi pio singo- 
lari , e seppe spesso moderarla, colla clemen*' 
sa. Qoattr'anni doppo il citato complotto, ne 
fa scoperto nn altro sotto nome di Pianigiani 
(32) , e coir Insegna dicanoli e rape. Costoro 
sotto questa allusione sì adunavano a lauti ban" 
e betti , e si facean lecito di burlarsi delle cose 
le pili degne di rispetto e di reTcrenzai I so-* 
prannonii ridicoli a persone graduate; gii scher- 
zi, 1 motteggi servivan di passatempo. I soci« 
per chiamarli cosi , eran circa a 3o delle prin- 
cipali famiglie. Fattane la denunzia al Prin*» 
cipe, ognuno stava in attenzione della pia 
atroce sentenza. Rescrisse di propria mano: ,t 
I ceryelli fiorentini non sanno stare oziosi, per-» 
ciò sono stati sempre soliti usar le baie , una 
delle quali è questa, non potend^^si fare in 
tanto numero le congiure di Stato* „ Il Pub<- 
blico ne rìse l'adunanza de' Pianigiani si di« 
sciolse, uè si parlò più in allegoria di caroli ^ 
né di rape (33). 

Fia della Burella , Jnfiteatro , e Teatro 

de* tempi Pagani 

Due cose, senza ricorrere agli Scrittori, con* 
testano esser qui stato nn Anfiteatro s le mura 
circolari delle case nella Via de' Vagellai, e 
sulla Piazza de'Peruzzi, ed il nome di Burella 
alla strada contigua^ dietro la casa Ugolini. i 

Questo nome corrisponde a stanza ineav»f«^ 

4* 



3B 
grotta , dove riponeansi le fiere sotto i sedi-» 
li deir Anfiteatro. La cruscQ lo definisce spesie 
di prigione; inffttti il cornane di Firenze se 
ne servi più volte a quest'oso^ prendendole 
in affitto da' possessori. I prigioni rimasi nel- 
la rotta di Campaldino, de' quali Tennero a 
Firenze più di 740^ furon riposti in queste car- 
ceri sotterranee. Si potrà veder presso il Man- 
ni, che illustrò questo monumento, quante 
ne sieno state scoperce in questi contorni (34).^ 

Tornando ora all'anfiteatro , che ohi» mossi 
ancora parla gio , o in altra simil guisa, che 
poco cale; questo era di figara orale, ed ayea 
la sembianza di due teatri attestati, conside- 
rando un teatro, secondo la regola di Vitra^ 
vio, lo spazio di mezzo cerchio ed un quarto* 
li nostro maggiore Storico lo descrive cosi 
(35); „ Fu tatto tondo , ed in volte molto ma- 
ravigltoso , e con piazza in mezzo; e poi si cor 
minciavano gnidi da sedere tutto al torno; e 
poi di grado in grado sopra volte andavano al- 
]arg:indosi infìno alla fine dell'altezza, cbe era 
alto più di 60. braccia. ,, Seguendo poi l'aotcH 
rità di un anonimo fiorentino, presso ai tempi 
dello stesso villani, cìt&ta dal Manni, le sue 
misure più precise erano braccia 170 di lar- 
ghezza, 573 di circuito. Quanto crescerebbe 
l<i stima di qoesto magnifico edifizio, se rero 
fosse , che egli fabbricato fu al tempi di Gesa^ 
re Augusto. Il Matespini ed il Villani lo ac- 
cennano, il Borgbini non ne disconviene, ed 
il Sen. Carlo Strozzi, circospettissimo nell'o- 
pina re > lo dichiara assolutameitte con queste 



parate: ,, Ebbe Firenxe ai mora e di pietre 
1 anfiteatro io tempo, cbe Roma non tffga 
messo mano a &rne se non di legno (36) (y). 

Non rammento le statae di marmo* trovate 
negli scayi più volte fatti in questo medesimo 
laogo, non le colonne, non i frammenti di 
nnarmi lavorati, e le solide costrusioni di caU 
ci«truEso , e di pietra forte ; sono stato già pre* 
venuto. Non però debbo tralasciare nn fatt<^ 
memorabile, che la storia accenna esser quivi 
successo. Questo è Tesservtstfito esposto alle 
fiere un Eroe della nostra S. Fede, ed esseme 
restato illeso. Ciò si parte dagli Atti i più an« 
tichi seguitati poi dal Borgliini, il quale ne 
parla ne' seguenti termini (37): „ Qui in Fi*r 
renze, ne' tempi di Decio e di Yalerianolrape- 
ratori ( circa il a5o. di Cristo ) fu ben due voU 
te messo avanti alla bestie S. Miniato nel no- 
stro Anfiteatro , come nella sua vita si legge ; 
ed in quelle peraecnuoni avvenne a molti al- 
tri. „ 

Non molto lungi dall' anfiteatro fuvvi anco- 
ra il teatro. Questo si trova chiamato nelle 
cartapecore il Parlagio piccolo, cbe a difie* 
renaa del grande, cbe era per gli spettacoli, 
u^avasi per le Cr»mmedìe e per le Tragedie. Il 
suo luogo preciso era al messodì dell anfitea- 
tro f presso le case de'marcb. Bagnesi,dove la 
strada, cbe va all'Arno, tondeggia. 

Tale e tanto era il lusso dì quelle antiche 
colonie^ le quali in fine altro non fecero , che 
ruinarM. Né l'esempio di Firenae è già solo. 
Tutte le principali terre di Toscana non solo. 



4ò 

ttia d* Italia ancora y e torse A* Europa ^ tititio 
▼estigj di teatri e anfiteatri di queir età. In 
Arezzo , in Volterra , e a Popnlonia se ne veg- 
gono avanzi ; e si dice lo stesso di Pisa , e di 
Lucca. L^ còsa era tanto comune , e tanto ap' 
petita 9 che qua! città si trova oggi mancare di 

Suesti tali edifiz], sì può assai sicuramente dir 
i lei, b clie allora nonfusse, o fu^se molto te 
nue cosa , e di ninno o pochissimo polso. 'Cosi 
il citato Borghini. (r) 

Casa de^Perùzzi, toro commercio e ricchezze 

Quantunque i Petuzzi siano tra le fiorentine, 
una delle famiglie più cospicue e più grandi ; 
lascio nonostante i loro goduti onori , e la ci-* 
▼il potenza , per couf^iderarli in una città mer- 
c<iiitile 9 mercanti celehri e facoltosi. L' À-m-* 
mirato comincia cosi il libro nono della sua 
Storia : „ A.' danni pubblici ( del idSp ) s' ag- 
giunsono prestamente i privati, avendo la fa-* 
mosa compagnia de' Bardi e Peruzzi , riccfais* 
simi sopra tutti i mercatanti de' cristiani , in- 
cominciato a crollare. Costoro tenendo in ma« 
no le rendite del regno delTlnghilterra; ed es-* 
sendo allora quel re intrigato nelle guerre 
co'Franzesi, si trovarono creditori della co-' 
rona, i Bardi di cento ottantamila marchi di 
sterllni , i Peruzzi di cento trentacinquemila, 
cbe facevano la somma d' un millione , e tre- 
cento sessnntacinquemi la fiorini d'oro< Onde 
per il danno di molti altri mercanti , cbe corner 
piccoli rivi entrarano in questo gran mare, il 



Jt 

male divellile tojito pubblico , e in particolare 
la cittA di Firenze , e i suoi cittadini ne senti- 
rono allora , e moltopiù appresso, gran noca** 
mento. ,, 

Non yi corsero che soli tre anni ^ cbe «ìoppo 
questo primo crollo ne sopraggiunse un secon- 
do y il quale rovinò affatto questa grossa Mali- 
ca. Ce ne da la notizia lo stesso Storico : „ Ol- 
tre queste cose di fuori egli dice, ^facillò molto 
il credito de' mercanti fiorentini , talché falli- 
rono Peruzzi, Àccia iuoli , Bardi , Buona ccor- 
si , Cocchi , Àntellesi, eia lizzano, borsini, Ca- 
stellani ; e Perendoli , e con esso loro molti aU 
tri di minor conto. 11 che avvenne, perchè sa- 
puto in Napoli , che i fiorentini aveano contrat^ 
to, o erano per contrarre amicìzia col Bava- 
ro, e dubitando per questo, che quella città 
non diventasse Ghibellina > e discostassesi ai- 
tutto dal 1^ amicizia del Re; i baroni e signori, 
che avevano i loro danari depositati ne' fianchi 
e compagnie de' Fiorentini , rivollono tutti in- 
sieme subitamente il loro (38]. „ 

Una conferma della esuberante ricchezza^ 
della detta compagnia Bardi e Peruzzi, si può 
dedurre dal Breve Pontificio di Giovanni XXII, 
che riporta il Lami nelle stìe Deliciae (Sp), dì- 
retto alla medesima , perchè somministri a' 
cambio importanti somme dì danaro al Gran 
Maestro dell'Ordine dì Rodi. Questo è in da- 
ta d'A.vignonea di 21. Novembre i322, l'anno 
sesto del suo pontificato. Chiunque si prenderà 
cura di leggerlo , si farà un' idea del concetto 
grande , che quella società s'era meritata in 
'^uel tempo in Europa. 



4» 

Oltre le famìglie disopra nomifa^te come 
mercatanti 9 se ne pf>trebbero ncEdai^e molte 
altre tra le quali qaella de* Medicai; Ma io son 
contento jdi chiuder piuttosto V articolo coli 
un sentimento di un autor francese in ìodé del 
nostro commercio , ossia dello spirito che a 
grande oìfiore nostro vi sping^eva un d\ la na- 
zione (4o)* Cgli dice adunque: Si sa che in 
Firente; come in altri molti istati floridi , il 
commercio non è solamente autorizzato dalla 
nobiltà «y ma di più onorato, come la sor- 
gente deir abbondanza , e della feliciti de' po- 
poli. E porta poi l'esempio di pareccbi perso- 
naggi illustri, cbe Tanno esercitato presso gli 
antichi , e di molti principi d^Asia, che l'eser- 
citano tuttavia. 

Piatza de* Permzi , tnoP^tbrìó , 
e coronazione di Coluccio Salai itti 

L' iticoronalr d' alloro i Poeti è stata usanza 
di molti principi ; quei che ebher de^ diritti 
tuX Tarpeo, se ne son fatti sempre una priva* 
tiva. I nostri antichi ottenner per grazia que« 
sto privilegio dall' Imperadore, e se ne valser 
più volte; tra le quali una per il cancelliere 
della repubblica, Coluccio Salutati , uomo di 
grandissima letteratura. Egli scriveva si hpne 
in genere epistolare, che Glo. Galeazzo Vi- 
sconti , poi duca di Milano solca dire : che te- 
meva più una sua lettera, che un esercito di 20 
xa\\i\ uomini (4i)* 

Questo premio gli toccò opportunamente in 



4^ 

q«el (ei»pi9 ^^hariavl^i» sMole apengere il suq 
veleno» doppo la puorte. Il morloriu poi fu dei 
pi» 8ia«ti]OSÌ , col seguito di tutte le ruiigistra- 
ivuee; delle milizie y. e defi dottori della città. 
L' accornpagAayano i drappelloni suoi propri, 
(quell'i Jellu Comunità di Buggiano, donde eb« 
he l'origine, e quelli della repubblica. Fu il 
suo cadavere magnlEcam^nte vestito secondo 
il auo grado ) ed associato nella Cattedrale^ 
con grandissima pompa apparata. 

La più parte degli scrittori della suaritaas* 
ser irono, cbe la sua incorona lione come poeta 
seguMttB in Duomo; ma veramente fu fatta sul* 
la piasxa de'Peruxzi , non lungi dalla sua ca* 
ss* f per mano di 'Vimn<;i^ di Ranieri Viviani 
Franebi, cancelliere delle riformagloni , che 
ne dis^ ancora le lodi. Il medesimo ne lasciò 
un ricordo scritto di sua mano in un antico 
priorista , cbe nota questa circostnnta (42)* 

Un altro contemporaneo, Luca da Scarperiai, 
monaco Valombros^no , aggiunge qualche co» 
sa di più in uijia relazione di questo fatto , né 
manca di riepilogare insieme le glorie di que- 
sto letterato nella maniera ch^ segue. Riporto, 
questo passo per servire fila nostra storia let* 
teraria , e per dimostrare intanto con quuii 
stimoli a' accendeva un tempo gli animi alla 
tirtu» 

A di 4 di Maggio {i4^^) si niorl Mess. Co- 
luccio Peri ciin^t^lliere del comune di Firenze 
istato più dii trent' anni, fu costuibupnuomoy 
e fedele e leale al comune, e pieno di molte 
▼irtudi. Fu costui uomo allegro, e lieto , e 



V 



44 

piacevole; e del suo affidò molto grazioso , e 
molto era amato da chi praticava con lui. Co- 
stui fu de' migliori dittatori di pistole al mon- 
do, perciocché molti , quando ne potevano 
avere, ne toglieano copie; si piaceano a lutti 
gì* intendenti, e nelle corti dei Re e de'Signo- 
rì del mondo, e ancora de' cherici, era dì lui 
in quest'arte maggior fama , che di alcun al- 
tro uomo. Era costui ancora ammaestratissi- 
mo di scienza poetica, e dopo la sua morte si 
trovarono più libri da lui fatti di quella scien-^ 
za. Di che li 6orentini conoscendolo, per mer- 
to della sua virtù impetrarono dallo Impera-^ 
tore più anni dinanzi , ed ebbono» di poter co- 
ronare in poeta d'alloro, e costui fu desso; pe*^ 
rocche quando egli fu mortole fu nella bara. 
Il signori Priori, el Gonfaloniere delia giusti-. 
zia gli donarono una ghirlanda d'alloro, di che 
tutto il popolo ne fu lieto e contento e tutti li 
cittadini lodarono questo , dicendo, ch'egei il 
meritava. Poi comandarono i Signori a tutti i 
cittadini che da qaella ora innanzi il chiamas- 
sono Mess. Coluccio Poeta, e tutti cittadini 
1* ubbidirono. Poi li padri li fecero grande or- 
namento alla bara. £ poi di molta cera alla 
chiesa, e fu seppellito in S. Maria del Fiore , 
ovvero S. Liparata che sii chianìì , ed ancora 
portò dinanzi un gran Gonfalone del Tarmi del 
popolo, cioè la croce; ed ancora ordinarono 
li Signori che una bellissima sepoltura di mar-, 
rno gli fosse fatta dal comune nella deU^ 



45 



Casa deW Esecutore 
ed accuse dttic intambur azioni 



Dot' era poc'anzi sulla cantonata della piaz* 
sa del grano, che guarda mezzogiorno: una 
scada di scherma, fu già In residenza dell* £*. 
secutorc del comune di Firenze, il quale col 
capitano del popolo e col Potestà, dava corsa 
a' comandi della Signoria. Cominciò questa ca^ 
rica nel primo d'Aprile del 1807 , vale a dire. 
in un tempOy.che si conosceva semprepiù ne- 
cessaria r osserva n va delle Leggi della Demo* 
crasia, affin di domare la turbolenta e pre- 
potente alterigia de' grandi* Le sue funzioni 
furon Yarie in diversi tempi; ma quel che era 
costante , egli doveva essere forestiero, a ài* 
stanza di 80 miglia al^neno, Guelfo^ e senza 
dependen^a nessuna da nazioni contrarie alla 
chiesa. Do^va aver V età di 3&anBÌ compiti : 
e nel ^accettaì^4al impiego doveva promettere 
davr^ti alla Signoria di render ragione impar-. 
siyf/nente sì nel civile che nel criminale, se- 
condo cLe disponevano gli Statuti; di oliepre-^ 
stara ancora giupa mento solenne in S. Piero 
Scheraggio. Tale ufizio durava sei mesi, ed ave- 
va di salario per se e suoi mini stri, fiorini 36oo. 
Era la sua famiglia un dottor di legge per le 
casse crimiiiiili, un cavriliere giudice per lec-i« 
vili, tre Wofai, cinque M^ssi, quattro Donzel- 
li, trentuno, famigli, e sette guardie a cavalkn 

Affine dunque di isserei tare con Li maggior 
TÌgi^anz»» il suo principale impiego di difender 

r. /x. 5 



46 
la plebe dairoppreuiooe de' Magnati 9 la Re* 

pubblica immaginò on espediente , quanto 

straordinario 9 altrettanto insofBiciente ^ anzi 

sottoposto a gravi disordini, e fallacie, che 

cbiamavasi Intamburaxione. 

Lo Statato Fiorentino.* al trattato secondo 
del libro ter Jto , Rubr. 96 contiene un provve- 
dimento con questo titolo ; „ De Tamburo 
fiendo, et ponendo in DomoEfxecutoris, in quo 
wittantur Gedulae continente» offensìones fd- 
ctas per Mngnate8Contrapopulares,er/{aÀr.97. 
Contra populares intamburatos non proceda- 
tur, nisi occasione offlcii in quo faerit,^, la 
qual moderazione non si praticava quanto ai 
Magnati, contro i quali principalmente era in* 
▼entata questa sorta d'accusa. Ma per intende- 
re pia dal fatto , che dalla descrizione, in che 
consistesse quest' atto , tornerà in acconcio ri- 
portare un esempio d'una di qneste cedole, 
quale si trova in un libro esistènte nell'Archi- 
TU> della Camera Fiscale di questa città servii 
to per u^o dell'Esecutore, al tempo del nobii 
uomo Girolamo di Niccolò de'Michelotti da 
Perugia , a car. ^4^ del tenore che appresso. 

„ Dinanzi da toì Messer l'Esecutore del po- 
polo, e del Comune di Firenze signi fica visi , 
come Zanobìdì Cambio, il quale oggi si chiii- 
ma degl'Orlandi flel popolo di S. Simone di 
Firenze, ene, ed é stato esso, e suoi di quella 
schiatta oggi , e per antico veramente perfidi 
^Ghibellini, e per antico si chiamavano Batta- 
glieri, e sono dal Ponte a Rignano di Val di 
Sieve> et ancora v'ane lassù di loro consorti, 



4y 

e ritengono pareti nome di Battaglieri antico* 
che sono Magnati ec. È vero che t avolo diZa- 
«obi hebbe nome Orlando, e però si cbiarnano 
oggi Orlandi *, ma Pubblico , e Notorio ene a 
tutti e Fiorentini^ che dotto Zanobi ene di \o^ 
ro, e bene veramente perfido , et iniquo Gfai" 
bellino, et egli, e tutti quelli di casa sua, e che 
vero sia enei scritti due di loro in stll libro 
della parte Guelfa di Firenze in due laoghorà, 
in prima a e. 44 ^ ^^^^ ^^s^* Baldo, e Dino frao 
telli, e figlioli di Battagliere, e ancora sono 
scritti in sai libro detto, i detti Baldo, e Dino 
a e. 62. Et in buona fede egli è grandissimo 
male, e grandissima diminunone di patte 
Guelfa , che uno cosi inorme , e perfido Ghi- 
bellino regga , e tenga ti luogo , che debbe te« 
nere uno Guelfo, e qualunque favoreggia, che 
esso et omni altro Ghibellino non sia ammoni* 
to, fare grandissimo male, e grandissima di<« 
minuiione di parte , et in buona fede e si po« 
trebbe dire non essere quello chetale , che fa-« 
voreggiasse il Ghibellino veramente Guelfo , 
ben si die ricordare d'aver udito quello , che 
per gl'antichi Ghibellini dì Firenze fu fatto a 
Guelfi, e ki misericordia , che ne ebbeno« E 
per infanmaeìone delle predette infrascritte 
cose, le qwali «penso non essere ora a vostra no** 
tizia, essere e perrenire vi do certi cittadini 
per testimoni, i quali sono pienamente iofor-* 
ma ti , delia schiatta, e della nazione del so« 
praddetto Zanobi, e ben sanno il malo animo^ 
che egli ha contra a' Guelfi' ^It testimoni sona 
questi scritti qui da pie: ^ 



48 

f 

PeroKBodi . ^ . . da Verrazcano popolo di S. 
Niccolò di Firenze. 

Filippo di Tommaso PeruKxi popolo di S. Ro-> 
meo di Firenze. 
• Bartolommeo di fncopo Beninì popolo di S. 
Ambrogio di Frrense. 

Matteo di Iacopo Benini popolo S. Ambro- 
gio detto. 

Fiero dì Masino dell' Antella popolo di S. 
Romeo dì Firenze. 

Guasparri di Paolo Ghomfoani popolo di S. 
Simone di Firenze. 

ÌD berlo di BelUncióne degl'lAbizt popolo di 
S. Piero Maggiore. 

Lionardo di Sandro Peruzzi popolo di S. Ro- 
meo di Firenze. 

. Un altro esempio di tal sorta d'accasa nel* 
la persona di Lorenzo Gfaiberti , famoso fon- 
dì tor di metalli, di cui son le due porte più 
belle del nostro Tempio di S. Giovanni, si leg- 
ge presso il Baldinucci , scrittore della saa vi- 
ta (43) . L' invidia e T odio era sempre acceso 
contro quegli che eran grandi , o per qua la n-» 
uè modo si guada gnava,n tanta reputHsione da 
ivenìrlo. Se si fosse mai trovata qualche ce- 
dola nel tamburo contro qualche popolare , 
obe non fosse in ufizio, o fosse per averlo, do- 
▼ea stracciarsi y e se ne dovea rogare un aito 
solenne. Le opere del Ghìberli lo avean fatto 
grande, e per /ricchezza e per fama. Perciò 
estendo trattò r anno 1 44^ dell' ufilio de' do- 



ì 



49 
die! BaoDOmini ( uno deHre maggiori ) fa age<- 

vole ti trovarsi chi '1 calunnittsse y e cosi op- 
porsi a' vantaggi di lui, e della saa casa. Le 
parole della cedola la data pel Magistrato dei 
conservatori di Legge, dicevano così : 

„ Lorenzo di Bartolo, che fa le porte di 
S* Giovanni , dinaovo tratto alT uGcio.de' do-^ 
dici , è inabile a tale uiizio^ perchè non è nata 
di legittimo matrimonio; perchè detto Loren» 
EO fu figliuolo di Bartolo e Mona Fiore, U qua- 
le fu sua. femmina ovvero fante , e .fu figlinola 
d' un lavoratore di Val di Sieve , e n^aritolla a 
Pelago y a uno chiamato Clone Paitami, uomo 
della persona molto disutile, e quasi smemo* 
rato, il quale non piacque alla detta Fiore: 
fuggissi da. lui , e venuesene a Firenze, capitò 
alle mani di Bartolo predetto dell* anno 1J749 
o circa , e in quattro o cinque anni ne ebbe 
due figliuoli, una prima femmina, poi questo 
Lorenzo dell' anno circa il 1878 e quello alle- 
vò , e infiegnoUi l'arte sua dell'Orafo: dipoi 
circa Tanno i4o6 mori il detto Cione; e '1 det- 
to Bartolo trovato da certi amici, i quali mo- 
strarongli, che male era a vivere inadulterioy 
la sposò , come di questo è pui)blica voce e fa" 
ma , e come per li strumenti di matrimonio. E 
s'egli dicesse esser figliuolo di Cione, e non 
di Bartolo, troverete che Cione mai ebbe fi- 
gliuoli dalla Fiore» e che Lorenzo prese e usò 
i beni di Bartolo, e quelli ha venduti e usati 
come figliuolo e legittimo. erede: e perchè s'è 
sentito inabile, ma ha accettato l'ufizio del 
consolato dell' arte> al quale più volte è stato 

5 * 



.^ 



m 
^^ 

tratto; ma Mmpreper piccola cosa é aitato allo 
specchio , e lasciatosi stracciare. „ 

Si sa che la Magistratura deiresecutoredu-» 
rò sino all'anno i435, nel qaal anno apparito 
l'incombéiiKe della medesima s'aggìtmsero alla 
carica del Podestà di FirenEe. L'uso però di 
tali intambarazioiti s'inoltrò molto Innansi si- 
no a' tempi del principato, giacché Benedetto 
Varchi CI dà ragguaglio d'una delle pi& disor« 
dinate e pia strane, raccontandoci che qual-* 
chedonode'fiórentini più amante delln libertà , 
Tedendo che Clemente VII faceva contro la 
patria i hon si sa se per beffe o da vrero y ac» 
cusò di ribellione il detto Pontefice 9 e tutti e 
quattro i cardinali fiorentini, che si trovavan 
con esso a Bologna , affinché citati e rimessi al 
severo gindixio della Quarantia , avessero il 
bando di ribelli pubblicamente, e i loro beni 
fossero confiscati. Quel eh' è pia notabile si è, 
che quantunque ardita fosse la proposta , no- 
nostante fu messa in delibera e ione, e nel con" 
sigilo di centrentuno Senatori si ottenne per 
somma graxia, che i signori Otto sospendes^ 
sero una tal querela , eia prolungassero ad al- 
tro tempo. Ma perchè il Varchi a quest'occa- 
sione ci racconta, come si procedeva a quei 
tempi rijgnardo a quest'accuse segrete, e in 
che variassero, e le sue riflessioni , uopo è che 
qui sì riportino le sae parole (5}. 

„ Ma per intendere, che significhi Tarn- 
burare. verbo proprio e particolar di Firen- 
le, bisogna sapere, che tra le pessime e per- 
niciose leggi e usante della Repubblica fioren-^ 



Si 
tifia era attesta. Stavano y e ttatino ancora in 
alcuna delle chiese principali , e specialmente 
in Santa Maria del Fiore, certe cassette di le-« 
gno assai ben grandi serrate a cbiaTe^ appio*' 
eate d'intorno alle colonne, le quali cassette, 
chiamale Tambarì , hanno dinanxi il nome 
scritto di qaeir UfiGisio , o Magistrato, a cui 
elle servono , e dì sopra nn apertura per la 
quale si può da chi vuole mettervi dentro , ma 
non già messa cavare, alcuna scrittura. Ora 
chiunque vuol tamborare , cioè , accusare , o 
querelare chi che sia d'alcun maleficio, il qua-* 
le meriti punisione , o afflìttÌTa, o pecuniaria^ 
e clie non si siappia chi ne sia T accusatore, 
scrive in sur una polisca , il tal di tale hacom* 
messo il tale eccesso, e se gli pare, scrive an-* 
cora , o il luogo , o il tempo, e alcun testimo^ 
ciò, poi getta segretamente nel tamburo dt 
quel Magistrato, al quale s'aspetta ordinaria- 
mente la cognizione di quel delitto, e se tooI 
guadagnare il quarto della pena, e ch'egli sia 
tenuto segreto , mette in quella poliEsa alcuna 
parte d'una moneta rotta da lui, od alcnn'aU 
tro contrassegno , mediante il quale possa , se- 
guita la condennagione, mostrare con quel ri" 
acontro, lai esser quello, che tamburo il con- 
dannato. Questo dannoso , e biasimevole costu- 
me, perciocché Taccuse si debbano fare a viso 
aperto, e non di fiààcoso, acciò siano accuse, e 
non calunnie, era ito quasi in disusanza, si 
per altre cagioni , e si massimamente perchè a 
qualunque reo e tristo uomo era lecito per 
quel modo infamare qualunque nomo buono e 



^ I 



53 

valente; ed anco avveniva bene apesso^ che 
quando uno sospettava d' essere stato tamba- 
Tato per qaalcbe sao. mancamento ,, egli anda» 
va 9 e si tamburava o tatti, o parte di coloro 
i quali erano di quel Magistrato, airUfizio 
del quale. egli sospettava d' essere stato ìnqui-* 
sito; onde quando il Magistrato apriva il tam- 
buro, che lo aprivano ogni tanto tempo, tro- 
vando in esso i loro medesimi nomi , le più 
volte ardevano e stracciavano tutte le polisse 
e tamburagioni« ,, 

Piazza del Grano , 
sua Storia , e Regolamenti 

' ' ' ' 

I pregi del nostro grano sono il peso e la 
bianchezza; due qualità che il rendono supe- 
riore a molti altri di diversi paesi. Il peso si 
estende dalle 5o sin verso le58 libbre per staio. 
Il suo candore é tale, che vien per questo ri- 
cercato e richiesto da molte vicine contrade, 
e lod'ito dui naturalisti più accreditati. Si si 
che Plinio (44) doppo di aver lodato la bian- 
chezza del grano d'Italia in generale, sog- 
giunge a gloria nostra cosi: della siligine (. o 
grano duro ) si forma un pane sontuoso ... Il 
più stimabile poi riesce quello che si fa conja 
farina perfetta della campagna Felice , mesco- 
lata con. la Pisana. La prima è alquanto più 
rossa ; ma la Pisana più candida ... Le farine di 
Chiusi, e d'Arezzo danno da sei stain di sili- 
gine per moggio, e sei delle altre parti. 

Non era noto a Plinio il nostro grano di Se- 



53 

sto , il qtiale rinnigce m se tutti i pregi che ti 
"posson desiderare. Sì vende ordinarnir»ente 
per seme. £ tuie è il credito di cui gode, che I 
contadini per vendere la loro poriione, man- 
gia ho pan di SHff^ina. ' 

£' difficile a atre qaante specie di grano si 
raccolgano in Toscana, èssendo il clima adat- 
tato ad ogni prodotto, benché strattiero. Da 
qualche anno addietro si semina il grano duro 
da paste con felice riescimento, se ncm che in 
pochi anni degenera e raggentilisce. Oltre di 
questo si dividono gli altri grani in grossi e 
gentili. Cosimo Trinci (45) numera sotto le 
dette tre specie le appresso diflerente. Trai 
duri il bianco ed il rosso colla resta » che é 
buono, come si è detto, solamente per paste. 
Trai grossi quello colla re^ta nera, il ravane- 
se grosso senza resta, il binnchetto, il mas- 
cocchio , e il ctvitelio, tutti colla resta. Trai 
gentili il tosetto bianco senza resta, e la ca* 
scoi» bianca colla resta. Aggiunge a questi il 
tosetto rosso senta resta : il grano roiso, la ca* 
scold rossa , e il grano gentil rosso dalla resta > 
chiamato montanino alpigiana 

La feconditi delle nostre terre è un altro 
oggetto di'gno d'osservazione. Le portate, os- 
siu' rapporti speciali della sementa e della 
raccolta di* ciaschedun podere, richiesti dalla 
Le<;ge, non sono così infallibili, che non si 
pfissa dubitare della loro sincerità. Non ostan- 
te ri danno lume bastante riguardo al totale, 
s»'.bben si consideri inferiore al yero, essendo 
le differenze costanti ; tantoché i risultati di 



54 
un antio soli' altro riescono altrettanto, gì u« 
siìj e vera<^i. Mi valgo dunque di questo mei»- 
Eo per assicurare, che rende la Toscana a 
grano stitia 5 e mezzo per ogni staio di se- 
menta: a biade grosse staia 4 ^ ^^^ terzi; a 
biade minate stnia ai. e cinque ottavi (46)* 

Abbiamo nonostante esempi parziali di fe<« 
condita notabili e straordiiiar|. Uno di questi 
vien notato dal Dott. Gio« Targioni ne suoi 
viHggi per La Toscana: (47)99 Avviciiiandomi 
al ponte a Signa ( egli scrive ) osservai certi 
campi cbe sono tra la strada e Tarno, in Ino* 
go detto i RenaL La terra di essi era rena m&- 
scoiata con fìor di belletta , lasciatavi dulia 
terribile inondazione dell'arno segiitta il dì 3 
Dicembre 1740 e per qu^into fni.fu riferito , la 
sementa dei 174^ ^> aveva reso 3o per uno; lo 
che può aiutare ad intendere la stupenda fer« 
tilità (ie ir Egitto, e le colmate del N; lo. ,, I 
meclesimiEenai^anco senza l'aiuto delle ali u» 
vioni, rendono spesso il 12 , ed il 14 per uno« 
Sì trovano ancora alcune terre fuori di MoU'^ 
te varchi) fecondate dagli spurglii di quel ca> 
stello, le quali giungono a rendere <il to ed il 
a4* La nostra maremma suol ireoder del io, o 
air incirca. Queste esuberanze però^ debbon 
supplire alla scarsezza del prodotto de' monti , 
e delle colline ^ ed alla fallacia delle terre 
frigide in piano. 

Tra le misure lo staio è quello che conviene 
al grano, e si compone in sacca di staia 3 TanOy 
ed in moggia di 24$ ia& questa misura non fu 
in Firenze senipre la stessa, trovandosi» come 



55 
nota ì\ Borghìni (4^)» sotto varj nomi , tra*qua- 
li quel dr dodici e quel di dieci pini, donde 
nelre lAÌsure della terra »ino ai nostri tempi 
son provenuti t nomi di staiora, e panora. £b- 
bevi ancora lo stnio decimale, con un altro 
ch*e'dicevauo fitterecdo» Ma tutti questi ed 
altri furon ridotti ad un segno s(»lo, stabile e 
fisso, allorché ì fiorentini ebber<) doppo i bar- 
bari riacquistato proprio ed as^luto comando. 
Lascio a parte le variazioni , che proyenner da 
frodi , sapendosi per Ili st^^rivi , che fa una volta 
sottratta allo staio da un ufizìale nascosamente 
una doga. Al che allude il nostro Dante (49)9 
quHndo rammentando il buon tempo antico 
rileva , 

Ch'era sicuro U quaderno (5o); e la doga. 

Questa preziosa derrata concessa dal cielo 
agli uomini io nutrimento, ha richiamato sem- 
pre le cure non solo de* coltiva tori , ma ancora 
de' Governi, ì quali hanno stodiato col massimo 
impegno di favorirla , per quanto potettero. U 
piacer d'indagarne i provvedimenti mi porta 
sino al il85 , nel qual anno trovo per la pri- 
ma volta rammentati gli ufiziali di biade, pò* 
scia detti ufiziali di piazza, in numero di sei, 
11 loro magazzino era appunto dt>v' è ora TAr- 
chìvio generale, nella torre delta Orsanmiche-^ 
le; e la loggia o piazza , sotto di essa torre 9 
lutata poi ridotta ad uso di chiesa , come avrem 
luogo di avvertire. 

Oiuntu al Trottò Cosimo I; ebbe il detto Ma- 



56 
f^Utrato sotto vecchio titolo duotì regolamene 
ti. I Signori del r Abbondanza, cosi chiamati 
anco nel nostro Statato, durarono sino al 1 767. 
La piazza ed il roagauino Tariaroo sito piti 
volte , secondo lo occorrenze. Finalmente Co- 
simo II. fttabili la prima sotto la bella loggia, 
delia quale attualmente ragiono; e Cosimo liL 
collocò r altro in un rdifìzio espressamente 
fatto sulla Piazza detta dell' Uccello,, che an- 
cor si conserva.. 

Questa U»g^ia, per non lasciar nulla che le 
appartenga, e situata a comodo degli avven- 
tori qua^i nel centro della città; e costruita 
ekgantemente con architettura Toscana, la 
sola che abbiasi di questo gusto. Sull* arco di 
roezxo nella facciata è il busto di marmo del 
Prìncipe edificatore e sotto di e^sa il titolo 
alle sue cure paterne dovuto. Pater Paupe- 
rum. 

Contali stabilimenti, e con regole sempre* 
pi& raffinate dall'esperienza, siaui giunti ase** 
gnoj che U dove in anticasi mangiava spesso 
il grano mischiato colla spelta, col miglio, e 
con altre biade minate, uon si vive adesso che 
di grano schif.tto; là dove spessi ssime e terri- 
bili si provavan le carestie, seguitate poi Ha 
lunes ti ssiine epidemie; ora son quasi otto lu- 
stri che m>n se n*é avuta Tidea. Tutto questo 
si deve alla stima maggiore , on cui si riguar- 
dano inoggi i tondi rurali; ai lumi abbondan- 
ti, depurili è arricchita rAgric«>ltura; alla 
facilità de'trasporti interni. da luogo a luogo; 
ed alle leggi attualmente veglianti sotto un 
governo, provido, e di li genie. 



57 

.Come nodi dovrem noi compraceroi de' pre- 
senti tempi, quando si legge in anni i6, dai 
i3aoy ai i330y cinque stranissime carestie, 
Cvoel restante grandissima mediocrità? L'isto- 
ria di questi accidenti ci yien data da un Dia- 
rio di un contemporaneo, non ha guari pabbH- 
cnto'in Firenze (Si). L'annata dei 1329. fu 
tale 9 secondo il suddetto cronista , che si ven« 
deva in.piasza il grano mescolato con orso e 
spelta. a presso oltre modo carissimo, e dipii 
a piccole misure per ciascuna persona. Questa 
vendita si fece presente il Magistrato, che eb- 
be seco la famiglia armata, e per incuter ti-. 
fDore, tenneri le mannaie. Si dovette far ciò, 
avverte lo storico , perchè essendovi calca di 
gente , non rimanessero molti affogati , traen* 
dosi una quantità d' uomini e femmine tramerà 
tite;eil terzo del popolo non poteva aver 
grano ; molti per la città piangevano amaris- 
simamente y che uomo non conosco si dispera^ 
rato al mondo. 

Pieni sono i nostri Annali di simili dissav- 
venture ; tantoché un nostro moderno storico 
Datura) ista, il Dott» Giovanni Targioni (5a)> 
ha potuto compilare una Cronica georgica 
d'anni 3ii6, dalla quale resultai, che in detto 
spaùo di tempo sole 16 annate diedero abbon- 
danti raoeoUe, III scarse; o in più succinto 
ragguaglio 33 carestie per ogni secolo. 

O tempi nostri felici ! Qoal astro benigno ci 
guida ? È cresciiila la sementa in Toscana den- 
tro brevissimo tempo, sino a forse So mila 
staia per anno, e va oresoendo continuamente; 

r. IX. 6 



58 
è cresciuto il namero de' poderi; son cresciate 
le case, e gli abitatori* 

Che più? la manifattura del pane è miglio- 
re, di quel che sia stata mai ne' secoli addie- 
tro. Quest'ottimo panificio é nato dalla ga« 
ra de' fabbricatori 9 dei quali non y'è numero 
determinato. 11 pan fine non inyidi» a qoello 
già rinomato di Prato; l'ordinario senza perder 
la bontà del casalingo , esano e perfetto* Sì 
TCggon inoggi le botteghe de' fornai accomo- 
date colla stessa eleganza de' mereiai, e dei 
cbincrtglieri. La varietà delle forme e delia 
bontà ^ si delle paste da minestra ^ cbe delie 
farine 9 e del pane, forma un addobbo non più 
veduto. Due specie nuove di pane son compar- 
se vendibili ai nostri di: il chifel ed il semel; 
ì nomi stessi ci dicono cbe gli abbiamo imitati 
dai Tedeschi. 

Poste tali cose come cer te , resta tantopii 
vera la massima di chi scurisse, cbe lo stimolo 
di procurare ciò cbe sostiene la nostra esisten- 
za f e l'interesse ossia il desiderio del guada- 
gno, sono le due Leggi potentissime, che for.* 
mano l'equilibrio universale, fra i bisogni, ed 
i mezzi di soddisfarli (53). 

Palazzo de* Giudici di Ruota, e come 
v*ebbe parte la Sinagoga 

Dov'era una volta ilCastello Altafronte(54)» 
specie di fortezza all'angolo delle seconde mu- 
ra, s'inalza adesso la Rocca di Temi, il pa* 
lazzo de' Giudici di Buota (£). L'anno stesso 



&9 
che fo creato gonfalonier perpetao Piero So* 

derifii f nel iSoa , fa dato ancora princìpio alla 
Ruota nel pulasso del potestà. Fu stabilito 
che questa fosse composta di dnque dottori di 
Legge, i quali decidessero ì piati civili, coU 
Tappello ad alcuno di loro, il quale non aves- 
se già sentenziato 9 e che da indi poi il potestà 
si creasse successi vamente in uno di queir orw 
din medesimo. 

Gran lustro diede a questo collegio Lelio 
Torelli da Fano, che vi fu riccTuto nel i53i: 
ÀTea quest'uomo in quel tempo ( dice il Var- 
chi ) grandissimo nome non solamente di buon 
dottore, ma giusto; le quali due cose soglio* 
ne rarissime volte accossarsi insieme (55). In« 
di a non molto divenne il favorito di Cosi- 
mo I, suo primo auditore e maggior segreta- 
rio. Ma le sue fatiche , i suoi talenti 9 le sue 
doti , sono stale già rilevate (56) ; onde non 
mi occorre dirne di più. 

Ma gi')va piuttosto dedicar qaest' articolo 
ad un fatto, il anale quanto è freqnente in 
Spagna, dove gli ebrei non son tollerati, al- 
trettanto è raro, ansi unico, presso eli noi 9 
dove i medesimi son trattati come cittadini. 
Il fatto è riportato da Stefano Rosselli, scrit* 
tore contemporaneo, nel suo Sepoltuario MS. 
all'occasione d' illustrare una lapida , che si 
osserva tuttora nella chiesa di d. Simone: • 
dice così; 



6o 

Eduardi Didaci Mibhaelis Fraitufit 

Violantae sororis e limine vitàe kuius 

Immortale ad meliorem est traspositum 

Mortale hic deporti um 

Franciscas Georgias I. C Lusitanus 

Pater proli carissimae 

Sepulcraiem Lapidem N, S, L, P. 

Anno MDCKXX. 

E cbi fu qnesto Francesco Giorgi ? Un cri* 
stian naoiro, come si cfaiamano in Spagna <>d 
in Portogallo. Questi d'origine ebreo, simu- 
l<indo d' esser cristiano esercitò per più anni 
1' avvocatura. Poco doppo di aver apposta 
questa lapida alla sua famiglia, prese la fuga 
e tornossene alla sinagoga. Nell'anno* mede- 
simo due altri ebrei , creduti parimente cat- 
tolici) fecer lo stesso, e furono un tal Pi* 
nello , cbe copriva la carica di a uditore del 
Magistrato Supremo, ed un tal Diaz Pinto, 
giudice della nostra Ruota. Questi si re (tigli 
nel Ghetto di Venezia ; gli altri si eclissaro- 
no altrove. Grande scandalo fa nel Foro; dal 
quale siccome i Canoni bandiscon gli ebrei , 
bisognò che T autorità del Principe convali- 
dasse i loro atti , e le loro sentenze. Manca- 
va ancor questo agli altri pregiudizj nell*am- 
tninistrazione della pi& retta giustisìa? 



6t 

IscrMone in marmo netta sponda A' Ama 
in cnor di un cavallo 

Non il solo Alessandro Macedone fece al 
suo Bucefalo solenni eseqaie; i dae Cesari , 
' Angusto e Adriano , eressero ai loro faToriti 
cavalli soninosi sepolcri, ornati di marmi é 
di elogi. II cavallo divide coli' nomo in tem- 
po di gnerra le fatiche e i combattimenti ; in 
pdce contribuisce ai suoi piaceri , al corso ^ 
alla eaccia, ai forneamenti. Egli è una creatu* 
fa, dice Buffon, che rinuncia al suo essere^^ 
per non esistere che per V altrui volontà. Mo-^ 
stra di più d' esser sfensibite alla perdita di 
quel medesimo^ ch'egli ha servito. Scrivoor 
molti, che alla morte di Cesare, i suoi ca« 
valli si astenessero più giorni da prender ci- 
bo. Er qoello di Pollante in Virgilio (5^) ac-^ 
compagno ti feretro del padrofiei spargendo 
Iscrhme i 

fy t^ost belifftor ecfaus > positis instgnibus- 

Aethon 
f^ H lacrjmanSygnttisque humectat gran^ 

dibus cprà^ 

Non dee dunque retar maraviglia , quando^ 
s' incontra un monamento per un cavallo. Lat 
gratitodhie, a qualunque stasi oggetto appli» 
cata, fa onore all'umanità. Suppone sempre 
sensifoplifà d'animo, gentilezsa, e bontà d» 
cuore. Queste doti si trotarono in Catlo Gap-i^ 

6* 



Hi 
pelloy NobiI Yenesìano, Ambascìator restden* 
te a Firenze nel iSig. Ne resta am prora 
nel sepolcro del suo cavallo, senza il quale 
sarebbe più presto perita la sua memoria , ed 
il Varcbi avrebbe forse avuto meno occasio- 
ne di esaltarlo cotanto. 

Il carattere dì quest'ottimo Givaliere yien 
da lui descritto così (58) . „ Qaesti in Firen- 
ze fu molto ben veduto, e accarezzato, si per 
le molte e molte buone qualità sua , essendo 
egli lettera tissimo , e si ancora perchè, quan.* 
do Luigi Alamanni , e Zanobi Buondelmonti , 
per la congiura contra a Giulio Cardinale 
de' Medici, si trovar ribelli , egli non sola- 
mente gli ricevette in Venezia nelle sue ca* 
se ; ma essendo poi stati presi a Brescia , e 
incarcerati a peticione di Papa Clemente , 
operò di maniera, cbe furono, non sappiane 
do i Veneziani, o infingendo di non sapere 
cbi egli si fussono, liberati e mandati Tta.,, 

Or costui ritrovandosi in Firenze nel delta 
tempo, quando le armi Pontificie e Cesaree 
assediavano la città , dovette perdere un suo 
bel cavallo. Né seppe in altro modo tempe- 
rarne il dolore, che lasciandone alla posterità 
la memoria con un' Epigrafe Latma , da lui 
stesso composta. Fu fatta la fossa per sot- 
terrarlo sulla pi{)ZEH d'Arno, vìeino alla por- 
ticciola. Il cadavere vi fu situato pubblica- 
mente con tutti i suoi fornimenti., che erano- 
di velluto, e fu apposto non lungi di Pi nella> 
sponda del nostro Arno il marmo funereo y 
dove si leggon tuttora questi caratteri: 



63 

Ossa equi caroli capelli 

Iterati Feneti 

non ingraius herus sofiipes memorande 

sepulchrum 
hoc libi prò meritis kaec Monumenta dedit 

obses$a urbe 
MMXXXriL id Marta 

QQantt atran riso in leggendo quest'Iscri- 
zione; i qaali meritaTan prattosto che si ri-^ 
desse di ioro« 

Impresa del Lotto nelle stanze annesse 
agli ufizi dalla parte d* Arno (u) 

Parlando generalmente non si conosce in 
Italia altro Lotto pubblico, cbe quello detto 
di Genova dor'eblM la sua prima origine. Di- 
cesi cbe principiasse dalle scommesse per la 
tratta della nuova magistratura, indovinando 
a cbi dei Senatori sarebbe toccato uscir dalle 
borse. Non dichiaro in che esso consista, stan- 
te Tesser pur troppo noto non cbe ai ricchi , 
sino al popolo il pi& pezzente. Ognuno sa, cbe 
i numeri esposti alla sorte sono i primi novan- 
ta , cinque se ne traggon da U* urna , e sì rice- 
vono le scommesse o per ciascun numero 
estratto, o per arabi, per terni quartine, e 
quintine. 

S'introdusse in Firenze nel fy> di questo se- 
colo; e volle il caso cbe la prima estrazione 
flesse contridisttnta colla sortita del priiponu- 



64 

mero. Sì Bpariie Telocemcnte per tutta Italia' 
Roma lo band) in princìpio , poi Id ricevè co- 
me gli altri Stati. Di Firenze passò a Vienna; 
indi belle altre provincie della Germania, ec- 
cettaato Berlino, dove il gran Federigo io 
proibì con seTerissIme leggi. La Francia Tavea 
già ricevuto af primo uscir dalTItalia. 

Il popolo cbe non sé calcolare! gradi della 
probabilità della vincita e della perdita ììè 
studia punto a capirli y spinto dalla speranza 
del molto guadagno con leggiera contribusio- 
nCy vi si getta ciecamente, e con tutte quelle 
forze cbe può. I resultati numerici cbe si trag- 
gono da cabale ridicolissìme^ e si stampano 
ne'Lunarji ed i sogni, acquali la fantasia de« 
gli Stampatori ba trovato modo di far corri- 
spondere un numero dei già detti novanta; don 
tante illusioni, le quali muovono ì giuocatori 
di Lotto a moltiplicar le scommesse, concer- 
tarle , e combinarle in diverse guise. Se ad 
ogni prenditor di Lotto fosse data facoltà di 
fare a ciascuna scommessa immediatamente 
un'estrazione, senza aspettar qnellache^i fa 
in forma giuridica ogni dieci o dodici giorni » 
non use irebbe giocatore dalia presenza del l'i m- 
presario , cbo non avesse le tascbe vuote. Que- 
sto fanatismo, reso oramai indomabile, ba co- 
stituito dovanqoe l'Impresa del Lotto come 
ttn capo di regnglia. 

Ma vi sarà egli una volta un termine a que- 
sto giuoco, a cui non ebbe niente di si mi le l'an- 
tichità, e che tanta parte di mondo ancor non 
conosce? £ se si; come par verisimile > per 



quali mezzi potri ^li ciò a^ehiite ? Ve ne sa-" 
Tfihhe ano faGÌlissimòi e per qaanto iogiadicoy 
glorioso per chi voleste intraprenderlo. I^on ti 
p:iò gopprimei^ il Lotto in an paete , senza 
che si faccia lo ttesso intatti gli altri d'Earò- 
pa. Posto ciò , diasi an governo y il qoale prò-* 
yiorzìoni più i premj'al rischio di perdere, o 
che è lo stesso, assegni alla vincita an premio 
piò ricco, gradatamente, e salvo sempre il 
proprio interesse ; ne verrà allora , che i gio-* 
catori per la fiducia di maggior goadagnocon-* 
correranno a qaesta Banca da tutte le parti i 
ed anco di fuor di stato. Quindi gli altri gover-» 
di, per contenete il danaro ne' loro confini i 
saranno costretti ad esibir la vincita colla me** 
desima proporzione. £ così aumentandola di 
tratto in tratto, quandogU utili saranno giunti 
ad un perfetto equilibrio, cesserà ovunque 
r impresa* Il Governo poi, il quale si sarà as. 
snnta qaesta riforma, invece di perdere , farà 
per un tempo , stante la maggior concorrenza, 
il piò esuberante profitto. Forse questa è una 
chimera; ma una chimera figlia di un giusti»^ 
simo sentimento^ 

Via degli Archihtisieri 
e stato della caccia in dispersi tempi 

Archibugio e Archibuso, sono amendue voci 
Toscane , che significan lo stesso istrttmento 
militare, e da caccia*, la prima lo descrive, la 
seconda è una mera derivazione. Si dice anche 
scoppio (59), e corrottamente Schioppo^ dallo 
strepito dell esplosione. 



66 

Primachi dalla Germiinìa pawasfte a Vene- 
sia, e pescia in tutta 1' Italia nel i38o(6o), le 
strade degli Armaittoli , o fabbrioatcNri d'ar- 
mi 9 8Ì dìstingueTaii coi nomi delle lance, delle 
Baleitre, degli spadai (Si), e de' Gorassieri ; 
an'altra se n'aggiante doppo, ed è quella de* 
gì' Àrchibusieri. 

Se fosse il nostro un paese militare parlerei 
di guerra (V) y ma non lo essendo i parlerò di 
caccili • 

Quest* occupazione ba aTuto diverse TÌeen- 
de 9 ed è stata ora lodata» ora biasimata , an- 
co da ono stesso popolo. Le anliòhe nasioni 
Tanno però tutte praticata » cbi per motivo di 
delitto e di comodo , e cbi per necessità di 
purgar la terra dalle fiere , e dagli aniticiali i 
più micidiali e dannosi. Io non ne foqvu U 
Storia. In generale si può dire , cbe a propor- 
aione cbe le naaioni si son piò civilisaate, me- 
no cornane n'è stato Tu^o. Quindi, riflette il 
Prop. Muratori (6)), non furon i Romani mol- 
to spasimati dietro la caccia , e pare cbe piut>« 
tosto nedesser l'incarico ai loro servi* E però 
ne dedace, cbe questa passione abbia avuto in 
Italia il maggiore impulso , non da quel popo- 
lo savio e ragionevole; ma dai Longobardi , e 
dai Francbi. Infatti poco si ragiona di caccia 
nelle Leggi Romane, moltissimo in qnelle dei 
Barbari. 

I nostri repubblicani neppure par che si ri- 
scaldassero troppo per questoesercisio* Lo Sta- 
tato Fiorentino , per quanto mi sia occorso 
d'osservare, neppur lo rammenta. Una sola 



^7 
Tolta TI 61 parla d«l colombicìdio , della multa 

della comunità dov'ei segue, se non se ne sco- 
pra il reo , e delle ricompense da darsi ai prò- 
prielario dannificato (63). 

La caccia fu grandemente protetta dui Prin- 
cipi Medici, e specialmente portata al massi* 
mo lusso da Francesco I. fino a tutto il regno 
di Ferdinando II. I Parchi heali d* Artimino , * 
ed il più piccolo del Poggio a Caiano il dimo' 
strano. Le ville di Pratolino , e d' Artimino 
medesimo furono specialmente fabbricate a 
comodo di questo esercizio, in luoghi sei rosi 
ed alpestri (r). Il numero de^cacciatori stipen- 
diati in tal copia da potersi comodamente di- 
TÌdere ili più compagnie garose , fino a sfidarn 
a chi più nere riporterebbe dai deserti dell' A** 
rabia , danno l' idea di una studiata orgnnis- 
laaione in questo genere. Sonnote queste sotto 
i nomi di piattelli , piaceroli , disperati , e ri- 
soluti* £d è celebre una cena data nel palassò 
Pitti dal Grand. Ferdinando li a tutta in cor-^ 
pò la brigata de' piacevoli, vestiti in abito di 
cacciatori , in benemerenza delle loro gloriose 
fatiche (64}* 

I daini y i cervi, i caprioli, i cignali, gli or« 
si, ed i lupi, delle selve Pisane, Volterrane, 
Senesi, Giisentinesi, ed altre forni van prede 
tanto copiose, da farne profusione per la cor- 
te, e pe' cortigiani. Il celebre Baldorìni , Prio- 
re da S. Felicita, ed autore del bellissimo Idi- 
lio Erotico in stil rusticale , sotto il titolo di 
Cecco da Va riungo, si compiacque di decan- 
tare in un'Elegia Latina allo stesso Ferdinan- 



68 

do n il dono rioeruto di un grosso cioghia* 
le (65), Le lettere di Fiàiicesoo Redi , Arcbia- 
irò della Corte, rammentali più volte altresì* 
mi li gentilezze. 

Tutto questo sfoggio svegliava la fantasia 
de' poeti, de'quali chi saliva in Pindo a cele* 
brar qualche preda straordinaria , e obi a de- 
scrivere l'arte d'insidiar volatili, e domar fie<r 
re. Pietro Angeli, detto dalla patria il Bargeo, 
scrisse della caccia un poema latino elega iitis* 
Simo col titolo di Cjnegetica ; né molto dopp9 
un altro simile ne dedicò al Grand. France*- 
scol com'egli lo intitola De Aucupio, o del- 
l'uccellatura a Vischio, che fu poi tradotto 
in versi italiani dal P. Gio. Pietro Bergantini, 
cherico regolare. Il Chiabrera ancb'ésso, di-r 
venuto già il poeta della corte di Ferdinando li 
si mosse pure a cantare , non so se piuttosto ie 
lodi , o i precetti della caccia delle fiere (66) 
in quella maniera di verso in cui si rese singo- 
larissimo, in verso sciolto italiano per fare 
onore a quel Principe, che la praticava , e 
l'amava sopra di ogni altro. Eoco coni^ei l'ani* 
ina a porsi in carriera: 

Signor ch'Arno e Firenze ama ed ammirii 
Amahil Sangue de' Signor sublimi , 
Ond'oggi la veggiam mirabii tanto , 
Yieotene meco; a singoiar diporto 
Ora t'invito, e che negli anni antichi 
Molto in pregio teneano incliti Eroi j 
Nato di Giove il Cavalier Polluce» 
Ed il Pelide procelloso il piede ^ 



69 
Ippolito d'Atene amato loroei 

Famofiissimo germe di Teseo: 

Se siffatto drappel non sembra vWei 

Motì in campagna desioso ', e colma 

D\insolito spavento antri e foreste, 

. Godendo al risonar d'alti latrati. • 

Né molto doppo spiega il getiere della caccia 
ch'ei preferisce, la piò strepitosa, e addita i( 
laogo da cèrta specie d'animali selvaggi il più 
frequentato in Toscana. , 

...-,.»* ..>•.».. . ., -i • • 
. {o'preuo il caccia tor, cni le foreste 

Saran quando che sia scuola di Marte; - 
Di cni le armi bagnate in caldo sangue 
Di fiere Fere y volgeransi un giorno 
A strazio far delle falangi avverse,- 
Tessendo per la patria auree corone*^ 
Di tal arte C^ìron visse maestro 
Edjnsegnolla nell'Emonie Selve 
Al fìer figliuol della marina Teti ; 
Ond'.eglì poi bene allenato in corso , 
£ delle braccia ingagliardito i polsi, 
.. pi. terrore ingombrò Xanto e Scamandro 
Mirabilmente- Or noi corriamo i giogbi 
Dunque de' monti, ed infestiamo all'Orso 
Gli antri riposti a Falterona' in grembo, 
E de' corni il rimbombo empia le yalli. ' 

Anco la Religione concorse a. rettificar lo 
«pirito de' nostri Cacciatori, e a volgerne il 
cuore , anco in mezzo alle loro fatiche, verso 
iiA Cielo. Siccome questi ed i Canattieri abi- 

T.IJC. 7 



7« 
lanario già la più parte del Borgo di Svn Pier 

Gattolini 9 la loro più frequentata Chiesa era 
quella P^irroccbiay cbe porta dal nome di un 
insigne benefattore il rolgar titolo di Serumi* 
do. Il YesGOTO S. Uberto era il loro parlicoldr 
protettore: tale Tien drcbiarato «ncotra gene- 
ralmeote dal Surìo. Di qaesto Santo, dice lo 
stesso Storico , esiste a Tongres una Stola tnU 
racòlosa, alla qoale ricorrono i popoli per ot* 
tener grasio; e se siano infetti dal morso di 
alcun rabbioso animale , rimangon lib^i da 
qualunque veleno. In essa chiesa adunque esi* 
ste un chiodo , fatto a guisa di corno da cac- 
cia 9 che ha goduto il contratto della detta sto- 
la, e che la devozion de' fedeli ha messo in uso 
per guarire i cani iirrabbiati. Forse fu questo 
un dono Mediceo, giacché un altro simile mo- 
nuniefnto si trovava già anco tra le Relìquie del 
Palaizo de' Pitti (67), e forse un giorno n'era 
con tanto concori«o solenniszata la Festa, che 
nacque di qui il Fiorentino proverbio del per- 
don di Serumido; Molti baci, e pochi danari. 
Ma quel che é più notabile su quest'articolo 
Bon le leggi. Se si é detto di sopra , che il no- 
stro statuto non contien nessun titolo, né ru- 
brica sopra la caccia; si pvù dir adesso, che 
nella legislazione Medicea ( compresovi ancora 
r Uccellagione , e la Pesca ) questa è la materia 
la più spesso ripetuta , e forse quella che é 
trattata con maggior rigore. Le bandite erau 
tante, che tra acqua e terra la più gran parte 
dello stato, era sottoposta al riservo; né que- 
ste erano solamente d^ IPrincipe , ma re n ave-^ 



7^ 
rti ancóra di quelle /le quali clipenderan dii 

particolari. La legge generale emanala il dì 6 

Siugno i6t8, sotto il governo di Gosinio II mi 
ispensa dal far altre ricerche ^ dandoci alla 
sola quanto bisogna su tale argomentò. M'ac- 
corderanno dunque i lettori , ch'io ne presenti 
un'Analisi. Comincio dal riportarne T esordio: 

Il serenissimo Granduca di Toscana , e per 
S, À. Seirenlss. li Spettabili Signori Ofto di 
Guardia e Balia delia città di Firente: Tolendo 
rirormare le bandite per T addietro fatte in di- 
verti luoghi de' suoi felicissimi stati per gusto 
e diletto dell'À. S. Sereniss. e de'Sereniss. suol 
antecessori rèspettìvautente, e dichiai^arle an- 
che per benefizio de' sUòi cittadini e vassalli , 
acciò sappino i luoghi dai quali essi derino 
astenersi, e quelli ne' quali possinò in tempi 
opportuni esercitarsi in spassi cosi onesti é la« 
devoli, e appresso ridurre in una sol forma e 
consonanza tutte le proibizioni e bandi pob« 
blicati sin 'oggi in questa materia; acciò se ne 
possa avere da tutti certa e óhiara notizia; 
fanno pu Wicumeiite ribandire , e dinuovo proi- 
bire tutti gl'infrascritti luoghi, descritti e con- 
finati 9 come a basso si dirà ec 

I luoghi banditi quanto alla caccia , e uc- 
cellagione, sono in numero di i3. Impruneta ^ 
Vetriciaìo, e beni di S. A. fuori della porta a 
S. Niccolò, Ambrogiana , Cerreto, e Monte 
Vetturini, Poggio a Calano e Magia, Isola, 
Pratolitto, Cafagglolo, Castel Fiorentino , San 
Rossore 9 5. Piero in Grado , Rosignano, e Li* 
Torno. 



9* 

- Altri 1 1 etano in quel tempo concessi a par^ 

iìcola ri signori, e doveari eftser rispettate, e 
considerate secondo T Indulto Sotrano. Que- 
ste sono Altopascio, e suoi annessi^ Monte 
Palli, Gricciano, Migliarino, Lappeggi, Ba-t 
rone sopra Prato, Giofenne in Valdarno, Man-* 
gona , Cornano, Spedalétto in quel di Volter-* 
ra , e Orentano. ^ . . 

Quindi seguitando altre limitazioni, per aU 
tri diversi luoghi in generale e in particolare, 
sì riguardo alle specie degli animali , sì a quel- 
le delle armi è altri ordiugbi^ de' quali è proi** 
bito Talersi. 

- Quanto poi.' al! e pesche si proibiscono, e si 
bandiscono gì' infrascritti laghi , fiumi , fossati > 
e acquea che si dichiarano in questi nomi :^ 

' I®. I laghi di S. Gallo, e suoi fossi-, cor- 
renti , 2°. il lago di Pratolino, e di Gafaggiuo^ 
lo, della Magìa ) d'Altopascio, della Zibolla, 
e di Stabbia, 3^. il lago e fiume della Lama, 
e suoi scoli , 4'^ il fiume delTOia, Fossa al 
Sambuco', e Staggia nel Vicariato di Poppj; 
5° il fiume. di Gampigna, 6.^ il fiume^ della 
Greve sino alla pescaia del Mulino 'di CappeU 
loy 7.^ il fiume Eva sino alla Gapannuccia i 
8.^ il fiume di Pesa sino alla Ginestra^ e bocca 
del fiume Vergigno, 9^. il fiume della Sieve 
in Cafaggiuolo; 10.^ il fiume di Tavaiafio sino 
alla prima pescaia del mulino di Cafaggiuolo ^ 
1 1."" il fiume tutto della' Forcella; i).<> il fiu- 
me tutto delTAnguidola in Mugello; i^P il 
fiume di Rimaggio nella Potesteria di Sesto; 
\l^. il fiume della Tregola e Panerosa fino 



11^ confini di Verbio, ìS,^ il fiume tutto di 
Garza e Garzuola, i6.° il Game dì Val di FaU 
lotia sino al Malinaccio , 17.^ il fìume tutto dì 
Magnolie, iB.*' il fiume d'Orubrone/ sino. al 
f)onte a Tigliano^ 19.® il Game di Bavignand 
sino a Firenzola, 20.^ il Game della Marinelìst- 
di LegTÌ, oii.^ il fossato del mulino del Gessa 
(dove erano stati messi i Gamberi) 23.^ la; 
Marina sino a S. Donato in Cnlee, ^3.^ il Game 
di Tersoli e da S. Bonato sino alle Mosse, 34*^ il 
fosso delle Mulina dette del Sig. l)on Giotanni , 
i5,^ ì tre Gami di Seravesza, ^6.^ la fossa del 
lago di Campiglia, 2^.^ la steccaia del mulino 
di Certiildo, per servizio della Sacra Beligk><« 
ne di S. Stefano, 28.° il Gume del Sercbio a Li** 
brafatta , 29.° il fosso di Bientina , 3o.° il Gu*« 
me della Ferezza , 3i.^ il Stame d'Agua , ^2*^ il 
&xiaie d'Agucebio) 33<^ il Gume dell' Arzana 
sino a S. Giusto, 34*^ il Gume della Lima sino 
alla Tana, 35.° il tìome di Vicano, 36.^ il 
fiume Arno in tutte le bandite^ e per più tratti 
ivi designati^ 

Appresa ^i dicbiarano akuoi tempi e tAoA\ 
di proibita pesca; colle respettire pene asse- 
gnate a ciascuna contra(vvenzione< Per dar di 
queste un qualche saggio, riporteremo quellcf 
r.be sono imposte al contrabbando delle prime 
etto bandite di caccia, rammef)tate di sopra ^ 
{giacché sembra cbe le medesime ai tenessero 
in maggior conio. 

Chi terrà dentro a^tetmini di dette bandite 
arebibusi di qualsivoglia dorta sisìeno incorra 
ipso facto in pena di scudi So d' oro , e tr»U'f 



r* 



74 . . 

due di fané per cioscono archibnso , e per eia- 
scana Tolta , e perdita di dette arme > o lor 
valuta. 

Chi terrì^ balestre, fragnoli, lacci o rete da 
Lepri, Capri Fagiani , Francolini' Starne, Co- 
turnici e Colombi domestici) o altro istrumen- 
to e ordigno simile, atto a pigliare i detti ani- 
mali e uccelli proibiti, incorra ipso facto in 
Sena di scudi ^5 « e tratti due di fune , e per- 
ita di tali istrumentit 

Cbi ammazzerà , o tirerà seiìxa corre o am- 
mazzare, a detti animali e uccelli proibiti, 
incorra ipso facto, se sarà cittadino abile agli 
ufizi in pena di scudi lood' oro, e alle carceri 
delle Stincbe per tre anni , e più nlT arbitrio 
di chi averà a giudicare : e gli altri per il me- 
desimo tempo alla galera* con Ja detta peca- 
naria di scudi loo d'oro per ciascuna yolta 
e arbitrio come sopra, e con la perdita sempre 
delìi arcbibusi , o lor Talota. 

Chi con detti arcbibusi ammazzerà in détti 
luoghi, o tirerà sen/n corre o ammazzare ad 
altri uccelli non proibiti, in scuài 5o e tratti 
due di fune. 

Chi ammazzerà coti balestre di detti anima- 
li , o uccelli proibiti , o tirerà senza corre , o 
ammazzare, in pena di scudi 5o , e tratti due 
di fune, e dìplà dell'arbitrio «ino alla Galera 
inclusive, «econdo la qualità de' casi e delle 
persone. 

Chi ammazzerà o tirerà ad altri ticcelli non 
proibiti , in scudi 25, e tratti due di fune ee. 

Questi e simili leggi in materia di caccia « 



75 
di pese» hanno avolo TÌgore per forse dae se* 
coli, finché essendo salito sul trono nn Princi- 
pe filosofo il dì i5 Maggio 1775 con sUo Mo- 
tuproprio molte ne abolì , motte ne corresse ,' 
mitigo 9 e ristrinse. Le Bandite de' particolari 
faron tatte tolte, e le altre limitate a pochis- 
sime , e di qneste ancora minorati i confini. 
Nell'esordio di detta legge vien dichiarato | 
che tra gli altri motivi , che avean mosso l'ani- 
mo del Sovrano, era il massimo quello di libe- 
rare i proprtetarj ed i coltivatori dei terreni 
da una servita dannosa all'Agricollara, ed ai 
loro interessi* 

Citsa delV antica famiglia Pulci y ed in che 
(ptesta si distinguesse. 

Una famiglia , qnantnnqve spenta da lango 
tempo (68), la qfidle vanta tre fratelli poeti ^ 
Bernardo Luca, e Luigi Palei, ed «na donna 
per nome Antonia , anch'essa celebre in poe- 
sia 9 non merita d'esser obliata. In grazia di 
questa ebbe a dire il Verino (69)) mosso da 
gran mara vijg^Ua •: 

E chi mai negherà Firenze amica 

Delle Masee d'Apollo, nn padre isteaso 
Se tre Poeti genera , e nutrica ? 

Si pretende esser qoeita una di quelle 
schiatte , le qnali avendo accompagnato Carlo 
Magno in Italia, rimasero nella nostro Firen- 
ze. Dì questa oj^nione è io stesao Verìuo (70) ; 



^6 - . 

6 forse intese iì compiacersi ai tal stfà ptetcf-» 
gatira il già detto Luigi Palei , qaando tfiel 
Canto I. del sao Morgante Ott. f. proruppe 
nelle ludi del citato Carlo, ed io questo senti-' 
mento di riconoscenza verso {a sua memoria» 

. E tu, Fiorenza, della sua grandezza 
Possiedi y e sempre potrai possedere 
Ogni costume ed ogni gentilezza, 
Che si pot<^8$i acquistare o avere 
Col senno, col tcsoto, e colla lancia 
Dal nobil saogne e venuto di Francia^ 

Ella fu Guelfa, o almeno tale si dimostrò ; e 
quantunque dna delle Grandi, fu tra quel td 
72. che rinunziarono ai loro privilegi e van- 
taggi per farsi ascrivere tra le P;>polari (71)* 
Quindi godè gli onori della Repubblica^ non 
solo ordinar]^ tra' quali cinque Volte in Prio-' 
rato e due volte la magistratura de' Dieci df 
Guerra; ma ahchegli irtra ordinar], come quan- 
do Messer Ponzardo de' Pulci fu spedito l'anno 
1295. Ambasciatore a Papa Bonifazio VIIL 
per negozi gravissimi, insieme con Lapo Sai* 
lerelli , e Vanni de' Mozzi. 

Ebbe ancora oltre 21 cognome de' Pulci , 
quello de'Ponzardi e de' Fiorentini. La sUa ar-' 
me consisteva in set doghe o Irate rosse per lo 
lungo in campo d'oro; Arme già concessa aj 
altre 5. Famiglie avanti il mille dal March. 
Ugo, fìgliuolo d' Uberto e nipote d'Ugo d'Ar-f 
li, già Re d'Italia. Tale si vedeva un tempo 
nell'antica loro Torre dietro &# Stefano (7^}^ 



é sì osserva tnttolti nel Sigillo illnstrato dal 
Mannì (73), ed in altro da menorl ha guari ac^ 
quistato e trovato sai monti di S. Romolo non 
lungi dalla loro Villa o Castello , detto tuttor 
Castel pulci , nel PiVìer di Settimo. Qaest'ul-^ 
timo apparteneva , per quanto vi si legge a 
Sandro o Alessandro de' Palei. Ma in quello 
del Manni v'ha dipiù, che TArtìo è incorpora* 
to nel già dettò Castello, rappresentato in una 
fabbrica con due Torri sugli angoli della i^c-* 
ciata ; segno che il detto Sigillo sérma al pro^ 
prietario di quel magnifico fondo* 

£raii le loro Case nel primo cerchio della 
Città , nel Sesto di S. Pietro Scheraggio , die<* 
tro S. Stefano, dov'era ancora la Torre men« 
tova ta disopra , di cui si vedon gli avanci pres^ 
so alla fàbbrica degli Ufiz]. 

S' io volessi tutti annoverar gli uomini illu<^ 
stri per dignità , santità, e valore, non finirei 
sì presto il presente articolo. ìà\ limito dunque 
a dir solo di quegli che si distinsero per dot* 
trina , ansi unicamente per merito di Poe-« 
sia. 11 trovar qui un nido di Vati tutti raccoU 
ti in una stessa. generazione , mi riscalda l'ani- 
mo, e mi francnisce la penna. 
-^ Non è però che anche prima del Secolo XV ^ 
in cui questa generazione fiori > non fosse nel- 
la Famiglia prontezza di spirito, e leggiadria^ 
Me n'appello a Mes8..Gio. Boccaccio (74) '^ 
quale riporta l'acuta risposta data ad Antonio 
Orso, Vescovo di Firenze, da Mona Nonna dei 
Pulci , che lo ridusse, al silenzio, facendolo ar- 
rossire AA MD Irojppo' iib^o motteggiare. Co- 



78 
etcì morì per U pèstiJéiHca del 1 348. , e meritò 
dallo stesso Boccaccio l' elogio di bella giova- 
ne, parlante, e di gran cuore. Ma venghiamo 
ai Poeti. 

Bernardo di Jiicopo di Francesco Pulci y e 
della Brigida di Bernardo de* Bardi, fa Poeta 
serio 9 delicato, e galante; e se egli non fu il 

X' rimo riformatore della Toscana Poesia, dan- 
osi qoesto pregio a Lorenzo de* Medici , v'eb- 
be però nonostante gran parte. Cominciò il suo 
Tolo dalle Poesie pastorali, e dall'Egloghe 
dandone il primo V idea , insieme con Jacopo 
Boninsegni Senese , Fr«mcesco A.rsoccfai , e 
Girolamo Benlvienì (yS). Non sarebbe però mai 
salito a tanto, se non avesse preso per duce e 
maestro Virgilio , traducendone in verso la 
Buccolica. Questa venne in luce insieme con 
alcune Elegie nel i48i. per il Miscomini; ed 
ebbe l'onor d'esser di tal Opera la prioria ver- 
aione Toscana. Seguitò poi a impiegar la sua 
Musa in quel gent^re di Teatro , che allora era 
in modcr, quello cioè delle spirituali Riippre* 
sentazìoni ; onde gli appartiene il Transito di 
S. Girolamo , Firenie i490- la Passione di no- 
stro Signor Gesò Cristo, i49'**; e la Vendetta 
di nostro Signor Gesù Cristo, fatta da Tito e 
da Vespasiano, Firenze t^OU H Crescimbeni 
ne' suoi Cementar) (76) gli attribuisce quella 
di Barlame di GiosaCat; ma veramente non gli 
appartiene, avendola veduta io stesso, quantun- 

?ue rarissima, stampata col nome dfel Socci 
^erettano ; ed è di tal sentimento il Cionacci 
(77). Coal le Muse sacre V accompignarono fi- 
no al sepolcro. 



79 
La compagnia di Bennanlo, il gfitio Apol* 

lineo 9 e lo statlio, coildusser anco la moglie 

in Parnaso. Mona Antonia , che tal- era il soo. 

nome 9 compose anch'essa per il Teatro spiri» 

filale. Una pero, sola delle soe Rappresenta*» 

sioni mi è rtescito incontrare, ed è quella die 

porta il titolo di Santa Guglielma stampata 

in Siena fens'anno. 

Luca, il secondo de' fra teli t Pulci, di cui 
vi hi tre piccoli Poemetti , uno intitolato il 
Ciriffo Galyaneoy un altro il Drìndeo, ed il 
terzo la Giostra del Mngnifiico Lorenzo dei 
Medici'i men poetica assai delle Stanne del 
Poliziano, ma più storica e narrativa ; si ce* 
lebra come antesignano di tutti i composi- 
tori di Pistole alla maniera dell' £roidi d'O- 
vidio. Egli ne ha lasciate XYIII* in terza ri- 
ma stampate dai Giunti nel 1572. insieme col* 
le altre rime fuori del Driadeo ; edizione cita- 
ta dalla Crusca. Quanto ai suoi Poemi Roman- 
zieri citati disopra, quantunque non troppo 
felici; anno però incontrato per la puritA del- 
la lingua, e per esiter uno de primi sforzi del- 
l' immaginazione per giungere al grado dell' 
Ariosto. 

Il più illustre però del già detto Trium- 
virato fraterno fu Luigi , l' autor del Mor« 
gante. Lascio n parte i suoi sonetti pieni di 
sali, e di bei concelti, le sue canzone licen* 
ziosette anzi cfae nù, la sua frottola in ter#a 
rima, i capitoli, le novelle, ed altre rime, 
per dir solamente del già detto poema , e del- 
le sue stanze in stil contadinesco intitolate la 



8o 
.Bcc<ik(78), Queste lo dicliiarooo un de' primi 
promulga tori di detto stile. Alcuni hanno 
«prétpso di attribuirle ad altri; ma ii Varcbi 
nel fiuo( Ercolano ne toglie ogni dubbio. 

Quaoto al poema .del Morgante^ egli ha per 
soggetto i fatti di Carlo Magno , e de* suoi Pa- 
iadini; ma specialmente quegli di un gran Gi- 
gante sotto detto nome, le cui avventure son 
tanto strane quanto ridicole. Luigi era d'umor 
gaio, satirico alquanto vivace; di mente chiara, 
e' pieno di cognizione per quel tempo le più.sur 
blirai. Tutto questo apparisce nel. citato poe^ 
ma, del quale perciò sono stati móltu, diversi 
i pregiudizi . Peroccliè altri lo hanno chiamato 
vile e plebeo, altri nobile e sostenuto: chi 
eroico e burlesco; chi ridicolo e chi empio. 1 
più però s'accordano a dire, che: egli 'fosse, il 
primo a introdurre nella poesia toscana i ro- 
manzi; e che abbia dato l'opera più grande 
£he escisse in quel secolo, di tal genere. Il Gra- 
4vina (79)', quantunque non manchi di pregio** 
dicarlo in più conti, nonostante ne de un giù-» 
dizìo generale, e^ cui nessuno avrà difficoltà di 
soscrivere: , > 1 

9> Merita particolar considerazione, egli di-^ 
£0, il Morgan te del Pulci, il quale ha molto 
del raro , e del singolare per la grazia , urba-r 
9)1 tà, e piacevolezza dello stile, che si può di- 
re originale, donde il Borni poi .trasse il suo. 
Ha il Pulci , benché a qualche buona g^nte. si 
(accia creder per serio, voluto ridurre in beffa 
tutte le invenzioni romanzesdie , ' sì provenzai 
\i', come spagnole , con applicar opere e mai 



8i 
nìere buffonesche a quei Pakidin», e con sprez- 
za r nelle imprese, che fìug-e , ogiii ordiue 
ragioneTolee natorale, si di teiupa eoine di 
luogo. „ 

11 meFÌto- della Imgaa , oltre di ciò , k biz* 
sarra ìnyeDzioiiey e L'esser pieno di proverai 
e motti fiorentini, lo hanno reso sì caro, che 
De sono state fatte pareccbie ed iz ioni, lo ram- 
mento sol qi^etla, che è delle più rare, fatta 
da GlOk Pulci, nipote dell'autore, il quale ri- 
cbianiàa più vera lezione il Morgante , yalen- 
dosi delle stampe di Comin da Trino, Vene- 
zia i546 con figure. 

1 lauri e le cetre , che accompagnano qnci- 
sto coro di vati, fecero diipenticare il disdoro, 
cke evean procurato a questa famiglia Rinal- 
do, e Pulce di Pulce nel Secolo XUl, sosteni- 
tori e seguaci di Filippo Puternon^ capo d'e-» 
vetici infestissimri di quel tempo. 

Le loro case erano nel iai3 scrrve V Ab. 
Lami (80) come l' asilo e il ricoyero de' Paté- 
rini; e stavano sempre piene d'eretic», uomini 
e donne: e con essi era obbligata praticare la 
stessa Signora La ma nd ina, che era nkoglie del 
detto Rinaldo; ma come donna forte e pru- 
dente, non credeva alle loro fole, e stava sal- 
da, e costante nella vera fede Ortodossa. Lo 
stesso però non si può. dire della sua cognata , 
cioè di Margherita sorella di quel Gherardo , 
che fu console- nel iai8-, e moglie- di Mess. 
Pulce, la quale,, oltre all'esser Paterina, si 
teneva sempre intorno que§ ti malvagi eretici, 
e fu in casa di Messer Pulce ; che Laraahdiua 



8a NOTI 

vide per la prima volta gli eretici i cioè faoopo 
da Acquapendente, e nn tal Gherardo che poi 
fu abbruciato a Poggibongi , benché allora 
ella non gli conoscesse: e tali cose in questo 
tempo accadevano senza saputa del suo mari- 
to Rinaldoi per quanto Lamandina medesima 
in un suo costituto depose. Pure lo stesso Ri-* 
naldo di Pulce confesso nella sua disamina , 
che fino di questo tempo egli ben conosceva 
gli eretici, i quali venivano a casa del suo fra-* 
tei lo a vedere la signora Teodora , altra sua 
parente; comecché questi dettisi possono con-t 
ciliare rispetto a'diversi tempi dello stesso 
annOi „ 

Si è parlato altrove di questa venefica set** 
ta ; basti dunque sin qui. Resto solo niaravi- 
gliato , come in una stessa casa seguisse di se-i 
eolo in secolo si gran cangiamento; nel XIII la 
casa di Pulci era pietra d' eretici > nel XY di 
Poeti. Rimase pero qualche germe de'primi^ 
nel libertinaggio di spirito del nostro Luigi. 

À. proposito del suo poema, io non so, come 
alcuni (8i] ne impugnino il merito al Pulci, e 
lo diano ai Poliziano , suo amico ; mentre nel<^ 
V ultimo canto vi si legge apposto Io stesso suo 
nome. 

Io non domando griUande d'alloro, 

Di che i Greci e' Latin chieggon corona* 
Io non chieggo altra penna, altro stil d'orQ^^ 
A cantar d'Aganippe e d'Elicona s 
Io me ne vo pe' boschi puro e soro 
Colla mìa 2iampognetta che pm* suona» 



85 

£ basta a me tlron^ar Tirsi e tìanieta : 
Ch'io non son buon pastor^ non cbe poeta ^ 
anzi non soii prosuntuoso tanto, 
Quanto quel folle antico citarista , 
A cui tohe già Apollo il vivo ammanto ; 
Né tanto satìr; quanto palo in vistai 
Altri verrà con altro stile e canto y 
Con miglior cetra, e piÀ soprano artista i 
Io mi starò tra^ faggi, e tra'bifnlci, 
Che non dispreztin le muée del Pitici. 

È pur vano il credere cb'ei si morisse Ìm«« 
penitente, come senz' alcun fondamento Ales-* 
Sandro Zilioli (82) pretende. La sua motte, se-* 
eondo costui, segui in Padova, e senz* alcuna 
sacra cerimonia fu come scomunicato e prò-» 
fano sotterrato presso ad un pozzo dirimpet^ 
io alla chiesa di S. Tommaso. Tali sono le ca^" 
Iniinie degli invidiosi contro chi si solleva più 
sa 9 che la volgar genteé t)el rimanente, pas-^ 
sato il bollor della gioventù, egli moderò, l'ar* 
dor de' suoi versi , e ne domandò al Cielo sin-* 
cero perdono , come oghuii può intendere da 
quel suo capitolo intitolato Confessione a Ma« 
ria, in cui risolvè : 

Di ritrattar le rime tutte quante, 
Che non dicon secondo l'Evangelio ^ 
Che si vuol veliera r le cose Sante. 

Aggiungasi che egli fu padre di due figlia 
Kuberto e Iacopo, ottenuti dalla Lucrezia di 
Ruberto degli Àlbizi, sua consorte; non fece 
ehe un solo viaggio in Lombardia ; e qnantun« 



84 

que amasse la bifcearrra 9 essa era piattoftto 
filetto della firaochigìd , che in quel tempo 
clayan le leggi , che conseguenza d'empietà e 
di false . dottrìne« 

La Zecca 

La Zecca sarebbe nn tema per un grosso 
trattato; ma doppochè tve hanno scritto am- 
pia mante il Borgliini, il Vettori, rOrsini, il 
Targioni, il Carli, il Zanetti, e cent' altri, 
sarebbe tempo perduto il cUffondersi sopra di 
ciò. Lascio dunque a be4la posta tutto ciò 
che v'ha di politico e d'economico, e mi ri- 
stringo soltanto air istoria. Pochi fatti, e pò- 
che riflessioni bastano a costituir la natione 
in quel grado d' onore che le si compete da 
questa lato. 

Vuole il Borghini , che la Zecca fiorentina 
non ceda a veran'altro d'Italia in antichità, 
tra quelle però che cominciarono a operare 
in proprio, e non in nome dell'Imperatore; 
fissandone l'epoca dintorno al mille, ed a¥an- 
ti a Federigo Barbarossa assolutamente. Ma 
egli non fonda la sua opinione che su sem- 
plici congetture. Chi s'appoggia ai fatti con- 
testati da sicuri documenti , e da autorità di 
scrittori (83), giunge appena più indietro del 
terminar del secolo XII. 
. Comunque però siasi, è facile il credere 
che ne incominciasse il lavoro dalle minori 
monete , come i romani dai sestersi , e che 
queste fosser di rame, o come le chiamano. 



«5 
di biglione^ meBClohte, cioè di. rame • à'uc^ 
geDto. Il comodo o la necisssiti di apenderle 
al giornaliero mercato pressava più che il 
commerciar l'oro e Targeoto in grandi som- 
me colli stranieri; né l'arte poteva subito sa'- 
lire a tal p^rfeeione da contentar non solo 
la propria Dazione^ ma anco le pi& lontane. 
I nomi antichissimi di danari e. di piccioli 
conferman questa verità* i.: 

Quanto all'argento ci avvisa lo stesso Bor-^ 
ghini^ che si batteva alla nostra Zecca pb« 
rissimo > e senza lega di alcun metallo. Ma 
in processo di tempo^ volendosi accomodare 
all'uso comune, vi se uè introdusse una par- 
te ^ che si variò spesso, ora di un tereo^ ora 
di un quprto d' oncia» . Finalmeiite circa il 
i3oo fa ridotta la lega dell'argento a bontà 
di once undici. e mcEso, e qui ai rimase. La 
moneta cosi fatta si chiamò Popolino, la qua-> 
le somigliando nell'impronta il fiorino d'oro ^ 
potè perciò dar luogo al T inganno di cui par- 
la il Boccaccio (84)*^ E questa bontà pò poi ina 
è durata fino agli uUimi tempi della casa Me- 
dici essendo la stessa della piastra e di tutte 
le sue divisioni. 

. Nel i25a essendola città cresciuta in ric- 
chezza e potenza , si pensò a improntare ( pì& 
di 3o anni prima dei Veneziani ) una moneta 
che fosse simile all' antico Nummo aureo , e 
che non avesse ancora l'eguale. Questo fu il 
fiorino d'oro, del peso di una dramma, dana- 
ri tre, o grani 73, ed a bontà di carati 34,001 
S. Gio* da una parte « e col Giglio dall' altra , 

8 ♦ 



88 
eomd atrean pare te monete d'argento, etiVran 

perciò comprese latte sotto lo stesso nome dep- 
rivalo dal t^ insegna del Fiore. 

Una nostra Cronaca dke (85) , cbe qnesla 
moneta) fa da principio poco gradita, ed ap» 
pena si trovava chi la volesse ricevere in paga- 
mento; ma l'intrinseca sua bontà ^ e la bellex- 
sa vinsQ fimalmente V invidia , infatti elia di- 
venne in poco tempo cosi apprezzata , che 
eorse per tatto il mondo, fa imitata da molti 
principi, ed il nome di Froritto divenne gene-» 
rale in latte le ptazze di commereio^esin uel^ 
l* Asia e nell'Affrica. 

Un fatto riportato dal Villani (86) compro- 
va i solleciti progressi di qoesto credito; „ Co* 
mineiatl, egli scrive, i naovi fiorini a sparger- 
ri per lo mondo, ne furono portati a Tunisi di 
Barberia , e recati dinanzi al Re, che era va* 
lente e savio aomo^ questa moneta gli piacque 
molto, e fecesene far saggio, e trovatala di fi-* 
nissiino oro , mollo la commendò , • * < e treg-» 
gendo che era di cristiani mando p(*r gli mer- 
canti Pisani , che erano allora là franchi , e 
mollo innanzi al Re, ed eziandio i Forentint 
si spacciavano per Pisani in Tunisi; e doman- 
dogli che città fosse trai cristiani quella Fio-* 
renza, che faceva i detti fiorini^ risposero i Pi-* 
sani dispettosamente per invidia , dicendo; so* 
no i nostri Arabi fra terra ; che tanto viene a 
dire i nostri montanari. Rispose saviamente il 
Re ; non pare moneta d' Arabi ; o voi Pisani , 
qual moneta e la vostra? Allora furono confu- 
sile non seppero che rispondere; e dimandan* 



8y 
éot se ti era elouo metearitedì FtG|MnBa>tro- 
yairasi uno d'oltrarno > che aveTa nome Pekl 
Balduccì > uomo ditoreto e sa¥Ìo« Lo he - do<» 
mandò dell'essere ^ e dello stato di Firenze « 
cui i Pisani facevano loro Àrnbié Lo quale sa- 
vìaniente rispose mostrando la potenza e ma» 
gnifioenta di Firenze, e come Pisa per compa-* 
razione non era di potere , né di gente la metà 
di Firenze, cbe non avevano moneta d'oro, e 
cbe il fiorinoera guadagnato per li Fiorentini 
opera loro, per le molte vittorie avute. „ 

Né solamente coi Pisani Firenze ebbe gara 
sulla bontà della sua moneta d*oro; ma anche 
eoi Veneziani» Imperocché essendo a questi 
riescito d'introdurre il loro Ducato fintiel Le-* 
Vafite, e particolarmente al Cairo; i Fiorenti** 
ni, cbe pretendevano al primato diqaestaspe^ 
eie, vi spedirono una deputazione , la quele in 
guisa operasse , da far conoscere ohe il loro 
fiorino era superiore a qualunqu* altra mone« 
ta , offerendo ancora^ quand' occorresse , di 
farne- la ptova (87)- 

Vero e però , die nonostante questo , se si 
volle dar corso in Levante al nostro fiorino coA 
qualche Ivantaggto , si dovette allargarne la 
circonferenza i e scemarne il peso di un gra^* 
no , acciò fosse in tutto simile al Veneziano. 
Questi son quei fiorini , cbe furon detti di Ga« 
iea , alludendo al traffico cbe se ne faceta peir 
mezzo de' bastimenti. 

Altri cangiamenti si nella salutai che nella 
forma vi si dovettero fare in seguitOi secondo 
le circostanze. Quindi fa denominato rariameiH 



b8 
\e fiorino Btretto > leggiero ^ largo , largo di 
Galea y di Camera , di suggello ec. latte que- 
ste varìasidni fecer dire a Dante (88) t 

Quante volte dal tempo cbe rimembre! 
Legge, Moneta 9 et officio, e costarne» 
Hai ta variato; e variato membre ! 

Ma dal lato della bontà non fu fatta mai al 
Gorino alterasione veruna :da ciò che fu fissato 
in principio 9 essendosi sempre mantenuto a 
carati a4^'^i^ ^^^' ^i chiama cosi queir oro 
il quale messo alla prova più rigorosa del Taf* 
finatura 9 niente cala di peso. La valuta però 
nominale 9 o aggio crebbe di soldo in soldo 
dalle lire una di soldi ao, sino alle lire iS» 
soldi 6 9 e danari 8 , come è di presente. 

Fecero dunque i Fiorentini in processo di 
tempo la battitura del loro fiorino con tanta 
reputasione, che si calcola che annualmente 
coniassero circa 4oo d^ effettivo in oro; somma 
per quei tempi molto considerabile (89). Con 
ciò si spiega , come spargendosi questa mone- 
ta per tutta rEuropa9 non ne restasse vuota la 
cittA. Leggesi a questo proposito nel!' Istoria 
manoscritta del Gavalcanti-ff^-oome i fioren- 
tini spesero nelle guerre coi Duchi di Milano 
tre millioni e messo di fiorini d'oro 9 i quali 
computati a misura 9 sono stala i5o. In vista di 
tanta ricchezza il tesoro Q.m»eazzino9 dove si 
riponevano le materie moneta bili del la. nostra 
Zecca 9 nieritaTa bene su IT architrave della 
sua porta quel T Iscrizione: cbe ancor si eoo* 
serva | e dice così • 



89 



Aafevin yellas latet liic Joannis , 
Est Leo caatofty procal hinc Medea. 



Per concepir la grandezza delle somme ac- 
cennate disopra, in rapporto alla scarsità dei- 
Toro d'allora; basta riflettere alia proporzio* 
ne in cui esse stanno , con quelle che cìrcolan 
presentemente in Europa ^ secondo i prìncipj 
d i computo i più moderati ,scri ve Robertsou(9 1 ), 
che la quantità dell'oro e dell' argento , che è 
legalmente entrata sin qui nt'i porti di Spagnai 
arrÌTaal valore di quattro millioui di lire ater- 
Tme per anna A questa somma aggiunge al- 
trettanto di ciò che e stato estratto in fraude» 
senza chene apparisca registro alle renpettive 
dogane. Somma egli il tutto, dall'anno 1492 
in cui fu scoperta V America, sino al tempo io 
cui scriveva V Autore , verso la metà dì questo 
aecolo y e viene a concludere, che la Spagna 
abbia tratto dal nuovo mondo 2000 millioni 
almeiK^dì lire sterline. Di questa gran massa 
di metallo dice Hume , un terzo si logora, e 
s'impiega in mobiglie; nn altro terzo passa 
neir Indie, e non torna più ; il resto va in au- 
mento della circolante ricchezza. 

Presedevano alla monetazione in tempo di 
repubblica due così detti signori di Zecca ; i 
quali s'èstraevàrio ogni sei mesi, uno dalla 
borsa dell'Arte de' Mercatanti , l'^altro da 
quella del cambio; il primo poneva, un se- 
gno , e ne' tempi più bassi V arme propria 
nelle monete d'oro ^ il secondo in quelle di 



Argento; e ciò afinché tioti essendoTl milt^ 
siiDO, come non yi fu mai sino al principatof 
restasse memoria di quel Magistrato, a tem- 
po del quale era stata battuta qaella mo-' 
neta. 

Oltre i già detti veniva eletto ogni anno 
per partito segreto de' Consiglieri dell' Unì-' 
versità de'Mercanti » un onorato ed abile cit- 
tadino, Orefice di professione, il quale era 
incaricato di saggiare, pesare, e sigillare non 
solo i fiorini d'oro coniati di nuovo; ma per 
comodo delle contrattazioni , anco quegli ebe 
erano stati già in corso. A tale effetto avea 
sotto di se altri ministri in aiuto, che si 
chiamavano con diversi nomi, sentenzia tori , 
approvatori , e rimetti tori; e teneva on ban** 
co, da prima vicino a S« Andrea, e poi in 
Mercato Nuovo* 

Tatti i fiorini d^ oro Fiorentini, che il detto 
ufiziale trovava di bontà e peso legali, si 
rendevano al proprietario , gli altri irremis- 
sibilmente si tagliavano. Perchè il peso fosse 
legate, dovea salir più che ai punto/ e in- 
tendevasi con ciò, che non si dava in Zecca 
comporto maggiore della quarta parte di un 
grano , conforme si pratica anco itioggi ; e nel 
commercio a minuto, di un grano e mez- 
zo (92). 

Qualora poi il detto ufìzia-le fosse richie- 
sto, che doppo di aver saggiato ed approvato 
1 detti fiorini, gli coprisse, e gli sigillasse; 
allora era obbligato a serrargli dentro una 
borsa talmente legata e sigillata alla bocca. 



9' 
che non si potesse seiogtiere senza guastarne 

il sigillo. Con questo metodo si faceva qua- 
lunque pagamento in oro coperto, come si 
pratica ora della moneta bassa di rame e di 
argento in cartocci. I fiorini così condisionati 
si chiamavano di suggello. 

La proporzione dell'argento coU'oro, se* 
condo i diversi suoi gradi ; quella degli anti- 
chi prezzi coi presenti, e T esame di tante 
leggi diverse sulla moneta non son argumen- 
to per quest'Opera. Il Bavanzati , e più di 
ogni altro il Presidente Neri, senza parlar 
d' altri di qua e di là dai monti, ne hanno 
detto abbastanza; qaalche cosa diremo in 
ultimo. 

La Zecca o fabbrica per coniar monete , è 
stata sempre situata nel luogo stesso, ove tut*i 
torà si vede. Solo in tempo che si fabbricò la 
Loggia , detta ora de' Lanzi , a comodo delia 
quale dove la Zecca cedere alcune stanze , fu 
trasportata alle mura della Città , prossima- 
mente alla Porta della Giustizia; donde ritor- 
nata all'antica sede, rimase aqnel luogo il no« 
me di Zecca Vecchia. 

Circa la manifattura monetaria nello stato 
repubblicano siamo affatto all' oscuro, non sa- 
pendosi qual metodo praticassero per l'affina- 
tura de' piò preziosi metalli, né come eseguisi 
sere i saggi, se ^ Coppella, o per mezzo delie 
Tocche. Avendo però veduto già come l'ar- 
gento ne' primi tempi si batteva senz' alcuna 
mistura 9 e come la purità dell' oro si sostene- 
va con grandissimo impegno in confronto di 



9^ 
qualunque nazione; ne viene in consegoenza, 

doversi credere i Fiorentini nelle dette opefa^ 
sioni essere stati maestri. Né solamente io 
quelle, ma anco nell'altra di allegar Targento 
a diverse bontà, riescirono eccellentemente. 
Perocché sulla lega dell' argento, come si è 
detto, le pratiche furon diverse secondo > di- 
versi tempi. Quanto poi alla partitura delTo- 
ro da ir arg^'nto , parrebbe che se ne fosse per- 
duta Tarte circa il i53o. Se si volesse dedar 
ciò da una legge, con cui venne ordinato bat- 
tersi il mezzo scudo, e questo d'^ argento do- 
rato, alla lega stessa del Popolino. SfLat qafl 
prova può far quest'esempio unico nella no- 
stra Zecca , successo in tempo d'assedio e eoa 
gli argenti delle Chiese indistintamente di- 
strutti? (93) 

Poco doppo quest'epoca , e precisamente 
nel i533 la battitura de' fiorini d' oro termi- 
nò , e cominciò quella degli scudi , formati di 
oro manco fine , un carato e sette ottavi. La 
ragione che ne dà il Varchi (94) è quella dello 
spareggio colle altre Zecche, le quali si vale- 
van della nostra moneta d'acro perfetta , per 
far la loro di minor prezzo e bontà. Ma ne d» 
una iHu vera il Segni (gS) , attribuendola al-» 
r occasione di cangiar l'impronta delle mone- 
te d'oro come s'era già fatto in quelle d'ar-r 
gente , con V arme del nuovo Duca. Tatti i 
Principi d'Italia in quel tempo avean fatto io 
stessa Ma lo spirito di commercio prevalse, e 
ti tornò poscia all' antico regolamento, con ten- 
tandosi il Principe di apporre allo zecchino j 



. . . 9^ 

eorrìspoadente al yeccbio fiorino^ solamente il 

sao Domeu Un'altra yolta che si tentò d'alte, 
rarlo, non ebbe corso. 

Resta solamente a direalcancbè soli 'impres- 
sione xlelte monete. Se i nostri primi con] era- 
no incisi grossolanamente 9 se le monete, non 
avean cerchio né contorno nessuno, e se erano 
stampate a martello , bisogna darne debito 
alla rozzezza de'terapi> e non alla nostra ma-* 
nifattura. I disegni non poteran esser migliori 
in acciaio > di quel che portasse la scuola dei 
Greci j e di Cimabue nel colorito. Gli stessi 
pregiudizi si trovaran pure in' tutte le altre 
Zecche d'Europa. 

Si osserva peraltro negli ultimi tempi della 
repubblica , non solo i conj migliori ; ma an- 
cora la monetazione più puntualmente esegui* 
ta. Si cominciò forse allora il metodo , segui* 
tato polsino a noi,. di stamparle verghe per 
mezzo dei cilindri, o balzi della Filiera^ e di 
tagliarne in seguito le monete. 

Di queste però le pia belle son quelle del 
Principato. Serve il rammentare a questo pror 
posito il testone del Duca Alessandro , col co^ 
nio di Benvenuto Gellini, il quale non invidia 
le più belle medaglie del secol d' Augusto ; e 
Taltro detto delle parole, (y) comecché abbia 
nella grossezza del bordo V epigrafe : Has nisi 
periturns mihi adimat nemo , pensiero nato 
suir Arno, ed imitato poi sul Tamigi nelle 
monete di Cromwel , e di Carlo II , e nelle 
medaglie della Regina Anna per le vittorie ri- 
portate dalle armi Ingleti. Cromwel in una 



94 ' 

moneta di argento di cinane paoli e mezzo , 
copiò forse 3o aani dopo le parole stesse del 
nostro Testone. 

Un'altra delle bellemonete del Granducato, 
è la piastra dì Cosimo III del i684> ohe è la 
seconda colle parale nella grosseztai e dicono 
cosi : 

Ipsa sui custos forma decorù crii, 

I valori dell'argento e dell' oro si vanno 
continuamente accostando; ma non in tutti i 
tempi, né in tutti i luoghi con egual propor- 
zione. Il Co. Carli doppo di essere stato prima 
di diverso sentimento , fissa finalmente nel suo 
Trattato delle monete (96) la proporzione de- 
corsa dal Secolo XIII al XVI , al i o, e 9 sedi* 
cesimi iDcirca ; onde la quantità dell'argento 
fine equivalente al tìorin d' oro doresse esser 
grani 77a 

Verso il secolo XVII, secondo lo atesso Car- 
li, la medesiisa proporzione cominciò a -vol- 
gersi verso la duodecupla. 

Ma quale è stata la proporzione di detti due 
metalli m Toscana da un secolo in qua? j^fon 
posso rispondere, cbe ct)u quahto trovo notato 
in un foglio tra certe mie memorie IMS. 

An. i6a5 costò l'argento fine la libbra 

L 74. a 6. %15 

An. 1672 costò l'oro fine l'ondùi L^S. 

An. 1673 costò l'argento fine la libbra 

L 77. IO. — 
An. 1737 costò Targento fine la libbra 

L6S. — ^ 



9> 
Qualche anno airanti per batter 

tolleri , valeva la libbra l. 8o. y, --- 

Aggiungo i prezzi ultimi che ha pagato 

la nostra Zecca le materie d'oro e d'argento j 

e le paste dorate , per comodo di chi vorrà in 

fataro fare on ragguaglio coi prezzi correnti. 

Prezzi dell'oro 

L'oro fine di carati 24^' Olici* l* 107. io. -^ 

JJ oro di bont^ i^U inferiore ai ca- 
rati 21 e nella quantità supe- 
riore di libbre tre a fine I. 107. 6. 8. 

L'oro basso ed inferiore alla det- 
ta bontà di carati. 91 iri ogni 
quantità 1. 107. — — 

L' oro contenuto nelle paste do^ 

rate 1. 107. 6. 8. 

L' oro la.vorato a carati 18 dì . 

marchio l'oncia !• 8o* 5. *^ 

Presui dell'argento 

L' argento Superiore alla bontà di 

onqe 1 1 la libbra L 88* io* »— 

L'argento alle infrascritte bontà 
in monete 

a once 11 
a once 10 ^2 
a Ance to i8 

1. 88. 6. — 
L'argento in capi sodi dalla bon- 
tà di once 1 1 alla bontà di. on- 
ce IO inclusive 1. 88. 6. 8* 



96 

L* argento dalla bontà di on- 
ce 9 23 alle once 7 inclasiTe L 87. — — - 

L* argento nella classe delle on- 
ce 6 1. 85 '^ '-^ 

h* argento contenuto nelle paste 

dorate 1. 88- ro. — • 

L' argento lavorato a once io 

bontà di marchio la libbra 1. yS. 12. 6 

N.B. Argenti inferiori della bon- 
tà di once 6 non si riceTono. 

Prezzi delle paste dorate 

Perle paste dorate, oltre il defalco sopra 
Toro di grani 6 per oncia, e sopra l'ar- 
gento di danari r per libbra lorda , per 
canali dell'operazione , yi è la spesa di 
lire 3 per libbra , peso lordo, per affina- 
tura e partizione delle medesime. 

Qualora ledette paste dorate fossero riccbe 
d' oro , la spesa della partitura sarà come 
appresso: Contenendo per ciascuna libbra 
danari 06 L 8. • — • — • 

Contenendo danari i44 1. 12. -^ — 

I sopraddetti prezzi dell'oro e dell' argento 
si deyono intendere sempre sopra la libbra a 
fine. 

Chiesa di S* Piero Scheraggio, 
e discordie de' fiorentini 

Questo che ora à Archivio Getierak deUe 



regìe reodite, i stato Chiesa a forma di 6asU 
lica, da àatìchissimi tempi sino a noi; Arin-* 
biera de' più eloq[u^Dti ci ttadinì ^ quando * n. 
Magistrati con Teni vano nelle Chiese; e Caria 
de' consigli e deliberasioni della repubblica. 
Lo Scheraggio era una fogna dietro qnesta 
Chiesa , che raccoglieva quasi tutta V acqua 
piovana della Città. Qui perorò intra gli altri 
Giano della Bella a favor della libertà neli^g^; 
e qui si fecero nuovi regolamenti contro la bai* 
danza de' Grandi. Ma il caso fu, che invece di 
por termine alle discordie , come bramavasi » 
se ne svegliarono delle nuove e delle maggiori* 
Prima di raccontar questo fatto, diamo uno 
sguardo generale alla nostra Democrazia, ed 
alle sue perpetue controversie, per non andar 
più indietro a quelle degliUberti, nemici osti- 
nati de'Consoli, che ressero il comundiFiren- 
Ite, prima della repubblica. 

Dicesi che ella non istesse mai quieta due 
lustri interi, ^asta il sapere che le discordie 
di questo popolo cagionaron quelle d' Italia 
doppo la morte di Cosimo il Vecchio , e servì* 
ron di tema ad un opuscolo di Benedetto Co- 
lucci , Professore di belle lettere Pistoiese, De 
Discordiis Florentinorum , scritto nel seoo-f 
lo XV , e verso la metà dì questo pubblica- 
to (97). Contrastarono spesso i grandi ed il po- 
polo; ed ora i grandi tra loro 9 ora il popolo 
con la plebe* 

Il Varchi nella sua Storia (98) ripete la se- 
menza di questo male da' primi nostri Padrt> 
Fiesolani e Romani | mercatanti e soldati* 

9* 



9* 
Un^ altra ofùnione è qnella , da Ini mede'* 

Simo riferita, convalidata dall' attoria di Dan« 

te (99) 9 che r introduzione > dei naoyi Co* 

Ioni doppo la presa di Fiesole, ne fosse ca- 

Sione.'Ma io son d'airviso, che molto in ciA 
eri-rasse da naturai oostiiuBion di goremo , 
ove le passioni preponderaTano «pesso sulla 

Siostisia, e sulla virtù. Àneo Boma fu spesso 
ivisa; ma perché i fini eran diversi, diverse 
aneora ne furon le conseguenee: „ II popolo 
di Roma («vive Niccolò Maccbiavelli ) godere 
i suprcMai onori coi Nobili desiderava, quello 
di Firenze per essere solo nel governo , senza- 
che i Nobili ne partecipasiiero, combatteva. E 
perché il desiderio del popolo Romano era più 
cagionevole , venivano ad esser le offese ai No- 
bili più sopportabili ; talché quella nobiltà fa- 
cilmente e senza venire all'armi^ cedeva 

Dall'altro canto il desiderio del popolo fioren- 
tino era ingiurioso ed ingiusto; talché la no- 
biltà 4!on maggiori forze idle sue difese si pre^ 
parava , e perciò al sangue ed airesilio si 
veniva de' cittadini (loo). „ 

Tratta vasi appunto d'esdodere i Grandi 
dal poter seder dei signori , quando Giano 
della Bella arringò in S. Piero Scberaggio; e 
ne die motivo un'ingiuria personale, fattali da 
Berto Frescobaldi, che disputando seco di 
suoi interessi , lo prese per il naso, e disse dì 
volerglielo tagliare, se avesse ardito di cozzar 
eon lui (loi). Già era stifto creato pel medesi* 
mo fine , l'anno avanti a questo fatto nel 1292 f 
QB Gonfalonier di Giustizia con grandissima 



'99 

aatoriti; Ma non bastando neppar ciò ( perchè 
la prepotensa dnde tutto ) ^ il popolo ricorse 
a Giano, grande amatore della cìtiI libertà, 
perchè proponene qaalche rimedio. E tror»* 
telo appunto esacerbato dall'offesa poc'ansi 
TÌceTota , allora fa ch'ei parlò acremente con« 
irò del Grandi 9 e procurò che fosse fissata 
BuoTa riforma 9 forse troppo nolente , e però 
non durevole. 

In primo luogo fu ordinato che il detto Gon* 
felonier di Ginstisia risedesse in un co' Priori f 
ed avesse quattroroil' uomini alla tna ebbe* 
dienza ; di più privaronsi i Grandi , come sì é 
accennato, di poter ottener posto nelle cariche 
della citli, obbligaron&i i Consorti alla mede-- 
sima pena del reo; feoesi che la pubblica fama 
potesse servir di base ai giudizi; ed ordinossi> 
che fossero ricevute ed attese le accuse segre» 
te. In grazia di quest'ultimo regolamento , per* 
èbé nesiuno volea proceder contro il Nobili a 
tìso scoperto, furon ordinati due tamburi , uno 
sotto la loggia del palazzo del Podestà, e l'al- 
tro palazzo del Capitan del popolo dove eia* 
scono potesse mettere impunemente le accuse 
de' Grandi ; uso che nonostante le molte assur* 
dita , non ebbe sì eorta durata , come già no« 
tammo disopra in altro articolo» 

Ma e come terminò la riforma? Con nuovi 
tumulti, od j, ed inimicizie, e col volontario^ 
bando di Giano dalla città , finiti appena due 
anni di favor popolare verso di lui . 

I Nobili ne conc^piron odio, come di loro 
nemico; i popolani ricchi lo riguardaron co« 



ttK> 

hividia per ia tua Croppa reputajriotié : prei^rtt 
danqtie il contrattempo dì accusarlo al Capi- 
tano y come proniotor di tamnlti. Allora il po- 
polo ariiiato corse alla casa sna (102), e gli 
promesse assisteota* Ma Giano temendo la ma-r 
i igni là de' magistrati, e dall'altro canto non 
si fidando dell' incostanEa del popolo, elesse 
piuttosto di abbandonar rolont aria mente :la 
patria. Allora fu condannato come contumace 
e ribelle; e fino il Papa pose la scomunica, a Ila 
città , se tornandovi lo riccTesse. Cosi fa pa^ 
gato il soo leio. 

Fin qui dì Giano , o Gioyanni della Bella ; 
ora della chiesa di S, Piero Scheraggìo troppo 
di volo accennata. Noi gli atti solo che vi si 
fecero; ma il suo materiale ancora fa onore 
al buon gusto dei nostri Padri. Vastità , ma*' 
gnificensa , e architettura Romana in tem|>i 
barbari la distinguevano. Ha sussistito in par« 
te^ tanto da farsi un'idea del totale , fino jit 
nostri tempi; ora se ne cercherebbe indarqo 
le vestigia. La fabbrica superiore è ridotta in 
archivio ; il sotterraneo, dove riposavan le os^a 
delle più antiche e distinte casate , serve al co- 
modo di un Diacciatina, e nel regno già della 
morte, sì levan ora gelati, caffé ^ e cioccolate. 
Lo Sellerà ggia è distrotto. 

Era diviso questo Tempio, Parrocchiale 
della Signoria, e capo di un sestiere della cit» 
tà,intre sparti menti o. navate, sen^ segno 
di crociata, ed in tutto conforme alle regole 
che assegna Vitravio per edificar le Basìlicbo. 
Un modello di questo gusto medesimo si vede 



roi 
pressappoco nella chiesa di S. Apostolo, snUo 
le mutarioni , che tì sono state fatte moderna-' 
mente. Il suo sentimento é coiivalidato dai* 
l'aatorità di Monsig. Vincenzo Borgbiin(io3)y 
di cui riporto le stesse parole t „ Se alia forma 
delle Basiliche se ne avesse a stare, a conte la 
descrire Vitravìo, ed altri nobili Architetti , 
si potrebbe per una , e molto perfetta e bella , 
annoverare quella di San PieroScherag^io, 
poiché quando era intera , così si vedea giusta » 
e con tutte le sue proporzioni regolata e di- 
stinta, e nella nave del mezzo , com'è' la chia- 
mano , e ne' suoi portici o chiostri, che a de* 
stra e sinistra gli sono, e noi pare chiamiamo 
con la medesima voce di nave^ e finalmente 
nel soo Tribunale in testa , che noi mantenen- 
do già tanti secoli (io4), senza saper perché « 
rantica voce, diciamo Tribunale. Ma poiché, 
centinaia d'anni fa, per allargare la vìa din- 
torno al Palagio, si levò il portico, ovvero 
nave da manca , ed or dinoovo dalla dirit«* 
ta (io5), per ridurla in migliore, e più unita 
maniera ; ella ha perduta in tutto la forma 
della Basilica, che per poco si poteva mettere 
per esempio delle regole Vitrnyiane. „ 

Doppoché r abile Architetto Sig. Giuseppe 
Del Rosso ha illustrato con tanta erudizione 
V antica Basilica Fiesolana di S. Alessan* 
dro (io6)i mi risparmio di verificare il detto 
del Borgbini con Vitruvio alia mano. Le os- 
servazioni già fatte su quella y si adattano 
egualmente su questa y come su qualonqu' al- 
tra Basilica. La wm luogbezza era di braocta 



ioa 
85, le naYiite grandi in propo^Bionf? y e rette 
da colonne di ordin composito. La Trìbapa a 
Levante 9 le pareli di pietre qnadrate senza in* 
tonaoo^ ed un aitar aolb. Le finestre eran lun- 
ghe e strette y seeondo la foggia de* primi cri- 
si iant {z); il Cimitero contiguo alla medesima 
chiesa Tastissìmo. Tnttociò ohe scordava dal 
gusto antico Cristiano era stalo aggiunto o 
ritocco circa il iSeo^ quand'era Priore il Can. 
Pandolfo Della Luna. 

Distrutta che fu Fiesole, secondo il Villani 
nel loi o , secondò il Cionacci circa detto tem- 
po in più riprese 9 e finalmente seconde^ il La* 
mi (107) nel iiSi, faron trasporrla te le cose 
piò sacre e più ragguardevoli in questo Tem- 
pio y il Carroccio e T Ambone. Il priruo, che 
come ognun sa, era un carro di legno, fu a 
perpetua memoria scolpito in marmo, ed ap- 
posto nella facciata , veri similmente con 
iscrizione , effin di dare ai posteri notizia di 
preda così gloriosa. Così pare almeno che deb- 
bano intendersi le oscure parole di Giovanni 
Villani (108) su questo proposito. Quanto al- 
l'Ambone o Palpito di marmo , che dtoesi tra- 
sportato di lassù a Firenze, esso rimase lunga 
pesxa per uso della stessa chiesa , dove saliron 
già ad arringare i più eloquenti nostri oratori 
repabblicani , e vi prediioè ancora più tolte 
l'Arcivéscovo & Antùnino. Questo > soppressa 
che fu lametta cblesa t'hanno 1782 fu don<)to a 
quella di S*> Leonardo àn Arcetri, fuori della 
porta a S. Giorgio, dove tutlor si conserva. Se 
egli non è un bel parlo di scultura » mostra fiU 



io3 
meno in qaale stato fosse quest'arte ne' primi 
tempi del suo fortunato risorgimento (ad). 

Le adunanze de'Magistrati in S. Piero Sche* 
raggio y vi si -tennero specialmente , qaando 
non era peranco eretto 11 palacso di residence 
circa il i3oa Poscia servi solamente alle sacre 
funzioni 9 non però tanto rigorosamente, che 
non vi si facesser anco le civili ^ profane: 
qualche volta vi si diede il possesso al naofo 
seggio nella forma la più solenne; qualche al- 
tra si alloggiarono nella Canonica del Priore 
gli ambasciatori straordinarj; e ne' tempi tor- 
bidi e pericoloisi della repubbliea, il Gonfalo- 
niere ed i Priori vi ritrovarono scampo ed 
asilo. 

Loggia de' Lanzi ^ rostri della Repubblica 

L'oggetto di tal fabbrica disegno della. Or- 
gagna del l'òjf^, fu di avere un luogo pubblico 
difeso dalle pioggie, per dare il possesso alla 
Suprema Magistratura della Repubblica fìo- 
rentina. Quivi ella iosigniva delle divise di Ca- 
valiere quei soggetti che la medesima voleva 
onorare, bandiva i decreti del Governo, e da- 
va ai generali il baston di comanda Si posson 
chiamar questi i rostri della nostra città , so- 
stituti all'antica ringhiera sotto il palazzo 
contiguo del Pubblico ; per parlamentare da 
questo luogo col popolo , convocato dal segno 
aella cam(>ana. Là un moderno viaggiatore 
(109) che pubblicò le sue osservazioni sopra 
r Ita Ila, ha recato ammirazione il vedere, che 



io4 

«ìlio ai nostri tempi siasi lasciato sassistere la 
Giuditta di bronzo» che ha ucciso Oloferne » 
opera di Donatello, situata a levante^ nella 
cui base sì legge Exempinm Salut. Pubi. Ci- 
yes posuere mcccclxxxxy. come se i Princi pi 
assicurassero T esercizio della loro Sovrana vo- 
lontà su tutt' altro che sulla base dell' ordin 
sociale y di coi soo costituiti promotori e cu- 
stodi. Le altre statue che ti domano questa log^ 
già I e il restante della piazza , sono, il Perseo 
di bronzo di Benvenuto Cellini, !a Sabina di 
Gian Bologna {bb) di David di Michelagnolo , 
l'Ercole eCacco di Baccio Bandinelli,del quale 
son anco i due Termini presso alla porta del 
palazzo, la Fontana col Nettunno di Bai tolom- 
meo Àmmannati, Architetto e Scultore , e la 
statua equestre di Cosimo I. eseguita da Gian 
Bologna. La scuola fiorentina, a differenza della 
veneziana , insigne scuola ancor essa , ma che 
non ha dato che dei pittori , ha avuto insieme 
degli eccellenti scultori. Questi sono in tal 
numero, che veruna città In pareggia. Alcuni 
di essi hanno insieme lavorato in bronzo; e ciò 
che è notabile, tutti i più celebri si ridussero 
in un Secolo , da Donatello sino al Bnodinelli, 
come abbiamo già accennato (i 19)* 

Sotto la Real casa dei Medici ebbero i\Lon- 
si ne' quartieri contigui a questa loggia il^pro 
soggiorno. Quindi ne prese il nome. Gli Sviz- 
zeri situati in Paesi insufficienti a som mini* 
strar loro il vitto, si trovano obbligati spesso 
a liberarsi dall'eccedente popolazione con 
mandare al soldo delie Corti d'Europa quel 



- T 



io5 
Damerò che soprabbonda. Essi danno la facoN 
tà ai Principi di levar troppe nei Paesi della 
Repubblica » purché paghino loro delle pensio* 
ni. Molte volte' hanno servito e servono negli 
assedj e nelle battaglie ; ma per esser cono- 
sciati sente y quanto semplice , altrettanto fe- 
dele ed affezionata j sono stati per lo più im- 
piegati per guardia del corpo , e nei presici]. 
Una tal guardia , detta anco tedesca , fu fat- 
ta venir da Cosimo L in Firense nel i54( 9 in 
^.^ di aoo fanti , sotto il comando di Baldassar 
Fuggler y che andò di presidio con detta com- 
pagnia nella fortessa da Basso, e pose il corpo 
di guardia, al palazzo de* Medici in via Larga > 
e al palazzo di piazza. Questa ha sussistito si- 
no al 174^. col nome di Trabanti, o Lanzi, e 
anticamente Lanzi ghinetti 1 voce composta 
dalle due tedesche, Landt e Knect, che vengo- 
no a significare, servo o guardia del* Paese. Il 
loro abito alla G>rte di Toscana consisteva in 
una casacca a liste di due colori , rosso e tur* 
chino, con brache amplissime , raccolte e le- 
gate sotto il ginocchio, labarda, spada, e cap« 
pelle tondo con tortiglione. Ne i loro costumi, 
né il loro linguaggio s'accomunaron mai con 
quegli della nazione. Avean solamente preso 
dal paese il gusto pel vino. Un lanzo cotto 
era qualche cosa di ridijcolo, aggiungendo alla 
stranezza delle idee , quella delle voci guaste 
e corrotte. Se ne può vedere un saggio in un 
brindisi del nostro Piero Salvetti, pubblicato 
al principio di questo secolo (ni): 

T. IX. IO 



io6 

Queste bone bianche vain 

Clamar corno? Halagine? 

Malaeine? ah naiii) nain , 

Star Fìnciacce Fiorintine^ 

Suo trofar nome saputo, 
'^Perché mai Lance ae tutO|. 

J'e$te,ie, 

Triochea , Trinchen , Compannie ec. 

Nella muraglia verso pónente di questa log«- 
gla vi ha un* IscriKÌone latina, che è necessario 
riportare in questo saggio di osservazioni sulla 
Storta Pa-tria, per la giusta intelligenza dei 
tempi. EUa ci ricorda V antica maniera nostra, 
e de' senesi, di cominciar Tanno dal giorno 
aS. del mese di Marzo, continuata sino alla 
nietà appunto di questo secolo (112), in cui fu 
fissato per una legge delTAugusto Sovrano al* 
lòra regnante , che fosse uniforme tra tutti i 
sudditi dei Granducato il modo di dar princi** 
pio al nuovo anno dal di primo Gennaio , se« 
condo lo stile comune dell' al tre nazioni d'Eu- 
ropa : giacché anco ì pisani aveano un'Era di* 
versa , che gli portava un anno più innanzi, 
accostandosi più di nove mesi alia vera Era 
volgare, sbagliata già da Dionisio Esiguo, che 
ne fu r Autore ; 



\ 



I07 

IMP. CAES. PRANCISCVS, P|VS. FELIX. AVG. 

Lothariogiae. Batti. Et. Magava. Etrvriae. Dyz* 

Bono. Reip. Natva. Cvatos. Libertatia 

AmpHOcator. Pacia. Concord iae. Vindea 

Sa<Ki(|i. Rcatitytor. 

H?maBae. Salytia. Epocham. Annoaqve. Ab. TTSciae 

PopYlia. Diyerao. Initio. Compvtari. Solitoa 

Ad. Omnem. CoDfvfioDem. Et.'DiacerneDdae 

Aetatia. DifficTltatem. Amoliendam. Voa. Eademq. 

Forma. Et. Gominvoibv. Avapiciia. Ab. Viiiirersif 

Lege. Lata, xii XL. Decembreìs. mdccxxxxtiiiI 

lactioari. Ita. ivsait. Vtt Non. QiMmadraodvm» 

Praeter 

Romain , Imperli. Moram. HacteoTa. Servat^m 

Fverat. Sed. Vertente: Anno. mdcgl.Ac. Deincepa 

In. Perpetvvm. Kalendae. lanyartae. Qtrae. No?T<ii 

Ann?m. Aperivot. Otaria. GentiJbvf • 

Vnanimi* Etiam 

Tticonrm. In. Consignandia. Temporibvf, 

Coaaenaìone Celebrarenivr. 



to8 



NO T B 

CoHTBlftJTB 

IN QUESTO NONO VOLUME- 



KB. Le Note delV Autore sono segnale col 
numero Arabo ^ e quelle del Commenta- 
tore con Lettera. 

(i) Orig. di Pir. pag. 137. 

{1) Opus, del Gaiogerà tomo X 

(3) Si conservano in Roma, nel Maseo di 
Campidoglio. 

(4) Mern. dell' Accad. delle Scienze di Pari- 
gi per Tan. 1776, Lettr. sur l'orig, des Scien^ 
ces pag^ 1 43 e segg. 

(5) Vedi sopra di ciò il Borghini P. IL pag. 
4^B. Puccìnelli nella Vita del Co. Ugo, e Stef. 
Rosselli nel tratta MS. delle chiese di Firente. 

(6) Per esse famiglie una meno, come in 
quelle de'Nerli y e in quella della Badia» 

(7) Miglia 12 da Firenze. 

(8) Anticamente parrocchia. 

(9) Fu fondata nel i44<* 

(io) Questa ri forma durò tre anni > fino al i5oi. 

(11) Richa quartier S. Croce t. I. pag. 114 

(12) Da quali inquietudini fosse accompa- 
gnato il loro primo stabilimento in Firenze pel 
carattere turbolente di un certo P. Mario da 
Montepulciano 9 si può legger nella Stor. del 
Grandac. Lib. 7. G. io. 



N O T « 109 

(i3) Letterai. Turch. dell' Ab. Toderini 
f^oL IIL Venezia 1787. 

(i4) Parla assai di questa famiglia l'eradito 
Manni nell'opera della prima promalgasione 
della stampa io Firenie. 

(i5) Vedi le Notizie Storiche j dì questa 
stamperia , del P. Vino. Fineschi , ed il cata- 
logo de' libri impressi nel sec. XV esistenti 
nella Maglìab. del Sig. Prop. Fossi. 

(\6) De Fiorentina lunctarum Typogra^ 
phia, ouctoreAng* M, Bandinio Lucae 1791 
Voi. 2. 

(17) Vedi l'Istoria della £• Galleria del Sig. 
PfeUi. 

(18) Bandini 1. e. 

(19) Tom. II. p. 1 15 e segg. 

(20) Cod. IX. R. II. 
(91) Tom. I. p. 159. 

(aa) Fu fatta la compra nel 1679 , e accr&* 
sciuta la fabbrica col disegno d' Ant. Ferri. Il 
cortile è opera dell' arcU tetto Ignazio Rossi. 

(a3) Manni nelle note al Baldinocci, Voi. 
XIV pag. io6. 

(a4) Accanto al palazzo del Bargello , dalla 
parte di mezzogiorno. 

(25) Lib. VI cap* 66* 

(26) G. 32 Y. 19. 

(27) Il Martirologio di PaTia gli dà titol di 
Martire. 

(28) Varchi Stor. Lib. IX pag. 261. 

(29) Nella libreria Rosselli già Del Turco; 
la copia è di Stefano Rosselli 9 che n'attribui- 
sce r originale a Lodovico di Papero Cavai* 
canti. IO* 



1 10 NOTE 

(3o) Varchi Stor. fior. Lib. X pag. a85. 
(3i) Vedi la Stor. del Granducato lìb I. 
cap.,8. e il Diario MS. d' Ant. da S. Gallo. 
(3a) Contadini di Piano. 

(33) Stor. del Grand, lib. I cap. 9. 

(34) Notieie Istorrche intorno al Pàrlagio, 
ec. pag. 27. el seg. 

(35) Varchi Lib. ! e. 80. 

(36) Cod. 1 1 4* della Strozziana. 

(37) T. Ipag. 176. 

(38)Amm. Lib. IX pag. 45oi Villani Lib. 
XI. cap. 87. 

(39) Hist, Siculae P. Ili pag. uSS. 

(40) Genealogie des Rois, Einpereurs ec P. 
II cap. 7. 

(4i) Ammir. P* 1. 1. ^. Sono state pubblicate 
le sue lettere dal Rigacci libraio &>r.^ e dal 
Sig. Ah. Mekns. 

(42) Vedi i prolegomeni arile sue Epistole 
t. I'. edizione del Rigacci. 

(43) Tom. 3. pag. 4'- 
('44)HÌ9t. mt. Lib. XVin. cap. 8. 

(45) Agriin. Sperirn. p. i36. 

(46) Vedi y fnid corso d' Agric. t V. p. 187. 

(47) Tomo L pag. 1. 

(48) Disc. T. V. p. 53^. • • 

(49) Purg. Cant. XII. v. io5. ^ 

' (So) Donde fu fratta una carta, e sostitui- 
tane un'.iUra. 
(5i) Diil P. Fineschf Domenicaiio nel 1767. 

(52) Alimurgia T. I. ed unico. 

(53) Confronto della RiccbeEia de'Pawi. 
Append. pag. /^6. ' 



K O T e III 

(54) Villani Ub. IV. e. 7. 

(55) Lib. XV. pag. 611. 

(56) Mann! Sigilli Voi. IX. pag. 149 e Voi. 
XXI. pag. I. 

(57) Aeo. Lìb. XL ▼. 8a 

(58) Sion Lib. Vili. pag. 147. e 35a. 
{Sg) A». Fur, C, XI. Olt. 34. 

(60) Guicciardini Stor. Lib. L pag. 7S. 

(61) Òro Via de' Martelli. 

(6Tt) Àntich. I(al T. I. pag. aSp. 

(63) Lib. III. Rubr. 377. T- 1. * 

(64) Vedi il Voi. II. di quest'Opera a pag. 
Sg e scgg. 

(65) Fama refert. pariterque probat mUd 
dente timendas Elapsis missum retro diebus 
j4per. 

(66) Fir. \6vf in 4. 

(67) Ricba T. G. pag. 1 15. 

(68) Circa il 1600. 

(69) Lib. II. y. a4i* ^^ Illmtratione Urb, 
Fior. 

(70) Lib. III. ▼. 1 18. L. C. Il Lami nelle sae 
Lezioni d'Antich. Tose. T. IL pag* 5 12. la 
crede proTenient« di Calabria. 

(71) Istor. di Gio. Cambi nelle Delie, degli 
Erud. T. so. pag. i5. 

(72) Borghini T. II. pag. 101. 
(78) Voi. III. 

(74) Giorn. VI. nor. 3. 

(75) Si trotaD tutte insieme stffmp.'nel i484* 

(76) Voi. II. par. 2. Lib. 3. e. i56. 

(77) Nelle note alle Riìnc sacre ài Lor. dei 
Medici. 



112 MOTE 

(78) Va UDita colla Nencia dì Lòìrenzo dei 
Medici Firenze i6ia. ìd4- 

(79) Lib. IL num. 19. àeW^a Ragion poetica, 

(80) Le», d' Ant. Tose. pag. 5i3. esegg. 

(81) Tet)filo Folengo nel suo Poema intito- 
lato Orlandino. 

(8a) Vedi le Annot. alla BibL del Fontanini 

T. I. pag. a6o. 

(83) Malespini Gap. 98, ed il Novellino, là 
dove si parla di certe Medaglie cosi dette , di 
peso due al danaro. 

(84) Nov. IIL Giorn. VL 

(85) Paolino di Piero, nelle Giante al Ma- 
ra tori. 

(86) Lib. Cap. 55. 

(87) Il Leibnitz Cod. Jur. Gent. pag. i63. 
siarnpò l'istruzione cbe fv data agli Ambascia- 
tori. 

(88) Parg. C. VL 

(89) Pietro Buoninsegni Stc»-, Fior, e Cro- 
nica di Bened. Dei MS. nella Magliabeché 

(90) Lib. IV. in fine. 

(91; Storia d' America Lib. VIIL 

(92) Stat. Fior. Lib. V. Rab. 38. Tratt. %. 

(93) Ammirato Stor. Fior. pag. 394* 

(94) Pag. 5.9. 

(95) Stor. Fior. 

(96) T. IL Diss. 6. J. IO. 

(97) Dal Sig.Mebas nel 1747* Ma il suo vero 
titolo dovrebbe essere >) Dq Discordiis Italo- 
rum. 9, 

(98) Lib. IX. pag. 244 

(99) Infc C. XV. 



NOTE ti3 

(loo) Stor. Fior* lib. IIL in principio. 

(loi) Àmmir. Lib. IV. pag» 187. 

(102) Staya da S« Martino. 

(io3) Disc. P. a. pag. 4o5. 

(io4) Anco per gli antichi Romani osaran 
radunare i Magistrati nei lenipj, ed era il 
Tribunale a forma di nicchia nella testata. 

(io5) Al tempo di Gisimo I. per la fabbrica 
degli Ufizj, * o per megUo dire per costruire 
la scala che ascende al primo piano degli Ufizj , 
ore esisterà l'antico Teatro della Casa Medici 9 
con altre appartenense ^ fra le quali TOiSctna 
delle pietre dare. 

(106) Fir. 1790. in 4 grande con fig. 

(107) Lez. d'Antich. Tom. I. pag.a89. 
(io8)Lib. IV. Cap.5. 

(109) M. Gro4ej. , 

(1 io) Tomo IV. pag. 199. e segg. 

(ili) Fir. 1723. in 8. 

(: la) Circa lo stesso tempo fa cangiato an* 
Cora il modo di dividere il giorno in a4ore al* 
ritalianay dall'on termine all'altro 1 e se si 
ridusse alla Francese di dodici in dodici f dalla 
mezza notte al mezzo giorno ^ e da qaestó a 
quello. 



1.4 

NOTE 

DEL COMMENTATORE. 



(a) Saifiamente per quanto si esporrà nel- 
la nota segUefUe. 

(b) Abbiamo altrove incàuto il pia esatto 
rapporto che esiste fra il braccio fiorenti' 
no , e il piede di Parigi, f^edi Tom. I, pag, 
5. Ora non sia discaro conoscere la deriva- 
zione del braccio. E* questi composto della 
raddoppiata misura del piede antico roma- 
no , meno circa tre linee del piede moderno 
Francese ; piccola differenza cagionala dal" 
la lenta alterazione delle misure in un pe* 
riodo di tanti secoli. Era ciò cosa notissimay 
sebbene sfuggita al nostro Autore veruno per 
altro aveva Jino ad ora sospettato che i ro- 
mani avessero tolta la misura del loro piede 
étntico dalla nostra Etruria , e per conse- 
guenza sia questi la pia antica misura Ita» 
liana , e originariamente Etrusca. Ha dato 
motivo a questa scoperta il recente ritrova»' 
mento di un Ipogeo Etrusco non lungi dal» 
r antica chiesa di Chiusi in luogo detto Dol- 
ciano , il quale ha la distinta particolarità 
di /arci conoscere ad evidenza l'uso fatto 
delia detta misura nella costruzione di quel- 
la /abbrichetta , le cui dimensioni corri spon- 
dono al nostro braccio, duplo dell* antico 
piede romano, e per conseguenza pari al 



ROTE Il5 

piede di cui si valevano gli Etruschi prima 
del loro assoggettamento ai romani y a cui 
furono maestri in tutto ciò che aveva rap-- 
porto alle Scienze sacre, e profane. Di tale 
scoperta , di non leggieri importanza y eletti 
subito un cenno in un piccolo lavoro y che 
aveva allora fra le mani, intitolato brere 
trattato sopra la forma , posiaione^ e miaara 
dell' Inferno di Dante AligKieri , eke va in " 
fronte al IV. Tomo della splendida edizio^ 
ne Fiorentina della • Commedia di Dante 
terminata distampare sul principio dtiran^ 
no 1819. In seguito fu per la prima volta 
pubblicata la mia memoria a ciò relativa 
pei torchi del Baduel a Perugia , e ripro^ 
dotta ancora nel Gioriiale Arcadico di Ro- 
ma parimente nello stesso anno 1819. Tro^ . 
vasi pure citata questa mia scoperta in altre 
opere pia recenti y quali la Metropolitana 
Fiorentina illustrata ; la descript io o de la 
Ville de Florence , et de ses enyirons lavoro 
accuratissimo dell* Avvocato Lorenzo Gar^ 
giolliy nel Tom, III de gli Opuscoli del Pro^ 
fessor Vermigtioli ; ed in altre opere , e gior^ 
nali di minor conto, 

{e) Curioso era il cerimoniale delle inve- 
stiture che si davano a quell'epoca^ e tale 
che si trova praticato dalla Contessa ìVilla 
a riguardò dell abate del. nuovo Monastero 
della Badia, Gli presentò Ella un coltello y 
il Fistuco ( in oggi pastorale^ e Lituo presso 
gli antichi) il Guanto y il Guasoncy ed un 
ramo di albero y alle quali cosà succedette 



Ii6 NOTE 

che t abate che prese tale investitura j scacm 
ciò in certo moao la donatrice da quel luo- 
go in sogno di pieno , e assoluto dominio 
ifuivi acquistato. Dichiarando ora questi 
simboli d'investitura già riferiti da molti 
dirò , che il Coltello denotava che chi lo ri^ 
ceveva acquistava V autorità di tagliare j 
mietere y rompere j e guastare qualunque co- 
sa di quei beni. La Festuca , che nelle anti- 
che carte si dice virga , e fastis baculas ; per- 
chè il bastone ^denota la potestà che ha il 
padrone su tutte le cose. Il Guasone , detto 
ancora Gleba chiamatasi un cespuglio for- 
mato di erba , e di terra per indicare che 
sHntendeva trasferita la proprietà del suolo. 
Il ramo di albero d* allora svello denotava 
che s* intendeva alienare la superficie del 
suolo con quanto vi esisteva. Il Guanto era 
il simbolo universale di tutte le investiture. 
In tutti questi passaggi di dominio si inten- 
devano compresi i servi ^ coloni, e contadini 
distinti con i vocaboli di quel tempo p^rVas^ 
salii y Masnadieri, Fedeli j Servi di Gle^ 
ba ec^y il qual barbaro costume durò presso 
noi fino al dì 16 Agosto 1290, epoca nella 
quale secondo il Borghini il Comune di Fi- 
renze abolì la vendita , e qualunque altro 
vincolo che fosse contrario alta libertà in^ 
dividuale della persona della città , Conta- 
do ^ e distretto fiorentino i ciò che servì a in^ 
debolire, e opprimere la potenza dei JVobiliy 
e degli Abati della città ^ e del Contado, 
togliendo dalla loro obbedienza f e assoluto 



NOTE 117 

vastaiiaggio i respettiui servi e Coloni, Ciò 
pef ailro deve estere accadalo due anni 
aeranti a /orma dei documento originale che 
si è letto nell'antecedente Tom. IF.pag: 179. 
'd) Oggi finalmente tràslatati a S* M. 
Maggiore. Ved, T. III. pag. 217. 
. (e) In questo Collegio il corso di bella lette» 
rasura vi si compie sotto sei successivi Profe^» 
sari f e il sistema è oggidì combinalo di ma- 
cera che i giovanetti di volontà e di qual- 
che talento j possono in meno di cinque anni 
apprendere la lingua latina dai primi ru» 
ttimentiyfino all' intelligenza dei Classici ^ 
ed inoltre la Lingua Toscana y la geogra^ 
fiuy Storia Sacra e profana , la mitologia , 
la poesia ì e l^ eloquenza. Vi si dà inoltre in 
un biennio uno scelto ed abbondarìte eorso 
di filosofia , di snattematiche pure ed appli» 
catCj e di fisica teorica e sperimentale. In 
fine sono anu/csse a questo illustre stabilU 
mento due pubbliche cattedre istituite dal 
celebre Ab. Leonardo Ximenes Vana d*Astro^ 
nomia l'altra d' Idraulica , alla prima del- 
le quali va unito un* Osservatorio assai ben 
formiio- di iuito eia che" modernamente si ri* 
chieda p^'* gli fssi i pia delicati di quella 
difficile Scienza^ Il numero ilei giovani di 
ogni cèto che frequentano queste Svuole è 
ordinariamente di circajoo. 

if) Il chiarissimo Manni nella lezione 

istoriea stampata nel 17^1 a riguardo del 

nostro Bernardo Cennini si lamenta che non 

esista veruna pubblica memoria di tanto va» 

T. IX. li 



Il8 MOT» 

lotoso uomOy lo dèe si può dire del puri di 
altri òenemeHii inventori. Questa negligerne 
%a degli avi nastri ci è $pes$o rimproi^raiaf 
e meriterebbe riparasUone. Quando mi ram^ 
mento il Panteon di Roma, ove riuniti sono 
i ritratti d^i più celebri ingegni italiani 
per le geaèrjose cure dell' immoHalà iSig. 
MarcJ^se Canova, per analogia g^i rapf^ne- 
sento all' idea che Jar poi^fibbamo lo' stest f 
per fii^irnento del nostra bel S, €j*ovssnmif 
(^ambiando le^tOitue comjpasie di plastica ^ e 
tele in^essafe^ aperse -infelici deU'j(immni^ 
t^ati in altrettante di marjnùr roj^jesentunti 
gli uon^inipiu grandi della nazior^e^'ttittora 
privi di un n^onumenta , e disponendo in gira 
4^ir estremo i semplici bissti di ijnei genj di 
second' ordine a C'ù 4^«^ ^^ patria e éimon* 
^o qualche utile imvas^ztan^ ^ o un\ no$abile 
é^vanzi^mento^nislle caselrovate.AbBùanianel ' 
Duomo l'esempio ^i due sikstue enUfa aUe 
nicchie prassi ff^e agi* ingressi delltà prind»^ 
pale facciata^ quotici cànserwsào ù rittaitsi 
di duedotti^imi ^gretari: delia kepuùbìiom 
H M^anetli^ ed il Poggiai lOamuni* del Se^ 
^e^Cf dell'Aretina^ dei Pisano ec- rOppre* 
sentati dal lon eàpo»^luaga patrebfiera bAm^ 
dere 4igMtasam€nte.H tributo ^ óVaffirim 
ghe facevj^una agni- qnna at r^ostroTampip^ 
colla statua del laro più, insigtia' letterata ^ 
a còl bustì> di un ariejice invctSiorey a aca- 
pritóreéQualconoorrenzìa diglariaper essi ^ 
con i Gen/ de* quali tanta si onora la Oapiu 
t^le ! Qm^* eccitamenti, all^etmulaziane nei 



K O T B 1^9 

notfri ni/miìlQual retrihusifnÈe di giusti^, 
zial Faremmo almeno conoscere alia posie^ 
ritd^ che per guanto gli spiriti che ìkanno 
perfezionate le arti sieno pia confoìrmi al 
uo^lr^ tempo \ sappiamo rispettare ^ e far 
conio di quei talenti y che le hanno àbboz*- 
zai&é . . » . 

. {jg) Si trovatio trasferiti in alito locale y 
dopo l'ultima riordina'tionr della Galleria i, 
[k) Prendo r opportunità di notare in que- 
i^lo luogo un intfonve niente Un paco pregia- 
dleet^oie agli editor^i dei libri pia comuài e 
di contmenàiOf e specialmente degli scolà*^ 
stici che doterebbero trovairsi sempre a vilts^ 
Simo prezztK Naàce questo dalVuso tnirodot- 
io d^lle telerie di cotone ^ sosiùuite a quelle 
di lino e di cafiape: per lo ehe uhii^ersaU 
, mente è diminuito il materiale per la /ab- 
bricuzione della carta , la quale aumenta 
tutto giorno di prezzo. Dovrebbero dunque 
te nostre cartiere determinarsi afcit uso di 
ife gettili che niente costano , onde riparare 
a questo danno. Si sa in genere j e in specie 
quali èono questi vegetabili de' quali mi ri* 
sparmio la enumerazione non essendo un se* 
greto i Dico però ehe circa 26 anni addietro 
agostina Gerii ingegnoso artista Milanese 
si occupò in Fiirenzc di differenti saggi com- 
ponendo buonissime qualità di carta dei Ho-^ 
stri prodotti. Di tutti i frutici dei quali fece 
esperimento non eccettuato i gicheri , e tutta 
la famigli a degli aloe^ è dei gigli-, te foglia 
dei §ranturchiy e saggina; la paglia di 



lao NOTE 

grano; la scorza delle bacchette d^i gelsi y e 
di altri alberi ec, niente pareggio l'econv» 
mia e la bontà della carta quanto l'uso 
della Ginestra che nasce spontanea ^ corii- 
binata non poca quantità ai foglia di gì* 
cheroy che rende la pasta- più morbida y e 
che risparmia molta colla ^ e tutta se si 
uuole sostituendovi piccola dose di latte. 
Tutto ciò il Gerii espose in una ^tcmoria 
che unita ai suoi saggi esibì me presente agli 
cechi di un Ministro y dimandando protie* 
zione y privilegi ^ e sussidio ^per intrapren- 
dere questa manifattura^ di che dalla sa* 
viezza del Ministro fu sconsigliato per non 
pregiudicare alle cartiere già stabilite , a/- 
tesochè si era allora ben lontani da preve^ 
dereT eccessivo prezzo a cui è salita questa 
fabbricazione. Oggi potrebbe ciò con^^nirca 
tutti quelli che esercitano quest'art e, 'ed è 
per questo eh' io loro propongo questo ^meta- 
dò come sper'imento il pia facile ^ ed il pia 
economico» Là coltura della Ginestra si 
pratica nel modo seguente. Nell'Autunno si 
attacca il fuoco ai cespugli ^ servendogli 
d'ingrasso la propria cenere. La primavera 
gettano gli steli più alti e dritti, Verso il 
fine della state , cessata la' fioritura si Ja^ 
glia no i detti steli j e se ne formano maz^ 
zetti legati al vertice, e non alla base, e. si 
ritorna a bruciare ciò cherimane, Imazzei^ 
ti si nuicerano^ e si gramolano come la ca^ 
napa, e sì da loro morbidezza ^ e imbian* 
ehimentOf con ^ bagno d'acido a vapore^ 



K a T E 111 

•o come aiirimeuti si voglta* i^inidmtnie $i 
tritano e si gettano .nei' merlai 'per./af^ae 
pasta , ùnendow it gichero, aioe tjftialuny 
ifue^ed altre piante filamentose. y a piaci*' 
'mento del fabbricante \ poiché in sostanza 
sono tutte buone a guest uso, 
(i) Anzi mente per dire il vero*, 
{k) Lasciamo a parte se quivi egistesse il 
Tempio d' Iside , così creduto dal Cav, Giù, 
Gaspero Menabuoi. Il fatta sta che nello 
scassare le fondarkenta della gràndiosafab^ 
hrica che oggi si ammira , furqno trovale^ 
-oltre alcune, medaglie , reliquie di un Mo^ 
numentd Romano^ ^f^^a gli altri oggetti due 
basi Attiche alla ^distanza fra di loro di 
bracala trentuna, mitrate al loro posto ^ che 
ne suppongono atlre intermèdie. Posavano 
su di esse alcuni Jramtnentì di cilindro rozzi 
-e di piètra forte ^ stati forse incrostati di 
stucco. Si trovarono pure sparsi altri)ram>- 
menti di capitelli Corinti, e di basi di mar-- 
ma. L'architetto Z anobi Dei Rossk) mio pa^ 
-dre autore di quel dignitoso edifizioy e che 
per aver dimorattf i^ anni continui a Roma 
tii tali cose prati chi ssimo conoscitore si re- 
putava ; giudicò . dalle mòdinature delle 
basi, e degli altri frantumi f e più dei rot'^ 
tami di Una colonna spirale, ivi pur ritro- 
vata y che il monumento appartenesse al 
basso impero f contro lutto ciò che da altri 
crasi millantato: e questo dai ricordi presi 
di sua nìano in detta circostanza. If Otero 
adesso y che il descritlo è il primo ed unico 



Il * 



A%i È òr i 

Éhonumehiùi riirm^ato entro aUefioUre mu^ 
iràn che nbUa ve$iigiu di colonne j seòbene 
È'ozte e. formato di piàl^oli pezzi di pietra 
con rapporti di ntarmo; e si può credere che 
egli sia stato una apparteneh%a del vicino 
anfiteatro, 

(/) Abbiamo esposti i noUri dubbi circa 
'Questo secondo Teatro ^ del quale non po^ 
teva bisognare una sì piccala città. E' molta 
Se glia ne concediamo uno, costHngendod 
à crederlo la i^oce eke si é trovatairi alcunt 
pergamene dì piccolo Parlarlo ; che se dalle 
¥ìej o dalle fabbriche tondeggianti si dth- 
itesse dedurne la presistenza d^ altrettanti 
'teatri y Firenie antica he avrebbe potuti 
contare poco ineno della Firenze • moderna, 
"Quanto è fàcile a riscaldarsi l* immaginò- 
"zione degli Antitfuarj ! 

{m) Consisteva in un ripostiglio di meda- 
glie Patrizie, e CàHsolàri koikanei Vedi la 
Memoria per servire alla Vita di Niccolò M. 
Gaspero^^adfetti. Firettse. Carli f8i3« 

{n)Vedi ia taiàoj^ni(fHenelleK\cerc\ìeStx^ 
r4co«A.rchitettoniche del singotarìsaimo ^ein« 
pio di S. Giovanili ec Firence Mulini 1820. 

(o) Vedi addietro Tom, IV. pag. 17 alche 
si aggiunga che Girolamo Mei consultato 
dal Borghini non è andato mai d* accorda 
che Firenze a^sst un Campidoglio , mal- 
grado le scritture che lo citano. Si i^edano 
le nòie al Borghini Toni, I. pag» i5%. Utia 
volta che si è imposto il nome di Campidò- 
glio ad una Chiesa ^ si doleva 'qtéesti esièH* 



H O T S laS 

éìèrè alh fabbriche i e luoghi adiàctnli^ 
senza andar oitrefastaniieando^dì rocche ^ 
e fortilizi ithrnaginali nei tempi posteriori, 

(P) Inoggi tanto il custodimentb the il re-» 
girne trovasi notabilrtiente migliorato, qnan^ 
to almeno lo possono permettere le circó^ 
^ stanze dèi detehiiti. 

. {{f) Ciò s'intenda rapporto ai Teatri, e 
noti agli anfiteatri speci e diversa di Jabbri^ 
the t ostruite coh diversi metodi , e per di- 
Uersi oggetti. Gli scrittori dei secoli trastorsi 
confondevano una cosa per lliltra. Gli usi 
di tali fabbriche gli specifiòa Fautore più 
abbasso, 

(r) Lo stesso Éoi^ghini Helia pritha. parte 
de* suoi discorsi pag. ^i8 nega però l* onore 
del Teatro, e di altri Romani stabilimetiti 
alla vicina F'iesole, Ne ho dimostrata là 
falsità Hel htió Saggio di osse^iazfonf nói mo- 
immenti deir antica città di Fiesole» Firenie 
presso iPagahi i8i4« Operétta altrove citata ; 
ed oùefra le altre tose ho data là pianta èf 
ia descrizione del èuO; Teatro^ senza dubbio 
uno dei pia ariiichi d* Italia. 

(s) Varxhi ttb. XI, pagrS^^. 

{t) In Oj^gi là residenza di Ifuesii Giudici 
è irasferìtd in altro pia opportuno locale,^ 
ed il palaito serve per il CorUrtiissariato di 
Guerra , e sue appartenenze. 

(tt) Modernamente trasferita hetioppréésà 
Monastero di S. Pahtrazio. 
' (^) Non è militarle per rappoHo alla èud 
iiiuàziàne geografica; nta i Toscani hàdno 



' 1*4 \ Jf O T A 

saputo , e sazino esser buoni e fede fi militati 
in servizio del pròprio Sovrano, o de* suoi 
alleati , come altro^^e si è accennato* 

(.r) Alirtf Ville ^ e Casini per caccia sipo^ 
trebberà annoverare , come Monte Vettolini 
nella Val di Nievole , CoUe-M* gnole nel Ca- 
.sentino e simili ^ che si trovano sparsi perla 
Toscana fino sotto le Alpi* ^ 

(x) Hatino vantato gli Inglesi di essere 
stati i primi a porre una epìgrafe nella gros» 
seziiui delle monete , appoggiandosi a quelle 
di Cromwel , che portano tutte la data del 
i65ti- Ignazio Orsini nella sua Storia delle 
monete dei Granduchi della Toscana ce ne 
ha rivendicata la invenzione pubblicando 
il testone di Cosimo II, il quale non porti 
alcuna epoca di tempo deve però essere stato 
battuto dal 16089 al i6yo nel quale spazio 
egli regnò; e da ciò si dimostra che le mo^ 
ne te Inglesi sono una imitazione del testone 
l'escano. Oltracciò il Padre Costantino Bai» 
tini Professore ncW Università Pisana , nel" 
la sua dotta lllustraEÌone di una Medaglia 
inedita , e singolare rappresentante la Sanlis- 
sima Ànnunsiatocli Firense, presso Guglielmo 
Pittiti 1814^ risalire V invenzione delle me- 
daglie coniate con tale ornamentodi lettere 
rilevate nel l* orla ry a4:irca 20 anni avanti il 
testone di Cosimo ^ avendo la medaglia sud^ 
detta impressa la data del iSga. U estrema 
rarità di questo bel monumento dell* istoria 
Monetaria ci ha determinati a riprodurlo 
in una proporzione esagerantissima, affine 



K O T à 1*5 

che sentire più si perpetui la tnemoHadi una 
tal nuova j e pregevole ìnvenUone^ che meri" 
lava di non esser trascurata j coni è seguito 
per-mancanxa di notizie y neW opera del 
Manni - De Fforentìnìs inventig. 

■(z) jinti alla maniera Longobarda , e -in 
seguito Carolingia^ che pure Longobarda 
continuò a chiamarsi. 

^) Se era siato tolto ai Fiesotani nel 1 1 5^, 
prendendo V epoca pia verosimile dell'istruì 
zione Mi' i/ueir antica città ^ e specialmente 
delia tua Rocea; e supposta* Inesistènza di 
Quest'ambone anteriore al dettO'/attOj'non 
potrà sers^ir questi di un saggio dei fortuna- 
to risorgimento della Scultura » ma bensì 
della sua decrepitezza , e farà prova che le 
arti non sono mai^cessaiefra di ni». Di-que^ 
^t* opinione fu ilP* Richa^ il quale àttrihui-^ 
sce quesf opera al secolo I*X. Se né può ve^ 
dere il disegno ^ che ne ha- dato nel Tom, li 
delle notizie istoriclte delle Chiese Fioren^ 
tine. -^ 

(aa) U Autore dì questo stimatissimo grup^ 
pò. intese in principio di rappresentare ;/e 
tre età della vita. La decrepitezza- per quel 
vecchio curvato a terra ; la virilità in quei 
giovane robusto," e ia gioventù per quella 
delicata donna* Ma f^incenzio Borghini 
avendo osservato il modello di questo grup^ 
pò persuase r artista j ckeegìi avrebbe pò* 
tuta con piccole variazioni r esprimere» piut» 
tosto il ratto di mia delle Sabine, e che do^ 
veste accomodarlo in conformità di questa 



rti6 MOTE 

ÌdfMi.:Lò saUtore in tpH$éguen%a figurò nei 
i^ockip iLpadre MUà Sabina^; nei gioMue 
ii HonHif^ rapitore \ nMa.domia iaSaàima> 
rapi(a; è per rèndere pia espressivo U sag^ 
getto modella il baHorili&^o in bronzo rap^ 
presentante il ratto diottre Sabine^ cha-ìn- 
cassò nelpie4ist0llo 

• Qltrete statue che sono alV estèrna di ifue^ 
Ha loggiafuroHo éollocate nelV interno è 
^r ordine dell* Augustissimo Pietro Lèopol^» 
do* Sei colossali figure midiehri^ ed aWin^ 
jgresso della mewssima due smisurati Leoni j 
ima dei quali è antico y e V altro che forse lo 
iupera ih beiletzai è moderna scultura di 
Flamminio Vacca» 'Queéti insigni monumen* 
ii./atUsvana parte di quelli ehé già esistevano 
kellà villa Mediti a Roma trasferiti a ^Fi^ 
tenténni iy^o, insieme eoi gruj^o della Ifio^ 
itf ed alU'i e$quisiti marmi per l* opera ^ e 
CMsiglio del "célehre Rajffaéllo Mengs. Il 
progetto per ia eoilacazione di queste statue^ 
che decorano V ingresso , e V interno dellik 
loggia Oitiene <k me per commissione ^ricet^u^ 
tane da parte dèi citato Sovrano; l'esecu^ 
tiene però è dell' Aràhitetto Niacolé M> Ga-^ 
Upero Paolétti. Ciò e riportato ^oii altre cir^ 
coètanzè nelle memorie perjservìre ^Ua^vità 
di questo distinto artista j e mio antecessore 
in impiego , pubblicate per i torchi dèi Carli 
i8i3 apag* 38. In seguito , cioè negli anni 
1812 e, iSii furono a mia propositione ré^ 
st aurate tutte le statua di marmo ^ che ador^ 
nano la gran pia%%a , aitate in questo luogo , 



K 



N O T S ♦ 127 

e con la p^miiàsi diSgeh/zà nettate dal tar'-^ 
imrOf e dai Licheni che le deforma\fanó y ed 
im,9egmita gH/'^ dato V Encausti, Ciò fu 
eseguito con somma precisione e studio dagli 
solutori Stefano Ricci e Già Battista Gio* 
yannozzi sotto la yigiì^nza 4kiia A. Accon 
demia di Beile Artu ^ 

il , » ì \ : 1 - 



flNS PHI. VOI.VMK KOIIQ. 



« « « 



INDICE 



DELLE MATERIE 



Campioni dette MìsUrk •••»,» 3 

Conte U^o Fondmior di BtuUt^ • • »> 6 

Buànomini di S» Martino» • • w f« - 9 

ScuoU Pie» • • • • • * »» io 

Tipografia • • • • • • «» i3 

Vicende dell* Arte Libraria • • • «> i8 

Celebre^ Fabbricatore, • • « • »$ ^t 

Firenze Romana ne* suoi Sotterranei • ,, i5 

Condanna di un Porporato • • • »» ^^ 

Carcere de* Debitoii* • « • • yt ^9 

cóme si facesser le pratiche» » » », *» 33 

t^uoua setta d* Eretici e loro condanna» » ,, 35 
Anfiteatro e Teatro ne' tempi del Paganesimo ,, 37 

Commercio e ricchezza de* nostri mercanti» ,, ^o 
Mortorio e ooronuzione di un letterato Poeta» ,, 4^ 

Intambur azioni , o accuse segrete » • »t 4^ 

Regolamenti sul commercio frumentario» „ 5i 

La Sinagoga net Foro. • • • • >* &8 

Sepolcro onorifico di un cat^aUo» « . «/ 6f 

Impresa del Lotto » » . • • «> 63 

Vicende delta Caccia • • » • ^, 65 

Tre Poeti fratelli , ed una donna » » *> 7^ 

La Zecca» «j 84 

Discardie de* Fiorentini» » • . ««96 

Basilica» • • • • • • ^, iVi 

Rostri della Repubblica» • • • »» >o3 

Lanzi , loro carattere» » » » «» to4 

Riduzione deU*unno» • * . »# ioÌ 



OSSERYATORE 

SUGLI EDIFIZI 

DELLA SUA PATRIA 
QUARTA EDIZIONE 

1 

ESEGUITA SOPRA QUELLA DEL 1821. 
CON AUMENTI E CORREZIONI 

BBL SIG. CAV. PROF. 



TOMO X. 



^IVSEPPK CELLI 

§83 i. 



FIORENTINO 



iJOARTIERE S. CROCE 

tàrte seconda. 

Piaéza dei Granduca j e Feste diS. dia^àk'i 
ni, con pia la Festa de'Pa%zi. 

JHileMero i fiorentibì per loro èpecial pro^ 
lettore Si Gkh Battista circa al principio del 
settimo teoolo , per secondare il genio e la de» 
TDsiooe di Teodolinda lo#o Sovrana > moglie 
d' AgUolio , ciie sotto la sua tutela area p€>et0 
già tutto il Regno de' Longobardi. La èelfebin* 
xione della sua festa annuale, oltre tm attd di 
religioDe, riuniva il genio per gli spettacoli i e 
lo spirito di commercio, proprio della Éiaaio-* 
He {a)* Si trova una Legge del t^J^* ^^ qiiale 
eomanda , che ogni mercante , tre giorni avan^ 
ti la festa f fàccia la mostra di tntte le cane, e 
mercanzie cbe ha m bottega, sotto pena di 
Kbbre ( osaiaiio Tire i5. ) da pagarsi a le»laioli 
di S. GiovAÉini. I segni deilal letizia cemmcia- 
▼ano sin dai prìmi di Bfa{^ìo;ne4 qoal tampo^ 
ipeeiftlmonte nei giomi fativi fiod alla viglia 



4 

del Santo, ti faceTan conviti , balli ^ giostre ^ 
apettiacoli y e processioni. 

Anche In festa cbe si rappresenta sa qaesta 
piazfta la mattina del dì a4* Giogno, parte 
originalmente dagli usi dei popoli Boreali cbe 
inraser V Italia. Essi donavano a de' particolari 
le terre che aveau conqoistate, e si contenta- 
Tan di obbligargli a certe servitù e arti di ras- 
saliuggio. Quante sommissioni di città, terre, 
e villaggi ottennero le armi de' fiorentini, tan- 
ti tributi nel giorno di S. Giovanni. Volendo 
dare una relatione del come si celebrava que- 
sta solennità nella semplicità de'pi& anticbi 
tempi, non si può meglio cbe riferire lestes' 
se parole di Goro Dati, nostro Cronista , che 
fioriva circa il i4o^. 

„ Là mattina di S* Giovanni cbi va a vènere 
la pias^ de' Signori , gli pare di vedere una 
cosa 'trionfale, magnifica e maravigliosa«.Sdno 
inforno alla gran piassa loo. Torrì,!che paion 
d'oro, portate, quali con carrette^ e quali con 
portatori, cbe si chiamano ceri fatti di. legna- 
me, di carta e di cera, con oro, con colori e 
con figure rilevate ^ vuoti dentro, è dentro vi 
stanno uomini, cbe farma Tolgere di contiooyo, 
e girare intorno quelle figure^ quivi sono uomi* 
ni a cavallo armeggiando, e quali sono pedo- 
ni con lance, e quali con palvesi correndo., e 
quali sono donzelle , che dansano a rigoletto 
(i); in su essi sono scolpiti ammali, e uccelli 
e divèrse ragioni di alberi, .pomi e tutte le co- 
fe, cbe bannòa dilettare il vedere, e II coor^. 
AppMjMO intorno Alla ringhiera del palagio ti 



s 

Ila cento mlii , o più oelle>iovo tate appiecatf 
in anelli di fetro, e i primi tono quaUi delle 
maggion città ^ che danno. tribnto al Cqmune i 
come quello di Pisa > d'Àretto^ di J^ìttoiat di 
Volterra y di G>rtona, dì Lqdgnanoy. e di Ca^ 
siiglione Aretino , e di certi Sigi>orì di Poppi ^ 
e di Piombino^ dbe éono raccOMi andati al Ccm 
mcine » e seno di velluta doppi foderali, quale 
di Taio, quale di drappo.di setaigli Mtrl tat« 
ti sono di Telluto o d'altri drappi 9 o.taffetti 
lietrati di seta ^ che pare una maratigliosa. cosa 
a Tcdere* La prima offerta che si fa la mattina 
sonoi cajpitaoi della > parte Guelfa con tutti i 
Caralieri, eaaendofi ancora Signori» Amba* 
•ciadori , e Gatàìleri foreglieri « cbe vanno con 
loro ^ con jran numero dei pia onorevoli cit- 
tadini di Firense^ e eoi Gonfalone: del segno 
della parte Guelfa innansi portato da un dei 
loro donsellt in si un grosso palafreno vestito 
di sopraTVesta di drappo , e il eavallo coverto 
tofino a terra di drappo bianco col segno jlella 
parte Guelfa Poi seguono i detti paUi> cia- 
ecano di essi e portato da un caTalIo ^e gran 
parte, Tnonio ed il. davuUo , son' coverta ti di 
seta, e ranno per ordine come sono chiamati 
Tttno dietro all^ altro a offrine i detti palil alla 
chiesa di S. Giovaaaitte questi palli sono i tri-' 
buti, delle terre acquistate per li fionsotini:', e 
dei loro raccomstndati da un certo tempo in 
quAn I ceri detti che paiono Torri à* oro, sono 
censi delle terre piÀ antiche de' fiorentini, e co« 
9Ì per ordine di dignità iranno dietro V uno al« 
r altro a offiorire a & Giovanni ^ e poi 1! altro/ 



statino tolto i' «litio im) fina ari4'alt#a «fe«U,« 

poi se tiespiedaoti iretoU, effttflétoe pamnie»' 

ti, e paUI a» àlttttir "« f^^Hle ild*tl«Ui paìit «i 

vendono all' iiifwtito^ l]lopo>^4ieM! fi itit n Htkh 

rirò uhflf marairigìiosa é itifinite nwHUudiiM 

di èeh>ltl gvirtidt y^ qUffìtf di li^bb^B' tte > ^atld 

Sbiettale ))iév<f«àt€riii^tÉ0 pét liifino in lèb< 

brè tò'àì è(^a ac!ieeèl>' |Ióiì:éIì > \n tnaifo 4« «xm** 

laditii -di quetMe yillev che gli èl&oniu ; dipoi 

tanno a offeriire i Sigiièri della Stecctt cibn imi 

Ritrghifitrò cero póptàto dia<>'im rièoo- eiii>N 

àdortlé,* e Ur^t^da <tfi' pulo di> bMl eo vetrìtt» 

tÌMéo^1 Àegtiò ed arme di 'detta '2eocia {é) , è Mod 

àccottvpa^naft i dmiì di gmni Ai ^etce da «in» 

quatf it/céwlt», tutti «tétierirbili ttotniiit vii»trteo^ 

!ktl,Me'd<kt;^^Ì felli ^ tffte dì GAltvnak fvtmce^ 

àcèt (^) , è dte'càtiibial^Priyteia^lwedbiii con beu 

gli tofcMetli di eenr ìnmt^é di pctéo d« iìMnré 

ii^a fiet ^fv^fMtio. DipofTatinió a offerire i Sh^ 

gtfòH Priwi,' l^m«o4I^Ì don li folto rettevi 

fnieodipagriitt, t'i^è pot«$lA ,ic^pitdiKir) edlea0^ 

t^ol^é, toti tMìto oi^oatàeiHo e ^aefvfdtftfiy « 

colf tfÀit)Qr«h*óttìetitt>difàff<lri e trMibe-, eht 

^are che tttttdF it tfiondo tierhitoai* E tor^Aii 

chéiSrgnòV^I'sbtfOV vanno à ófiferive ttttftr I 

é d^d'lóro» latti i fiatAittinghi « brathanzoiiiy 
i^é tfotio^in Filante, «iestil^vri di paimi £ ia^ 
nttyìe dòpo-'qadBtlC «ono oSertii t^ pHgk>ni^ i 
qiraK p«r ^lifleridonÉfia aono» tratti: di daixsen 
per 1^ óppoi^titii eoiiaigli * miofe di S. 6in>ni«<» 
liii li quali 6Ìe«o genie toÌMMiabìlii e aàettW 



|»er eiitt «agkitié ir ^glitf. ^«m tjtiegter ciocie é 
ofi^rie> lutti g^t«M«idiii 6 ^domite Wf marno nca^^ 
sa it déitltafe, e c#niè fto <Mto^ pe# tutte la 
eitift •> fa quel iti ii<»flié egran^ontiti^^oit 
tanti pilffbri » suoni «canti , baiti , f(aft«e ^ e 1«-^ 
tivlà , « ornamentò ^ che paté diie quello tarréf 
^a i4 Paradiso.,, 

l>ofio la àt9a:Wìtìin^ fatlA^ da dir» nostro ste^ 
ric<>tid temfM doliti Re)M>V)^iea; 8eAélam<yhe 
una dei tiém^idei Gr^fiduea Ft«>ffcfeBM L ae* 
éondoché ti« patire ad «ti éelebi^a frsiheé^e ^ 
che si trotÀ pnéAeiHe m\ 1 98o (4). 

^, La fe^ta di Si, Giorafiri} è la pl& òel«brlh* 
tar, in nnaniet^ cdeHne alle EUtelle si iredotie 
qtietfà. ^tà ni pdbbliiéd ; e noH <ìi Vidi pute 
gran bélleatf^ L^ rìftattitfà dite pifftasa del pa^ 
Ia2é(^9 il GYan-thiòA eotiipirve irafpftf ttn palco 
il Vùiàgo delle làoiura ^el palaiiso ( ao^to «in ee-^ 
lo ) órrt*te di rictWssrttJì fuippeti, avendo a 
lato II Nunzia del Papa ti m «n triitidtt'a , e mol^ 
td ^lÀ di làrlmbasciaiore di F^ri^Ara» Là gli 
pailttntaAO inftìaffai ttittele i^tie terree eafttella, 
sétit^ndò die ei^riodbiamati dà' oti araldo. Co-^ 
me^efSieiÀr éi pi^é»eittÀ ui^ -gio^tfffe Ventilo di 
Velluto bianeo e iierv, 'poHtfmlo alla mano 
cer«b gl'ai» vaso d'^tgent^ 9 e la tigafa delia 
Lupa Senese. Peéè €Ost(ft iifempre In questo 
liidtio uu Mferta tff 6rmflHÌ)tfcé , èti orAiione 
pWH;oto. Qusindd ebbe finito co#tai^ seeondo 
che erarnó^ iiominati vìfinivatfio l#nftttai cettt ft^^ 
^t%\ *M\ vestita ftu catl^is^litt^i^ cAVàlil e ma" 
\e s il«Hri;ati4^ «jftti un» eoppà' d'àVgerito^ èjxxì 
una bandiehi tioUÉ e rMnarUr. <2^e0tLili pm 



8 
Duuicsro passa vano a dilungo sensa far XAoUOf 
aei)sa i*Ì8pelto e aeiua cerifDonia j, in foggia di 
burla più cHq tik^o.. Ed erano le castella e 
tuoglii, particolari di pendenti, dallo Stato di 
Sit;na. Ogn*.iinno si rinnova questo pet forxa. 
Passò ancora là nn carro ^ e una piramide qua-* 
drata di lef^no, grande, portando intorno a 
certi gradi de' patti Tettili , chi di un modo, 
chi d'un altro» d' Angeli , o Santi , ed aliaci' 
ina 9 che Tenlva d' altessa al pari delle più al- 
^e case (5) un S. Gioyanni , uomo travestiti) a 
suo modo , legato a un pezao di ferro. (6). Se' 
guivano questo carro gli officiali., e parttc«)- 
iarinentc quegli della Zecca. Marciava al Te-» 
stremo un altro , sol quale erano certi giovani 
che portavano tre paiii per gii Ci>vA diversi , 
avendo a canto i camalli barberi y.che eran per 
correre a gara quel giorno, e i garipni , cbe gif 
dovevano cavalcare coli' insegne -dei padroni ^ 
che sono Signori de' primi. I. cavalli picool» e 
belli. • . • li palaftso del Gran- Duca era aper- 
to, e pieno di contadini^ ai quali era aperta 
ogni. cosa, e la gran sala piena di diversi bal- 
li , cbi di qua , chi di là (7). Questa sorte di 
Sente, credo, che fosse qualche immagine 
ella libertà perduta , cbe si rinfreschi in qae* 
pttt festa princip le della città. „ 

Son andate poi queste feste eonCbrmandosi 
al carattere dei . tempi, ora aggiungendo ^ora 
levando, siccome è sembrato opportuno. iSi fe- 
ce r ultima riforma nel 1766. La letiua del 
popolo le ha però sempre accompagnate ^ « 
ciò è il più bello dello spettacolo (i^X . . 



9 

Per ooii'laftciar nulla di ciò che appurtienoa 

qàella aoleonìlà, come si celebrava aDtica" 
mentie , è da ag^iingeni un'altra bizzarria che 
praticoftsi alcune volte T antivigilia di S. Gio* 
Tanni 9 e di cui si leggon altre presso le naaio* 
ni non solo italiche, ma anco oltramontane; 
S' io non riportassi le parole stesse dello Sto* 
rtco 9 che vi si trovò presente nel ^i5i49 forse 
sarebbe creduto il mio recconto una favo- 
la(«). ^, . 

y^ A di 21 Giugno ( egli scrive ) si fece ii| 
mostra ordinariar, còme gli altr'anni. La sera 
andarono a offerta i Magistrati di Firenze coi 
Sei y e le Capitndioi (9)* i Andò di nuovo in det** 
ta sera 9 mentre aodara detta offerta per detta 
via y una fusta piena di pazzi , cioè buffoni , e 
con molti diavoli appiè di detta fusta , facen* 
do molte buffonerie, e messonvi su uno, che 
era an poco scemo ^ ma era. verboso, e piacer 
Tole 9^che si chiamava. per soprannome Mae- 
stro Antonio di PierozzQ da Vespignano , che 
iacera cappucci; che lo presono il di dinanzi 
a petizione de' festaioli; emessonlo nel palaz^* 
so del potestà , poi lo messone detto di in su 
detta fusta in mantello, e in cappuccio nero^ 
com' usava vestire, che era assai consumato^ 
perch'era povero, e que' diavoli con oncini 
gliele stracciaron di dosso. Credo lo rivestirò» 
no poi di nuovo. Mentre cbe andavano per det-* 
ta processione , trovarono G io.. Tancredi, cit- 
tadino per artefice, del Quart. di S. Croce, 
cbe portaya la lana, ed era piÀ sciocco assai 
li Biaestro Antonio sopraddetto^ perchè non 



V 



tap6?a ftàr altro , clie portar la lana » eA 
iBat maestro tioA peoiara, che iti 5o« Mibi émq 
tnùtò mai arie, ih uo tratto qua' diàToli , eh* 
eìrano appiè della f n^ta lo ^presooo , e là fiuti 
mando giù «id corbelk> , e id oh tratto lo ti- 
rarono in 8ulla fusta ;.e messono a remo, « coM 
un bastone dì cuoio pieti di Tento §li dottono 
pareecKi bastonate , acciò remasti bene lai, e 
gli aitHi Fd cosa spatstevoln; ma noto ooaivti- 
tiiente a tanta festa del nostix) Padrone S. &iui 
Batista, yf 

Ma ^eiste soto pdàoie improprietà rlgtei« 
do a quelle che si facevano in altri paesi ^nel" 
le più grandi solennità dell' anno , le qnali an- 
daTano sotto nome di Festa de' Passi , o come' 
ai noia ila alcuni antichissimi Rituali Festum 
fatuarum. Ajico il Clero ti s' interessava , fii- 
cendo rapprcsentasioni ridicole belle Cbiese' 
medesime, e cobirafiacetido coti abiti cpiaà' 
da maschera le primarie Dignità Ecélesiastì- 
cbe, ed i più sacrosanti Misteri (io). 

Quando principiassero^ non èftacile il divi* 
sarlo;^ y' è fin chi le crede originate dai Satur-i 
sali degli antichi Eoa»ani. >Ma siane qualun-^^ 
qoe il principio y sì sa cke il termine di ^ue^ 
sfa vanto di barbarie non fu priiiu del Seooio 
XVi. inoltrato. 

Palazzo f^ecchiù, Residenza delia Signó* 
ria, e suo trattamento 

Appena il popolo fi^entino si fu posta in 
istato di totaW libertà Tanno ti5o^doì«ltè 



II 
so1>ito peosare^ad mi laogo à&we tenere il^eoa* 
si^iOy e dorè collocar quel Magistrato ^ cho 
rappreaentaTa la Maestà delia Repabbiica* 
Arnolfo di L^po architetto fece il mo disegno 
nel 1^98 (e), "Égli lo aTcya Catto dì fbnaa qv^* 
drata ; ma l' odio del popolo contro la fami» 
glia degli Ubertiy le cai casee^ano stato de* 
molite, come di cittodinl ribelli Soamii aran- 
ti y dalla parto doVé ora la Dogana , l'obbli^ 
gò oao malgrado a ridurlo nella forma com' é 
di presente : meno però, la gii^nta immaginata 
poat^rtormeate ed in parte eseguita da Gior- 
gio Vasari. 

Risiedevano in qvesio palai^o a» Confalo- 
niere^ e otto Priori, due per ogni quartiere 
della città. L'ufiato durava dae< mesi^ e in 
questo tempo ponriveraso alla stessa menaa, 
né potean alcun modo sortire dalla residenaa. 
Àvean due servid^i per eiascheduno, e teae« 
▼ano presso di loro un Notaio, cbe stava a»« 
cV esso in palaxso.^ e alla loir mensa. Tutto il 
trattamento, aeoondocfaè ne diee il ViUani, 
(li) non im por tara più cbe lire 36oo di piccio* 
li 9 o99Ìa dieci lire il giorno. Su questo esem- 
pio al modellaya la parsimonia domestica dei 
cittadini f mercè della quale ai trovavano in 
grado di ff^re delle gfanaioae spese selle faln 
bricbe e nelle g«erre Parchi io privato, ma- 
gnifici in pubblieo. 

Ma perché ano possa meglio farai l'idea 
de' tempi d'allora circa questo ponto, meri- 
tan d'esser qui riportati ^' inventar j delle 
robe per noe della Signoria p t^i C|uali si tro- 



TAT4ino in un codice originate 4leiP«nno 14S8 
nelia già Libreria del Senat. Catìo Slrozsi(i3]. 

Insfentario di tutte le cose che si trovano 
nella Sagrestia della cappella della 

Signoria 

Una pianeta di chermisi ^ con firegio d'oro 
fine 

Una pianeta di domaschino bianco con fre- 
gio tessuto 

Una pianeta di velluta verde affigumto con 
fregio 

Una pianeta di baldacchino ( 1 3) roaso do- 
rato con fregio 

Uua più lieta di domascbino nero con fregio 

Un paio di paramenti ordinar) biancbi con 
tutti i fornì nienti 

Tre piauete yeccbie stracciate di più ra^ 
gioni 

Uno piviale di baldacchino rosso 

Uno dossale da altare di cheroiisi con istel- 
le di rame dorate 

Uno dossale da altare d'Alessandrino con 
istelle dì rame dorate 

Uno patiotto da altare di domaschino bian- 
co con stelle di rame dorate 

Uno pai lotto da altare di domaschino nero 

Uno paliotto da altare maremmato rosso 

Quattro fregi di pia colori da altare 

Una tovaglia da leggio con un giglio Ales- 
sandrino con istelie di rame dorate 

UnH tovaglia da leggio pagonassa 



f 



i3 
Cinque toTagUè capftate'da altare 
Uno paliotto da altare con gigli e flregio ap- 
pi ce» to 

Sette camici brustati (i4) di più colori 
Una croce d'ariento dorata con piedistallo 
dorato 

Uno calice d'ariento dorato con patena 
Un terrìbile d'ariento 
Una naTÌcelia con un cuccLiaio d'ariento 
Uno bacinuEzo da «Itare con due ampolle 
d'ariento 

Una orlicbiera (i5) d'ariento con molte or* 
licbe 

Uno tabernacolo d'ariento da tenere il Cor* 
pò di Cristo 

Quattro candeliieri d'ottone grandi e belli 

Due candelUeri di legno dorati sull'altare 

Due candeliieri pìccoli d'ariento sull'altare 

Due candeliieri grandi di legno dorati 

Una confettiera d'ariento grande per te 
tratte 

Quattro bossoli d'ariento 

Uno bossolo d'ariento grande smaltato d'a* 
rienlo coli' armi dall' Arti 

Uno bossolo d'ariento ore ri vuotand le 
fave 

Uno coperchio d'ariento^ che coopta detto 
bossolo 

Uno bacino grande d'ariento 

Due libri coperti di verde di Vangeli pel 
giuramento 

Una spada. S' ebbe da Papa Eugenio con U 
guaina fornita d'ariento dorato 

TX. % 



«4 

Uno cappello di bcrero ( 1 6) con una coloni* 

bft d\ perte 

Due guanciali , uno yerde e uno rosao per 

l'altare 
\Diia vefa all'altare con *utel le dorale 

Due Torcili da altare 

Due adtifimari, ano piecoto, e aiio grande 

Quattro tappeti , due grandi , e due piccoli 

Uno cappello di quoio cotto, suvvi uou 
croce rossa 

Una croce di legno dorata 

Trenta drappelloni con aruie di pi& Cardi- 
nali 

Quattro scarselle da tenere corporali 

Uno quoio che sta in sullo altai*e con fregio 
d*oro 

Otto sciogli toi di più colori di seta ,« tuli ri 
dodici fatzotetti da calici 

Due tappeti in detta Cappella y uno pel 
Gonfaloniere , et uno pel Proposto 

Una vela dì seta | entroyi una Piata del No^ 
stro Signore 

I}na Vérgine Maria di raiarme nel Suggello 

Due Suggelli d'arieiito, uno con la cornttO- 
la« l'altro tutto d' a r tento 

Due su^^gelli piccoli d'ariento 

Uiia ebotta da cherico 

Una pace d'ariento 

Una pace di legno 

Uno. guancia le pel messale 

Tre pezzi di fregi usati 

Due pessi di uiarrucche. Vennono d' Alt:s* 
sandria 



i5 

dno stendardo é\ baUiac^tiioo rosso « T<r^« 

Uno fregio da a Un re d'oro 

Uno fregio d* or^ colla frsi^é atturra di 
seta lessato 

Uno dossale da messale bianco con oro 

Uno palio da altare di marcinttiato veccblo 

Utia vela di telescio azcurro. ^tà innateti al 
Corpo di Cristo 

Tre amitti 

Uno Telo di seta lavorato d'oro bello fft» 
coprire la Patena 

Dodici massi d'ariento lavorate ]pe*iliasti€^ 
ri con le goaine rosse 

Dodici drappelloni con Tarme del Cardina- 
le di \vignone. 

Tutte le sopradd^te cose si trovano ndlla 
detta Sagrestia appresso a Frate Silvestro: et 
a Ini decto farotio le decte cose raccomanda*^ 
te, e confessò avere, e tenere le dette cose 
ad petizione della detta sì , e de' loro sacces- 
sori. 

I detti Drappelloni per deliberasione dei 

detti Signori si donarono a' Frati de' servi. 

Segue lo insceni ario di tutti fli aHentiy e 
beni , I ^uali al presente ii trainano per uso 
della mensa della detta M. Signoria, « 
prima* 

Dne Bacini d^ariento grandi belli smaltati 
nuovi di peso di libbre 5i once a denari la. 

U«o bacino grande d'arientp smaltato usato 
di libbre ^. 



1« 

tJiìdci Piattelli 'd'àrietitò f. nuovi Al lib- 
bre 55. 

Cinque Bacini d'ariento usati con ifimaltì di 
libbre i5 once 8. 

Otto piattelli minori d'ariento con arme 
libbre a8 once 3« 

' Quaranta . scodelle d'ariento usate di lil>* 
bre 39 once n. 

Cinquanta scodellini d' arìento usati di lib« 
bre %7 once 5. 

Quarantaquattro quadretti d' aviento usati 
di libbre 4^ onoe 8» 

Dodici tazze d'ariento usate, di libbre 7 
onoe 8 disfatte e messe in dodici tazte n^ove 
di libbre in. 

Dodici salijBre di più ragioni di libbre 27 
once 6. 

Due bossoli da spezie d'ariento.di libbre a 
once 6- 

Una confetteria grande smaltata d' ariento 
di libbre i5 once 6. 

Tre confettiere piccole di libbre 12 once 6. 

Due niìscirobe grande d'ariento di libbre 20. 

Due mìscirobe mezzane d' ariento col lion- 
cino di libbre i o once 6. 

Tre miscirobe minori all'antica d' ariento di 
libbre 12. 

Due miscirobe dorate alia moderna di lib« 
bre 5. 

Quarantotto cncchiai d' ariento usato di lib- 
bre 5. 

Quarantacinque forchette d' ariento usate 
di libbre 2 once 4* 



podiéi coltèlU nuòTe in due coltelliere 
smaltate libbre * • • ' \ 

Cento tra coitella) e coltellini con maniche 
d' avorio fornite d^arieuto, cioè 5o coltellini f 
e 5a coltella libbre . ; • 

Dirci candelliieri d'ariento osati di peso lib- 
bre i5 once 6. 

Uno bossolo d'ariento per tenere i proposti 
appresso al Notaio libbre • . , 

Tutte le dette cose si trovano per uso della 
detta Mensa appi:esso a Niccolò Yaiaioi e a 
lui furono racconiandote ; e cosi il detto Nic* 
colò le confessò arere e tenere a petizione dcl« 
la Signoria 9 e dei loro successori. 

Due Bacini d'ariento per la barberia, .con 
due miscirobe d'ottone dorate sono appres» 
80'. • • • Barbiere. ^ 

Somma Librarnm 44^* ^* 7* ci* i^* / 

Salone del detto Palazzo y e lode data ai 
Fiorentini da Bonifazio Vili. 

Gli ornati; e la Tastità di questa sala la 
rendcHì tale, che non ha forse T eguale nel 
inondo. La sua lungbessa è di braccio 90 la 
larghezza braccia 37. L' archi tett ara , la scul- 
tura , e la pittura concorrono ad aobellirla. 
Le pareti son dipinte a fresco da Giorgio Va- 
sari ; la soffitta e spartita con intagli di legno 
dorati , i quali comprendon ^9 quadri a olio 
della stessa scuola.* Sta tue , e gruppi di marmo 
de' piò "valenti scalpt^lii fan corona aiU sj^nza* 
Io non la descrivo più niinutament^s (omecchè 



i8 
il Vasari lo ha (alto gi4iie'saoi eoftì detti m- 
glonamenti,. e lo baono segaìUto gli ttorict 
delle Belle, arti, e quante guide pe* foreatieri 
SODO state mai pubblicate* 

Il m^itumento sarebbe degno d'esser illo- 
strato te mille Tolte; ma io cbe cerco sopra 
ogni altn^cosa aneddoti della iasione , osservo 
8Ìng<>larp[iélite agli angoli di questa sala quat- 
tro gran quadri dipinti a olio, e rappreaen- 
franti storie nostre , due de' quali soo del Li- 
goasiy e gli altri del Cigoli , e del Paislgnano. 
Iif uno di quei del Ligoxsi, cbe è quello cbe 
piÀ mi attira , veggo un Ponteilce cbe accoglie 
dodici ambasciatori; negli altri son fatti della 
yfììM di Cosimo , cbe diede anima e yita a que- 
sta uobSlecontrouone. 

Il quadro dunque accennato contiene un 
£^tto singolarissimo 9 e di cui non y'ba il si- 
mile neir istoria. Il Papa è Bonifacio, il quale 
l' anno del Qiobbileo iSoo, ricevè T omaggio 
di tar) Sorratìi per meùo di 12 ambasciatori, 
tutti di una istessa città , tutti cioè fiorentini* 
CiÀ fece maràfieliare il Pontefice a segno 1 
eh' ei chiamò i norentini il quinto elemento. 
Allude a questo il Verino dicendo : 

Romanae merito Antistes Bonifacius Urbis ^ 
Cam Fl'orentinos diversi s parti but Orbis 
yidisset Romae^ Return mandata ferenies ^ 
Tefrarum semenj tum quinta dementa vo- 
cai^it, 

Gy Storici non si trovano d' accordo sul re» 
gistro di tutu i nomi dei detti ambasciatori^* 



mn presiappooo si débboo credere qaegli^ che 
si trojan registrati in oo Codice eoo tenente 
pili Opere d«l Petrarca^ e che apparteneva 
gii alla Biblioteca di S. Croce (17)5 ora alla 
Laareotiana* Essi son descritti cosi: 1.*^ Mess. 
Moctatto Fniniefi , per il Be di Francia ; a.^ BL 
Ugolino da Vlcchio» pet il Be d'Inghilterra; 
3.*'Baoieri Langnl (chiamato nel M& miles 
solemois de Florentia ) , per il Be di Boemia ; 
4'^ Vermiglio Alfani, per il Be di Germania; 
i.^M. Simone Bossi, ambasciatore della Ba->#ie 
scia; 6,^ M. Bernardo Errai, per il Sienor di 
Verona ; 7.^ M. Gofscardo Bastai , per il Gran 
Can de] Tartari, a^ M. Manno Fronte degli 
Àidrmari^ p^ il Be di Napoli; 9.^ M. Guido 
Tabanca, perii Be di Sicilia; 10.^ M. Lapo 
f*arinata Uberti 9 per i pisani ; 1 1.® Cino di 
Ser t)tetisalvi , per il Signor di Camerino; 
t2.® Benci tenni Folchi, per il maestro dello 
Spedale di S. Gio. Gerosolimitano. 

Se tanto i nostri fecero ftlori, m patria che 
arrànno fatto? Sregi iossi in tale occasione nel- 
ragMmo dal Pontefice tanto concetto de'fio^ 
rentiiii ^ che il citato MS. raci^pta aver tenuto 
questo discorso ai prelati che lo accompagna- 
vano al Soglio nel Concistoro: Qualis Civita^ 
est Fiorentina! Et quia interroga tio ipsiut hùn 
dirigebatur ad aliquem in spetiali, idcirco 
nuUus respondebat. Tàndem post tertiam in- 
terrogàtionem , turbatus quia nullus ei respon- 
dixit: Nisi mihi respondeatis, omnes vos poni 
faciam in multa , si ve in carcerem. Tùnc Car- 
dinalts Hispanus respondit dicensr t)omìne^ 



io 
Civita B Fiorentina est una bona Civitaa. Cai 
Papa Boni fatius ait: O male Hispane , quid est 
hoc ìciUod dicis? luto est melior civìtas totiua 
Munai. Nonne qui nutriunt nos, et regant, et 
gubernant Cariarn nostrani, snnt Fiorentini? 
Étiftm totum Mundam ridentnr regere et gu- 
bernare. Nam omnes AtobaxiatoreS) qui istis 
temporibus ad nos per Reges, Barone» , et co- 
tnnnitates snnt directi, Florentmi faerunt . . « 
Et ideo cam Fiorentini regant et guberneut 
^* totnm Mundum , videntur mihi quod ipsi sint 
Quintum' eletìientum. 

Né è meno niarayiglioso il trovar nella stes* 
sa casata , e nello stesso tempo , tre amba- 
sciatori alla stessa Certe. À.x:cadde ciò nella 
famiglia Strozzi , circa il 1/^22 alla corte di 
Venezia. Si voleva che il duca di Milano Fi* 
Itppo Maria Visconti, il quale spaventa V$i in 
quel tempo l'Italia, restasse senza soccorso, e 
cou quelle forze cbe fosse possibile, le minori. 
A quest'oggetto spedi Firenze alla Regina del« 
rA.dria, e parimente il marchese di Ferrara, 
é quel di Mantova ; la prima Mess. Palla Stroz* 
zi, il secondo Mess. Giovanni, il terzo Mess. 
Roberto. Quando questi si riconobbero davanti 
a quell'amplissimo consesso di Senatori , qual 
fu la loro maraviglia 9 quale qnell^ de' Vene- 
ziani ? ( 1 8) 



J , 



%l 



Torre 4Ìcl detto palazzo^ FunambitU^ 

e ^iocolatorL 

Non posata m conoscer Tuomo, se tion si 
consideri in tutte lesitunzioni. Gli esempi deN 
l<i forza , del vigore , e dell* agilità presso le 
nfi2Ìon! bàrbare > noi saltare ^ nel correre , nel 
tirar pietre ad an dato panto^ nel nuotare, ed' 
in altri simili eserciej, secondo le lielasiokiidt^i 
viaggiatori $ son così straordinar) alle nostre 
maniere , che giungono a superar l'umana cn t 
densa. Quegli cbe ci ban parlato degli Otten^ 
totti al Capo di Buona-Speranza, ci ri feriscono 
che la loro destrezza alla caccia^ e la legge-* 
rezza nel còrso> passa l'immaginazione. Nuota- 
no in piedi come se camminassero sulla terra; 
prendono i pesci colle mani dal seno del mare; 
e fuggono come frecce dagli occbi de'circo^ 
stanti con carichi sorprendenti. Dei selvaggi 
d^lle Antille, e di quelli delT America setten^ 
trionale e meridionale si dice lo stesso. Anco 
tra gli Europei si trova qnalcbevolta chi ci-* 
menta in più guise le forze del proprio corpo; 
e si è veduto cosi di tempo in tempo de' salta- 
tori ; de'funambuli , dei lottatori , dei nuota- 
tori y e dei giocatori di mano stupendi. N<}r| 
▼i ha bisogno che di volontà e d'esercì zi op- 
presso i selvaggi la necessità tien luogo di vo-, 
lontà ; quindi e ordinario tra di loro, ciò che 
è raaraviglioso e raro tra le culte nazioni. 

L'altezza di questa Torre, di brnccia iSo, 
ba dato occasione di yeder esempi di coraggio 



ai 

tim»no a««aì «orprendet.tl Àbbtam veduto ai 

tioslrì gioro^ g<*tt;irsi giò un uomo in giiiea di 
Volatore, come il cliiamand, lungo un campo, 
dai secondi merli d«?l campanile sino al termi- 
ne della fabbrica degli ufi^j; ma nessuno lia 
fiitto la slessa strada «alendo, eccettuato qael- 
lo del quale intenda di ragionare. 

Il fatto è racòontato di Antonio d-i S. GaK 
lo (igf), testimone ocubire quasi colle stesse pa- 
role Ì con cui qui lo riporto: 

„ à'7 di maggio i547 renne neWn nostra 
città un turco giocolatorè, cbe fece pubblica- 
mente mettere un canapo attaccatoci secondo 
grado de' merli del campanile, il quale attra- 
versata il 6ume A.rno, e Iraforara tina delle 
case sulla sponda opposta; e p=issav«i nella^vi» 
de' Bardi , dov'era un argano, col quale si ti- 
rava detto canapo, e così ad ogni dieci pass» 
aveavi alcuni venli o corde, cbe tenevan tirato 
detto canapo. Dulie sponde insino a S. Vkto 
Scheraggio erano tre ant<'nne ritte sopra le 
quali ri posava il detto Turco quando arnTavas;j 

y, Era costui di piccola statura, toKZoe tra- 
verso: di carnagione bruna , e di poca barba; 
portava ordinariamente turbante, ed una ve- 
ste assai lunga; andava scilz» con una cami- 
ciola di taffettà ros^o, e con berrettino di vel- 
luto dell' istesso colore; teneva in m^aino una 
picca di braccia dodici, e per equilibrarsi ave- 
va un gran contrappeso, e parimente una staf- 
fa al collo legata a detta picca , cbe gli dava 
aiuto per sostenere la medesima. Salì dunque sul 
canapo, ed in tutto quello apasio equilibrosfii 



i3 

con feuit*atte e uiaeslrìa* che la mnggior p<trle 
de^U lipeiUtori ne restò «lupe latta. Giiiiuii 
nnuclo rgli coSJi cun tanto coraggio, pervenne 
»1 campanile, do«e ognuno il vide entrar den- 
tro, yf ^ 

,y Fa t|ulndi condotto in palazzo da sua ec-* 
celteniu il Gr«Kiduca , ove in qael salone fece 
giochi sorpieudenU; epoì ne' chiostri di S. IVI. 
Novella, duye pur fece cose maravigiiose ; e 
tr»tt3nue8Ì nella noftra Città sino alla luelà di 
Luglio, di dove p»ssò a Roma. Troppo tt^dioso 
sarebbe, dice il Cronista, Tesporre ad uno 
ud uno tulli quei giochi inaravigliusi cLe fa* 
ceva; trii^ servirà per tutti quello di fare una. 
ruota d^ lU bua persiana sopra due stamigne, e 
virare con maggior velocità di quello, che fac- 
cia anu macine da inullno, e lasciarsi poi an- 
dare in terra in tal guisa e restare in pitdi; U 
qual cosa si pensò, che eccedesse la foria e la- 
bilità uuianM. ,, 

Cat> altro Funainbulo celebre è stato ve- 
duto ai uosiri te»i>pi doppo il 1740. Questi 
sali* e «cese per un grosso canapo colla ben- 
da agli occhi, dal Cavallo di Piazza sino al 
terruZAO di quella casa dirimpetto; che guar- 
da levante. Ancur cj^so teneva in mano una 
picca carica di piombo ddlTuna e dall'allrA 
parie; ed eca il canapo parimente fissato con 
curde traverse. 



H 



Galleria e storia delle arie 
in Toscana. 



Il genio di raccoglier le pròduKÌoni pia ra« 
rè delle arti nobili , tanto antiche? ohe mo- 
dernei, cominciò nella casa de' Medici da Co- 
simo il vecchio, e continuò sino aU* ultimo 
di que' sovrani. Se in questa galleria si do- 
vesse assembrare tutto ciò che fu acquistato 
(la quei n^eceniìti de' begl' ingegni , non baste- 
rebbe doppia fàbbrica a contenerlo (^o). Ma 
pochissimo vi resta da' tempi anteriori all'e- 
poca del principato. Tutte le volte cbe furon 
discacciati i Medici, le loro sostanze soffrimi 
pò il sacco: e/ Troia gazza per undas. N<»- 
ninstarite, la collezione è tale (massime dop- 
pa gli ultimi accrescimenti), cbe non v'è 
viaggiatore, che noil ne parta maravigliato. 

Doppo tapti Itinerarj esteri cbe ne parla- 
no , doppo la magnifica edizione del Museo 
Fiorentino, e doppo le relazioni già pub* 
blicate dal Biancbi, Pelli, Lanzi, Zachiroli} 
e Giudici, che vi rest'egli a dirdipiù?Noo 
v'è cl^e ri|)eter le cose stosse cod nuovo me^ 
todt). 

I Museisti ridussero le materie n^lle loro 
respetti ve classi. Gli autori delle rei azioni se- 
guitaron V ordine delle camere. Non ri fn 
cbe ilSig. Pelli, Direttore emerito dello stes- 
sa K. Galleria, il quale con molto senno e 
dottrina condusse il suo lavoro colla guida 
de' tempi 9 facendo la storie^ esatUi di tutti gli 



%5 

. acqttiiii, a prìncipe in principe, da France- 
sco I^ etiti ne fu ì\ fondatore, sino alt' utti- 
ttìo defaiito graoducH. 

Qdmito a me, non mi diparto daltMntra* 
presa c»rrN*ra aprirlo delle cose nostre. La 
yer» Galleria dì Firenze, sono le opere dei 
no>tri artefici, in qualunque tempo esistesse- 
ro. Le raccolgo dunque da questo tesoro, 
e le ordinò. Le celebri statue della Nìobe, e 
della Venere di Ouìdo, oggi detta de'Medi- 
ci i quella dipinta da Tiziano , i Bronzi Giu- 
rati di Roma Pngana,e le. gemme incise da 
EpHiiicanO) di Solone, e da Besitalo, non 
entrano nel mio piano. Le renerò, le ammi- 
ro ; ma gli sforzi de' concittadini mi richia- 
maiio in special modo. 

L'arte cbe' prim^i di ogni altra mi si para 
darantiji r»rbbitettura, alla cui cuslodia è 
affidato questo Museo. Accenno cosi la fab- 
brica degii ufizj, opera di Giorgio Vasari, 
sotto il governo di Cosimo I, destinata a con- 
tende quanti erano allora i Magistrati della 
città* in cima di detta fabbrica èra in prin-. 
cipto un terrazzo, vaghissimo per l'orizzon- 
te di'ei dominava; ora, per dir così, v'al- 
berga Pallade , ed avvi il suo Tempio. 

'La Scultura é uno de' pi À imponenti orna* 
menti. Ba'ndine ili, Buonari\)H, e Sansovino , 
-vi stanno a confronto colle più beli' opere 
d*'^' Romani, e de' Greci, (d) Donatello, eGio. 
Bologna presenta n modelli di statue in bron* 
MfOy e bassiriii*^vi del più Bno lavoro^ il Tad- 
da^ e Eaifcrello Gurradi, ne' quali passò il 6e« 



greto trQ*a\Ot;<iaftJo •* dice, 4% Ckwifna ffdJ 

lunqae durezza, lasctaron opere Sfìoipile in 
pprodo , ^)iQ «.pir^n irt^ntÀ e morbid^za^ 

Qaatjito ^Ua pittara, se.iwn v'ba tanto, da 
^ler aeso»*". tutta l'epOQbtj della nostra aciuo- 
la^, v*ha pero Cimjabue e Giotto, che atlft» 
^Uino de's«AOi felujCi principj; MÌ9b(»laiìgtoLoi 
il Frate, e Andr^ Del Sarto^ del »uo mas- 
sima avitnzamentQ, Dejl« pittura a fresco ne 
son t<?Hìtnonì b%9t«litì le v,Q\ie de' corridori, 
e: specialrfteo^e qatUe dove no^ espresse le 
«teloni glottoflie 4egÌi uo'niìii iHustri fiorentini 
clfi^aati siecondp il genere d^ Moro merito. La 
taii[\i<itara è antiebis^irna presso di iioi. Un 
certo 'O leiMst da Gubbio è nominato d» Dante 
dit cui fu lUii^stii'o (ai)., con ariiv di celebrità. 
Ol^tio Cloyi ) , il piH gra^ miniatore del seco- 
lo' XYl , servi soWn/^nte la corte per qualche 
t^ijnpp; ma la Fratellini j e Markfenson soo 
uQatrl cij5Solutai|aei|te^ 

» • JX tmtte qu^?te maniere di dipingere fa 
cr-eduto apportano di averlie gii embrioni,' per 
Pqsqìa c<^9id^róru^ i penUmentì e le corre- 
zioni, in una gran serie di disegni ; ne questa 
manca..£lia èraccUiu,sa in 163 volumi, e co- 
u^ii^oia da Cimabuti sinb agli ultimi nostri ; e 
de' foireMieri «ino a M<^n§s e a Baioni, l disc* 
gni pos^r neirimpegno lì BaldÌBUcci di seri* 
ver ìe viJt$ dei prore<i$òri, ed banvo insieme 
df^to, occ^^one ad una bella raccolta di stem- 
pii. Alcuni dei detti disegni son passati alti- 
iu(intente sotto il bulino d' Andrea Scacciatile 



'7 
del viveote Stefutio Multnai'i; (e) Ma la delta 

raccolta si estende tnolt« al di là éi questi 
brevi cotìfìfiìf essendovi, i più bei pexrì^ ei più 
rari di tutte le*ciióle* 

A confino delYn ìstatnpa i|n rame può comi. 
datarsi il toccò in penna. Bì i|oeÌB>to sarà iietn^ 
ppe iin monuiDeiito insigne ititto ciò die fece 
il P. Benedetto de Greys,inservixh> dFratice* 
sco I Irnp. e Granduca di Toscana » circa 
il 1750; Ritrasse in tante carte toccate a pen-* 
na tutta la Galleria di Firenze ^ in quello sta- 
to precisamente cl»e allor comparila. Il stio 
ritratto» 9 pariniente a tocco di penna ^ si con- 
serra con gli altri de' Pittori > nelle camere 
destinate a questa serie. Ma noi arevamó già 
innainei a questo toccbistaDomenieanO; fi Can- 
tAsallina , ed il Mali. 

Esanirtte le Arti primarie , vi resitiin quelle 
ohe ne derivano, e che per io sfoi^o dell' in* 
gegno, e per la diffic<^ta della materia, non 
onoran meno delle altre chi le ha trattate: al- 
cune di esse sono andate quasi in disuso i di 
ognutift però òonserva la Galleria qualche pez* 
so* Tali sono le Tarsìe > come le facean gli an- 
tichi^ a figure, in legni di due o più cKlori: i 
Mosaici , de' quali i primi nostri pitt4^ri sono, 
stati maestri: gF intagli in cristalli, di èhe 
si celebra dal Vasari nella vita di Valerio Vi- 
centino una cii scelta , dov'era espresse tnt fa la 
passione di Gesù Cristo , servita per Ctemrn- 
teV'Urgrìntaglim avorio, di cui si dilettò 
molto 41 principe Ferdinsn4o; i lavori ift am- 
bra, k» paate p^ contraffar le pietre prù sin- 
golari, le gemme, ed altre simili rarità. 



ft8 

Una tpecte di scollura son le gemme ineise 
di cai la DatUliotecà Atedtoea è ricca di sopra 
4ooo peui y non mancandovi titiello die pia ci 
appartengono , del 8ecc»lo XVI , e XVIT. A.na- 
logaa quest'arte é i|aella d'incUler« i con] per 
aso di medaglie e monete , assai pUi perfet^^ 
di quel che si ottengano in getto. Il Medagliere 
dt^l nostro Sovrano non ne comprende meno 
dì i4 niila pei2Ì) e tra questi le* monéte che 
appartengono alli Z«cca nostra, » in tempo di 
Repubblica ; die di Principato. Le porcefllanc 
della fabbrica di Firenze sottc» Francesco |., e 
lecere colorite, di cui Gaetano Zummo. Sira- 
cusano diede i primi saggi, soii certi lovori in 
rilievo 9 che non adornan piik come prima la 
Galleria ; ma b^tnno però ripreso tra di noi tal 
vigoro , che gli ha resi oramai comuni , e vol- 
gari Nuovo aflfaitto è T artifizio dei Tartari dei 
D tgni di S. Filippo nel Senese, che ha già pre^ 
so luogo in questo glorioso alloggio. L'inven- 
zione è del Dottor. Leonardo Vegni '/)^ Profit- 
^ tando questi delle parti tar ta rose , che depon- 
gon quelle acque, ha trovato modo di cootraf- 
fare ; o formar dì nuovo qualunque Bassorilie- 
vo , a durezza maggiore diti T alabastro , e colla 
perfezione del più forbido modiilo. 

A.p par tengono in certo modo alla Pittura i 
lavori di Commesso , e la Scagliola. A chi noti 
non fossero i primi, basta veder le due tavole 
che mostra la Gall^^na., e delle quali parlerem 
pii\ sotto in altro articolo su tal g(»nere 4 arti- 
fi zio. La Scagliola parimente ha falt^ un mas- 
simp avanzamentoi e ne son teatimoni i-qiiadri 



g1b« qui* sono stati rimessi non b« apiari dal 
Lamberto Gorlìe Pietro Stoppióni, per Vteàe^ 
gansa del disegno» e pel poiÌMento wdTevtal-» 
mente ammirr^ti* 

Per dar bretementt un cènno* di quelle Ar- 
ti, che oltre le già dette « si coltiyaYfiho una 
Tolta in servÌKio della R. Córte , mi si' permei-' 
ta di riportar qui un disjMiccio dì Ferdinan* 
do I. , ali 'occasione di eleggerne i\h ■ sopriiiten* 
donte : Conoscendo per mdlte prore '( si legge } 
non so la ai*?i4e r universa le intelligen Sa , e td 
moHa ^irtù del magnidóo Emilio de^C^vati»* 
ri y nobii romano , e nostro accetto gentiluo- 
mo; ma anche Li 8u^' acònratéssa è fedeltà nel 
servisio'néstro» lo deputiamo soprintendente a 
tatti i giotllieriy e a tutti gl'intagl latori di cibst- 
siToglia sorte 9 cosmografi, oréfilpi , miniatovii 
giardinieri della Gallerìa , e tornitóri , confet* 
tieri, oriolai', distillatòri , artefici Hi p6rcell4* 
ne^ scultòri e pittori , e fornace >di cristiillo , 
compr^ndendoTi ancora Michele delU Zecca » 
Marcello maestro d' arcbibufti , ed il t>olonne< 
se scrittore « ed insomma tutti ^li artéfict' di 
ogni professione , condistoné , e grhdu, ohe tà-* 
▼orano pernotto a giornata , ò a .stiitia, neon 
provvisione , perché T obbediscano come m 
persona nostra éc« {2^) .... 

Sotto il nome generico di Cosmògrafi, vengon 
forse accennati non ^olò qùisgli cké féhbrjca- 
vapo sfere Celesti , Mappamondi , e carte geo- 
graìSD)3i.e , come ne ritrasse una della Toscana 
il P. Serrati Gesuita, in tre facciate di qu<?lla 
stansai che si chiamava già delle mattematiche 

3 ♦ 



ma ancart «Iriimetiti attrononticì • o allro »p* 
parlénente alla medestoia scieosa. Il rammeii'' 
tarati ^rdimeri come ufiaiaJi di detto eli par* 
timento » denota clie il glardino)>eiiailéf il qua- 
le fu gii aatla loggia detta de' Lantì, era cesa 
di qualche considerazione. I distillatori et ci- 
cordano T accreditata fonderia o farmacia, che 
era annesta alla Galleria , in alcune stanse Ter- 
so ponente. Quanto poi alla fornace di cristal- 
lo , questa era situata fin da Francesco L , al 
Casino di 5. Marco » dove per un' invensione 
dello stesso principe si fondeva il Cristallo di 
molile, e si faceanVasi di diversa maniere bel- 
lìssinil. Finalmente la fabbrica degli archibusi 
non era la sola ito genere d'armi. I Prineipt 
Medici non mancarono di raccoglierne i p^saì 
pii rari f o fUt ricchi » e sino ai nostri temfi 
si è mostrata ona dorisiosa armeria j tn una 
stanca , nella cui .soffitta sono effigiate le fab- 
briche de' cannoni, delle polveri, delle spade, 
delle cerasse, e diversi model li' di' fortificaaiu- 
ni ; cose tutte che ci appartenevmio. 

Se si fosse letto più avanti U! citato- Dispao*' 
eioy sì sarebbe inteso, come jil medesimo Fer« 
dinandò L manteneva al suo soldo uq« quanti- 
tà di musici, e Suona tori. Sdito lo stesso Prtn^ 
cipe fiorì ancora la Stam^pa , la Cavai leriasa , 
la Scherma. Il trattar di queste mi perlerelibe 
troppo lontano dalia B^ èaller». 



r 



ai 

R. Fonderìa. 

Ebbero i Principi Medici un' officina 4i Far;* 
maoi sampi» aperta , celebre , dovitlosti; ita a 
non feconda egu^litiente di salate» eom'esi» 
peneaTOikx. Tr^ene G)tiiiie^ III,^ ninno giunse 
a TCccbieax^. 

Coaimo I. ledeya il suq Labera4ovio nel giar-i 
dine di Boboli ;Pranc«see ilei Caaino detto dì 
S. Marco; poi nelle stanae Annesse atta R.GaN 
leria dalla parte d^ Ponente* Qoir) prese for- 
ma di R. Fonderla. U gasto predominante del 
secolo di far Totoy colla combinaijone di piA 
metalli , diede la pima moS^a a qofslo stabi» 
limenlo. 

UD'idea dello sfato in ellisitr)D<>iiaTa nel mGc^ 
paò preadter^i'da «n letorieo contemporaneo, 
Filippo PigafetU f citalo dall' etnJAto S\^ 
Giuseppe Pelli , nel!» sua Storia della R. Gal- 
leria (ad): », Qilivi pi«flAo Ittita Piaaati ) é la 
Fonderia , così nominata, in camere, dove da 
maestri peritisaimi' di continue si stillano 
acque di fiori odorati » ed erbe, e ol) di drò«- 
gberie espeaierie, traendone ta qaintrsfenaa 
e onaioni', e compongano lattovar). e cofifeaio- 
ni a rifitorare, I^cpiéri contro le maligne feb^ 
bri e 'b' pestUeiaaB ed. i ^leni , e pólveri è 
medicine di possente tiriate t^tene; portan- 
done in Tiattgk) e nelle cacce il Granduca, per 
ae e per la Corte, e diaadOne a Prelati^ Aenbar 
sciatori e Signori, e a tuit]ji caritdtiveménte in 
pronti rimedj ; onde tf 4i nofitre 3! efiettà egU 



3a 
ti mastra Mendico largo a' bisognosi , e cortese 
in ogni evid(^nte guarigione degl'infermi, che 
subito sentono gioTamento. ^^ Oh come s'illo- 
doAo gli uomini volentieri. 

Motto dovette crescer la riccbesiBli di qne- 
st' istituto alla morte del Principe; D. Antonio 
supposto figlio di Francesco I, e della Cap- 
pello , il quale dilettandosi assai di segreti di 
erbe, e di medicine; e spendendovi somme 
immènse : avea anch' esso una Fonderia nel sa<) 
Gisiho (^4) 9 ^^ quale verisimilmente f^rionita 
con questa di cui si parla* oi ricava ciò dall'es- 
sere stato collocato il suo ritratto nelle già 
dette stanze ) con una cartella sotto di esso, 
in cui léggeyasi l'appresso tetra stico: 

Ingens' Consilia j/ìaetts Antonius ingens, 
Hic mira insi^nem quem colil arte locus. 

Par Phoebo mcdicas quo sdirei troj^ii ah 
herbisy 
Aeternuin famae lumen ab igne iulit. 

Cosimo e Ferdinando IL foron quegli, che 
più vi profusero somme griandissime. Sì leg- 
ge tra te looUe memorie rip<>rtate dal Dott. 
Targionì Toszetti » nel Voi. II. degli Ag- 

Srandimenti delle Scienze Fìsiehe , come il 
etto Cosimo comprò da un Mercante IBgi* 
miio VOpoBalsamo, air prezzo di una libbra 
d'ai|;ento per ciascun óncia; l'olio contro i 
veleni di dettìi E. Fonderla prese tal credi- 
to , che veniva ricercato dai più lontani pae- 
sij e frai regali «bo si davano ai più distin- 



31 

ti Forertieri,' eravi tempra una easfeita dì 
medicinali. Le gioie più preBiose, il L»piéla«' 
Buio, e le droghe d o^i fmoiere ^ non si ri- 
spiirmiatano - nella ' compositione de' tB«dtca«v 
menti. Tra le ricette pia segreto si castodi- 
vnn lo appresso: Unto aa/fuocò delSieiliano; 
Oro potabile del PugUeai; Polvere somiifcra. 
di Gio. Nardi) e acqua da gengive che nua-; 
▼a il {losselli; noto per le volaticbe ; lattor 
▼aro contro veleno del viperaio ; acqua da 
viso del. Nardi, Rcqoa per lerar le margine 
del vainolo 9 del Duca di M»iitQva; .olio \di 
perforata de^ Capponi ec. 

Tanta credulità y e tanto vano dispendio 
sarebbero impei*donabiU , se non si trovasse* 
ro unite, e quasi successive Tuna airnltra, 
la Fonderia Beale, i^ V Aecadeniia del Cimen- 
to, nel corso della vita di Ferdinando li. Il 
Redi erasi partito in duo tra questa e quel- 
la. Così r Alchimia fece sorger la ChiiAica ; 
quella scienza i cui progressi quantunque > 
grandi ne promettono ancor de' maggiori» 

Checche siaji di cjò, è certo che Cosimo IH: 
volendo por qualche freno a st grave lusso, 
fece trasp^^rtore la: detta R^ Fondecìa nel suo 
PaUszo', dove insensibilmente ha prtso il ca- 
ratteredi un^i Spesieria.comiioe, mèeglio prov 
veduta delle altre. , : , 

Corridore de\ reali Sovrani , e suoi u$i. 

Non r accesso facile alla Galleria, come il. 
Baldioucci Suppone; alla quale ancora non si 



34 

pensaci; ma la coajuuiieaiione* tra t dtte Ph^ 

lac^i RenU, il Vecchio e qaello de'PiUi, fu 
il motivo che mosse Cosimo I. alla fabbrica 
di questo Gonidore. Le notse del Principe 
Francesco suo figlio colf Arciduchessa. Gio* 
Tanna d' Austria vel consSgliaroiio , sperando 
di Teder per esso i nipoti tenir festosi aegre- 
tamente alla Reggia. La casa di Priamo era 
unita coti a quella d'Etttore in Trota: 

Limen crat, caecaequcfores^ ttperuius usus 

Teciorum inUr se P riami . postesque relieti 

A tergo , infelix qua se , d»ni regna mane- 

bantj 

• Saepius Andromache ferre ineomiiaia sa» 

lebat 
' Ad ioceros , et avo fmeram Astyanacta 
trahebat (i5) 

L'Astlfiatte dei detti sposi non Tenne mai; 
naa H Corridore sussiste ancora. 

EgH é lungo circa mestò mi|;lio, largo, e 
alto in proporsione. Fu fatto pel r564 » eoi 
disegno di Giorgio Vasari; e quel che è più 
mirabile , Uel breve spasio di mesi cinque (26). 
- Circa la metà della sua carriera » solla leg- 
gili del Ponte Vecchio, at¥» un bagno, ìtI co- 
struito , per quanto ho udHodir dai piji sec- 
chi, affin di Ta tersi pia comodamente dell'acqua 
d' Amo. Si dice aócora. che ti sia una disci^a 
nello stesso fiume, come tc n'ho una per isceii- 
dere in strada. 
' Vestalo ud tempo, in cui orederano t no^ 



più ài qualunqu'àitra ^oftÌTa 9 ad «n potente 

marini, che guari £aripide. meritò da4ai ' 
quel celebre verso: 

Igasfa il mt^r tuUi'quanti imali wnani, 

Lo stesso dieevasi di quella d'Arno. 

BoUegke di commesso in pietre dure. 

Mentr'io scrivo eoo passale dalla Galizia 
(lU^ nuora fabbrica di S^Niocolò in via del (xh 
covnero le così dette botteghe di Commesso, il 
loco ittag^zEioQy e tutto ciò ohe spetta a quo* 
sta ififim&ittara (^). Un Mooafiterodi Religiose 
area* ceduto il laogo ad un» specie di Woxhal 
per hiUi» spettacoli, e festeggiamenti; ora 
questa lo eede alle Belle Arti. Pòco importa 
dov'cdle allog^i^; aia più Interessano i loro 
pregi 9 e la loro storta. 

Oli anticbi coHablwr j^iù sorte 4i mosaico , 
noa eccettuato quello di pietre commessa a fi* 
gure* Vitravio (117) ne rammenta due manie* 
re; uno detto Seciilia, che corrisponde pres- 
sappoco ài beU)t$imo lavoro di queste cosldet* 
te botteghe , dove si combinan pietre durìssH 
me e gioie , per far comparir figure , animali, 
fratti > fioi*! > architettare, nicebi ed ogni altra 
cosa ; V aUiu> Tessevae, che è un composto di 
piccole pìelVe difigifra regolare, per wr pavi- 
menti io più. colori) ooprtr mura, ed ornar 
grotte e giardini. s 



36 

Son peri d' opinione i che in flesswià età 
giungesse mai qnest' arte a quella perfV^felone, 
a cui fu portata sotto la protezione delta R. 
Cas» de'Medici , e molto meno'a quella d'ades- 
x«o. Ciò clie resta d'antico in Eoma, e nelle 
rovine d'Ercolano e di Porupeia, si accosta 
piuttosto a quanto si vede in tal genere nella 
Cappella del Card, di Portogallo nella Chiesa 
di S. Miniato al Monte, in quella de'GacIdi in 
S. Maria Novella, de'Salviati in S. Marco, de' 
MìcheloszV in S. SpirNiò , é altrore. 

Il Grand. Francesco I. fu quegli, che ehbe 
di fare al tignar quest'arte il pensiero piò gran* 
de: era già conosciuta inMìlano ed in Roma; 
e Cosimo suo Padre ne possedè» qoalcbe pes- 
zò. La pili parte eran tavole, stipi , cassette, 
e simili altre mobiglie , ora in marmi fini, ora 
in avorio, ora in ebano. Si mirava piuttosto 
al valor, che all'effetto. Porseli primo taroro 
che uscisse da IV ordina rio, fu il ritratto di 
Clemente Vili, che Fjerdinando i. regalò allo 
stesso Papa (28). 

Sotto il governo del detto Pi*!ncipe si fecero 
le belle tavole che adornano la Galleria ; si 
condusse a buon termine l'altare e il ciborio 
per la Cappella di S. Lorenso, e si traTiigLò 
molto a questa medesima cappella, che ^quan- 
tunque noiì terminatu, ftì la maraviglia de- 
gl' intendenti. 

Negli ultimi tempi sr presero per questi la- 
vori i pensieri dalle vtsaute di mare, dall'ar- 
chitettura, e dalla campagna. L'Imperator 
Francesco 1. se ne valse per fame dono ai pri- 
mi Monarchi d'Europa. 



' ^Qm •oltO'bi€ianidQU<idel Sig. Luigi Siri^y 
fimminò Gonosi^ilone^ e^ professore insieme di 
Bolle Arki }. (A) sì esc^aiscon Tavole e Quadri 
con vappreaentanze di vasi etruacfai, di por« 
Gcèkpe 9 di fiori 9 e simili altre fantasie, cosi 
ttl:?Ì¥Oy che quasi. il ver se ne offende. . 
• Qoel che resterebbe a dir di quest'arte io 
ToBcana^ occuperebbe un trattato; nifi i miei 
licfailì sòb quegli di un Osservatore* Gli Arte- 
fici, i Direttori, ei disegnatori cUe v'ebber 
già, che v'haoBo parte presentemente; le 
materie cbe vi s'ìmfli^gMno; la spesa cbe vi fa 
là Corona; i lavori .diversi sì in piano, che in 
baseo, e tondo rilievo; il merito e la rarità di 
quctoiì lavori^ stante il tempo, e le care che 
vi M.rietiieggono; sarebbero articoli cbe inte* 
reeserebber lactiriosità di quaUlsia diiettante. 
Mi.eoatento però di, riportar solo uno squarcio 
xlel Baldioucca nella vita di Costantino de'Ser- 
tì, unodtf'soprintetidenti di tali maestranze, 
cbtf àe ii«m dice tutto , dioe però molto sul pro- 
posito di cbe. si tratta. 

„ Né si pensi, scriv'egU che si sia da ^ noi 
detto poca, quando abbiamo f<itta menzione 
4Ìelia carica, che oltre a ir universale soprin- 
tendenza a tutti i lavori, e alle maestranze 
della Galleria , fosse data a Costantino anche 
r incombenza di riconoscer le macchie per 
adattarle a' luoghi loro nelle maravigliose ope* 
re che si facevano inefsse: vonc'lì^i^chè possa 
'bastarti r aver ciò detto per iscóprire a gf an 
«egno il coHoetto, che fu avuto della sublimita 
deir indegna suor; in testimonio di che yv^Q 
TX. ' 4 



ora tat pilesi si «bicciiiesfia leiftiGBettttàdt'^iie- 
«t'arte. Sappinsi dfUK|aey€b6 sino dal tsoniii^ 
ciaredl sì nobile maertraiM» si fidava. ie fitfM 
DOSI opera slwpende, ie amìì aceiÀ n»mo H 
quel carato, che; è loro sol ito ^ dobbono gioa* 
gere a tale eoc«Jlmza diUvoro^ cb^oom aalao 
m en te possa no a ssomi gì iarsi a cosa ottioiaiiieD- 
tè dipinta, ma esiandio al oatorale a varo; e 
con questa differente 9 che laddore nella p&Lta- 
ra è parte dell'erudito artefice il ii>e8coiar0) 
e distendere i suoi colori, a seconda del biso- 
gno; nel Gomniesso non tì così la bisogna-; per* 
cbé resta sempre a ir ottimo Gommettitovo h 
necessrtà di condurre il suo la topo alla soiai*- 
glianca del vero , «raanto sappia fare la pf%luia 
stessa ; ma non può efili altrimenti^ dtsfam Ja 
sua materia , né conU)nd«re T «no con l'altra 
colore per fame un terso a modo soo; nna gli è 
duopoli yalersi del colore della sua pietra , 
tale quale appunto il formò la natara« ^me 
farà egli dnnqae a proceder dal sonuno ebbro 
al sommo scura in qualsista colore, sempre in^ 
sensibilmente; degradando sempre con mease 
tinte, come fa il pittore? Bisogna in questo cà* 
so, in ogni minima e minimis^tma sua fattnra» 
cercare e trovare , obela natura abbia, fatto da 
per se stessa quel tanta , cbe egli intende di ro* 
ler fare; il cbe aleerto non potrà ^ sono» coli- 
r osservare le infinite macchie^ obe scooprotto 
le durissime gemme o altre pietre; e così liìso*> 
gna primieramente ebe egli sia si nvatico nel 
tingere pittoresco, cbe ogni yoltaafaè «gli sta 
osservando le macchie delie pietw o g^mmef 



wff^ rfeeHosoere in ek«ciiiia ài esse tutto 
c|iielki«. cke ^tUà |Ni& servire per oircotcriTere 
•tternaiilente e iotéiiwimeiile ^ e nippreéentare 
qaeila cosa dh' égli arerà per le mani pe^ col<v 
rìrìa, efciandio nel sommo scuro, e nelle' meize 
tinte; e quelcht i p»&vf*^di mestieri al me- 
desimo a avere specie sempre presenti e fre- 
tobeili sua fifntasifty'BleUi per' dire, dì tutto il 
pasaibite a rappresentarsi eon pietre ttel Com« 



' Qil medesima Baldintieci sappiamo- i noeii e 
le Ib4iche<di partociii artefici , e di pii dtret** 
tori celebri ia tal mestiere. Né parimente ci la* 
9ùi^' ignorare, si iieR' accennata rita ^ che in 
qadie' d'tfltri professori, ti pregio d'alcune 
opeftì piÀ incigni uscite da queste offictue eòi 
lavo diségni , e sotto la loro cnr^. Tra le altre 
è da notarsi la tanto odebre Tavola ottango- 
lare t che in detta GaUerla tattora ai Ammira^ 
il cnt laToro eomiaetò l' agosto del ili33 . e 
doppoamii rGaèl t649 resti terminato. Se mai 
hi aessttoa pittura ai verifica quel» detto d'ao«« 
tic» arieficev Diu pi»§o^ quia ^ aeterniiaii 
pin^ f m terlfiea in questa. 

Un altro genere di Mosaieo si celebra 9 e si è 
finonì lavorato In Roma; che è quello di pa- 
sta w vetro «Diorite , oouosdoto pur dagli an- 
tichi. Le celebri colombe di Plinto, ritrovate 
doppo tanti éeeoli ^ non de* ne lasciano dnbi- 
turei Quali di questi due generi di Mosaici , di 
Fìvéuté e di Roma , abbiano niÉagstor pre^o , 
non tocca a ane a deciderlo. Il celebre la Con-. 
dnoiiiM, lettemto Francese^ ne fece un para- 



4Ò 

leHo* ingegnneo n«l soo tlug^o ilVItaHa/'f^)f 
ma Gondamind non era , né Mosaìcisia^ t»ttl?^« 
torér Altri che hanno fatto* i<i ates8à| banttro- 
▼eto il nostro di maggiwprègio (i). 

Antico Teatro 4i Cortei 

Al tempo della Repubblica ^ trovan dirado 
mentoTate Commedie; Teatro stainle e fisso 
non mai. Qaesto genere di spettacolo cedeTa il 
luoga'alle Giostre , ai TorheJ y alle caeoe dèlie 
fiere ) al Fé mascberàte ^ ai festini ^ ai baiicfaettt>' 
e alle corse. La prima labbricc^ addotta a. tal 
oso, fu in tempo della caisia'A^édici diretta dal- 
l' Architetto della Corte, Bernardo Bi]^ontaleii** 
ii. 'Sino al nostri giorni sene yeggon le restigà 
in un gran salone, ebe fa iparte della fa bfbrica 
degli itfizj, dalla par^e d? Levante , sotto' U 
Galleria.^ La sua largb^ziiaé di braccia 35 j la 
lungheEza 9S1, e 34 l'àlteasà* N«n avavan^an» 
cora i Mattématici fissata t^u élla' conra ,- pvo-^ 
pria di tali ed i fi z), da ogni punto' della ^iiale 
comodamente si vede, e si sente. Perciò la sua' 
forma è quadrilunga. li parimente pefr>ò «delk 
plateaè talmente fatto,* èbè supplisce» Ila co- 
raodftà della vita , se non a <|àetla dell? wdtlo,. 
colla peridensa di due braccia e' 110 «ttanK» da 
capo a piede. . • . 

JDòppo dì aver parlato altrove della Compie^' 
dia, e.deirofiera in musica, mi si piiesehtaom 
l'occasione di trattar della mectanlca teatrn* 
le, di quella cioè che adorna la scena, ed io 
eui Bernardo fu tanto eccetientey.eUe anjierò 



4» 

talli y o fa tjolo 4a pochi* I^ miicclimey le 
ptXNip9Uifa^« lutti gli altri artifizj e modi cti 
O tte t to genere y Don «Teano innaoKi a lai mo- 
dello .eh' ei potesse imitare. £{(li lo diede il 
primo a tutti gli altri ingegneri. 

Si yalsero i Principi Medici la prima Tolta 
dì.^^pMSta'sala nel i5$5, quando la Principessa 
donoa Virgmia, Gglioola di Cosimo I fu fatta 
Sposa del oig. Don Cesare d'Este. 

Un'altra Tolta ti si r^itò la Fiera di Miche- 
langiolo Boonarrooti il gìoTone, la qaale per 
esser dlTisa in cinque parti, non occupò meno 
di cinque giornate del carnoTale del 1618. 

L'Isterico delle Belle Arti, Filippo Baldi- 
nucci (3o), descriTe minutamente quella prima 
festa, con tuttO;. l'apparato maraTiglioso sì 
della «ala , che della scena; né io so negarmi il, 
piacere di riportarne ii racconto. S' io Tplessi 
compendiarlo, farei Io stesso che torli l'anima. 
In simil genere di materie anco la minuzia in.* 
ieressa,ogDÌclr(^ostanxa istruisce , e qualunque 
OBUssione* indispettisce» Questo medesimo rac- 
conto, sebben prolisso ^ lascia ancora da desi- 
derar qualche cosa* , 

„> DoTendo dunque il Granduca Francesco, 
fratello jiella sposa > 9olennizzare quelle nozze 
fiop a .quanto mai poteTa estendersi la gran-, 
dess|i,:e Ta^tità del Regio animo suo, ordinò a 
Oio. de' Bardi de' Conti di Vernio il comporre 
1^ (lor^medvaf che ^l cbifin^ò V Amico fido j cou 
tutte quelle ^ocompagfia ture di inlennedj, di 
ma/Qcbine dj,. musiche, d'abiti, ed ogni altra 
cosa che potesse inTCntare il sqq ingegno, e per 

4* 



4* , 

réndlerk fìh l^lanfeibile» e Arre ti fpoifta fMM^ 
moto ad ajf^iidM I pttipìi'pèM^'j tè*¥»Nt 

rimi a Behìttfèóf al qtttaìe fhtb «ildta* 'ib '<Mil 
d'ingegno nulla , péfttóA &ifb,Wféà^ì»Ht^tè 
ito{H)ssibil«» né a^cf^a poità thaitotf IM^HI, èhe 
tton gii fòftM a gk^iid! onore ^itttfcito. Egli*dliii- 
qae pi'imiérifeteìeBfte aceottioìli la giVtìl •Saift' 4» 
forma di Teatro, cii^otidatidoh aUm-iid MH^ 
gradi fin<iaÌlapdÉpeVtÌTa9laqtlàteréèti)Mrac- 
da di Stta Imdgtiékxa occupà^ii'; Hb'pfh i gMdi 
cominciava dtì elidine di BalfertLàftrì finttdft Atls- 
aimi marmi, che fònttairano^ tolKiyl tèimdlMI 
taghidsimo Ballatoio,- dal piabo di ^béiflòaDi^ 
gea una apftlliehl di ibortèliii Hiifìik , cIms jlèM 
anch'essa tntVil tìeafrò dietro a^li^ltf«ìrtri<dN 
condaira; dopo ÒDTèìBté iil dÉia di Vàrie ^^ih^te 
d' ogni sorta di fftitll ^edeanftl yténàbféf^ 
quantità di pottifi, alfH atierBi, altH'tiiàfiM,» 
tali ancoi'a a'ppefiia Oficrtl del ^óte't Irfe' Atttb 
piante Tcdestosi catominih'èf divèrbi AldteaH, co* 
me Lepri , CépridòK y ed alti'i al #aitti, tht ph- 
lavano reri pairticolaniiéirtè nel molo , che 
e'facevano attorno alle piante; èranTi fHA aorte 
d'uccelli, alcàhi de'i|iiali con alle «piegale re- 
deansi nell'aria ^oas^i irolatifdo; cbbdbcetisi 

Soeata verdtira divisata a quadro per quadnl 
noairattétta delle finèstre, ed' in oghi qta^ 
dro vi aveva pòrte di udbile architmiira , « 
neWani tra finestra e "finestra erano va«tdi bel-^ 
lissime piante odorifere ^ ed altre di fiorì di 
tbtta helIesKa , che sparglrvsilio odbre soavia»U 
mo; ed in somoia con tutto quést'ortiameotif 



43 

fheevMi omnptfl ri re tm visroi ed ameiiiBsinio 
gktiinù. Troppa tungA gom sarebbe il descrU 
vere tutti gif altri addobbi *di quelle ninra^ 
dkodi tsnniniy irgoglie^ statve, featom for« 
ttati dt bellissimi frattt, e d'ogni sorta d'agra-^ 
mi; la riecfaesMr deUe lumivre aeeoncie per 
mddo y ebe -asMim lame poteva cagionare om« 
bra if slMtttfifttoto in luogo alcano: neir impoi- 
àte détetineflre, cbe per togliere il lame del 
eieriio davérafo f Imaroer ebiose , erano dipinte 
figure di prt^fHordone di cinque braccia , che 
dal pitfilé della Sala non parevano eccedere la 
comonale statara» eran finte di marmo con 
gtsttdlsrfttfio rilievo, e fatte a cQ%icorrenEa da 
diversi' virleAtl Pittori, rappresentavano Apol- 
lo, Bif0có> la gtiolosa Pettcitl , Mercurio , Ime- 
060, la Bellessni, e i'Allegresta^e tutte con 
geitér diverso parava che vanissero da quei voo^ 
ti,periM«re sMh' esse spettatrici della fé* 
sta.,, 

„ AppdM^ si* ftrrono adagiati i Principi, le 
Dame,)Od i Caimlieri al godimento del futuro 
fpetlàCòlò, cbrin un «abito veddesi piena l'aria 
d\ie<$elle1}ti itM usciti d'alcune ceste con bella 
ie^eàtU a'ló¥b luoghi ^»yilgegna té, i quali col 
raggirarsi , c talora rermarsiattoriip- alle spal- 
liere e 'a'firtftti, cagionarono nuova, e beli" al- 
legrénd'ffgll sfittatovi. Tifata che fu la ^an 
tela , apfUrTe la nobilissima prospettica , dove 
da'più-|NMircd iti diversi punti vedeami rap- 
preseittnt^ le- ^ù' belle i^edute , e pia singolari 
fsbbrldlev e piaste del k nostra città) e nel 
maratig^ioS6sf<mdflrtolvtlo«i%anamEia«corgea8Ì lo 



44 

ooBtiBOO fmssàre , e ripassare , tkte tteewm fgr^é 
còpta di gente ìu qua, e in là t cbt • Oft^Uo^ 
chi a piede 9 chi in cocchi , •«hi io caf rosi*. ^ 

yy Mei prìmoiiileraiedioapiiarT^ttna ontok 
di così squisito artifizio, che non si Tidde >aiM 
uè prima né poi cosa simiie , coocìossii»eos»chè 
aprendosi i>er dar luogo allo scefidere di ^raa 
copia di persone; che rappresentaTano tat&i i 
bèni .del mondo mandati da Gìotc ad arridehir 
quei giorno, appoco appoco fa veduta svanire 
come disfatta dal vento , «enea che mai si po-^ 
tesse da chi si fosse osservare y che le Bue parti 
andassero in luogo alcuno. ^^ ' 

,y Nel secondo intermedio furon Tatti vedere 
tutti ì mali del mondo, quasi che nel compa- 
rire di tanti beni fossero da quello dÌ6G9Ceiati 
e subissati oeir inferno; s'aperse «o! òrrida 
caverna piena d'orribilissimi fuochi, con fiam- 
me oscure e fosche: dalla gran caverna soaf^ 
pò fuori la citta di Dite affummicata ed av<- 
dente , ed attorna aveva hi sua palude dì -sppr- 
chissiroe acque ripiena: ersnvi bienne alte 
torri tutte ardenti , in cima aite quali vedean- 
si orribili Furie crinite di serpenti^ ed in abito 
sanguinolente; sentivansi dir quelle urli tpa-. 
ventevoli, e miuacce orrende., nr»entre scuote*» 
vansi dal capo quei serpenti, i quali in terra 
caduti canmiinavaao la Sfsena,; agg|t>vigl4avansìf 
in se medesimi, aprlvai}o la bocca, niettevan 
fuori la lingua, sentiva/sene < M fisebio, e fra 
loro forte s'assuffavano, con tal somlgliansii 
del vero, che agli spettatori parea, per eo^ 
dire^ che s' arricciassero i capelli, e ti ag^ 



4f 

glMtfleJBiie nelle wemt U sal^gitot e Unto |iiù r 
f{iuale>che alale ^.todIoso fpfttaoolo m*a^. 
^anflì».tl cadere- di aea saetta^ eoa .qael ianw 
peggiaie, e con quell'urto spàTentoso^. ch'é 
aeiita .de'falminiy e tale, che per la maggior 
parto, fa credoto» che vera fosse; a questa 
aocoease la.yìsta dì due erri l^iUasiini Demoni ^ 
accompagnati da. gran namero di spiriti ri- 
bejjiooa fiaccole in. raa no acicese )d' ao^ fiioco sì 
forbii e scolorito , cbQ <|aello. -solo , qaaodo 
non/ mai altro, accresceva profoudamente il 
terrore. Vedden intiinto solcare il sordido sta* 
gno una schifosa barca, Jn^cui era Flegias, che, 
a suono infernal di tromboni, e ooptrabbaas^yi 
seoA'altro pii» Jacconsp^ignava lo. spavejptoso» 
canta di quegli abitatori d'inferno, e nel batn 
tere^y.ch'e'faceva sovente I20I remo tutto in* 
fuocato l'onda fangosa, quella vedeasi. {udiiarei. 
fj Hel terso intermedio la scena rapnresbntòi 
campuguft s|M]igljata di frondi 9 cpme di i:mdo» 
inverno; vedeanst . letti di fiami, e torrenti 
del tutto asciutti, e sacchi, anando in .un: su- 
bilo dalla parte di Ponentet fu . veduto uscire 
d'una sotterranea spelonca Zeffiro, che te- 
neiido per mano la bella Florfi, diede cqn esisa^ 
principia al dolcissimo ciati tace, Hl,<suon.dei 
qi^(e comparve la Primavera » con al tre. foste* 
voli Òeità, Amoretti I Aure, Niéfe.,e Sancire! 
meiptre tutti insieiiie ^ollasaa^a^j aolb^^Oy. 
vedeiaiqsi fiorare gli alberi , js riesspirsi di io^ 

ty*Pf ^9V%Pve daUa>terr)a beAlis^ito0 erbetta ,1 e. 
ori, e dalle fopti p^der aoque.in abbondanset 
di quelle opnre gonfi.i loiitenM» «mì i fiàmi, M 



4$ 

empierti «IcaDiliflU^od mmmànyà'm 
deserto , che p^fevm Sembrar là tem j 
rtre un beo 4eli»eio giavdÌDO, 19 cmìi ieulmtì 
la melodia degli ace^Uì pia eaaoyii conte Qsi^ 
gnoti^ Fringuelli vPM^^fi solitarie, Calsleni* 
giy e aimiU; menlre i peisDoaggi yclw* asric* 
eU-TaDO la seoM^ faeetan tenlirè uu» avsìca 
•cave* 99 

^, V^ quarto intennedio«Y6ddom»aoHi|iarìì» 
re nell^ eatpemità del paleo aciagti e éimpi 
asprissimi y dai quali aeqae pendevamo d» ^me 
fiyiita«e ìfigbir lanétte di bianchi eocalH^ ma- 
dveperléf tiicebi $ AióùtÀtA» eà erW wmmney 
epaiastri. Fra gli» acogli compavrela D»« Teti 
eon gran coiDìtiva di Trilooì, e Moalrt Ma- 
ritai > cbe flembraf^Bo oa^ine dal piii>pn»feiide 
del mare, perdoechè lotti lootli ventVMiieQno 

Eoiidaiido k barbe f le^ebmae aeqoe In^eb^ 
Ddaoaa ^ e ee» eerte gra» cbioocaeia y et hoc 
oiiie, cbe airayano io inamoi peiieMkMl»;irlk' 
bòcei ^ tj^mtcAtaiio sopra gì» Bpettatori «eque 
adoresisamie; eaniò la De» domtti^mfe, ^ 
Sol Tedatò farsi il méte torba to^ e forttmoeo; 
efò cosa da stupire il vedere con <|«ufl Mira- 
bile artifisio ella co'waoi mostri' si gcttè^-iiel 
mare (il quale eolFoodetQttff k seemi ocra'< 
para ) e fa da quello asiotbitai RendiBa yfé^jket^ 
sa > e terrore inneme la ris^ di' gran quantità 
di narieli', cbe per lo mare Tenivatie agitati 
dirli jondtt 6 da' tenti ^ i quali erano figmW in 
<$erti Móstri Marini con facce nmane^maal- 
qoiHfito gonfiate. Hend cosi facile a raccontare 
la TaghaiBir e p^aprietA degli abiti inrenlati' 



47 
dal M»lv<#iirt«fioey lutlt «ppropriiti alla qaa«> 

ìiiàJMie figure, e pariicolariiiaot» deirìm-* 
nu^piiaW ^ tiot8> carne Tritopii , e Mostri Ma- 
jìqÌj ai ^oali redetnaì gli oreocbi e'I petto 
aq«a«ifiMfiy occhi fieri e terribili del color 
delPapf 119 marìoa: dal mesto in giù eran Teri 
pesci 9 ma di colori dirersi, secondo la yarieti 
de'eotorÌ9<pbe moilcaiio quegli animali, non 
altiero questi molio passeggialo per l'onde', 
die del foMovIel mare venne fiv>ri il Dìo 
IfetUHiaoceinor^jdo aspetto, «col crollar del- 
la teatBvi^lSeróf della persona mosirossi tutto 
cr«ocif>so <^4H>l)erioo, ^nasi ToUsse, lanciare il 
Irideote, «quando mai fosse a t venato» che 
r«mlienoii ^i fossero acquietate, e ritotuaip 
i4 iDiure<«illa prima calma. Fermossi il gran 
ca#ro, che soet^anea quel Dio, ed esso al $aon 
di Ii0ti , tromboni , arpi , e traverse » iocomtiH 
ciò il san oante, comaodando all'altre Deità , 
che l'aooompagnavaoo il fare aoqoatBfVe Ton- 
da fipementej il che sabito ebbe tuo effetto, e 
fa bella eb^a II vedere in un istante tparir gii 
soo^i, e comparire attoivip alla marina an 
nmeniesimo pratp, in cai si trattennero le 
Ninfa cogliendo fiori, mentre altre pescavano 
eoo lensa vivi e guizzanti pesci; poi torna- 
ronei al cenno, e dioiioyo comparvero gli sco- 
gli» e tra essi Teli eoo altri iÌIo$tri Marini in 
grao sMtmero, da' primi in tutto e per tutto 
dtv«rei., ehe achersaado fra di loro, e pescane* 
do,gettàyansi l'acqua addosso ; ma qtt!»llo che 
pi4 sisovo comparve alla vista ftt, ebe nel 
mneiversi , chetasi facevano per Inondai féX9^ 



48 _ ■ ^ ^^_ 

yvL cb6' a n'c)ic$> t'acqua Itfeuswiiiai n uit#Mi.M6} 
t;oinè neiracqoa naturale e Tera yé);^tto 
addÌTeriire nel tempo, cbé nomini o'Mmalì 
Mr esjsB'VBnno notando. DopcT cbe questi eb- 
bflfrod^atò di se stessi òn molto piacevole trst- 
teniiMento, il cafro, gli scogli, ed ogcri'cosa 
ttisparvero. „ 

,, Ma niente noedo ali^Bclose, e nuove ap- 
parvero le macchine pel* lo quinto Intermedio; 
Yiddesi andare oscurando il Cielo appoco ap- 
' fioco , e farsi tatto nuvoloso , che quasi •''oscu- 
rò la Luna; quindi a nd a ron crescendo le tene 
bre, finché incominciarono a venir tucul e 
lampi, e fra il ròmoregglar di quegli, elri- 
'splender di questi , fecesi vedere una vaga no- 
vola di color srereilb ; sopra questa era un 
^catro tirato da due Padtii grandissimr -petè, e 
-finti, ì quali vedeansi camminare, e far ruota 
di lór coda; sedea'si sopra il carro Giunone, 
colle Ifirìfe^ doe delle quali per lo sereno del 
dì, è due iper quello della notte enin figurate; 
fermò ssi la nùvola nel mezztf del ci«lo, eé al- 
iora crebbero senia alcuna proporzione dà quel 
di prima i tuoni, e i baleni, sicché a ctaacfae- 
duno la vista abbagliavano: vedeansi lampi, e 
-volar fulmini , e saette, mentre da' norvoli ca- 
deva pioggia e gragnoola in abbondanza; fer- 
mò la pioggia, e vidd(^si dopo la nuvola com- 
parire r arcobalèno sì vero,' ohe ognuno ne 
stupì , e Giunone al snono d Wpi , iioti ,6 cem- 
bali cantò, ed alle Ninfe C(>m in esse il far ras- 
serenare il cielo,' il quale mentre queste «aiico- 
' ra 4oleemeute cantavano, appoco appocas^an- 



49 
dafii fiicìehdò |iii <;Mafo, fiocké e«tti|NHrT« nét-i 

Tarla la jMritiit^ra face. Sparve ailòra* la nu-^ 
▼ola^ in modo , che p»r?o cosa' sopranthirarale 
e miracolósa, j^ércnè fa prima nuvola llon si 
▼edendo ove fosse soìipesa s'era posata in tèrra, 
questa si resse sempre in aria ; e sparita fra 
scena e scena , indi a poco yeddesi in fontaiian- 
za nn'altra simile più pìccola fiuToietta carica 
delle stesse 6gure e negli abiti stessi , ma pie- 
eolissimi ; figurata per quella stessa sfontanata 
per girsene a sao tiaggio, finché si perse af- 
fatto di redàta. ,, 

ff Nei sesto y ed ultimo intermedio , con che 
tèrminosìsi la l>ella rappresentazione, comparve 
uno spazioso prato pieno di vaghissimi fiori , 
ed un bosco d^ogni sorta d'alberi sekaggi, le 
cai cime parerà , che quasi arrivassero ai oi^ 
lo, e quésti presso ad lAià grotta; similmente 
un nobile Palazto con dirupate carerne attor- 
no: era la selva popolata di molti e irarj ani- 
mali, còme eapri, daini; cervi, lepri, ed altri 
di quella sorta , che non ci mioct^no, i quali ' 
tutti movevansl aitandosi o raggricchiaiidòsi 
ne'Ior covi, o camminando per la selva senza 
offenderst fra di loro, e cosi sneHi, che altri 
avrebbe detto, che vivi fossero; mentre fece^ 
ro nobilissima comparsa due 'schiere di Pia stori 
e Pastorelle Toscane , dicianncye per ìschiera, 
che a suono di liuti, arpi, zampogué, bassi, 
yiole, flauti, traverse, tromboni, cornetti tor- 
ti e diritti', ribecbhini , -e flauti grossi -, -fecero 
sentire una dolcissima musica ; e mentre elle 
così cantavano I usoi dal gran Palatxo la Fie^ 

T. X. 5 




So 
MlaM tUf^r la qittte con .alicgRO 
^Mndo n /vicenda y^qoAPdo aidtq ^q. le, 
chi4k>e i Pastori, congratahiidQcji <lì 4* 
rinacMrasioiie del Mondo , diede di 9^ stessa ou 
OM^ fàacevole, e curioso speUacolo. f, 
f M'imaiHgìno l'Amico fido del Bardi, copia 
r Orfeo del Poliiiano, recitato in M»ntoy9, e 
eomposto a reqoisisione del Card. Francesco 
Gonzaga 9 ttqo dei Sigoori di quel Ducato. 
Chionqvie abbia letta quella dolce Poesia ai sov- 
verrà, cbe tì si rappresenta in principio B|er- 
cario sceso di cielo in terra ; vi si accenna poi 
HB« fonte ed una spelonca , delle «^Ive. de'pra- 
ti, e' de' monti; sopranno di questi Orfeo sta 
aaoaa«d<^ la lira , e canta un'Ode Latina:, com- 
parisce quindi T Inferno, Plutone 9 Minosse 
tutte le Furie di colaggii- Orfeo domanda al 
jDio delle tenebre di ricondurre alla Incedei 
orando Euridice sua sposa; gU vieu coucessa 9 
ed avendo contravvenuto alla le^e impostali 
di noli gai^srla) gji vieimaovacnente ritolta. 
Le BaCcai^ti finaloiente si vandican del suo di- 
•pregio* pef ogni donna luer della sua > faoen- 
^lo'in pesai; la sua testa è portata in trioaCo, 
e termina la sceiia eoo un Soprifisio delle m^ 
desime in onor di Bacco* 

Tutto questo non si poteva eseguire. se.iiza 
macobiney e senta grande apparato di cose* La 
Favola , come la chiama il Poliaiano , non è 
divisa in atti, ma in pocbe scene, e queste 
brevissime. Tutto il bello . adunque di tali 
trattenimenti consisteva nello spettacolo ^ e 
staccatamente nel canto, e suono ^i diversi 



il 

fMmieatl^ Qtttoflqiie hoiwipo m|i0|«o 4ii«o0 
ani un lottmedio, o una coBimeeiNi* L'Or^ 
feò n'dftbe f<Mr8e<[iuiiite Pamieo fidoi tua wm 
ebbe le macchine dei Bnontakoti. Deir «ne 
air altre ri eone peoo mena di «a leeo* 
lo(3i)(*). 

SiUioteca Magliabetkiana. 

Due p«bbiicbe Biblioteche di stampati e^ 
aprtiUDO in Firenze tirea la metà del presente 
secolo; la Magliabecbiana nel 1747» ^ Manu^ 
eeltiana qoattr'anni >deppe. 4noanai a questo 
tempo non Veran che quelle de' Frati. Anlo^ 
ilio Magiiabecbi; oelebre Letterate 1 lascia la 
prifAe sotto gli Ufitj; Momig. Francesco M** 
rneelit la seconda io Via Larga» QnestNdtim» 
fece affN>rre alla faceiatia della f«b1iriea èfn'elo>* 
qoente Iscrisione tn «questi teraaiai: PuHicéte 
ìktstime Poigpermm Uiilitaii. 

Se restarono iir esecrasiotie quei Barbar t, i 

Snati distrussero colle fiamme la tanto famosa 
iblioteea di Tolomeo; eoo pari ragione deb* 
bono coronarsi dì gloria quei Gttadini ebe 
doopodi aver raccolto libri con indnstriai ii»« 
teliigenza e dispendioi ne hanno poi fatto do* 
no ella I^Bltria. 1 Romani non aTCvanoinmi»* 
glnato a Icirn premio per tal sorta di merile» 
gif archi y le colonne, i trofei ^ erano riserbatl 
ai distruttori de' Popoli. Toccherebbe a noia 
stabilire una corona- al promotori delhi Sa* 
ptenzì. ' 

La IVbrèeelUana htf fatto in un meato eeeelo 



$t 

^«i^li Aimeiiti, die le imn pumenot .t«\iM 
limiUté efitralB4 Ma la Magliabech)sin« Imi 
aroAo tali dotoorti ^ òhe l'baoioràelrifiJl^tii. 
Ncm'iQOfttiQtl meno 4i.iooaDÌla ▼olomii» Eqco 
quaJI libri vi si JB«or|>oriir(>iio In 4ivex^i tem- 
pi : del Cav. Ani. Francesco Maruai, d^la Cayii 
Gaddiy del Cati. Ant. M. Biscioni i dielfa Pala- 
tina , dei Dot4* Giò. Laeni , della Badift de' Hoc- 
cettini di Fiesole y e parte di quelli de' Gesuiti, 
di S. Maria Nuova v e ddla Stfoàvtjana. Nnn 
cito altri BC(|aistidi minor cooto, ne quegli 
che si vftn facendo ogni giorno (/). 
. ha: &iria jdella stamp» è tale 9 fj>e bisognerà 
una Tolta 9 clie le citta, destinino alla conser- 
Ta«i<>ne idei ilbri , Un intet^o quartiere , o forse 
la lor» metA- Fortunatamente^ vi rtmedian gli 
«sì che Cannosi delie vetcbie carte ^ le Urm^y 
ed i topi. .L'America,' do^e gì ' insetti abbon* 
dano » .ne distrugge non pochi. Quando iq 
Francia si tuoL criticarla f^B» noQva sj^ampa.t 
ài Uve baoHa per le colonie d' Ameriea. 
: Ciò che èpiÀ da considerarsi nella Magli?* 
liecbiana è il tnetodo, <;on cui so^ classati i 
Ubri ) iilimaginato da quel fìlosofp , che i^e; fa 
il priav> Bibliotecario^ il Dott. Anton Coccbit 
Egli vidde lo scibfile umano in tre aspetti ^ 
pfirole , .€r9se 9 e fatti; questi , ultimi in altri 
due, momliy'e saeri. Quindi sortono le quai^ 
Ira classi, in cui vien divisa la Biblioteca; 1/* 
Bielle leUe^et x/" Filosofia e Matematica; ò.^ 
Storia. proJtpiQBi, 4"^ Storia EopUsiastica. Q-. 
gnuna di queste classi ha io ramificazioni: 40 

sèaÌABi inpobiwlQito quanto s'è. mai soritt^ e 



peniatoy cotne in' 14 classi ràcchiose Linneo 
Verhe tutte e le piante: Giusta Questo metodo 
li curioso èy che si principia dalla Grammati- 
ca, e si termina colla Bibbia. 

L'indice è regolato secondo i nomi degli ' 
autori di ciascuna classe.. Un altro più coni-» 
peii^lioso comprende in massa tutti gli stessi 
nomi. Ne ni»nca uno generalissimo ) che com- 
prenda le materie di ogni genere , e gli auto- 
ri insieme. Il catalogo amplissimo delle edi'« 
sìoni dei secolo XV 9 e pubblicato già son 
Ire anni. 

Se il Magtiabecbi fu grandissimo collettor 
dit libri, talché ne avea piena la casa dal ter- 
reno fino al terrazzo, e sin per le scale; fa 
ancora leggitore indefesso , e di quelcfa'ei ìeg* 
g,eva ritenentissimo quant'altvo mai. Non si 
potea dir di lui come di molti nitri Biblioma* 
niaci: Salirete Libri sine lectore. Egli era un 
altro. Varrone , a cui competè il titolo di àU 
vorator di libri. Per non esser distratto dalla 
serTità; ipse solus tota f amili a erat ^ coxat 
fu detto di Diogene: non accendeva mai foo* 
co 9 e ciba vasi ai salami e di frutte. U sonno 
era breve, eie più volte si gettava sul letto 
vestito. La memoria avea si tenace, cb'ei ci- 
tava di qnelcb'avea letto» il capitolo^/ la pa- 
gina > e l'edizione. Un'altra maraviglia pia 
grande si é> cb'ei dedicossi totalmente allc^ 
stadio in età di 4^ anpi , avendo Mto sin li 
l'orefice sul Ponte vecchio» Rousseau fece 
unta cosa stessa 9 avendo esercitato l'onvolMo^ 



5* 



54 
' Pome sulta Piatta dei Granduca , ed' 

Artefici che i^i concorsero. 

La feliciti de' t«tiipi del DuiHi Ooinmo yieti 
f>roviitn noti kolo àèm eopia e sorttaosità del- 
le fabbriche , ma sdprattultd dulia concorren* 
iji' degli art<fici, di merito tanto "singolari^ 
da imb'raztar nella scelta. Chi non resterà 
sorpreso in udire , che per fare il modello pel 
Nettunno, e della fonte sulla piazza detta del 
Granduca-, non concorsero meno dì sei fumosi 
scultori? Baccio Biind ine Ili, Benvenuto Celli- 
tfli ,' Bartolommeo AmiirUnnati, Gio. Bologna , 
Vincenzio Danti, ed un (iglio di Moschino da 
Pisa (3!»). 

* Morto in quel frattempo ti Bandinello, re- 
èlò la gara md|;giore tra l'Ammunnati , ed il 
Celi ini • però fu fatto comandamento , che si 
Tuno che l'altro facessero il modello di terra 
della grandezza , che sarebbe potuto esttr dal 
marmo y perrenvito già da Garrii ra a Flirenze. 
Fa dato loro il corbodo «otto la* L|Ogg*Mt dei 
Lanzi y dorè furon fatte due stanze separate 
Vana dair altra, e fuf On pi*ovvedttti Hmbe- 
dne di terra, legni, e manuali per eòodur V 
opera a termine. 

Parreal Cellioi^ che il Principe restasse 
pi& soddisfatto del suo modello, che dell'al- 
tro; nonostante, per r impegno, ch'svi*a già 
coùtratlio ita Duchessa, il lavoro fd djitoal 
primo. Quindi il Cellint ne rimase molto do- 
lente ; ma non Tolendo «ccresoer col suo dièpia-> 
cere il trionfo dell'altro, se la passò con in- 



55 
dMferénta «hc^tilos ch'«i •'evaiseioprtf figora» 
tD y che la tù9à amlrebbe coti.. 

,j S'uppiicò danque rAmmannati ( scrìve 
li BaldiDOcci n«Ua vita di esso ) di gran proK 
postto a onesto lar^ro: venuto poi rMiffioi563y 
li primo del mese di marco fu ler«to il Leo- 
ne (m), che era sol c»nto della ringhiera del 
palazzo (Vecchio), e murato nel mezzo della 
medesima , dov'è al presente; e (juelia parte 
dr essa ringhiera, che aranzava verso la.Do« 
gana , fu spianata , e gettato il fondamento per 
la fonte, è per la base del Nettunno. I marmi 
misti , di che essa fante e composta , trovo ob« 
s'incominciassero a murare non prima che V. 
anno 1571, e poi m andarono seguitando gli 
ilHri lavori, finché dal medesimo Àmmannatd 
fa del tutto finita , colla seguente invenzione^ 

„ Apparisce nel mezzo di un gran vaso pie-» 
no di lim[pidìssime acque, sgoiganti da molti 
zampilli ; il qual va«o e figurato per lo mare ; 
ti gran colosso del Nettunno, alto io braccia , 
situato sopra un carro tirato da quattro e»- 
vaili marini, due di marmo bianco, e due di 
misto , molto belli e vivaci: il Nettunno ha tra 
le g«iinbe tre figure di Tritokii, che insieme 
con esso posano sopr'una gran conca marina 
in luogo di carro: il valso é di otto faccio, di 
marmo misto, qunttro minori , e quattro 
roaggioi^i.'Le quattro minori sono vagamente 
arricchite con figure di- fanciulli, e di altre 
dòse di bkroriso, come chioccioie marine, cor- 
nucopie, cat Ielle, e sivikili* S' inalzano ^l pia'^ 
no delle medesime oerit imbasameoti , sopra 



se 

ciaicon de' mali posa oila stato» di metallo #. 
maggiore del naturale ^ e sono in tutto qaat->^ 
tre; dae fommine» cbepappreseDtano Tetij e 
^IKuriy e due maschi figurati per due Dei mari- 
ni: all'una e all'altra parte di ciascuna: di 
queste faccie miaori sono due Satiri di metaU 
lò in varie e bellissime attitudini. Le quattro 
-faccie maggiori son tanto più basse 9 quanto 
basti per potersi da chicchesia godere la lim-* 
pidezsa dell^acqiui^, la quale traboccando gra- 
^siosamente; è ricevuta da alcune belle nìc<* 
obie, e nel gran raso» ed insomma il tutto è 
così ben disposto , e con tanta maestà ordina-* 
tu, cbe è proprio una maraviglia. ,, 

yf Ia acqua di questa fontana fu presa dalla 
fonte alla Ginerra presso di Firenze, un uti- 
glio fuori della porta a S« Niccolò, facendola 
passare per il ponte a Rubaconte , sotto la 
loggia de' Per uzzi, per il borgo de^ Greci, e 
poi per piac«a ij [n) . 

La statua del Neltunno vien generalmente 
criticata come difettosa nelle proporzioni; ma 
se ciò è vero, la colpa è tutta del Bandinelli* 
Perocché essendo stato stabilito dal Principe 
di comprar quel gran pezzo di marmo, il- 
Bandinelle si portò subito sul luogo, doy' èra 
stato cavato, e per facilitarne il trasporto, lo 
fece scemare, ed estenuare a segno, che si 
rese poi impossibile a chiunque di cavarne 
statua di bel concetto. In veduta di ciò il Gel- 
lini', che ebbe sempre aperta gueiìra col fian- 
dinelli, fino ad attentargli ì^ vita, chiamò, 
questo marmo povero, e.mal fortunato (33). È 



^nfjififì .fTQtUfiTÌw l&ii|io„ Figpln» figolo invi- 
4pi; ma doye nop è gara 9>oii son krti {o). 
,.>,£ indubitato che fra gli oggetti di vera 
.Qtijità pubblio^ f anzi di a^QJula ed indispen- 
sabile necessità deye sicuramente annoyerarsi 
Ja..)H)htà e la copia delle. acque destinate a 
.servir di beyanda alTuomo ed agli altri ani<^ 
mali, ne»] meno che a mille bisogni della 
vita. ,1 

^ Se rinipprtanza di tant'pggetto non è 
abbastanza sentita da alcuni nomÌDÌ^ egli e 
perchè posti dalla natura i^.un suolo ov'ella 
abbia profuse apqne salutari^ o non sanno o 
non curano J a sorte di quelli 9 che astretti a 
ricorrere iti terreno infelice ad acque menq 
sfijubri, bevano in esse il germe di gravi ma- 
Jori, e talvolta anche la stessa morte ,| • 

^ Ij'pjiservazione di quei punti del globo^ 
che sono o furono altra volta i più popolati 
prova qhe afBociazione considerabile d uomini 
npi9L,si è formata giammai » se non dove l'ab* 
hòpj^a^^ e la salubrità delle? ^cque gì' invitas- 
se a stabilirsi. Che se V impostura dei sacerdo- 
ti pagani npp avesse adombrato agli occbi del 
volgo l'qggettq delle più sagge pratiche ap- 
poggiate a fìsiche cognizioni y dì cui voleanò 
serbarsi e^^plutiivo il po^sessio; ognun vedreb- 
be ch^, consultando prima di - edificare ' una 
città le viscere degli anjmali, anzi che com- 
piej;f^,um^ cerimonia superstiziosa e ridicola ^ 
esploravano la buona o maligna influenza ct^e 
l'aria^. le produzioni del suoIq, e le acque so- 
prattutto, esercitavano sopra Taiiimale eco- 
nomia. ,f 



58 

,; Concordi in appressare loggeni^i 'Qièto 
fmportanM , vedf^Mo clie le più famòflè-^piA 
potenti nazioni hanoc) prodigati tesori e fatme 
per provvedersi eopioaamente di acqttH éalifta- 
^) ; e fra gli atnnti elle attestano la idr piisMté 
grandezza , non meno che gli at'dii / gli obeli- 
schi , ed i templi, ammiriamo tuttora iiiiakai* 
ficì Acquedotti per cui si sforzarono di rare 
«ffluìre fiumi d'acque alle loro Metropoli , de- 
rivandole andie taivolta da ben lontane sor- 
genti. 19 

,, Non si potrebbe pereto comandare abba- 
stanza la provida cura di cbi ci goternttf , e éel^ 
le autorità cpstituite, cui sono spcciAimcnte 
%ÌKidati gli oggetti/cbe riguardano^ M <}a Jh- 
cinò il pubblico bene , pfr la soll«cftiidi«^ ve- 
ramente patema, còh ^i procumno di c^ser- 
Vare alla nostra |>ftttia (j^^estb pr^ftioso benep- 
xio delki nat|ita..,9 

„ Firenze situata in terreno |>{ttUòst0 basso, 
circondata da vitini monti e bollile è n^dio- 
cremente proirtista d'acane. Basta scawre il 
terreno ad una pièbola profondità per imbat- 
tersi In sorgenti cbiamute dei volgo polle^ che 
riempiendo prontamente Tescavasione, formaf- 
ho Quelle conserve d* acqua 9 che dicOnsi comoh 
nemente pozzi y; e che praticate nelIMnteroo 
delle abitay.ìoni , vi suppliscono agli ordinnr} e 
giornalieri bisogni. ,, 

,9 Ma la qualità mediocrissima df qt^este 
acque , la loro scarsità pella calda stagione^ e 
V inconveniente di alterarsi facilmeviteper l'ab- 
bondanza delle jHbgge, specialmente m aicuni 



% 

3qiarliéri dMla^trUMt dmaommpf^ più $entire 
fi'^fHS^' ^ M biaogiiq 4i «eque yWe e pe«- 
renni. ,, 

Y, Pi|i j^q^i^edotii Al» eoii4u<»oo a ^{rensè 
prese d» vipine scurgtiiti. Tre 4i i^ssi di minore 
impprMuea 9^rr.om» ad iisi . privati , mentre ì 
due prÌNii;ipfi4i cooMcmll spf cùtlifieate al pujv 
blico «er^AW v^rwiYfinQ già acque in qualche 
copia ID Tar) punU delb città p serfendole uii- 
4!^ di fiiriMHiieiU0 e deooro. «, 

y. Ma abbandonaU da luog^ tanpó questi 
aeqi]#$datli a Ipro stessi , e trascurate le oppor- 
tune ripamsioiii » erancr Tìdotti i» tale ala^o, 
ipbe^ KUJiftiateoda sempre le atefec sorgenti , Pi- 
rense npii ne riceveva la sesia parte deHe 
«cqtt^.«he TI affluiiroiio altra volta. »t 

fjÙìò era in pariieoUr modo avvenuto al- 
l' A^oedotto detto di Carraia, che da temf>p 
auticbissìmo porta ira le acque mccoUe da al- 
.cutie sorgenti del ricino Monte alle Croci fuori 
della porta & Miniato^ f^ 

^y Sebbene quest'Acquedotto quanto alla co- 

K delle ocqsm che meiio aia assai minore dei- 
Uro detto Condotto Keale ( che prende le 
acque da Montereggi cinque miglia circ? lon- 
tano da Firenye } pure. lo vince di gran lung«i 
qiia<Qtó alla booti e purepan delle acque, che 
baxioo sempre goduto di un? gprande riputa- 

yy Alta pubblica fonte pofta in piatta S. Cro- 
oo»«d all'altra dell' lai p; Palatto dei Pitti, 
cbeue versavano la più gran, parte , il pubblico 
Fioffsuiioo ba&^upre {attinte le acque. pi^pu- 



6o 
re, sia pe# i1>{tò|iii.8tniord{tfiari iéffii 
lati, sia pér'ijaélfi otdinarj delle perioiie più 
delicata e difficili. ,, * 

,f A. qaest* Acquedotto pertanto il bebeme- 
rito Cornane di Firenie^ deciso a ricon^istare 
alla città d'antica dòvi£ia d'acqtfe, lia ridite 
le soe cure, e ne ha ititrapresà atteramente, e 
prontaibente compiuta la ripfci ragione Vo piut- 
tosto la naòvà còstrostonè. „ '' 

„ £ per ben cominciare aveta egli anticipa- 
tamente ordinato ciie ir rintracòilissero eon ogni 
diligenza le antiche acque , quali* érài^olniffan 
parte deviate e per rinca][>a cita ^éilfAcque^ 
dotto a riceverle, e per la' naturale tendenza a 
ribassare le loro scaturìgini o sórgenti. ,, 

„ Il risultato di queste ricerelié ha superato 
l'aspettazione. Non sólo tutte le àntithe aè^e, 
che si versavano nel condotto dì Garra ja , sono 
state ritrovate e ricondotte al^edesimo, ma 
'si sono scoperte rarie nuove sorgenti che pcfw 
mettono di aumentare considerabii mente k 
massa delle acque da restituirsi alla città. ,, 

„ Il Comune preparando' a Firenze questo 
nuovo benefizio, ha voluto rispettare la pulK 
blica opinione, e prima di promiscuare alle 
antiche nuove acque, che non hanno a loro li- 
vore l'attestato del T esperienza edeltem|io, 
ne ha ordinato o n' esame 'compara ti vo^ un ana- 
lisi chimica, non meno per proprio governo 
che per pubblica sodisfazione. „ 

„ Incaricato io ditma tal commiaaione con 
lettera dei Sig. Gonfaloniere del f 2 aprile 1810, 
volli riconoscere neiia propria origine ciascwH^ 



«orgente^ lame-ftilingerfi •otto i miei oochii 
l'acqua da sottoporsi agli, opportuni esperir 
mertti, ed esaminando le circostanse locali, 
congeVtarare se fosse ragionerole presumere 
alcuna sostansial differensa fra le diverse acque^ 
lo che suol farsi per avere nna guida o utvia* 
dirisso nella scelta delle cbimicbe esperienze 
da intraprendersi. ,, 

yt In questa circostanaa ebbi T occasione di 
vedere il lavoro ddl' Acquedotto già presso al 
suo termine; né posso trattenermi da esternar 
re la sodisfasione cbe provai in vedere un npe^ 
ra di pubblico servigio sì degnamente eseguita 
u traTersodi un'infinità di ostacoli , cbe la cat# 
4iva stagione, l'indole del terreno, ed altre sii- 
nistre circostanse locali vi avevano opposto. 
L'occhio il meno esperto non può non rilevarvi 
i' in tei ligensa nella diresione, come nell'ose- 
cuciono 4*eftattessa e la solidità. Non saprei 
meglio esprimermi se non dicendo che ogni 
]inrte di questo interessante lavoro corrispon» 
de degnamente all' importa nsa dell'oggetto. 
Né raeuo doveva, attendersi dai lumi e dallo 
selo dei degni soggetti , a cui la Comune lo 
avea saggiamente affidato, quali sono per la 
principal direstone il Sig. Giuseppe Del nosso 
mA uno dei primar) Architetti dei Regnanti 
della Toscana, ed ora Architetto dello stesso 
Conaune, e per la pratica esecusione e giorna^ 
liera aasistenxa, da cui essentialmente dipenr 
dono l'economia e la bontà dei lavori, il Sig. 
Lu%i Gargani già bea cognito per molte im- 
r. a. 6 



6« 
pectanlifiime imprese condotte con somoia t«« 

telligejiia ed ottimo successo. ,| 

„ Aia tornando alle sorgenti» setta sono 

qnelle cbe mi fvurono fat.te osservare. La prima 

e più elevata vien denominata della Ginevra i 

ed è la principale fra le antiche, y^ 

jj La seconda 9 è formata da scoli o devia- 
sioni della prima , cbe si raccolgono ciaqae o 
seicento passi al disotto di essa verso Firense. „ 

jy Un poco pia basso si trova un'altra «or* 
gènte detta ael casotto sopra la conserva y 
che è la terza. ,, ^ 

,, Altra simile» cioè la quarta i è pochi passi 
discosta dalla precedente. Le fin qui accennate 
sono le antiche acque dell'acquedotto di Car- 
raia, ,9 

„ Un poco più basso si mescola al^e acqua 
già riunite della tersa , e della quarta quella 
di una nuova sorgente cbe vi é stata rivolta* 
Ifon essendosi potuto avere tli questa nuova 
acqua isolata, mi procurai un poco della me» 
scolansa che risulta dalla mia unione alle due 
precedenti. Questa mescolanxa è l'acqua ohe 
io cl^amerò la quinta, ,, 

jf Dopo questa, e sull^t diritta della sttuda 
di Carraia dicendo verso Firenze 9 sono state 
riunite in uno stesso canale per introdursi nel* 
r acquedotto tre vene o sorgenti d'acqi»e a{« 
fatto nuova. Indicherò col nome di sesta l'in^ 
sneme delle acque di queste tre sorgenti , efa^ 
é assai considerabile. ,y - 

,9 J^inalmenjbe la settiaaa e una altra nuova 
sorgente d'acqua, cbe non solo non a|Kparte- 



u 

kiiéM atr acquedotto di Gamiiìi, tn« nòti poÀ 
tueppare oggi inlroditnriài^ atteso il tao basto 
iivello» Quest'acqua è destinata dal Comane 
ad alimentare la forttx; Attoranente eretta fra 
ia |M>fla S. AfiniatO) e la Chieta di S. Niccoli 
a Ii^tiefiBiO di quel quartiere tjJeGialaientetpg- 
gèitoa tedere altera re le aeque dei suoi pozsi 
nella cattiva stagione, i,- 

y, Partendo dulie tndi<}aaioni che mi furono 
date sulla faccia diel luogo per distinguere le 
acquia di ouoto aeqoitto dalle antiche , giudi*» 
cai che l'intera massa d'acque, che dopo la 
rianione di quelle sarà portata a Firenze dal- 
l' Acquedotto di Carraia starà a quella che lo 
Btcfiso Acquedotto yì portava avanti la stia ri« 
parasione presso a poco come quindici a quat* 
tr<i. ,f 

,9 Passiamo ad esaminare il pregio o la quag- 
lila r^spetlÌTa. ,, 

' „ L'acqua non è mai tanto buona quanto 
allora che è pura e scetra da ogni mescol^ansà 
di aostanse straniere' Ma la natura non la pre^ 
tenta mai alTuonlo in questo stato di assoluta 
purità ; e BÌ>a che si riceva direttamente dal« 
TAtmósI^ra quella che se ne precipita sotto la 
#9ritia di pioggia ,di neve, o di altro, sia che 
si i^tMfèolgfl^ dalle soi^ieuti che sbocoano alla su«> 
perfice della terra dopo averne traversali o 
pei^eoi<8Ì i diversi strati, cotìtte«ie sempre delie 
«aalerie •eatranee alla svm natura. Quelle ohe 
t^rdlliàrian&enlès'iniéontrano nelle acque tei^ 
ipestri sono di natura salina dotate di una gra«- 
Vtià maggiore di quella dell'acqua i e però ren* 



«4 

<3ono Tac^iM sttftM cHi «i trovano uniìB f ptcì* 
ficaibenle l^iù grare di qneilo che sarebbe nel 
nmo sUto di poriU* Perciò si spno seupre ri* 
gonrdate come fio pure le acque più kiggiere, 
ed anche allorquando mancavano alla scieniai 
fnessi di un'analisi rigorosa , il riscontro esatto 
della gravità specifica di diverse acque > o del 
loro peso assoluto rapportato al loro ▼olumf 
dava sopra le loro qualitÀ rispettive dei risul- 
tati se non di rigore, pure il più delle toIIi 
•ufficienti a guidare in una scelta appropriata 
agli usi econooiici* „ 

„ È heo vero per altroché questo messo fi 
solo riconoscere la quantità e non la qualità 
delle sostanse estranee contenute in un'acquai 
ed e egualmente vero che quantità eguali di 
sostanze diverse possono visi'ire diversa meots 
r acqua che le contiene. ^, . . 

„ Ma altri riscontri sempliciitsimì ed a por* 
4ata di ogni Uomo fauno riconoscere anche sot- 
to-questo rapporto le. buone o cattive qualiU 
di un'acqua. Tali sono le proprietà di cuocere 
bene e proiit«mebte i legumi» e di disciogl^ere 
completamente il sapone sensa formar gr^mi 
o coaguli , come fanno le acque cattive , e^ eo* 
snunemente quelle dei possi, a cagione di uà 
«ale terroso ( solfato di calce ) che ti é conte* 
nulo. >9 

,9 Ho stimato conveniente non omettere que* 
•ti preliminari risoontri , ed annnnsiare ii re* 
•nUato ,' perchè essendo di natura da poter es> 
•ere asevolmente ripetuti da ognuno , sonaaiv- 
•cbe più atti a servire alla pubblica sodislMio- 



ss 

ne. Per essi' si rioonoàet cke («Me ièttei|«e d#« 
stiliate ad entnireneiK acquedotto di Cifim 
sono Imonimme, potabili , ed atifi attuiti gU 
usi economici. ^ 

,9 Le ricerobe pii esatte Intraprese sopra 
l'ecqna di ciaseàna sorgente' in partiboinrav, 
tni Iranno poi convinto , ctieve oc sono ami 
filcone frt^ quelle di ouoto aeqnisto .notabiU 
mente niigliori delle anticbe cotanto accredi- 
tate (;i)„. 

,, ResiMBendo i risultati di quest* analisi , 
60000 parti in peso di acqua, contengono gra- 
ni 17 di sostante 9 e sono 

drbonatodì ealce • • .8 grani 
Carbonato di soda • . • 6 ,, 
Muriate di soda . • » • 3 ^^ : 



99 



La quantità estremamente piccola delle 
sostarne estranee contenute nelle acsque desti- 
nate ad entrare nel r Acquedotto di Carraia , la 
loro ìndole e natura innocua debbono ispirare 
-una piena fiducia nell'animo del. pubblico, e 
fiir riguardare come' un- pregevole acquisto , 
eome un yero bènefiaio fatto, a Firenae la ri- 
para aiooe di qnest' Acquedotto y e T aumento 
delle di. lui acque. Di fatti oltre alla maggior 
copia cbe ne Terseranno le pubbliche fontane 
già esiafcenti ^ due nuoTO fonti sono state aper* 
tOf dèlie .quali, una porta, come ho già detto 9 
r acqua disila settima sorgente lasciandola a 
beneficio del pubblico fra4a Chiesa di S. Nie- . 
colò è la pmrta S. Miniato > menice IralUra pò-» 

6* 



•Itt MUtt |iié»Niéei MmA fmmà il tMMtt« «Ile 

SMtietaésa otMi iKtrsiona fl'^cqtta deU'Aryie i 
otto pf iftcipile e fetùìò 4eUe allM aei mt* 
genti ,9* 

Do/ni A* essetci énaiimnmii mfli^ iii^mfiaf^ 

' dUpiaeerJ^ C9n0$cere ancora tfueUe €ke 
. dtri^amo da Homtcte^gi yM di una special" 

mente nominata deli' Acqaìboglìoio , rdffor^ 
, iamdo per intero mna écoicisa nuim9ria che 
' ¥annqiaU(rc ^i anesi^.op€r\fl ehhe i* iomQffe 

di comunicare alla JL Uccadtmia àtt^mfOt- 

mica detta dei Georgofili nella Seduta 

dei ptfimo Feàbra^ i8i5» 

Non può^sserci alciiau di Foi.cbeiaon sia i&« 
formato in qoal deplorabile stato si troYas^ro 
qoalclfte amie addtetfio %)L Itetiusdotti, e ie 
pidAitelM foatane* delia noatta nàtikf « obe 
noft sapftta che qaeate etano rioMste aiailo 
prWe deH'ao^pMf e in piada aslì intjdti» ed 
allte.^jfaataaioi»i del ha£» popolo, tk9 le«TO* 
ta ricette alla proef iiMi totale deperiaiaae (%4}' 

Game notadaBaa cke «na DepnlAsioDe £i^ 
aHTta per questo iuportantooggaUo) oMaiadi 
Mggettimppartenenti alla Corte ^«Dn altri pi»- 
scelti dal GaoMne , e con quanto aelo e attinte 
sittsi sdoprata per arrestare quiesip disordine, 
per ridonare il perduto faenefisio «dell' acque 
alla citta , e finslmente per spsnderla nei quar«* 
tieri i pj& aMtati con delle nuove e beo diretf- 
te raiuificaaioni; stimo opportuno ii tacerlo 



I^^Mti Mieórreielii U<«da il wdkrmi attirare 
iMi»lri rlgo«iiiitiyio«paie qnèUo che tì ha pii 
d'ogni allro coniirihuito coir opera > e col eaoi* 
8Ì^4o. 

Ad altro ìiiteiido di ridhìaniare per pochi 
flic»«ieiiti la TOgita aiteiiBioiie per fariri cono- 
6«9ere la rkeheua delle acqve che derìmino 
alia città per mezco del maggiore dei- nostri 
AcquediMtti , e perciò chì»inato V Acquedotto 
Reaie* È quest^na epera intrapresa dai So- 
prani Medicei per fare un dono a FirenaedeU 
le Mkorgetttì di Moniereggi, enqoo miglia di 
qua distami fra Seiteivtrione e Levante. Il de* 
•noniiuato Poggio è si fattamente dalla natnra 
dotato di acque perenni che dopo airer aervilo 
ai bisogni di quei Colon] e a dÌTerse Cascine e 
Barrage 9 raccolte inwi sol canale hanno Tat*^ 
-tiiriti di mnovere gli edifiti di cinque Mulini 
da biade, onoairaltro sottopoeto nelcUire del 
poggio y fibo che gieingono ft «caricarsi nel Mu* 
gnone^ove entrate di nuovo in un^altro prepa- 
rato-canate sotterrato nel i' alveo di questo tor** 
nenie j e ripieno di grosse gbiare , si depurano 
cosi acorrendo per lo spazio di un miglio^ e 
successiravien te: fanno capo ad una gran oon« 
tmrm detta dei Calderajo, dalla quale ha prin-* 
cipio l'Acquedotto Keale che le traduce a Fi-* 
rense< 

Quanta sia Putiliti che s'è ricavata daque« 
st' acque nella loro discesa dalla sommità del 
poggio i quanto giudisioto sia il metodo adot- 
tato per depurarle , e condurle alla ^ittà , sa« 
rehbe impresa lunga e tediosa te tutto volesse 



€8 
indicarvi ; ft^rrtL il dira cheiMSMe tmrMmW 
^volerne tirare un altro, e piÀ conveniente p*r« 
ifto. • ^ 

Ma la natura tanto prodiga de'suoi deni si 
compiace alcuna volta di ritirare la làana, per 
farci sempre più appressare i suoi bénefiu, è 
conoscerire il pregio. Cosi non é raro cke dopo 
le gr^n siccità, e sai cadere della state, que- 
ste sorgenti si feconde, si vedono tatte ad oh 
tratto inlanguidire , e convertirsi in plooeli 
stillicidi, che si perdono per èva porasioiie fino 
alla sopra vveniensa delle piogge autiumaii, 
-cjfie 1(3 ritornano a nuova vita. 

L' inquietudine allora di quei G)lonì è estre- 
ma ; non hanno. pia ove dirigere gliarmeati 
'per abb<)iverargli; si chiudono i mulini, e la 
nostra città manca di questo tanto necessario 
elemento per le pubbliche fontane , e pei giar- 
dini del Sovrano , e dei particolari.- 

La Deputasione degli Acquedotti nairando 
sempre a diminuire , quando non sì possa to- 
" gliere affitto quest'inconveniente cèsi dannoso 
' per la vnga Firenze, ha rivolte tutte le sue 
cure per ritrovare e riunire alT Acquedotto 
Reale delle nuove, e più costanti- sorgenti , al* 
l'oggetto di aumentare il volume dell'acqua 

• alla città io tal disgustosa circostansa. 

Ho il (giacere dunque di annonEiarvi che 

l'esitò ha pieot» mente corrisposto' a cosi utile 

premurCé Eragli nota la posiaione dì una ricea 

- sorgen te dalla pa rte A ustr a 1 e . de I medesimo 

• Montereggi conósciuta dal remottsaimo tempo 
eoi vocabajo di Ac^uibogHolo^ derivatogli ere- 



Ì6ri^^ 4aoa:«earto rotuote smorto cbe a^odìt. 
nello, scaturir^ dal poggio, simile ad acqua 
che bolla i#i an gran va&o. Eragli altresì ifoto 
per depoati fatti da persone annosissime , che 
Cpftcat' accana mai doventava meno per siccità i 
mm Ciò non era bastante per sodclisbre \bl de» 
li^teaaa dei componenti la Depataxiooe:era-' 
IH» necessarie delle prove più decisive cbe met* 
tessero al coperto la loro responsabilità avanti 
di proporre 9 e di eseguire un'opera pubblica 
di tanta importanaa. A tale effetto nei decorsi 
aiuti 1.81 f , e 181 a si sono fatti vari e repetnti 
sperimenti. Si è misurata T acqua di questa, 
sorgente nello stato suo più florido al prìnci- 

fixo dell'estiva statone; e si è ritrovato il vo^ 
urne dell'acqua non oltrepassare quando i cen* 
toventi, e quando i cen to ventiquattro bari l^ 
all'ora. Si è tornati a misurarla di nuovo sul 
cadere della .state « quando le altre sorgenti 
erano ridotte quasi a secco, e ne è resultata la 
inìsora di novantotto, e centoquattro barili 
girerà, da che né e stato dedotto, che la sua 
diali nusione era prossimamente in radono del 

festo» ^ 

Assicurati in tal guisa della perenne quan^ 
tità nella misura riferita , fu pensato ad acqui- 
stare la proprietà di così ricca sorgente, lo 
che non incontri veruno ostacolo, atteso la 
goptilezsa del nobile sig. Lorenao Bonaccorsi 
pè coi effetti i^ssa scaturisce , e ne fu stipulato 
il contratto a bonisaime coodisioni , fra le quali 
ebbe luogo un articolo riguardante il rilascio 
4i. una discretisiipa quantità di detta acqu«^ 



ffti . 

pet T'osp (^dtmlieò , e i^péùMméaté per qnéWè 
dei Coloni del prefitto sig. Bonaccorsi , e di •!« 
tri <kd esso eonénatiti'. ' 

^ ottennero in seguito dei fondi per ì'kiéa-* 
laki'dM^htò di quest'acqua, e senza perder tem^ 
pò Inòn badando sj rigore della stagione , vi Èé^ 
n^^iate impiegate n^oKe persone neiF^htyeHio 
del lBi3; talmentedhé ttoyasi digli estuiti» 
dh lungo tv-attó di questo raido, che tuttora s! 
jòrosegue a p!& riprese setto gli auspici del ri- 
prtstinato (éliCi$siaio Governo. 

Uii tal bnitefi^io procurato alla Città di Fi« 
i^enz^ assicurerai ai suoi giardini ,. aHe pubbli* 
cbe fontane , ed agli Spedali, una quantità suf- 
ficiente di ftiitdo, quando accada che le altre 
Q<;atuti^ni éi ritirino, o testano quasi affatto 
esaurite. 

Sarebbe òtra opportuno ìì fìirvl Conoscere i 
pt^gf delfà 9orgénte dèi!' AcquibògUolo rifa-' 
^eriaòtnd dalf analisi di òùest'adqua ; ma tale 
éssurtto es^éttio troppt> al 4i^opra delle tnie H« 
Imitate <ròfi[OÌzioni , dovete contentarvi che io 
nièrl^cà ih getterà li proprietà cbe 1' banilo 
sempre distinta da tutte je altre sorgenti d! 
Mbntéreggi fino dall' etll dfà remota, è af di 
là detrhtòrìéi. 

Vi sia fiotta Atb noto , éhé tlùèst'é appuuftf 

3 nel r acqua che dagli tth^iéh! ftomani fu cbn- 
otta per 1^6«ò pÀbbìlcò della vett»tl6Ì^^a 
Città di Fresòte, cbe bar tanfo ^g^iatò n^'sun) 
édi&iy à «egfiof cbé Ciòerone avVeszo in una 
Rbtna ,' hotà c^be i.PibsoIàni dèf éuó tempo 
cpnaamàtftno btidna pa^te delle loro facoltik ìm 



I 7 ■ 

mni (S5)* Se di tanta m»gnificeQ»a non se ne 
scorge appena vestigia, incQl patene tante infe- 
lici circpstanse che hanno desolata qneir an- 
ftieii CiUày e che hanno contribuito alringraiiir 
4im9iito. di questa. Il fatto si è che a pocM 
passi distante da.questa sorgente , nel costrui- 
re il nuovo acquedotto si sono.ritrorate le r&« 
liqoie dell* antioo , divergente verso la città àfi 
Ftelole, che gli ^discosta circa tre inigUa*Fi«> 
no dal 1809 trasferitomi sopra qun' poggi pei* 
prenEidere cogniiione delle sorgentiche alimen- 
t»f»o ràoqaedotto Reale, onde provvedere a 11^ 
dbficienxa di «esse f e pfog^ttare le riparazioni 
oeoessarie per tutto il loro corso, scopersi mol« 
ti tratti deirantico acquedotto, quale er^ for»- 
inato di un massello cubo di tenacissimo, smalr 
to composto di calcina forte , di sassolini di 
alberese, e di minate scaglie di pietra, porr 
«ione del quale era a canale aperto, ed aJtrf 
porzioni presenta Tano unforojcilifidricp laaciar 
tovi nel detto nsaasello nel fare il geiit9, di^llp 
smalto, probabilmente mediante nn^ fprqs^ dj 
legno che s' estraeva subito che losnss^Uo aves*- 
èe Ciatta la sua presa. In tal guisa aepondava 1^ 
▼ aria inclinasione d^ terreno, «ed ej^bligav^ 
IWqua a risalire dopo a ver disceso allibane picr 
cole pendenze; invenuone di ouj pregiasi taiK 
to r architettura irnod^rn^, e che chiama ope^ 
re siffatte acqf*edott^ifoi^:^ti^ Altri fra moven- 
ti dì quest' acquedptjto furono ritrpvmi Li da)Can, 
Ban^Uni amila stradadiltfoBt^lQroi; oiroa un mi^ 
gito da Fiesole 1 «. finalmente ^ |iè ^ troT^to i) 



'7 a 
tenntoe entro U recinta di detta Gtttà , in Vie 
lungo tratto di esso , che la taglia netla dire^ 
siooe da Lerante a Ponente. 

Se i Romani preferirono qaesta sorgente la 
pi& lontana ) e la piik settentrionale rappoirto a 
r lesole, a tante altre scat origini di cai abbon-* 
da quel poggio , segno è che una lunga espe^ 
rienza gli àVe?a ayfertiti non tanto della sua 
eostante perennità, quanto di altre eccellenti 
qualità che la distinguono. Di fatti ella è del le 
altre la più pura, la pij^ fresca, e .la più leg^ 
gteri. Non equi reco indizio me ne ha sommi* 
bistrato Tesarne dell'antico precitato acque- 
dotto appena levigato di un sottilissimo Telo 
tartaroso, e durissimo, che agti imperiti sem- 
brerebbe piuttosto un leggieri ri vestimento di 
Stucco fattovi a bella posta per riunire le mi- 
nutissime cavità prodotte dal getto dello amai** 
to attorno alle forme di legno, quando ciò si 
fosse potuto eseguire. Da una tal circostanta 
ne deduco, che quegli antichi non s'ingannare 
nel giudicare' quest'acqua di tutte le altre la 
più siviubree probabile, e gran fortuna sareb- 
oe per là Città nostra, se ella vi fosse tradotta 
col messo di un canale separato, piuttostochè 
esser costretti, per vedute di economia, a do^ 
oreria confondere con le altre acque che han 
duo pò di esser prima depurate, avanti di es- 
sere ibtrodotte nell'Acquedotto Reale. 

Bisogna confessare che i nostri antichi padri 
eraiìo più dei moderni premurosi, e solleciti di 
lAuoire le Città di buone acque, ed abbondan- 
ti. Uopo di arer v^duto^ quale era quella di 



73 
t!ùi il erutto {yrei^aftiti per niflità y iecotOf ìb 

pntieià ééllii città ài Fiesole^, e chtf a Dìo pia- 
cendo terremo contparire Hi Pireme, rteordia^ 
DM^ii^qtiatjprodigiriso yolttfnte doyea portarne a 
tjaest'nltima Città i'Aequédòtto di cai si oooo- 
aoono le rovine , che tutte in se portava raccoU 
te le àcqiie che scatuHscotio appiè del monte 
Morello, che per quanto ora in mille modi di- 
▼iiei fanno di se Irajponente quanto inotile 
mostra n^lle'VIIIe; e Giardinii che costeggia-^ 
no quel notate. - 

Statua équeHre di Cosimo /• aneddoto 

' di 8cultura. 



»' 



_»Sésul nella Atbbrica di qaesto cara Ilo 'rac-^ 
conta Giò. Cinelti) nn accidente l>en degno di 
sapersi. Finita l'opera^ comecché Gio. Bologna 
artéfice oltre modo avredato era, ioEiitaiido 
ÀpeHe, (34) mostrollò a molti intendenti ieU 
V arte; da* quali ttittl come opera degna fu 
molto lodafto; ma perchè molte volte addi vie* 
ne , cl»e un rosso ingegnò fa riflessione a quel- 
le dose , alle quali i pr& valenti artefici non 
haiino badato; siccome si dice che nell' erezio- 
ne delta GagHa sopra la piaxza di S. Pietro in 
Roma a tempo di Sisto V* addivenne (3j); mo- 
strando egli quest'opera ad un contadino suo 
amico, e pregatolo, non so seda schermo, oda 
ieniio, c^e il suo parere ne dicesse, gli fb da 
quel pillano con argdtissi ma avvedotesta ri- 
spo^ : signor mid, qui è un grosso ettore, voi * 
arete' tralasciato quel caHo, che nelle gambe 

T. X 7 



74 

dinanzi UUeriormente liaàno i cavittkfomi k 

fice U gaggia e Tcmca avvertimento, falloai 
cafùt^k, com'era gìasto^ , diede maiift a hi fi 
lo j aiccoine fece , iaciifttr«to (39). „ 

TVtto de* Pisani^ e ior» stìonfiUéBU . 

Pi«a^ '^ parva licei compomsre magnU^ 
fa per Fiiente, quel che perKomaCartagiiie* 
Ansi , le guerre Puoiche si contano siiao iatse; 
le Pisone furon quasi continue , sino alla total 
cadutadi quella cìtti; ne( i $09. Una delle pù 
crudeli fu quella del r363 > la quale ebbe ori- 
gine specialmente dalla gelosia del nuovo Por- 
lo di Talomone, ilqtale fa<e^ sìt cbe Uf or- 
to Pisano rimanesse men fr6qaentati»> e meo 
ricco* 

Figura in questa guerra dalla parte 4ciTio- 
rfnliiiìrC^m&Qenerale, qfgysi Pietro Fameie, 
del quale è la memoria neinoitro DvorootSoU 
hi porla laterale y prossima ai Cantpanilie. £ 
siccome in un fiero attacoogli fu incurta* sotto 
il cavallo, ed in quella ve^e s«U ^nr un «h&10| 
cbe casualmente incentrò I e tornò in* batta- 
glia I escendope vittorio)M>; pw questo wel ci- 
tato mofiamf'Bto vien rapprcee ntato collo ^toc- 
co in mano , in atto di oorrere sul dettot gjUi- 
mento. Un altro Deposito dirimpetto a questo» 
dipìnto da Paolq tlc^cello in un sol caUure 
verdastro, rj^ppresenta Gio^ Acuta, eapitaoo 
d'una compagnia Inglese , cbe servi ancor' ^^ 
so^oella atessa g«cri«^ prima dalla pmrt« dei 



VMmif fNii ém «tt6Ìkiée''n6ttrÌtgafidhgiiat(yj 
eàttediccii , éal prevxo di si4 mità fiorini 
motti', 

GoQiiftte la Tiltorin-in Tefre e Cftstena, ptn*'* 
to dmiiieggial», e parte dbnie, morii mille, 
prigionteri Hoeihlla , e te catene &e{ Vottò Pi- 
tfano recate in trionfò ^ ed appese al ll'empio dì 
S« GioTamii , t %lie porte della Qttft. 

Qileita rotta seguì il giorno di S. ViVtdricft 
«'itolvigHo id64» 6 perciÀ fu deCerminato cbe 
ogni attuo ae ne festeggiasse in deftto dR h ine* 
noria^ colla eorsa di un Paf ro di. relIntottHr- 
so^foderato di tfci, della talata di^x>i1ni 5o; e 
élie trifti SaMi Prolettori di Firenae 8'ag]f;!nn« 
gesse ancora qnello negli atti pubblict. Dipi& 
a'érc^Mie in Duoevo Una Cappella intfitolata 
dnHo^ stesso Santo Paqtefice e Martire, e ^fd 
ingiunto €lie i Capitani di parte ti fe^ssero 
ogni éttfioaoa offerta. 

f dailni però de'Pioi^ntfni non Aiirono inrè* 
ti4fì ai yantaggi.. t^rima eli» gì* Inglesi si di** 
ftaec»flser0 dail^Aili I il saccheggio egTin* 
éevidjii'veaii depredato ed oppresso tutto il c^« 
condario della Città. Enin giunti ttiemiòi sin 
sulle porte di essa a dileggiare il popolo^ ed il 
Senato. Somme grandissime s*eran dilapidate 
e disperse. Quindi fu detto , che era stato un 

Staiòc^f dte a^ea fruttato soltanto a' lìimintri 
ei Mgoaiate; arile truppe Tedesche ed hi« 

ti'*^io e la vendetta operaron molto tìn tato 
oceaaiofiè. Sì scòrge ^esto dalla hvaniera tm- 
ce> C0D cui furon trattata i prigionieri. Venne-b 



76 

To per la Boria a S* Frtaoo l^ti la ^.,^ 

jLue carra a eaisa di mercanaia (^}; e far 
maggior onta fa fatta loro pagar la gabella & 
soldi 1 8 a tefta. L'entrata poi. dell'alterato 
▼incitoré fa aoleone suonando tutte le campaci 
ne della Cittì, ed accompagiMiido TaUegri» 
del popolo e de' soldati vlocitori la Banda d^^ 
tnilitari stranienti , che il comune soleva.oaare 
inoneste ed altre occafisiom. Gionta la mar- 
cia alla Piaaaa della Signoria (4p), fu Catto % 
ciascun Pisano baciar le parti deretane del. 
Marao^ , ovyero Lione scolpito in ]petra 9, 
cbe era 1' amuleto de' Fiorentini y e si Tede au* 
cora solla Ringhiera, (g) Furon poi condotti 
in spettacolo e tra le villanie per meaao alla 
Citta, tantoché perTepissevo alle prigioni» do» 
Te.furon costituiti. I Romani non fecero Soaa* 
lauto ai Sanpiti. Fin8hi»enteimaluD|yiaèiefiMh 
se la ragione , fofron anco conoanpati a ò^w quel 
tétto, o loggia , nella detta Piasaa » cbe insino 
ai dì nostri si conserva, e chiamasi de' Piaani; 
monumento che non da. ^^aod' idea della da» 
cantata vittoria; ma la da «i deli' accaaintei^ 
di questi due Popoli tra di loro. 
'.■ . ■ , 

Posta di lettere* 

U origine delle cose è quasi sempre dubbia* 
La ragione si é» che nascendo rosse e imper- 
fette , allora solamente si notano ^quando cona* 
pariscono adulte. Gernaaletume L veri iii;revi- 
tori sono, il caso, il teoipo ,. il comoda t ed U 
bisogno. _ 



fét eiemliio: quando eomiDclaron le Poste? 
QeIò die diceMe, qaando le Nailionì , non sa-» 
rebbe affatto nel torto. Il commercio de'gene-^ 
ri> indispensabile agli uomini , dovette sabìto 
far concepir dei mézzi per facilitarlo ; di qui 
la Yettara delle iaeret y i messaggi , ed in aUi<- / 
mo le tetterà. 

Il primo cUe pensasse al buon ordine del tra • 
sporti fu Giro; gli altri rimitiirono. Pressò i 
R^nsani si trovarón tre nomi di Inogbi pro¥^ 
Tedati'di comodità per il viaggio , e per il ri* 
poto; Ciwiatesy Mutatiónes , Mansiones, Le 
Cittadi erano le più frequentate delle altre ; 
nelle quali gF Impera tori teneva n cavalli per 
quei cbé portavano i loro ordini ih tutte le 
parti del r Impero. Le mutasioni erano fabbri- 
cbe nei villaggi, e' nelle campagne ^ dove i 
corrièri trova van cavalli freschi per continuair 
lac&rriera. Le mansioni ave van quésto dipiù, 
cbe eran situate a distanza di una giornata; e 
vi si potean fermare i postiglioni per prender 
ripòso (4^ )• 

Queste tre specie di Poste differivan dalle 
modèrne per molti lati; ma specialmente per 
questo, cbe quelle eran tutte acafico del Prin- 
cipe, e sólamente per suo servizio ; e de' pub- 
blici affari ; le nostre poi son destinate ancora 
per tutti i particolari , ed invece di esser gra- 
vose al govèrno , colle retribuzioni di quegli 
che se ne Valgono, vengono a formare una re* 
galla* 

Se questo piede continuaron per molto tem- 
po I anco'dopo la caduta dell'Impero Romano. 

7 * 



InfAtli, ^fsendo cessate nei ttropi'barbAri,iifm 
i» altra gaiUa gi legge essere stsrte |>ot riétabi^ 
Utc da C:irlo MHgno. (r) 
- Parimeiiie la nostra RepQUi(icar segoitè eo* 
si 9 sino a tanto die ella fu in piedi. -Si tr<^ 
va naminato-da Penvenuto Celimi il Procac- 
cia di Ronia , queìh) di Venezia , e In Posta di 
Siena, Bemarao Sej^i^e Benedetto Varcliiy 
•iroccasion della fuga di Lorenrode^ Medici, 
morto ebe «bbe il Doca Àlessafiidro, Tttm- 
raentano le csTalle della Posta di Pirmee , 
avvertendo però , ciie queste non si concede* 
vano , che previa la licenza del Vescovo A* As- 
sist , ^Àngiolo Marci •> il qaale presed«va b cii 
in nome del detto Principe. I cavalli, o le 
cavalle prese da questa Posta si soleva* ri- 
^ mettere a Bologna (42)* 1^ p^ ispedìre una 
Lettera i 'cmjme m comportavano allora i par- 
ticolari? Si servivanfaTse^'COttie i popoli set* 
tentrionafi di segnali di fuoco, o altri sonili? 
Spedi van 'Colombe addestrate'^ come pratican 
talora i Turchi? Ovvero avean, come i Grc- 
,et, gli Ehierodromi , i quali 'in tm giorno so- 
stenevano il viaggio a piedi di molte 'miglia? 
Niona di tali cose; ma o boevano ^eUs 
spedizioni singolari, o si valetano del comodo 
delle straordinarie m lesioni , che faceva il 'Go«* 
verno, o qualche partì ct4a re. Nei «ne sabbiamo 
un'esempio nelle Legazióni orSi stampate, 'd« 
Nicoolò MacohiaveUi. in 'queila «jI Re Cr{«* 
stianissimo, del i5o3, gli vien ordinato così: 
Niccolò > In cavalcherai in posta a' Lv^tie^ e 
dan» tu intenderti i trovarsi la Maestà del fte(41j 



Ha dopo dinfer cono U posta, non ga 

ri tAoltc Tolte oooMi rimetter le Lettere oi^ 
Repafabliea , e «casa eBesso \m ma lardenaa 
per diletto di opportoofU y e per non caricar* 
si ài spese. 

Qaegli che portaTan le Lettere da on luoi* 
go airaltPo si chiamavano Givallari, o Ta* 
bellaxi, conne presso il Fi lelfo* Qualche toU 
tasi tn>ìran distifitt col nome di Vevedari« Di 
qaesti fa «neoaione Celio Bx)d«gino in parlan<* 
do delle Poste, che si tenemno al prineipni 
dèi secolo XVL dai Duchi di Milano , e di'* 
eecom'eran disposti a certe di stonae , e ehe 
éonsegnandosi Pano V altro le Lettere, €01»* 
pìran la corsa con indicibil Telocrtè. 

Qnanto al malodo presente, il qnale su* 
pera tatti igU altri in economia , ed in co* 
modo, si disputa ohi prima ne usasse, gl'K 
taltam , o i JÉ>*raiioe8Ì {4^). 'GìmwÈqne siasi la 
differensa non paò esser molta né tra qneste 
né tra le altre Provincie d'Europa. L' epoca 
i Intovno «la met& dei già detto secolo. (Con* 
tribninon pia cose a<^aest*aso: da cÌTÌUizsa« 
aione . 'generale df^lle Maaioni , la pace (quella 
che fa possibile l'ottenere) , e rinvension dei 
calessi. Gdft si è detto altrove , che qaesti 
cominciarono in Firenae nel t5S4; vie molto 
dovettesi tardare a aerrirsene per i corrieri. * 

* F'ia del OaròOy ed origine di Quésto nome: 

: ■ I 

Garbo significa, secondo la 'Crusca, avve- 
Henteaaa , loggìadrìu j Tuomo di^arbo'è l'aoifi 



8o 
dabbene; U garbato è pieno di grariaV e^t 
ipenaatà. Gli Etimologisti atiidiaron molto per 
trovar l'origine di qaésto vocabolo; ma oer-^ 
candone troppo lontano, la sbagliarono» Fer* 
rari e Menagio la derivaron da lingoe atra* 
niere ; il SaWini da grato per metatesi , o 
trasposision di lèttere. Non vi fa cbe il Mo« 
nósiniycbe l'indovinasse, com'era facile, as« 
sendo voce para e pretta Fiorentina. Trada- 
co le sue parole (4^): Sonò in Firenze doe 
luogbi, uno de* qua li per èsservi dedicata a 
S. Martino una Cbiiesa , si cliiaraa San Mar* 
tino; l'altro (non molto distante ) dal cogno- 
me di una famiglia sì dice il Garbo* Di li 
presero il nome il Panno S. Martino, a il 
Panno Garbo, comeccbè fossero in ambedue 
i luoghi, fabbricbe di pannine. Donde dm« 
vò il dettato volgare, egli è tutto di S. Mar- 
tino , vale a dire uomo insipido, e rozco ; o 
^ìii semplicemente, non ha niente di Garbo,^ 
cioè né gentilesrai ne buona maniera. 

Un altro dettato egualmente comune è 
quello, che si applica ad un grado superio-: 
re di scioccaggine dicendosi ; non ha - né Gar- 
bo , né San Martino. 

Il nome dunque del panno soprafiBiie, adat«« 
tato poscia alle> persone galanti , buone. e gen^ 
ti li » venne dalla strada in cui si fabbricava e 
vendeva; quello della strada da una famiglia; 
e questa forse lo prese dal picool Begrìo d'Al- 
gàrve o Algarvia, che va unito al Portogallo. 

La famiglia dèi Garbo fu distinta per mot;, 
li titoli; ma snecialmeutf per ater dato^cii:ci| 



8v 
a jSoo. tm9ì Wr«f i mn^ttri di iiie4ioÌM,DiDP# 
e Tpmàiaso, il primo de' quali Ca discepola di 
niaeatro Taddèa Fiorentino, uao de'reMitalor 
ri di cnaella scieoxà. Qaanto alla prOveniseiisa 
dai Portogallo, o per origine, o per fot tona , 
come npn paòella supporsi in u.m ClUi» quale 
era la nostra, tutta dedita alU meroatura?) 
L' Algarfia infatti cbiamofisi Fiorentinamente 
il Garbo; e ne fa fede Gio. Boccaccia (46) la do* 
▼e raccontai che il Soldano di Babilonia man« 
dò al. B^ del Garbo una sua 6glinola in eoa* 
sorte. 

Sicoome però si fabbricaTanoj panai di pri- 
iqa bontà colle lane di Spagna e di Portogal^ 
lo^e precisamente del Garbo (47), potrebbe ant 
co darsii che la str^U prendesse il nome da 

Inesto traffico, e la famiglia dalla strada me* 
esima'; lo che poco Tarla. Certo si à che le 
lajjei delle anali servivansi i Fiorentini^ erand 
per lo piò torestiere, e consisteva il nerro di 
questa manifattura, non nei panni ordinaria 
fsa pei piò fini. Alcuni hanno pensato diTersa- 
mente; ma il mio sentimento tìcu confermala 
non tanto dalla bontà delle dette lanci ddìé 
quali si ralevano, come ancora dal nome stes* 
so di detta strada , e famiglia, e da tutto quel^ 
lo che abbiam notato disopra. Oltredìciò son 
da aTfertirsli presti, ohe m davano ai nostri 
panni, superiori aqualuhqu'altro di qualsivo- 
glia paese. Co altro argomento si deouce an^ 
corf| dal numero delle fila, e dalla larghessa 
de' pettini ,.de'.quali prescriveva la Legge il 
iervirsi in certa sorta, di lavori. Finalasenti ^ 



poptaU ^al Marii«6Ti (46), d r^IgtMgliìi 'di 
ciò^ba «egttWà su lai propèsilo «tpHiiicM» 
ààk 9«tnìù XY . » « tòglie ogni dkibbio «oél. 1 
FioiWiliiii mette^fimo ogm torto in Véaedà 
PftiMl 16000 finissimi, finf , e roetfejHif t^fae'|^ 
1 Veiieti»4\]i<etleTano neirAqui)» pél* Roatne 
di SiciKii f per I» ^rberhi di Sofia ^arCeiidhi 
nella Moroii^ e per l'Istria. 

CuìHo al ÙianHinte^ a hta^tietk Bonné. 

Itt ogni tempo 91 è declamato contro ft liitao 
delle donne; fiia soitepro setto fititlo. Ha tn^ 
riafto foggi<«9 ma non sostanza. Qtiindi y*é érto* 
Ili sempre ttmr nsrtiont che b» dato le modo, e 
presso Ojg^'tfl tra un loogoydòto se iie fa ndèn- 
etto, Questo d adesso tii FireMe H Canto al 
Diomante, dor^eira già eoo spetiaile ten cfne* 
ola insei^a^. La strada è cfhiamatà àh^ tfotiM 
dé'€a€i«ioU, ma ora* pétrebèe dirsi la Mercoiku 

it primo nostro ^efanntore- in tal genere, 
fa Dante, che eolla maggior fbroa deifai ^nm 
M«sa rimproterè prima' (49) ^^^ domioFraM 
rentine dei eoo tempo hi sfeceiatajggifie^ e(diÉ 
altro luogo (So) io sfoggio éegti omaineftti, 
l'acoooeiatHm del tìso-^ e la liberti' de^ costai 
mi , in confronto di quegK de'tempi già? 

Fiereo«B dentro alta cerebia aotieoi 
Ood'ella toglie ancora e Tersa e Nona, 
Si atara in pace sobria e pndioa. . •- 

Moo «tea catenella, non coronai > ^ . 



Cbe fosse ,a v^ei pia cbc^ la persona^ . 

Soli iiftceTa Da^ceado ancor paura 
La figlia al padre /che 'l tempo e li dote .' 

.. Btoo {liliali quinci e quindi In misura» 

Nop avea.case eli famiglie vote; , 

Kw T'^a,giqoto ancor Sard^Lua palo 
jÌl .mostrar ciò che'n camera si puote* 

Non era vinto ancora Montemàlo ^ . ' * 
Dal vostro Uccetlatoio» che com'è vinto 
Nel montar sfk, così sarà nel.ci^lo. 

Bellìncion Berti vid'io andar cinto 
.Di cuoio ed' osso, e vejiir dallo specchio 
La donna sua non col viso dipinto. 

E vidi quel de' Nerli > e auel del Vecchio 
Ssser conteiiti alla pelle scoverta, 
E le^ svie dowe al fuso i ed al pennecchio* 

Eppure questo si. bello e semplice viver 
de' Cittadini mancava i|[i tempo, che abbon- 
dava» le L^ggi a tenere in freno la volubilità 
della moda! Pogo innanzi al i3a6 s'era fin 
pensato a moderar nelle donne racconciatura 
de' capelli. Venuto poi ?i.l governo della Citlà 
Uesser Carlo Paca di Calabria, insieme con 
la moglie, questa, pregatane istantaneamente, 
olteooe che si «istituisse loro certe trecce 
ftateVietatein addietro (5a). . . 

Ma non andò guari , che dovettesi dmuovo 
correggere J:eQcesso d» tali. ed altre spese, si 
©egli, upmini che nelle dqnije. IJ» contempo- 
raneo ce ne i:5^gg\».aglia cpsl: >i A^veano i Fio- 
n^tini molto ftraboccbevohnènle allargato la 



«4 

matto 'helti eonvitl , e tettmènti dette <foMe 
loro, « di loro persone; di che' queste spese 
«Teso grandi afiahni per le gnerre, ebe non 

Cteàno pi& Tona e l'altra spesa, e delle ga- 
lle comportare; e pnre cbi per riccfaesce, e 
chi per boria , pure portareiio ta spesa; ma 
in comune se ne riceTea gran danno. Di cbe si 
elessero Ufficiali a fare ordini assai conTcne- 
Toli;e Ufficiale forestiero elessero a ciò fare 
esècQkìone » e riscuotere le pene. E ci6 fa negli 
anni del Signore i33o d'Aprile (53). yi 

Gli ordini però, e T Ufi sia le forestiero a 

Eco servirono, essendosi dovuto poi far ima 
igge generale I cbe desse la norma la pii 
precìsa agli ornamenti delle donne: si trova 
questa nel nostro Statuto (54)* H ripeterla qui 
può servire a formare tin quadrò dei cefstnnu 
del secolo decimoquioto; ed intanto osservare» 
come quello stesso' cbe in detta Legge conce^ 
desi, è superiiwe in riccbezza ed in go^to a 
quanto si trova rammentato ne'tempt addle- 
irò: tali Leggi formano in certa maniera la 
storia de' grandi, per cui si giunse al presente 
stato, comunque vogliasi riguardare. Riporto 
la Legge; ma lascio la penai santione, cbe 
poco fa al caso nostro. 

,, Ninna donna femmina, o fanciulla di qua- 
lunque stato o conditione si sia, maritata o 
non maritata , possa , ardisca , ovvero presuma 
per alcun modo nella Città, contado, e di- 
stretto di Firenze portare perle, naccbere, o 
pietre preziose, o alcuna ragione di esse, o 
bddOsgd, ò in capo, o in qualche altra ^He 



«M iCor|^) ni «iitnlitf sopra, alcoi^ tsttlmeoWt 
**è aopra altra' cosai cbe addosae porta«s€fy oi 
«acoca alcun col lare o farmaglioi^ aopra o n«l 
petto 9 o in alooDoo aopra aleuto altro luogo 
<lelU personal come scrprar e -cbita^ d'oro • 
ii' argento 9 o inorati o iii»yg€ntat4>>o.di perle 
o dì olcnna ragione di pietre preaBiose, ovverò 
di altre pietre di qualunque aJtra. ragi«rtie^ o 
di altri' ineta.lli esi«»ndio dissòaiigliantt ai ao« 
prad detti. ,; 

„ item non -possa, ardisca, ovvero presuma 
portare alcun bixiccato d*oro o d' argento ì 
Inorato o inargentalo^ tessuto , ricamato , cu- 
cito 9 o nastrato 9 o profilato, o per qualunque 
altro modo posto indoaso o in capo, o altrove 
io aiilla persona o vestimenti, come détto è 
nel primo, capitolo. Pie ancora alcunof ricamato 
d'oro,.o d'argento, o di filo inorato oinargen- 
tato, odi seta , o profilato, o cucito, o in aU 
4ro modo posto. SU' a Icona robba o vestimento 
di seta , o di alcuno panno, o d'aleno altro 
vestire, né indosso, nò in capo; salvo possa 
nondimeno sul collaretto dtl vestimento, non 
discendendo punto in sullo imbusto , inten- 
dendosi il colia retto di grandezza , ovvero 
d'altezza della tersa parte d'un braccio, alla 
misura della canna di Calismala,e non 'pi&» 
solamente avere e portare ricamato d' oro • 
d'argento, o inorato o inargentato, o di seta, 
o di profilato, e non altrimenti per niun mo* 
do, né in niuna altra parte della sua persona 
o vestimento; né ancora possa per vernn modo 
portare indosso alcun velluto affigurato iu 



86 
tatto ò in parte, OfOsttiDCtito/beai^ féssi 
dr un colore di seta, o pia; uà alcua drappo 
dotninasdiioo vellutato in tntto o iu parte ^bè 
sifiiìle a dumascliino in quaittn4|ue modo ai 
noininl, a altro drappo vellotalo, ehe dama- 
schino volgarmente si eliiamii né alcun vel« 
luto o vellàtato, cbe ebbi il piano suo ^ ovvero 
H pela maggiore cbe al presente fu^st; nèal- 
ottn velluto ; che sia di pia d' un colore di 
seta. „ 

ft Itètn non po^a, ardisca, ovvero presuma 
portare più argento, che una libbra, tra uim 
gri>l landa, o i nino ttona tura, o in altro modo, 
o indosso o in eapo, ò altrove, come nel pri* 
mo capitolo è detto; salvo che, olire aUa dei* 
ta libbra d'ar^nio, possa portare una cintola 
d'argènto, di peso colla Getta d'once quindi- 
ci, e non pia, e eziandio Tanella, coqie di- 
sòtto si p<^ruikt.erà, e possa essere il detto 
argentò inorato, purché non passi il detto 
peso ; né ancora avere o tenere per alcun mo« 
do, ne iti suo nome, né in nome altrui, o a 
eno dosso pi& cbe due robbe o vestiti di seta 
in un medesimo temf>o , delle quali ne possa , 
e a lei sia lecito poi tare indosso solamente 
una per volta, cioè 1» un medesimo tempo, e 
non pvù , e intendasi averne piò che due ogni 
irolCa che- sarà trovata portare robba o .vestiti 
di seta , cbe non fussino scritte o scritta in su 
un libro, che a ciò si deputerà. Né possa por» 
tare ancora alcuna manica, né imbusto » né 
muntt'Uone , giornea , né altro vestire foderato 
di alcuna pelle dimestica o salvatica, o |jenlil|) 



«7 
o grossa • o in q«atiinqae lìiodo si nomini p di>- 

CBj lìè d'alcun» ragione, drap|^ di' seta, ne 
di pantto laiio ; ma saio. di boccaccint» yalesciOy 
panno lino q gu a me Ilo, galro ,clie possa fode^ 
rare ii coìUre ito, come a lei piacerà, in ten*- 
demlo»! li col diretto di grandetza 4i oa l^raó 
di braccio, come detto è disopra,' e tton più; 
possa* nondimeno orlare le mi» niche òoB»e 
yorra. jj . 

^, Item non possa , ardisca , oyy^o presnma 
portare alcun iataglio ad alcuna roiLIiao .Ve- 
stire, ne all'imbusto, né alle maniche; né ai 
manichini, o al collaretto, o da pied^ o in Al- 
tra parte dS esso, che sia largo più die la sesta 
parte di un braccio alla aletta misura defila 
«anna di Gniismala, edetti Liiiagli non possi» 
no essere foderati di alcuna ri^lone di pelli ^ 
né dimestica , gentile, né salratiea , fise grossa, 
né di drappo di seta, naa solo di panno lano, 
o lino, o Jboccaccinu, a valeseio, né alcuna 
fràngia di .seta, di lovo^ o di argrato^ doarata 
o ifiargentata iaftorsio alle maniche, o ailMm- 
boleto, ma solamente dtntorso al collaretto, 
a' manichini, le tn capo possa portare ogni 
frangia. £ per questo non S'intenda j che non 
si possino foderare iguasxeront da piedi delle 
cose predelie., e proibite nei presente capito- 
lo, e quello che è vietato degl'intagli e della 
frangia sbla^aOiite, abn 8*«ntenda per le fan- 
cittile non maritate insÀuo ne sienó andate a 
uisrito , ne possa «ncora portare aleafi;» rob(m 
o vestire di seta larga da pie più ohe braccie 
s|ieci alla misura di CalismaUiné le maniche 



e, '• , 

4anghe in sai diritto del braccio > o della ma-^ 
tio più che an braccio i e df0tni.<pi& cbebrac*» 
eia dae e iin quarto ^ sicché venga il giro 
braccia* cinque ^ e non più; e le dette maniche 
-noli possi no essere piegate , ne cocite dinanzi 
in parte solaioente delia larghezza , né crespa-^ 
te, né feldate,' o rotante, ovvero acconce in 
qualunque altro modo, per lo quale- il giro 
verrebbe ad essere pia largo. Jiè possa portare 
alcuna' robba o vestire di panno larga da pie 

Si& che braccia undici y e le maniche, come é 
etto disopra, t, • 

- ,y Item non possa portare in dito; o in dita 
pi& che tre snella in tutto e tra tutte le dita» 
e le dette anella non possino avere pi& che 
una perla, o un'altra pietra preziosa , o di à*- 
mil ragione, per uno; e ie dette hiìcHh non 
s' intendano nel peso del 1 * argento , che disopra 
si é detto. Ne possa ancor» portare manichini 
a tromba , o di altra spezie a maniera di ina- 
nicbini , òhe aggiungano in sul dosso della 
mano, o cuoprano la mano in alcun modo, 
ovvero passino la congiuntura delia mano col 
braccio, o intendasi la congiuntura dal noe- 
ehio del braccio in su verso la mano.- Né possa 
portare ancora alcuna giornea, mantello» o 
manteUino,o altro vestire sparato, se non è 
dinanzi, né maniche di alcuna ragione fosse, 
sparate o tagliate per lo lungo delle braccia in 
alcun modo* Né possa portare ancora alcuni 
aghetti, o stringhe di seta, o di altra qualun* 
qua ragione con puntali o senza puntali di 
•ro., # di argento, o doniti o inargentati, o 



con lUkfipe dì seta, o di altra qualunque ra* 
gione appiccati, legiti, o per altro nìodo so- 
pra alcuna robba, o qualunque altro vestire , 
cbè portassero addosso, o sopra in qualunqu*? 
parte della persona; e questo cbe è vietato 
degli aghetti e stringhe, solamente non s'in-* 
tenda per le fanciulle , insino non ne siano itn 
a marito, ^è possa ancora portare alcuna g:i-. 
murra o altro vestimento per gamurra, cbe 
sia di alcuno panno tìnto dì grana , o in sangue» 
o in cremisi foderato di alcuna pelle salvatica» 
ma solo di pelle dimeslica. Né ancora poss;i 
portare alcuna gamurra, o altro vestimento 
per gamurra dì alcuno sciamito, drappo, veU 
luto, o seta , salvo che la cotta, se veramente, 
che a un medesimo tempo non possa portare 
pi& cbe un vestire di seta , siccome detto è di« 
sopra* Né possa ad alcuna gamurra , o goarneU 
Io, o altro vestire, che disotto al primo vesti-* 
mento portasse , o per quello principalmente 
fussì fatto portare alcuna uranica, o altrq 
parte dì velluto, drappo, o di alcun' altra 
specie dì seta, né ricamato, né profilato, a 
tessuto, né per ni un simile modo. „ 

„ Da tutte le sopraddette proibizioni dette 
disopra sono eccettuate le donne de'Gavalier')^ 
JDottori dì Legge Canonica e Civile, o delle 
Arti, o di Medicina, e fanciulle minori ili elù 
di anni dieci, e fanciulle, donne ^ o femmìnp 
forestiere, le quali non si'eno abitate neil^ 
Città, o Contado, o distretto di Firenze pey 
tempo almeno di quattro mesi cpntinvi, o 
quasi continui; ma passato il detto tecnpo di 

'8 



9^ , 

quattro mfri, le dette duiinevCanciolie o feni'» 

mine, forestiere si cornprehdano, e siano astret- 
te ad os^ervnre i detti ordini , come qualunque 
fanciulla, donila , o femmina, cittadina , con- 
tadinn , o distfitttiale, sotto le pene, come di- 
sotto SI dirai et intèndasi essere la forestiera 
ognuna che fosse ìiata fuori della Città , con- 
tado, o distretto di Firenze. „ 

„ Item che ninna personu della città, con- 
tadi), ò distretto di Firenze; né verdiv altro 
ardisca , OTTero presttma mandare o mettere 
per mandare afcuno , o in alcun forzerino , il 
quale si manda alle donne, oyrero fanciulle 
giurate o sposate per parole presenti o future, 
«olle gioie, altrimenti; ne eziandio in uti al- 
tro modo dare, ovvero dogare alle predette 
Terun Collare, o fofmHglio, o ghirlanda, o 
broechetta di perte o di oro, o di argento, o 
di alcuna altra pietra preziosa , né ancora al- 
cuna simile cosa a quelle in qualunque modo 
sì nomini. „ 

y, Item che niunn p^^rsona di qualunque sta- 
to , o condizione si sia , ne ancora sarto, sar- 
trice, vaialo o pellicciiiio, possa ardisca, ov- 
Tero presu'i^a tagliare, cucire, u foderare ne 
far tagliare, cneire, o foderare alcuna delle 
dette cioppe,Tobbe cottardite, villani, o nri»- 
niché, <) vestiti proibitilo Fare alcuna delle 
dette cose divietate e proibite per i presenti 
ordini , per se o per altri direttamente o indi- 
rettamente ec. (s) yy 

Toitta questa minuta riforma dovè poi ces- 
sare, non solo per la difficoltà di sostenerla; 



9» 
ma più ancora per T accresciuta massa del- 
l'oro e del r argento 9 d(»po la scoperta d'Ame- 
rica 9 aliti fin del secolo. Infatti ricrebbero le 
spese Nuziali, e per coDiegaente le doti, in 
pochissimo tempo quasi del doppio. Gfo Cam- 
bi (55) ce ne fa cbiarlssima testfm^ranaa: 
y. In questo tempo la Città mostraTu di pattar 
più ricca che mai, percbè dote da 4*^^*>ni in- 
drieto sì dava fior, i^ao di suggello di dota 
tra'ciltadini dfllf'arte maggiore^ essendo egua- 
li i'aim parte é T altra; ora se da fior, ^oo o 
fior. 3ooo tli Sagj^cUo un fioretto, yf 

Ascesi ì Medici al trono, slceome la sontno- 
sità degli abiti e del trattamento s' a ceomoda 
me^^lio col sistema Monarcbico, che col popo- 
lare; le leggi suntaarie eessarono affatto di 
aver rigore. fUon troto cbe una Legge di Fer- 
dinando II 9 la quale scendesi»e mS^nntamaate a 
proibir certa sorta di vestimenta, mobiglie, 
e altre robe domestiche. Ma la sua dorata in 
breve. 

Allora il lusso direnne pei Poeti niAl>eria di 
Satira I pei Filosofi argurnento di pvbbltea 
Economia. Si formerebbe una ^oss» Bibbio* 
teca, se si raccogliesse tutto do cbe è stato 
scritto sino a noi, prò e court ra su questo sog- 
getto (f). Mentre però gli astori scrivono, la 
pia gente seguita la traccia , che le segnano le 
sue sostarne, ì suoi eomodi, le sue voglie, } 
suoi capricci. Fino a qnal segno si estrudesse- 
ro questi verso la fine del passato secolo , pnos- 
si intenderlo da Ludovico Adimari (56) , cbe 
non nsparmiò-lc'djnne più facoltose de' tem- 
pi suoi: 



9% 

Vedi U nobil donna i Usci a aoma 
Stender sul Tolto, ed in ritorte anella , 
O in yagbe trecce scomparir la cliioa*a. 
Rader con sottil vetro ogni noTcUa 
Lanugine del volto , e il pel non scabro. 
Per comparir più morbidetta e bella. 
Col minio stemperato , e col cinabro 
Far cbe rubin dell' Iride celeste 
Sembri in fulgor T estremità del labro. 
Con riccbe gemme in ricchi drappi intesto 
Cingersi il petto, e a guisa di lomaca 
Portar la casa addosso in una veste* 
Oggigiorno però gli economisti, ed i poeti 
son pijk moderati di prima su quest'articolo. 
Dall'altra parte le donne non son tanto schia- 
ve della moda, che non se ne dispensino spe^^so. 
V'é una specie di anarchia; piace la novità, e 
j^egna il capriccio. 

Torre. d* Or$ai%mÌQheU\ e corpi d' Arti. 

Distingue la torre dalla Chiesa d'Orsanmi- 
chele, per considerar con più agio gli ornati 
delle facciate esteriori , tutte e quattro piene 
di statue de' nostri più insigni scultori. Queste 
provennero dai corpi d'arti, i quali presi in- 
sieme costituivano il nervo della Repubblica; 
concorrendo, ogni volta che bisognasse in ser- 
Visio di parte Guelfa, Magistratura primaria 
della citU* 

. Or le arti maggiori , secondo ciò che fu sta- 
bilito nella riforma del 1166, eran sette, cia- 
scuna coi loro respettivi Consoli, e Gonlaloui, 



m iliireajaettk» ì&r ptaprla. Tali Yorono i loro 
nomi.: giadicì '« notai, mercfttiiiiti o arte df 
califluiia , cambia t lana, Porta S* Mann o Arte 
della setay-meduù espeahiUy pellicciai e vaiai* 
ti queato ne furon aggrnntealtre quattordici , 
net. laSi» che ai disser minori, e fiiron beccai, 
eajsolaìy fabbri, cuoiai e caligai, muratori e 
àcairpellioi, Tinattieri, fornai, oliandolr e 
pkS2ÌcagnoÌi , liuaiolit cbiaraioll, corassai e 
t|sadal I coreggifti , legnaioli , \ e albergatori. 
MoJte più se ne trovava in Firenze, le quali, 
non ave va n collegio proprio, né Capitudine 
coaie allora si diceva , cioè non aveati capo o 
provveditore; roa si riducevano a qualcunn 
delle descritte. Ciascun cittadino y che voleva 
goder Magistratura andava necessariamente 
per aicufva delle ventun*arti, cioè bisognava 
che o.esai, o i loro maggiori fossero in alcuna 
delie dette arti étati approvati e matricolati, 
esercitandola o nò. £ si diceva andare per la 
maggiore, e per la minore , secondo la qualità 
dell^arte^ acuì uno era descritto. Iraperoccbè. 
aVeavi la differenza , di^ il Gonfaloniere non 
si poteva trarre dalle arti minori, ma doveva. 
andiar sempre per la maggiore; e in tutti gli 
altri ufirì e magistrati della città ^ la minore 
avea la quarta pnrte , e non più. Si praticò così 
sino al i532, cioè sino al Principato, nel qusl 
anno fu tolta ogni distinzione di maggiore o 
minore,. dimodoché tutti i cittadini da questo 
lato diventarono eguali. ' 
. • A. questi corpi d'artilu commesso adunque 
pel i4o6|.vale a dire nell'ardor più grande 



/' 



d4 

della gQfflTft di Pif^a, dì adorfiftre il «)My'«iiABiÀ 
rio df d«tta torre colle statue del santo avva^ 
c«fto di ciasoYiedonn ^ e coir in«egfia rcsp^jHlva 
S(»pra di esse /cori»e tuttora si osfi^^r-va. Fufoti 
però scélti mnestri e professori i più degni di 
uUora , néìfu limitata la spesa. Il decrelo> fai* 
tone dalla ^Repubblicn non può essere- cria «gè* 
nernso: 5apendos4, tì si dice, quiintoi(t»p^rti 
dar cuore a chi operando con lnd'««tl:'4A y p^V 
merb parto d et rinteliettn, cerca a lasciar di 
sé on'^ratìssimo nome e fama alla patri» per 
mei«o di fatture rare; si vwle, clie larga- 
mente se oe ricoropensin. ^elli , che già sono 
stati èlelti a fur pompa del loro talento e* sa* 
pere ,>intopno aite statue d'Orsanmicbele (Sy). 
Lascio di panlnr degli ornati, de' quali y%n 
ricchi i pilastri , gli archi , e le finestre dell' 
itnbasamento di qiiest*edifitio, ma non credo* 
di dòireir passare in sìlenaìo le dette staine. 
DicQ adunque brevemente, che queste boh' 
ftitùaleàn i4 nicch4e .ed alcune di fua^rmo, ed 
altre di bronEO ; di Lorenzo Ghi-berti é il S* 
Matteo Apostolo, il 1^ Stefano, il 8. Gio. Bat* 
ti!rt'i ; Baccio da MonTelupo fu l'autore dflla 
Statua ài bronco di £L Gto. Evangelista ; Do» 
H'itello ne fece tre di marmo, cioè il 6. Pietro. 
Apostolo, il S. Marco Evangelista, e il S. 
Giorgio; figura ciie ha meritato sempre T am- 
mirazione piiA grande degl' iptenJcnti ; pari- 
mente ne fece per Ire niocliie uno Scolti re del- 
lo stesso Donatello , de-tto Natmi d' A.«toiiJo , e 
soTio i quattro Santi 'dentro una stessa MCcblay 
il S. Filippo apostolo I e il S. Lo o.EUgiocb« 



95 

«Pie ▼ògl»; d'Andrea Vérroctiiio è il S. 
Tommaso A|x>stoIo , che pone il dito nei co- 
ftato di Ges JÉ €rÌ8lo; e finalmente dt Gio. Bo- 
logabèH S. Ltttfa Eriin^elista^ lavorato con 
singolare artifizio. 

Jl nàmero di queste slatne non corrisponde 
esattamente al TI omero delie Arti digià not;i- 
tey stante la scarsa fortuna di alcane-di e^se t 
traile altre quella de fornai, che avea ^ià scel- 
ta la 6ii<i nicchia, I» cedette poi air arte dei 
camUatorìiy dote collocav'ono il loro S. Matteo. 
'Aon è da tralasciarsi on fatto assai curioso 
in proposito dei quattro Santi' detti disòpra , 
estatenti inwia stessa nicchia. Egli interessa 
la storia della scultura, ed io lo riporti) colle 
parole stesse del Baldinucci (58) per non isce- 
marne una cert' aria di vvriti che lo adorna. 
Nanni d'Antonio li coDdusse per qoattr'artt 
direrse ; e furon quelle che riguardano lo co<* 
fttnmooe degli edifizl. 

,, ATendogii dunque (scrive il Baldinucci) 
dei* Itotto finiti si accorse , che eglino occupa- 
vano tanto luogo , che per modo veruno non 
potevano entrare nella nicchia; la quale appe- 
na- tre ne capiva. Onde tutto confuso andossc- 
ne a trovar Donato suo maestro , che ridendosi 
delia sua inavvertenza gli promesse, ciire quun* 
do <?gli si fosse contentato di fare una cena ad 
ess(», e a tutti i suoi giovani, averebbe egli ri- 
mediato di sua mano a quel male. A questa 
priiiuessa Nanni respirò alquanto: e partendo 
^lì avei*e un buon mercato, subito si obbligò a 
quanto domandava. Donato allora Cattolo par* 



&6 ^ 

Uve dai luogo, si pose per* àicuni'giiituliiiii 
tutta la suadente attoroo a quelle stottiejfliik! 
quali scantonòrnatiì e bracciii ; e sópra^poiÉeQ- 
do i* una. a ir ultra figura con bella avièécMMHi 
lece sì, che Tuna alTultra con una finta com" 
pbes&ione ne Uè parti coperte da'psunt desse 
luogo in modo tale, che non rimanessero in* 
taccate le membra; e perchè una re ri' era ebe 
avfa le spalle soTercbia mente aite , le Al»bf«Ssòf 
lasciando tanto di marmo, quanto fece di bi** 
sogno per. fare in esso apparire una'^maocl eh» 
finse che fosse passata sopra la destra spalla (ii 
essa figura dall'altra figura, che dietraadessa 
rimaneva : e con questa bella maniera aTltnss 
Uilto quello. spàzio, che avrebbe occupato il 
braccio di essa figura » che avevii fin td restarle 
dietro e del quale non fece veder altro che 
essa mano* In ultimo così ben congiunse Tana 
iàU' altra statua^ chejniuno s'accorgerebbe mai 
che fossero state scolpite con altru mtenitone, 
che di farle stare in quel modo. ,; 

Troppo di leggeri però ho. passato il S. Gior» 
giOv di Donatello. Qaesta credesi umversal- 
utente la più bella statua di tutte le altre. 11 
Vasari rii;* celebrata^ e più il Bocchi , che non 
ha risparmiato di farne un opuscolo a par- 
ie (59). Quivi l'autore dichiara mirabilmente 
quali e qurjnte convenga n prerogative allebeJ-« 
le sta tue, deducendote, quanto più può, dalla 
natura e dagli esempj, e venendo a concfaiuder 
cosi ! „ Di questa natura è il S. Giorgio, che 
sfjmplice in suo sembiante, ristretto in sua 
bcllezxa, tsUttu vivo, tutto leggiadro, e tutto 



97 
per volere operare con ardire j clie ad 

«d ora si manta, pare che prometta. Gre- 
H pur per fermo, che le grati armi che egli 
porte indosso , e la targa assai sconcia , tor- 
i^bboDO a questa figura ogni grazia, se ella 
non fosse di betlezsa fornita , e di yivacità a 
maraviglia; la quale tolta dal marmo, per la 
vita e per lo moto si pone in assetto , perchè 
come gli uomini vivi , favelli , e adoperi ... E 
appresso, egli vi ha quella virtù tanto pregiata 
di questa perfezione, la quale è lodevole verso 
di «e tiAolto, e nei corpi umani stimata e am- 
mirata. E questo è un certo terrore, il quale 
con soavità è mescolato; onde, siccome io av- 
viso , diletto e maraviglia, piacere e. stupore 
negli altrui animi si genera. La qual cosa con 
tanta felicità e stata fermata nel San Giorgio, 
elle per provarla^ e per persuaderla , di molte 
parole non credo io, che fia di bisogno. Il ter- 
. rore cVie nel volto si scuopre, e la viva bellez- 
za, che con tanta virtù vi apparisce, dimostra- 
no i osi emem ente , che qualche fatto valoro*K> 
da questo gran Campione di Cristo si dee aspet- 
tare; e perciò gli ani'iii di coloro, che guarda- 
no non senza cagione stanno sospesi e ainmir:i- 
ti. Perloché il costume reale, e la mirabile vi- 
vacità anzi Tunione, e la convenevolezza, e la 
perfezione, e la bellezz>i , troppo |hù graiidc 
rendono questa statua, che le altrui m'>lte pa 
role la possano aggrandire, o celebrare. „ 



r. X 9 



98 

Cbitia tolto della torre e d/9cacciam€nia 

del Duca d' Alene. 

Era già una Ghiera col titolo di S« Michele 
in Orto (24), dove fa poi fabbricato ana Torre 
con Loggia , a aso dì gran» io pubblico, disegno 
di Giotto; la qual Torre fa poi ridotta a fog- 
gia auso diverso io tatte le parti. ImperoochÀ 
dov'eràn grandiose sale per la conserTasione. 
del fìruoiento, é adesso A.rcbiirìo Generale per 
custodia di testamenti , e scritture pobblìcbei 
e dov'era Loggia o piaxza per la vendita delie 
granoglie, un Oratorio dedicato a Maria Ver-; 
gine, per un'Immagine di moltissima divoxio^ 
ne, e più tardi a S, Anna. 

Come il detto Oratorio ottenesse questa San-* 
tii per contitolare non è da passarsi in silenzio^ 
Involve quest'epoca uno de' fatti più grandi 
della nostra storia > la cacciata del Duca d*Aie-« 
ne; ed ecco in qu»l moda 

Sì trovava questo Signore, per nome Guai-* 
tìerì, Conte di Brienne, e Duca d' Atene ^ alta 
Corte del Re Ruberto di Napoli, quando i Fio-r 
rentini il pregarono dì voler accettare il titolo 
e le funzioni di Capitano nella guerra di Locca 
contro i Pisani, in luogo di Ma la testa da Ri« 
mìni, cbe gli avea mal serviti. Egli non fu re- 
stìo,* e giunse velocemente al campo, ma trop^ 
po tardi , e ^on scarsa truppa. Nonostante ve- 
nuto a Firenze nel i34^t ^ desiderando la Si- 
gnoria di contenere il popolo amareggiato da 
qqeila perdita , procurarono di trattenerlo. 



99 

eondécotarlo del grado di cotise^Vatdre , e ca* 
plteno di gaardta della eittà, per lo spaxìo di 
no anno, tantoché passassero quelle inquieta* 
din! y e promettendoli dipi& , che Sarehbe pro.^ 
tadestto poi a capitano di gaertà, s) dentro che 
faòrt. 

Tali fesihicioni, con ptA quelle, che gli fé* 
cero segretamente i grandi , ed alcune famiglie 
popolane le più ricche, lo animarono ad ao- 
eettare i sperando cbe con tali mezti sarebbe 
poi giunto a signoreggiai' ìk città , e lo Stato. 

Gomineiò adon<|iie da finger modera alone, 
andando ad abitare in S. Croce tra 'frati men^ 
dtc^nti di S. Francesco; e dipoi affettare zelo 

SerV^raministrast ione delift ginstizia, toglien-^ 
o la vita a quei che avean ihale amministrato 
la passala guerra di Lacca, e molti còndan-i^ 
natido all'esilio, n;iolti altri in danari. 

Bla i Priori ed i Colleg) tedendo che tali 
cose facea senza loro licenza, vennero seco a 
parlamento, e devotamente il pregarono (60)^ 
ehe volesse mantenere lo Stato, e non abusar 
della potenza concessali, colP esibita, per la 
parte loro, di prolungargli la carica per un 
altr'anno, e di accordargli i medesimi patti e 
salario, che godea già il Daca dì Calabria, 
figlinolo del re Ruberto, a coi era stata rac- 
comandata la Repubblica nel modo stesso. 

Il dì 8 Settembre fa radunato il popolo sul- 
la piazza , e fu letto pubblicamente il Tratta- 
io; ma quando il pòpolo udì per un anno, co- 
minciò a gridare ( compera stato deliberato se- 
gretamente dai traditori I ) a vita^ a vita» 



lOO 

Quindi fu porUto. di pes^ii^ in pal^rKso » irtsUU 
iato come Principe a fuono di trombe ., e can* 
Ulto solenne Ttf^ Dewn. Finita la fealfiT gU 
Sc^rdasfderi, che aveap più gridato insuMa 
piiiy.A« 9 le ne tornarono a scardassar la lana y 
senza pensar più alle conseguenze. 

Il giorno do ppo furoo cacciati di palanco i 
Priori, e contìnatì in una casa de'FiUpetrìy 
dietro S. Piero Scheraggio.. La lor^ gaardia 
fu ridotta a soli 20 soldati , dì 100 che erano, 
ed il Gonfalone stracciato- Sventolava quello 
del Duca sui merli del, palazzo; ed i cittadini 
erano slati disarmati. 

• Quanto facesse mai per guadagnarsi il favor 
del popolo, passa ogni credere; liberò prigio* 
ni, fece nuovi Gav.iMeri , ordinò feste, radunò 
brigate, o come le chiamava» Poterne per fe- 
steggiare, e soprattutto attirossi la benevo« 
lensa de'becctii, e. di tutte . le. arti minori, 
concedendo loro tuttociò che chiedevano. Ma 
la condotta segreta del suo governo era gui- 
data da altre . massime- L'avidità dell'oro, la 
crudeltà, r ingiustizia facean corteggio al suo 
trono. Si vuole che io meno di undici mesi 
mandasse a cas<t sua più di 5oo mila fiorini. 

In seguito cominciossi a disooestare per 
causa di donne, unendosi con esso gli ufisiali 
ed \ servitori» Di questi specialmente si va- 
leva ad estorcer danari, e a commettere atro- 
ci aviinìe. Fece ancora molte giustizie crude, 
li, e molte ingiustizie. Chi unque parlasse con*^ 
.tro di lui , era subito morto. Si racconta tra 
gli altri un fatto nella persona di Dettone Ci- 



lOI 

ni » uno de'Prioiri di queir anno , il qaaie rieni- 
piè 4'enroye toAio lo Slato. Questi ali'occa* 
siane di un'imposta troppo grnye^ si lagnò di- 
oendo , cbc il Duca voleii troppo mordere. Sa- 
puto ciò non ebbe riguardo dì farlo legar so- 
pr'an carro, e fargli strappar la lingua, la 
quale fu portata sur una lancia per tutto Fi- 
renze. 

Quanto più cresceva il timore pf'r la parie 
de' Cittadini , altrettanto s'avanzava il sospet- 
to dalla parte sua. Quindi fece afforzar la piaz- 
za da Andrea Pisano^ guarnir di contranimuri 
le porte della città 9 e far disegni di fabbriche 
di«icfll'ezza, le quali non ebbe tempo di ter- 
minare. 

Nonostante la sua vigilanza, riuscì ad at- 
cmii di tramare una congiura divisa in tre 
compagnie, sensaché l'una sapesse dell' altra. 
Il Duca ne seppe qualche cosa; ma indugiò 
' per aver tempo di crescer forze maggiori ; ed 
intanto il di 25 Luglio di detto anno i343 m(H 
atro di voler consiglio dai Citt»»dini ( i quali 
solca convocare spesso ne' casi urgenti ) facen- 
done cbiamar Soo, perchè qo»ndp fossero ra- 
dunati» parte con la morte, e parte con la car- 
cere rimanessero spenti e sbanditi. Il veder 
che alcuni de' chiamati erano dei congiurati , 
sbigotti il restante 7 e risolvettero tutti insie- 
me y scoprendosi a vicenda 9 di non più indo- 
giare a chiamare il popolo a. liberti. 

Il di di S. Anna scoppiò la congiura, e fatto 
nascere ttu tumulto in Mercato Vecchio, al- 
l'ora di Nona diessi moto a cacciare il Duca. 

9* 



Qvesti «i difese qniinl»|potette; eeereòdt pla- 
care Il popolo In pia maniere ; ma Dalia bastò. 
Bisognò elle egli stipvlasse la renaniia y e la 
partenza d«Ua città, con dar prima nelle ma- 
tti delia plebe solleveta i suoi tre intimi Con- 
siglieri, MesB. Gaglielmo d'Ascesi , il figtinolo 
di -esso, e Mjess^ Gerreiieri Bisdomini. I solle- 
vati fecero in pezzi i primi due con tanta rab- 
bia , che ayjendo prima ado prato il ferro e le 
mani per lacerarli, inaltimo si valsero ancora 
^i denti. Stanchi dalla strage di qaesti dae, 
dimenticarono il terzo , ohe poS si salvò. 

Finalmente il Daca , fatte solenne rinanzia , 
partì di Firenze il di 3 d'Agosto, e giflnto in 
Casentino la dove confermare. Un Isterico 
contemporaneo (6i) ne fa qneifto carattere: „ 
La statara di fpiesto Signore si fa bassa y e ta 
•di pelle brona, « non grazioso aspetto* Dikt' 
tossi di peli ; la barba avea grande. Nelle sue 
risposte non grazioso; la vita assai onesta di 
tnangiare e dì bere. „ 

Ma non terminò poi l'odio contro il tiranno. 
'Sù^come si seppe , cbe non cessava d'attizzare 
-irRe di Francia , e scriver lettere per solle- 
vare il popolo colla speranza di ritornare ; gli 
fa messa Ja taglia di to mila fiorini d'oro, e fa 
i4 suo ritratte dipinto da Tommaso di Stefano, 
detto Giottino, nella Terre del Podestà, oggi 
-del Bargello, insieme con quelli de' suoi mini- 
stri i più confidenti , in numero di sei, con far 
metter sopra la testa ed appiedi l'arme della 
famiglia , e dipiù nelle loro mitre alcuni versi 
•scritti, che dichiaravano il mal talento di eia- 



io3 
Bcliedano (61). "DifA è notissimo per le nostre 
storie, il Decreto, con cui S. Àpna fu dichia-* 
rata Fautrix libertatis Florentiae; e fu or- 
dinata in onor suo la costrozione di una Gap. 
palla in Orsanniichele , con precetto di solen- 
nizzarne ogni anno la festa , farri un^ offerta 
per tutte le arti e magistrature delia città, e 
correre un palio. Si cedono ancora in detto 
giorno sventolar le bandiere delle arti, quan- 
tunque soppresse, accanto alla statua del San- 
to protettor di ciascuna > intorno alla Torre. 



« O T E 

. pOHTBVOTB 

IN QUESTO DECIMO V0LU1ME. 



NB« Le Noie delC Aa$o^ seno^ seggale col 
numero Arabo , e quelle del Commenta* 
iore con Lettera. , 

(i) in tondo « cantando. 

(^) Questo carro, nel 1616 fu coperto tatto 
di yerghe d' argento tirate e st^impate di pia- 
stre 9 e yergbe d' oro, nelle quali erano stam- 
pate doble, e nel mezso.di detto carro l'ar- 
me Medicea di Cosimo II. allora regnante , 
e deir Àrcidachessa M. Madd. d'Austria sua, 
consorte , fatta in oro; valutarasi ascendere 
il totto a scadi 60000 ( Orsini , Storia delle 
Monete). 

(3) Dove si Tendevano i panni di Francia 
e d' altri paesi per la ria della stessa Fran- 
cia > condizionati in Fireiise. 

(4) M. de Montaigne» Joarnal du TOja- 
ge, ec Tom. 3. pag; i38. 

(5) U altexsa saa è circa braccia 1 7* 

(6) Vi è di presente sostituita ana statua 
in ICegao rappresentante il Precursore. 

(7) Ballavano .la notte della vigilia , ed il 
dopo pranEo della festa. Tolto quest'uso fa 
sostitoito il giiicHSo sotto le logge degli Ufi- 



ft] , che noti motti atini ^tio fin aneoi^' esso 
suTiameote abolito. 

(8) Gambi Stor. Fior, nelle Detis. degli 
Erad. ToBc* T. aa. pag. 44* 

(9) 'Capi d' Arti. 

(io) Vedi Mémoires de du TiUoi , póut* 
servir a l* kistoire de la Féte dejinu* Lau- 
sanne 1751. in la. ed altri Aatori rammen* 
tati in quest'Opera itessa. 

(ri) Lib. XI. Gap. ^2. 

(la) Stampati nel Fròd. della 'Tose* Ut. 
p. ii5. 

(i3) Drappo fine di seta e d'oro. 
' {t4) Por^e frustati'^ a rìghoi 

(i5) Reliquiario. 

(ì6) Qà^toro. 

(i^) Plùt. ii4. Num 8. in 4- 

(lé) Vedi il Landino nel proemio al Com. 
di Dante , e Pabb Mikii nel Disc, delia Bo^ 
bìltà di Fir. 

(19) Diario MS. Qelh Magi. 

(ao) È divisa la Galleria in tre Gorridorii 
e ao Cantere. 

(ai) Gittt. XI. del Pttrg. v. 80. 

(aa) Saggio htor. della Gall.T. a. p. 119. 

(a3) Voi. I. p. 199. 

(a4) Abitò prima nel Gasino- di S. Maroo« 
poi in qaello della Via dèi Gampaecto^ pos- 
sedató presentemente dalla nobil fam^lia 
Dumesnil. 

(a5) Aeiieid. Hb. Ili ▼; 453. 

{uSi Vasari nella «aa ^ita. 

(a7) Lib. VII. Gap. 1. Vedi Forietti de 
MusIts in 4* 



to7 
(»8) Stor. della R^ Oaller. T* I. p. ii5. 
(ag) Mem. de l'Acad. de Se. 175.7. {ìi35o* 
(3o) Tomo 7- ff^g. %9< e s^gg. 

Ì3i) ÀDCO il Cblabvera oooiipose nrammi 
la stesso gusto , ohe faroi^ rec^itaM tubila 
Sala de' Pitti. 
(3a) Vita del Celliiii p, 3o5. 

(33) L. C '▼. 5ooo. 

(34) Tale era infatti quella alUmbocco del 
borgo S. Iacopo dal lato, del ponte a Sf Tri « 
Dita la. col, taaza era sta.ta spei^za^ta ; tale 

. quella appiè della pia.z9a di S. Croce; e tqle 
quella sopra ogni altra belJissinia dell'.Àm-^ 
mannari 9 della quale è stato tratitato al p^in- 
GÌpio di qaest' articolo. E^sepdo ripnastp a 
secco il di lei bacino y oltre in0n) ti d^nni 
furono spezzate tutte le gambe ai quattro 
cavalli marini 9 mutilati delle orefroliie, e 
sparsone i frammenti pej* la /città. Quindi fu** 
rooo egregiamente rifatte quelle » e il tutto 
riparato dall' abilissimo scultore sjg^or Gio^ 
Batista Gìovannozai 9 ed in ta^occitsioqeor-« 
dioai , cbe fosse dato T^lncausto al grappo 
Colossale, al Carro > ai oaTalli, ^ aa ogni 
altra appartenenza. 

(35) Hi sunt bomioeS', Hi dum a^dificant 
tamquam beati.. 

(36) Questo GrecjA^ Pittore e^pooaodo l^.sae 
pittore vA pubblico, per sentirne i p^ireri, ri- 
cevè un ottimo avverti mento da un Galzo*f 
laio per la correzione d' una scarpa 9 - o cal- 
zare ,* ma essendo questi pssato ad altro, si 
dice 9 cbe desse ìw^9 al proverbio,; ns sy^ 



TOR ULTRA CREPIDAM. PllDlò fiibtO. 55. ca. 
pitola 8a. ... 

(3;) Fa d<i an Gootadino afvisato di ba- 
gnare i canapìloche giovò àsBaissimo. 

(38) Ih uno de' Bassirtlievi della base si òs- 
serra il ritr^itto di un Nano ebe era in «jae- 
sto tempo alla Corte ^ e che è ripetuto in 
pittar» nel Salone di Palasto Teccìiio. 

(39) Ratei vite delle Donne IIL T» 7. pa- 
gina 173. ^ \màiir. T. s* p. 645. 

(40) L' Ammirato dice di S. Giovanni; laa 
ìtì non e il Maraocco. 

(4t) Snet in Àag. G. 49* 

(4«) NoTel. del Grasso Legn. in fine. 

(43) Maccb. Opere T. 5. 

(44) Gollescbi delle poste degli Antichi. 
Fir. 1746- in 8.^ 

(45)Vlor. Itah Ling. p. 4i4. 
(46)Nov. Gior. 2. 

(47) Pagnini della Decima T. 2. p. 92. 

(48) Scrittori ital. T. 23. p. g6o. 

(49) Purg* G. XIII. T. 100. 

(50) Parad. C. XV. ▼.97. 

(5i) Gallate di cooio traforato; dorato, e 
stampato, intorno al piede e alla gamba. 

(52) Melch. Stefani Del Tose. T. 12. p.73. 

(53) Stefani L. G. p. I25. 

(54) Tom. II. pag. 357. e segg. 

(55) Delia, degli Erad. Tose. toI. 22. p. i33. 

(56) Sat. IV. edisione di Livorno , pa- 
gina 194. 

(5?) Libro nelle Riformagioni segnato F. 
(5o) Tomo HI. pag. fQ4« 



tog 
(59) iDtitolato rSccelleoza della Statua dr 

S. Giorgio. Fir. 1594. per il Marescotti. 
(60} Si legge nel MaccfaìaTelli la bellissima 

orazione della Signoria su questo proposito. 

Ltb. IL 

(61) Stefani Del. degli Ernd. T. i3.p. 47. 
(Ga) Vedi il Baldinuuci T. Il p. i i(x 



T. X. •« 



IIP 

NOTE 

OBL COMMENTATORE. 



[a) Piano un poco ; V Autore corre rajA* 
damante pih di mezza dozzina di secoli: 
paniamoci dal suo principio. La citata 
Teodolinda unitamente al suo nuovo ma^ 
rito il'* Re Agilolfo dopo molti significanti 
vantaggi promulgati a fasfore della Chie- 
sa Cattolica Romana y sottoposero tutto il 
regno Longobardo alla protezione delSan- 
to Precursore. La medesima Regina fabbri- 
cò la prima in Monza il celebre Tempio a 
onore di sì insigne Protettore y che la Na- 
zione tutta ogni anno festeggiava colla 
maggiore solennità , e con splendidi dona- 
tivi il giorno natalizio del Santo, Lo 
stesso costume passò presso di noi y do- 
po che i 3j' agnati Longobardi stabiliti sul' 
le sponde dtll* /4rno^ ebbero elevatoli nO" 
stro magnifico Tempio a S. Giovanni. Non 
era allora Firenze che l'embrione di una 
Città rinascente y o piuttosto un vico ove la 
scarsa popolazione o era schiava^ o immC" 
diatamente soggetta ai grandi j i t/uali abi- 
tavano alla campagna separati e divisi Jra 
di loro. Qui era un luogo di riunione per 
convenire dei pubblici affari i qui il Tribù- 
naie ^ e la residenza de' Magistrati incari" 



f I f 
coti ili vegliare ai buon órdine generale^ 
a amministrare la giusiitia, e a promul- 
ga 9^e gli otdini Soi^rani; fui finalmente 
ufi&ià%^a il Véscovo che av^va anch'esso il 
distintivo di maggioranza , di abitare cioè 
aita campagna com* altrove f è detto-, pet^ 
ciò nltlfio Sphritd , o influenza di eomnierdò 
a quelli^ infelicissima età. L^ Uso di tali 
donativi continuato a questo Santo ^ e Ves» 
iett in seguitò questa Città divenuta capo 
di Stato, e comtnerciànte y dette ùtetisioné 
ai suoi rappresentanti di stabilite nel se« 
cola XJTlj che le popolazioni soggette o 
per obbligo di Sudditanza y o per obbligo 
di contratto portassero ogni anno ài nòstro 
Tempio una determinata offerta , o il Ùon» 
palóne ^dé* res^Htttvi Comuni , con quella 
gnàggior pompò 6 apparato ehe immàgi^ 
nàte si potesse in ordine ai tempi , ed alle 
pubbliche éircostnnze. Ed è questa V origt- 
ne delle feste delle quali t inatta V Autore 
nei presente articolo j state in seguito va* 
riate » e rijormate in pia modt^ come dai 
saggi fihe egli riporta. 

(B) Per V ùweftita uniformità ai 4empi^ 
molte , e assai differenti fra di lo^ó sono 
le illazióni in iscrittOi e a stampa lascia^ 
tedi delle dette feste. Olite i diversi codi-^ 
éijgreciy latini e toscani esistenti in varie 
LibreHCy vedaii per di più al riportato 
frammento di Goro Dòti, il Vasari in 
mòltt delle Vite^ il Giamboni j il Manni^ 
il Del Migliore, il Monaldi , è in ultima 



Ila 
i7 Cainòiagi: Memorie istoricbe riguardanti 
le fpste solite fàr^i iti Firenze per 1 1 nalÌTÌ- 
tà di S. Gio. Battista 17Ò6. Queste /este al" 
cuna volta interrotte in occasione dì guer' 
re , pestilenze , ed altre pubbliche calami^ 
ià y cessarono affatto nel 1S08, colla di' 
struzione de' Carri ì e di altri oggetti che 
servivano alle medesime, 

\e) Molte ingegnose particolarità ignote 
fino ai nostri gì orni ^ e appartenenti a quc" 
sto singolare Edifizio , ho io discoperte e 
descritte in uno Opuscolo intitolato: Rag- 
guaglio di alcune partlcoJarità ritrovate nel- 
la costruzione dell'antico Palatso della Si- 
gnoria di Firenze, detto inoggi il Palano 
Vecchio ; e delie innoyazioni che hanno aTQ* 
io luogo in quella fabbrica all'occasione de-* 
gli ultimi restauramenli eseguiti nell'anno 
1809, e seguenti. Presso, Porri: Siena i8i5. 

{d) Qualche duno troverà guest* espressio- 
ne un poco troppo arrischi afa. Se ne trova 
la scusa deir amor di patria , della qua' 
Le è invaso il nostro autore» 

{e) Anche esso presentemente defunto. 

if) Questo illustre soggetto mio partico- 
. lare amico , td in molte cose maestro è pia 
noto per la sua scoperta dei Tartari con- 
figurati , che per altre sue più importanti 
facoltà, Leonardo Massimiliano , tale era 
il MIO nome , nativo di Chianciano in To^ 
scana disgustato del Fero in virile età si 
dette interamente allo studio delV Archi-', 
tfittura. Culti ssimo com'era exli conobbe 



ii3 

gii abusi y e le licenze colle quali era trat* 
tata questa Scieftza più ctie /irte , alla me- 
ta dt l Secolo decorso ; quindi ne fu il pri- 
mo ri/ormatore. Colle fabbriche da esso 
inalzate , ed assai pia con gli Scritti che 
ha pubblicati pieni di energia j erudizio^ 
ne y e filosofico genio , operò in Roma la 
felice riordinazione d* idt^e , che fa tanto 
onore all' Italia moderna , e specialmertis- 
alla Toscana. Si può i^edt^re un saggio da 
me pubblicato nel 1802 della sua x^ìta , e 
delle sue opere nella qualità di sublime 
Architettoi debole y ma sincero tributo a 
tanto amico , e precettore, 

{g) Ciò è stato avvertito altrove, Vedi 
tom. II. pag. 86. 

(À) Mancato alla vita sul principio del 
presente secolo, ed ora la direzione di que- 
sta singolare officina è stata meritamente 
affidata al degnissimo suo figlio sig, Car^ 
lo SirieSi professore anch' egli di un me- 
rito distinto. 

(i) Secondo ^cib che me ne sembra non si 
può fAr confronto fra questi due generi di 
lavori che richiedono cognizioni d' arte^ di 
studio^ e di pratica totalmente differenti. 
Difatti nei Mosaici si ottengono artificio^ 
samente le gradazioni delle tinte nella com- 
posizione delle paste. Nei commessi di pie- 
tre dure j e di gemme , oltre la preziosità 
delle materie conviene cercare i colori di 
cui si ha bisogno nella sezione delle pie^ 
tre mi'desime. Operazione lunga , tediosis- 

IO ♦ 



n4 
$imay t che esige un imm^n^o' aanortfmen* 

io di pietre , t gemma C9Ìorale éicUm magf 

gi&re rarità \ e4 importanza. • i 

(^) ^on solp in tante occasioni di^nmii 
genere eitfltt nel eoifsa di gufiU* openttPfidh 
reni ini hanno avuta celebrità , ma ^i può 
dire /rancamente , che ne sono stati nme^ 
stri alle nazioni» Fedasi su tal partieotar 
un en^brione. Saggio 4(^1 la •Dperìoi'itè de To- 
scani negl'apparati per pulibltclie folte per 
uno inserito nel Giornale de* Letterati Pi" 
sani if. XFIL anno iHa4* 

(/) Noh conviene pur tralasciale un al* 
tro si gnificante aumtnto che derivò tanto 
a questa , che alle altre pubbliche Bibtio* 
teche ^ dalla scelta di molte rare edizioni 
e' libri a penna che esistevano nelle priva- 
te librerie Monasticìie , dopo la ' soppres- 
sione degli Ordini Regolari , accaduta c^- 
me abbiamo ripetuto più volte nel 1808. E 
neppure va taciuto come per opera dei De* 
putaii a questa scelta si forme in' altra 
copiosissima libreria d Istoria , Mitologia^ 
Belle Artiy e Sciènze che vi hanno rappor^ 
to , che oggi costituisce un corredo singi9* 
lari ss imo a- questa R, Accademia di Belle 
Arti, Tale magnifica Collezione è presp- 
duta dal segretàrio dì detta Accademia , 
che vi è profeìisore insiémfi di Istoriai e di 
Mitologia , e sta aperta ai pubblico tre 
giorni in ciasched^tna ^ttimana* 

{m) Stante la demolizione d* un resto 
dell'antica ringhiera ridotta lacera e 



ti5 

^n0»a dalt^eià , e p^r mio metto e conti* 
-glie aosti iuiiQvi i$na nobile gr^^dinata > il 
Leone fu riportalo in prossimità del pri^ 
miero suo pasto presso la fonte , tfd al ter" 
^nùsìih della suddetta gradinata. 
< (n). tnoggi vi. deriva da altro più copio» 
€0 acquedotto chiamato di Monte regftippog-^ 
'gio.a Settentrione della città di Fiesole^ 
dal quale hanno origine le sórgenti che 
alimentano la maggior parte delle no$tre 
fontane 

(o) Giacché è stata fatta menzione della 
fonte alla Gioevra mi sia lecito aggi un gè » 
re alcuna cosa relativa al sue acquedotto 
riportando porzione di una dotta memoria^ 
che ha. per titolo ; „ Dello staio antico e 
issoderno dell* Acquedotto di Cànraià , ed 
analisi delle di lui acque fidila per ordine 
del Comune, di Firenze dal Doti. Giusep- 
pe Gazzeri Pnfessore di Chimica ec. Fi^ 
renze 1810. 

(p) Passa il diligente autore a descrive^ 
re esattamente il processo da esso tenuto 
steli* analizzare separatamenie le indicate 
sorgenti , e termina come eegue» 

{q) Per la necessità di smontare tavan^ 
%0 dulia così detta Ringhiera ^ com' altro^ 
iHf s* e detto , per le ragioni che si posso* 
no più tatame/ite vedere nelV opuscolo ci- 
iato in nota alla pag- ì% delpresftnte t&^ 
mOy rÀSmifiA Marzocco lacero 1 e sfigurato 
* dal iemp^ andò in polvere y e ad esso vi 
> ha sostituito attro^'òmCèsimo leoiie » pure 



n6 
t A. pietra , di mano delV egregio tkmaitl^ 
io. Sópra la voce MARZOCCO/^tfr sigHÌfic^^ 
re un leone scolpito in .marmo o in fieirn 
si veda il vocabolario della Crusca, 

(r) Attorno a guest* argomento può ve- 
dtrsi un erudito lavoro che porta il lindo 
Disfi€rtazionì sulle poete degli Antìcbidi Fran- 
cesco Gol feschi , Firenze alt' insegna di Apol- 
lo 1746. In questo per l esattezza delle ri^ 
cerche , e per la copiosità delle notizie^ si 
riconoscerà un opera compita , e nel suo 
genere studiosissima. Essa è citata anche 
dall' Autore sul fine dell* Articolo. 

{s) Modernamente sono stati fatti di pub» 
Mica ragione altri statuti sw^tuarj riguar» 
danti il vestiario , specialmente delle don' 
ne. Uno. di questi ordinato dal Comune di 
Pistoia negli anni i332 i333 pubblicò il 
Profésssore Sig, Cavalier SebastianoCiam" 
pi i8i5 pei torchi del Prosperi in Pisa. 
Altri relativi alla Città di Perugia del 
\Òii furofio pubblicati in detta città dal 
Professore Sig. Gio Battista Vermigliali^ 
pe* torchi del Baduel iSm; dai quali statua 
ti olire V apprendere i costumi pel tempo ^ 
si conosce lo l'Iato della lingua Italiana 
nelle dette epoche in Toscana , e nelle cit-' 
tà che ra¥vicinanOi 

{t) In oggi inversamente ragionando dai 
nostri vecchi v'a chi sostiene necessario il 
lusso ancora nei contadini , come se riflui" 
sca a vantaggio^ dell* agricoltura , e della 
città» Quella mediante gli sforzi chefaran- 



no i colonj j onde ottenete i mezzi per* sod- 
disfare fjuesta passione i (fuesta perchè as~ 
sorbirà maggior parte di ciò, che a colo- 
ro a%^anza al sostentamento della yita. Si 
vuole anche inferirne y che il profittodelpa^ 
drone sarà in ragione del nuovo eccita^ 
mento alV industria del colono. Teme d*al^ 
tronde il padrone ^ ammaestrato dall' e- 
sperienza j di esser costretto a raddoppiare 
la vigitanza per gli abusi, che ne possono 
derivare a suo danno , e a danno delle 
stesse famiglie coloniche. La cosa non e 
pienamente dimosCrataé 

(u) Questa era delle più antiche della 
Città edificate dai Longobardi. Carlo ma- 
gno dopo la conquista aelV Italia^dotò con 
i beni attenenti a questa chiesa, e di al'' 
tre esistenti in Firenze ^ la sua prediletta 
Basilica de" SS. Apostoli^ e S. Silvestro in 
JVonantola negli Stati del Duca di Mo^ 
dena limitrofi alla Toscana* 



FINE DEL DECIMO VOLUME, 



INDICE 

DELLE MATERIE 

F9^€ di $. Gim^mnmi . . • • Pag. S 

FeH0 de* Pa%mi m 9 

Trattameruo^ mrgénti ^ mobili della Si» 

gnoria ••»•••,, io 
Come i Fioremimi foeeero dHti il quinto ele- 
mento* ; »« 17 

Funamboli t e Gioeolaiori • . • >» >■ 

Maeeolta d* Arti • • é . »» '4 

B» Fonderia p e suoi eegreti • • » Si 

Corridore tra* due Palazzi Beali • t» 33 

Commesso di pietre dure • . • • ^^ 35 

Antico Teatro di corte , e decorazioni • j« 4^ 
itfnt. Magliabeehi , e Biblioteca da lui de^ 

rivata» • « • • • • «> 5( 
Fontmmt. ean ornato di statue in bromo , 

ed in marmo «* ^4 

Aneddoto di Scultura • • • • j> 73 

Sconfitta de' Pisani, * . • • » »« 74 

Posta di lettere , e suo prineipip • • »> 7^ 

Origine delia voce Garbo • • • #* 79 

Imsso delle donne •••••«« 8a 

Corpi d'Arti ......«, 9* 

Dis^aeciamento della tirannide • • «» 9^ 



OSSERVATORE 

SUGLI EDIFIZl 

DELLA SUA. PATRIA 

QUARTA EDIZIONE 

ESEGUITA SOPRA QUELLA PEL l8si. 
CON AUMElf^Tl E CORREZIONI 

DEL SIG. CAV. PROF. 



TOMO XI. 



GIUSEPPE CELLI 

1&31. 



L' 

JFI0B|;iNTIPfO 



Capitani di detta Chiesa ^ e pestilenza 

del i348. 

La parte economica di qaesta Chiesa appar-* 
tenne sino a' 4ì nostri ai cosi detti Capitani 
d' Orsanmìcl^el^ , che risedevan npn lungi 9 
dov'è ora rArc]»iyip e la Cancelleria d^ila 
Religione de' CaTal ieri di S. Stefano. Qaesto 
patrimonio a quanto ascendesse, é difficile f^ 
dirsi ; ma si potrà dedarre cb'ei fosse grande , 
da qnanto siam |ier narrare. 

Il cqlto à^iy Immagine della Vérgine d'Or» 
sanmicht'le cominciò intorno al 1291 , e pre* 
cisamentein^ettoiinno fu istituita in ossequio , 
di lei isna Compagnia y alla quale si ascrisserp 
poco uien che tutti 1 sudditi dello Stato , e 
eran parte del n stante d'Itdlia, invitati a ciò 
dalle frequenti graxie., di cui s} sparge la ffff 
ma. Tanti erano i concorrenti, cb e si teneva 
in Chiesa un Notaio pbl^Ugato perpetuamente 
a riceverne i nomi , e fermarle il registro. Né 
bastando qaesto solo, si dovette prendere il 
compenso, che gli stranieri, e quegli della 
camjpagna, si facesser descriver nei popolo di 



4 

quella porta della città, per la cpal entrava- 
no. Inoltre si tenevan dintorno alia detta Im- 
magine ^ che era in princìpio affissa ad- uno 
de' pilastri della nominata Loggia, quattro 
guardie di giorno , e dna di notte; le quii 
raccogliesser le offerte, che venivano dalla de- 
Yosion de' fedeli-, in vesti,' in cera, e in da- 
naro. 

La grandezza dell'entrata si paò argnnien- 
tare insieme dalle limosine, che quei confratri 
retribuivano, sì in città che in caippagna, per 
var) oggetti di carità. Trovasi ne' libri delta 
Compagnia esservi stato nell'anno un giorno 
intra gli altri specialmente destinato per que- 
ste largizioni, a Spedali, a Prigioni, a Mona- 
steri , e a Romiti, nel quale il. danaro ero- 
Sato arrivò qualche volta alla somma di lire 
7000 (1). 
Oltre le liraosine, e certe multe che la Re- 
pubblica avea voltate alla Compagnia , i la- 
sciti ancora non eran menò considierabili. So- 
lamente le somme che furon passate nelle ma- 
ni dei detti Capitani, custodi di quest'erario, 
all'occasione della peste del f 348 , si vnol che 
ascendessero a 35ooo fiorini d'oro. I beni sta- 
bili si descriveano in un libro a parte detto il 
Campione verde, il quale tuttora esiste , e 
porta l'appresso titolo: Codex bonórum piis^ 
simae societatis Gloriosiss. f^irg, Marìae S. 
Michaelis in Orto. 

Non farà maraviglia dunque, se con questi 
capitali venisse l'idìea , prima di serrar la log* 
già e ridurla a Chièsa « e poi di erigere un Ta^ 



^ 5 

berniicòlo col cUsefiTio etl opera dell' Orciignq , 
ne' quali duo layori non si spese meno di 96 
wìIb fiorini d'oro. 

La riduzione della Chiesa fu ordinata nel 
i3o99 eseguita nel i337; ^^ Cappella poi oTh- 
bernneòlo, d<>ppochèfu terminata la peste, la 
pi^^j crudele che si» mai stata doppo quelln di 
Tucidide e di Lucrezio ^ ìa quale fu descritta 
dal Bocca ccio- 

£Ua cominciò negli anni di nostra i^alute 
i346 nelle parti d'Oriente verso il Coitalo , e 
r India superiore, ed altre vicine próvincie ; 
né si ristette finche non ebbe devastata tutta 
TAsia , e tutta l'Europa , V Egitto, e le coste 
dell'Affrica. Durava perlopiù questo mal<* in 
ogni luogo cinque mesi^ e tutto insieme durò 
quattr'anni. Si nianifesta'va collo sputo san- 
guigno , e dava subito la morte, o al più dopo 
due o tre giorni: a molti ingrossava l'angui- 
naia, e ad altri compariva un gavocciolo sotto 
le braccia ,0 in altra parte; ed era cosi conta- 
gioso, che bastava Taver trattato cogl'infer-. 
mi pochi momenti , per contrarlo senza rime- 
dio. La mortalità fu grandissima per ogni do- 
ve ,* e tale che secondo molti si vuole , che quei 
paesi che ne furono afflitti , non siano ancora 
tornati in quel numero d'abitatori , che erftu 
prim«. Quanto a noi, cominciònel mese d'apri-^ 
le del i34H, e durò sino al principio dì set* 
terabre dello stesso anno. Il Boccaccio affer- 
ma , che il numero de' morti arrivasse in Fi- 
renze alla somma di centomila. Il cbe^sebben 
paia esagerato, vien però conferuifìto da altri 
Storici f?). I* 



6 

In questo tempo danque occorsero' i nuig- 
giori lasciti, e le più ampie limosine. AUora 
tu ordinato dai Capitani il dettò Tabernacolo , 
per opera e per materia prezioso qoant'altro 
m/ti. L' Orcagna lo condusse al sao tern^ine in 
forse IO anni. Sì vede il sao ritratto nella par- 
te posteriore del Tabernacolo, in figura di dd 
Apostolo con barba rasa e cappuccio, che sta 
con gU altri mirando TAssunzion della Vergi* 
ne al Cielo. 

Una spesa di questa fatta, cbe sarebbe stata 
grande adesso, molto più doveva spaventare 
allorai itia non già quella compagni». Le sue 
riccbezzefuron tali e tante , cbe bisognò porvi 
de' regolamenti. Per non mi estend^'r tropfK) 
su quest'articolo, riporto le poche linee dello 
Stefani, cbe ne dice quanto bisogna (3): „ 
Molta gente lasciava il suo a quelli Capitani a 
dispensare le rendite; di cbe occorse, che 
quasi in brieve tempo si vedea essere le pos- 
. sessioni tutte loro. Feeevi il comune dunque 
Capitani Cittadini orrevoii, e fece riforma- 
gione, cbe non serbassero proprio nrano; ma 
Ti'ndessero , e dessero a' poveri di Cristo; e così 
è ancora oggi; e sonvi per lo comune. „ 

Ci fa poi sentire il medesimo, cbe l'ammi- 
pistrazipne non fu sempre egualmente leale; e 
ne dà contezza amplissima Matteo Villani (4); 
cbe si può consultare, ed il q^ale ci avverte, 
che dai soli testamenti fatti in tempo di detta 
peste, quella Compagnia fece l'acquisto di piò 
di ^5o mila fiorini d'oro. 



Compagnia de' Lombardi 9 1 modo antico di 

cucinare^ 

NoD parrebbe che i sensi dovessero essere 
sottoposti alla moda r eppure il fatto è contra- 
rio. Gli odori che piacevano una volta , il mu- 
scLio, r ambra y ed il belsoino, ora sveglian 
le convulsioni; i vini dolci 1 il Pii^cianciOf la 
Vérdea, il Montalcino , ed altri ratisnientati 
dal Redi nel suo Ditirsmboy son al presente 
sprezsatiy e la cucina una volta grave, si ri- 
chiede ora leggera e di beiraspetto. Cbi de- 
finì l'uomo un animai risibile > potea chia- 
marlo pipttosto animai variabile ed incostante* 

Che diversità trair.antico ed il gesto mo- 
derno di preparare, e scegliere le vivande! 
L'oca cotta in forno, col ripieno d'aglio e di 
mela cotogna, era un piatto squisito ai tempi 
di Franco Sacchetti (5). Lo stesso racconta , 
come in una cena che diede in palazzo il Gon- 
faloniere ad nn medico celebre , fn portato 
prima in tavola nn ventre di vitella , poi star- 
ne lesse, ed in ultimo sardelle in guacset- 
to (6) Cbichibio, cuoco del, Gianfigliazsi, 
cosse secondo il Boccaccio (7), un» grue ar- 
rosto al padrone. La porrea o porrata vien or« 
dinata come vivanda speciale ne} le costituzio- 
ni del Capitolo di S. Lorenzo, in. tempo che i 
Canonici convivevano. La torta onivasi col- 
r arrosto, e si computava nella prammatica 
dello statuto come nn sol piatto. Lo tnfft'rauo 
era un condimento ordinario, e nelle paste da 



8 
minestra I e nelle TÌTaotle. Confelti e vino |ker 
colazione o altro rinfresco , era una gozzoTi- 
glia delle più squisite* I fegatelli si mangia- 
vano a principio, si condiva il brodetto colla 
per«a, e sì cuoceva a lesso il capretto (8). 

Trai piatti di maggiore solennità sì contava 
ancora il pavone , cotto a lesso con le penne, 
e Iq gelatina, formata e colorita a figure. Uo 
certo senese, trattando a cena un Cortigiano 
dì Pio II per nome Goro , fu sì mal consiglia- 
to in preparar questi due piatti , che si fece 
dar Ih baia per tutta Siena; taotopìÀ che non 
avendo potuto trovar pavoni, sostituì oche 
sa l va tiche, levato loro i piedi, ed il becco. 
Questo fatto è raccontato a guisa, di novella 
dal nostro Luigi Pulci (9), e merita d'esser 
letto. 

„ Fu ordinato intanto di lavarsi le mani e 
posero Mess. Goro in testa di tavola , dipoi al- 
tri Cortigiani , ch'erano venuti con lui , e bec- 
carono molte torte buone marzapane à princi- 
pio. Dipoi fu portato a Mess. Groro un piattel- 
lo dov'erano i pavoni sènza becco, etor<linato 
uno che tagliasse; il quale non essendo più 
pratico a simile uiBzio, gran pezzo si aEaticò 
a pelare , e non potè far si destro, che non em- 
piesse la sala e tutta la tavola di penne, e £;ii 
occhi, e la b^^cc»», e 'I naso, e gli precclii a 
Mess. Goro, e a tutti: la quale semplicità co- 
nosciuta tacquero, e tolsero dell'altre viy.mde 
alquanti boccom, per non guastate l'ordine, 
e din uovo cacciarono giù penne secche. Per 
questa sera sarcbbono stati buuni sparvieri et 



9 
astori^ Levata poi qtte«t« maWiEtone di tàvp^ 

ki ) Tettiiero molti anrosti purecon assiii comi* 
DO-; in»<ogni cosa si sitrebbe perilunato y se noQ 
avessel^o all'ottimo fatto un- poco di errore, e 
per scfoccbezia pressoché un brutto sclierEo 
a Mess. Goro, et agli altri ch'erano con lui la 
sera. Conctosia cosa che 'I padrone della casa 
con etiai consiglieri , per onorare più costoro , 
a Telano ordinato un piatto di gelatina a lor 
modo, e Toliono faryi dentro, eome si fa alle 
▼olte a Firenze e altrove. Tarme del Papa, e 
di Messer Goro con certe divise > e tolsero or. 
pimentOy^biacca 9 cinabro, verderame, et aU 
tre pazzie, e fu posta innanzi a Mess- Goro per « 

festa e cosa nuova ; e Mess, Goro ne mangiò vo« 
lentieri , e tutti i suoi compagni per ristorare 
il gusto degli amari sapori del cornino, e delle 
strane yivande; pensando che cotai cose fosse» 
rO| com'è usanza in ogni buon luogo, di saP» 
ferano, di latte di mandorle, dì sandarli e dt 
sughi d*erbe, e simili cose. £ per poco mancò 
poi la notte , che non distendessero le gambe 
alcun dì loro , e inasti ni e Mess. Goro ebbe as- 
sai tm^agUo di testa e di stomaco, e rigittò 
forse la piumata delle penne salvatiche. Dopo 
questa vtvjmda diabolica o pestifera vennero 
assai confetti , e fornissi ia cena. ,, 

Trovo in antico tra le yivande più appetito» 
se,- fatte di farina, ì Bericocoli, i Biscotti, i 
Cialdoni , e i Confortini ; non però i Pasticci , 
le Girelle, le Sfogliate, o altra pasta condita 
con uova, borro. Ut te, zucchero,, o miele. 
Questo genere di bramangi;iri son dì data mo^ 



io 
derva, e ne dobblam saper grado fa» Ltomber* 
di| dtt'qaftli sopravvenne in Firenxe una bri* 
gaia di pastìócieri ctrea il fine del secolo XVI« 

Non ve n'ha memoria in avanti , ni nello 
statato, iié-ui altro aniieo testo. I canti car» 
nasGÌalesGht4ìcp|N»re, doi^e tutte le arti lepià 
ordinarie figurano , non nimaaeniaiio ì pastic- 
cieri. Quel Margotte medesimo, il qoale si 
vanta nel- giocoso potma di Luigi Pulci (io), 
d' esser maestra di ghiottonerìa aolennis^taOi 

E che la fola ha setianfadua punti, 
Senza molt^ altri poi che ve n' ha aggiunti j 

novera nuolti intingoli di sua fattura ; ma di 
pa^ta condita ne^mno. 

La prima volta ch'io trovo rammentata al- 
cuna vi^vanda di pasticcerìa, è nell' Orlando 
Innamorato del Bemi (i i ) , dove si celebra per 
cosa rara, venuta di là dai monti : 

Vivande preziose d*ogni sorte; 
Tutte iiUil ^Ofo Francese ordinate, 
Saper, pasticci, iessi, airrosti, e torte. 

Bastioei parhn<^ote> ma ripieni di carne d'asi- 
no, regalò il MwiaU^fita agli amici in temp9 
deirassediodi Firtense, quando la carestia «ra 
grande, specialmente di companatico (12). 

L'epoca di Carlo V è la più grande tra le 
m^ìd^roe. La cultura dello spirito produsse 

Snella del corpo 1 e di qui gli agi, sinonimi 
e* bisogni. 



Circa detto tenufio iì Pasticeiere dhrenne 
un' arte; cbe gomministrò ai golo«2 i più «qui- 
tiiti manicaretti. Di quante sorte se ne inveii^ 
tasse 9 può leggersi nella eicAiata 'm lode de' 
polli ^ recitata Tamio t&g% dal Sen. Larewno 
Fraoce»cbi (i3). Ecco una parte del Vocarbo^ 
lario di cucina d'allora:^ ,, Intingo^ i,-f ras tio-^ 
goti , gnazxetti I nvtramti^ inortadelle^ capo- 
colli ^ pappardelle, polpette, bia«ieo mangia<« 
re 9 crostate, cervella te y gelatine, paste, pa- 
stelli, pastadeUe, pafttleéì, minestre, taac- 
cheroni , lasiignotti , agnellotiè, pottaggi , ver- 
micelli, Ccirabazzate, inginestra te , frittelle, 
casatelte'; fricassee;, piise, sfogliate, ravioli ^ 
tortelli, salsiccia , tonirnaselle , soniniate , mp« 
pe, capperottate^ cipollate, tafrteretti, arro« 
sti, lessi, savore e salsa. „ 

IVfa lasciam la moda del cucinare, e'tornia>^ 
mo a quella brigata di Lembafdi, ehe abblani 
TaoHraentato in prìncipe. Questa fece gre oer- 
pò dì nazione j e fu distinta nella sua venuta 
con privilegi, e con esenzioni. Celebrava gli 
Uffic j di' religione , prinar vn S. Pier del Mar* 
Tone, oggi detto S. Giotanni<iro in via s.^ Gal- 
lo; poi in s. Miniato fra le Torri; in ultimo 
nelTaottca Chiesa di 9. Micbele, detta ora s. 
Carlo dal sm> Protettore. 

Altre corpora/àoni nazionali ci' ramMient» 
r ese'ipfo della Compi^gnia de'IiOnibardfl< Sì 
adunavano gli Spiignolif tempo fa. nel cosi detto 
Cappellone di s. M.- Novella , sotto l*invoea- 
ftione d^r Apostolo s. Jacopo. I Lorenesi a veou 
cappella distinta e sepoltura nella sagrestia di 



s 



I» Spiritò «otto il titolo dis. FriiK*iokt:il,xe- 
de^cbi e i FiuoifnÌDghi nella chiesa delU.SS. 
Annunziata y a man destra neili croce^ amno 
U loro altare col titolo di S. Barbera» I Fio- 
rentini altresì hanno tattora la iar coqfrater^ 
nita ili Roma , ed in Napoli , sotto il patroci- 
nio diS. Gio. Batista. Ben inteso lo, spirito di 
religione riunisce gli animi col pia forte yio- 
colo di fraternità. 

Osteria delle BertucciCf e frequenza 
di tali ridotti. 

Il raffinamento della cucina per via dei 
Lombardi dovette distoglier molto la nasione 
dal genio per l'osterìa. Inpanu alla loro ve- 
nuta , era poco men che comune ; poscia è 
andato sempre stringendosi , in ragione in- 
versa che s'è dilatata la civilitza/iooe. 

L'osteria delle Bertucce è delle più vete- 
rane» e comecché situata nel centro del pri- 
mo cerchio , delle pia frequentate» comoda, 
ascosa, accessibile da più parti. Chi ne sa- 
prebbe dire r antichità ? Possiamo soltanto 
assicurare, obe esisteva al tempo del Magni- 
fico Lorenzo de' Medici. Ciò si prova dal fat- 
to, che racconta il Lasca nell' ultima delle 
sue Novelle. 

Maestro Manente, .fisico e cerusico di qoel 
tempo , quantunque fosse spesso a cena e a 



»3 

eorref^getìo , non tanto delle sua importani* 
tà 9 quanto dell'eccesso del bere; arvenne 
vunn sera , che essendo il medico abriaco se- 
condo il solito y e addormentato sai pancone 
delle botteghe da S. Martino, egli lo fece 
coodarre da dae tra restiti nel suo palagio , 
e quivi prima 9 e poi air Eremo di Carnai- 
doli , dove lo fece trasportare segretamente. 
Io tenne lungamente al baio y dandogli da 
mangiare per mezzo di dae mascherati con 
torce. Finalmente lo liberò , né ma più egli 
seppe dove stato fosse* o donde venato. 

Quanto fosse allora esteso l'oso dell' oste- 
ria 9 il medesimo Lorenzo de' Medici viene a 
mostrarlo né' snoi Capitoli in tena rima, in- 
titolati i Beoni. Quivi son rammentati tatti 
i più celebri bevitori di qaell'etày e fre- 
quentanti le bettole e le taverne y sì in città 
cho in campagna. Di lì si Tede ancora, che 
neppure gli eccUsiastici si tenean lontani da 
questo bagordo. Figura il Poeta d' incontra- 
re una brigata di beoni , i quali vanno al 
|K)nte a Eifredi , dove han saputo che Toste 
ba spillato un botticello d' ottimo tino. Do- 
manda i nomi di coloro, e gli vengon tutti 
descritti. Il secondo è un parocoFiesolano(i4)* 

L'altro che drieto vien con dolce riso, 
Con quel naso appuntato , lungo , e strano» 
A.' fatto anche del ber suo Paradiso; 

Tien digititi, ch'é pastor Fiesolano , 
Che ha in una sua tazza devozione , 
Che vSer Anton seco hia suo Cappellano. 
T. XL a 



t4 

Pfi^ Ogni loS^ , ^ l^r pgQi ftiirg't^dft 
., Selli pre la. lida l(azza seco foi^t^ } 
. Non %\ die altro I »iiiO a procierssipiici « 
% jp^edp ^^esta $a sempre «ua scorta ^ 
Qiiaiido Jui muterà paese o porte, 
Qao^tà sarà ^cke pi0chierà 1^ porta. 
QiAestA sarà fìon (ui dopo la morte | 
. 1^ mi3s«i 80CO fìa nel moiti mento ,, 
Acciocché morto poi lo ric<mforte; 
'^ qati9t^ J^^»ip;^rà per t^st^mnoto: 

Mofi bai ta ?Ì8to a procession qumd'elli ^ 
Ch' Qgnap si fern^j y fa comandamento ? 
C i CanoiMQÌ chiama suoi JVrUIIì , 

Tuato cbe tutti intoroo li fau cerchiai , 
> C mentre lo ric|ioproii co' msmteUi ^ 
Ì«ii coQ la tai^^aai viso fa copeinohio« 

. Ma 1^ (ìretiueoza delle odiarle Hi ràlleati^ 
Viotto 9 come si è clett<> in principio i yers«B 
i^ metà del secolo 'XV. Benedetto Varchi (i5) 
(a 4ÌistÌMAi<>ne irai Manifattori Fioreatini^ e4 
l cittadini «n mostrando che ai suoi tempi i 
primi «oli usurano di praticarvi:,, Il TÌtto 
da' Fiorefitini , egli scrive, è semplice e par^ 
oo; ma con m ara vi gì iosa e incredibile mon- 
dizia e pulit^^sa; é si può dire, che i ina«^ 
lìi fattori , e altre genti basse, che vivono 
Jetle. br^fCQia, vivono i^ Firenze perlopiù ^ 
i/iiQgU<> chf i cittadini stes«ii non fanno » per- 
chè drove quegli andando ora à questa ta^^^ 
verna,. e quando a quell'altra do^ sentono 
che simi&scia buon, yino , seuxa darsi altro 
)iej9«ieriOcbe di lietamotitc vivere^ attendono 



timonia ili rrvercanti 9 ì <|oali orci maria iineii te 
f»Dff<i4d rbb^ i mo »09 la j^oàonn fO COA i>»o- 
éèM'ìst d*uoiniDi dnii setifénóif U fegMà e tnU 
«ara/' iion eccedono la medloorìlÀ; E f9«^iifir4 
fio non vi rnancafiò «leUe- fàtfiìgflie, [^ q^»lf 
ra«mrit U^ol.i , eviviitm gplenéid^ttieote tlfli 
Oftttiloimnini f c<mve gU AntitiDrl ,1 B*Tlol«iif« 
^Bbrrò^nfjBÌ , i TornÉboonì , i Ptxttìft Borghe^ 
rinii, i G0ddlis i Rocelkii, <^ trai Saldati Pte4 
ro d' Alamanno con alcuni jvltri )v ' ^ 

N6iì06t»fite questa g^n^rai Hierva net la 
parte pia Oult^ , y' era t>M À sempre qu air btf 
brìgttta , che ainaVfi di K^o^llatfzarai e f»r lèmpo« 
ne fuori di casa. La Cìoalata di kantiano dei 
Rò8«i (t6);r(!GÌtata nello Stftiviteo de41a pk 
Acciìdentra dèlltì Crusca l'alibo i5c)3, non è 
lofilaBa dfli (arti tièMiWe^ die nn<^o quei irena-^ 
raridf^ Pìadri del parlaf Tonfano, pratWi^HCTft 
qualche fiata di far dombiiccoia 'aWwHr'ini 
Gli ò^i- a Pf«ifttn , fìgurrt qu^^l dotto CSicalatore 
ébé ateaaeró ricoi^ao iti quel diurno medesimnr 
all^ Utff Vèrsiti^ loro pef farsi far ragiune *opr«f 
a fetide ÉOyeffchierie d^^gl^i Aò^ad<'nìi(ii dellii^ 
Cruisc;à. Tutto il diseofr^*^ ()<ftirinferfgno , chrt 
tale era ' t^ nome Àòcade^nìcò del d^'ftojisi , * è 
ttna rappresenta nart air Arcieon^oto. perchè vi 
preìide^fte nY0vvedìrti<*ntH. Ii^»nto qirf al'atriìi-^ 
ga è:tt^ki\ :KrUhitéttata ; elle aotfo piacevbl fin^ 
^iotiett' »i1'd!piiìgU ifcòiltu'me del tempo, M 
gòfet^vIgnaiN» all'ta^erié; ri »{ taihìnfeiitano' 
(^t^ ìehtiitfAt t letavefwe di rtraggtór HnoN> 

m^'^^'i tunvi nomi degli tif^i, i^ ile' torb^^H 



SODI ; e finalmente lutti qeegli dej^i kcùftét' 
mici (rHqaentanti , e le loro baie. 

Riporto quel tanto cb'ei dice delle osterie i 
e del loro sitd ne'diversi quartieri della città 
per iatenderoe le quantità. S'infinge il Rossi 
sorpreso da ardentissìina sete; e fticcome allora 
i diaccia tini non esistevano f cerca di refocii* 
tarsi con un bicobier di buon vino; ma cerca 
invano^ perchè^ com'è detto, gli osti eran 
tutti corsi a chièder risarcimento delle loro 
offese al^ tribunale. 

„ Parerami esser fuor della porta , donde 
escono i malfattori a far la penitenza de' loro 
misfatti y e dire : manco male , che questa 
asciugaggine mi trova yicmo a Firense ( per- 
chè non era quaranta passi fvoori delle mura) 
cbe io ci potrò prender alcun riparo. Vengo 
TÌa, e men' entro dentro per andare a Michel 
del Bello , cLe fa la taverna allato alla portay 
ma non vi trovo » se. non nna donnicciuola^ 
che tp\ dice , che non v'è né garzone , né mae* 
atro. Vengomene gin in via Pentolini; nella 
fia de' Pilastri» al Giardino ;si , in vanum /a- 
boraverunt , quivi non si vedeva veruno. Vat- 
tene a San Piero, al Moro ; a proposito. Io me- 
ne voleva vanire nel Cerchio; e perch'io sou 
Tsgo dell' esercizio , com' ognun ^a , presi la 
dirittura del ponte I che noi chiamiamo Ra- 
Jiaconte } eandainmene dalle tre pile in<{uel- 
IjS bettplette riposte , né vi potetti trovar mai 
altri, cjbe donnicciuole» o fanciullini, che guar- 
davano la bottega « di maniera qbe mi venne 
tanta la collera » cn' i' fu' per gitturnii in 



il 
no^'f! stettine ftlqiu^t^iito in forte; pur ffìhcxé^ 
detidol fìneddo oonsid^mi , che noti eru bene, é 
partimi 9 e menit; Tenni nel Cerchio , e cerca 
Yinegin « e cerca Baldracea^e entra nel Bu* 
co y e va a Sani' Andrea , e^anne alla Malva- 
gia ,a Frascati ,al Pifyancy, quivi parea, che 
totte fossero state appigionate alla peste. Oi- 
mè , che cos^i è questa ? dico io , questa è una, 
gran novità ; è egli possibile , che io non abbia 
a trovar taverna , che non sia o vota •< o serra- 
ta ? E risolato di pur voler vederne. Ih fine , 
Suant^nquv con grande scomodo, e affogando 
\ sete 9 por tuttavia m' invio alla volta della 
Macine-, e nel passare guardo, se'l Chiassolino 
è aperto I ma come T altre; conducomi alla 
•ciddetta Macine» alla Sandrona» e al Palaget-t 
to , ne vi trovando niuno , tutto pieno d' una 
fantastica maraviglia , né potendo immaginar 
la cagione d'una cobi subita solitudinevmi av- 
vìo verso la porta nominata dal nome del Tue- 
cello ;, obe la mattina, ci desta, e che, noi i» 
proverbio diciamo maestro, né per quella ru* 
ga lasciai io bettoJa, eh' io non ceroassi^e trd-i 
vai chiusa infin <|uella , che dajr albero , nel 
quale la misera ])Bfnefu convertita 9 ha presd 
il suo nome y che mm tanto per mia cagione 
mene dolsi, quiinto per quella di tutti voi , 
o Poeti , dubitando , che non sia chiusa> in ve-. 
stro danneggio , e che per questa chiusura vi. 
abbiate a morir di sete, e dir quella. canxon * 
cina y eh' io .bo qualche votlta udito cantare al* 
le balie: 
Cansonetta in aur uii pero 
Io non canto , s' io non beo. 



» 



f8 
Ptirtiioiiiì'ili qutTi per disperato pre»i la stra« 
da ifiiigo le iiHira y e rarnnitnando il tire' èVi^ in 
pcrtera > arrìv^ni alla Porta al Prato > e Tenrif 
domene per BifrgogiiÌManti> C|oasi tnarariglini]-' 
donii di nàe stesso, x:W\o potersi far co' miei 
piedi tanto iriaggio j mi condtissi pissàto 11 
Ponte «Ila Carraia alla Tfave t'^rfa ,dove io 
trovai fitto un braccio di O^h^avistetlo. e quel* 
losche mi faceva più disperare, era , eli io non 
trovava* ne can , né gatta , che mi Tolease , -né 
sapesse dir la cagione di qéesta faccenda. Pi-* 
gì io la via verso 8. Friano, e tutte inquei bor^o 
le trovo chiuse. Vommene a San Pier Gatto! i-» 
ni 4 e cominciandomi da Ih portt^ , e ^aardan» 
dole a una a una , mi conduco alla Buca spe-» 
rando> enopsappiendo perchè, ^he etlu fossd 
aperta ; ma 

Fòlle fa la speranza , e 'i pensieir vano. 

Oh con quanta fatica mi condus^'io al Ponte 
a Santa Trinità per via Muggto! lo viao dire, 
che io èra ttitto una broda d' acqua ^ e qurvi 
voHofhi a manritta visitai it Birago, e •cor&e 
rattve là rttrovafi. Pascià i il Ponte Vecchio*, e 
htiìg* Arno voltato per certi chiasfìtili. mi con- 
dussi Rnalmente allo *hferno, ma quello ( co^ 
sa da non se lo imo\ngin:rre) eeiànd io* trovai 
chiuso, PartOfUi quindi per vedere , a' eHVran 
tutte a un modo , e vommene in Chiasso Gorv 
nino', e t^rovutol chiuso, m^MA'diriiézo per Mer- 
cato Vecchio aita Coronirina, et iierum, e da 
«a pò; partoiiii^e vommene atte BertuecSe^B'iu 



'1 



Pii»*e<>.t o.qskijvi trovo •stmilmente Tuscia 
gbittocìatov Jioti 8i«|)pii}iido \im eh«* mi fare , .é 
pt^reiiàemi aver fatto pì6' vtag^'^o, che, »to pe# 
dire , >k«>i) f^eoe il m£i»cbinoy «fH»endoiiii coni<^ 
egli condotto air ili ferao. e tra?«licatolo («>b 
qoanto e )>ÌN« veloce il mio pensiero che non 
Kona i passi! )er» io; qoautunqiibe mi dormissi 
in letto assiii sofiice, nou meno stracco , cbe 
se non in sogno , ma d«i senno avessi fatto i( 
lungo camtii in», e d:til« sele si travagliato ^ 
che non pareva , eh' V ^^h J^otessi- }niì Tnuove*- 
re. Pure non mi restandii» dltro da' cercnrc'^ 
che la taverna àe\ geo, e qoetla del porcti, ed 
essendomi elleno \^$$b'* di presso, hrm volli ^ 
eh' elle mm fossero' iinrL'esse d!s me cerosi t«% 
Partomi adunque di Pm»ììdo, e arrivata allo 
Special della Croce, mene* to alla voltd iki 
campanile per entrar nel^o'; Aia venendomi 
guardato vvrso U Hlghit'tosav ^eg|gio€«inm4iili'* 
re Stivale r la cui vista alquanto mi conforta 
Cammino anch' io per fagigio^tgerlo^^domnn^ 
darlo di questa cosa ; ma quafirdoiBri^rvt», egK 
entra nel porco sua i^tanva , e mfi sefr* I' nlcio 
in- sul viso^nd volle ascoltarmi, né aprirroi i 
che questa mi parve più (Tirana d'ogni altrii 
cofla. Orsù (dÌco>, veduto qutiMo ) qui MOH 
ci resta , eh' io mi ricordi > <?hp 'l' fico , vegi 
gianne la fine. Vorn mene ad esse» qillifsi<^^tti^ 
a' luogo, dove io debbia^ tr<òy4rd aH 'pc»sKO / 
che non abbia ne fin, tìè' f^tdo . e atto a 
•pegiitfv la oiia ardentissiibli^ i^te/Qiiella |iro% 
vo aperta > m« vote.,, •» *••/# 

InsìM^Hìia iutt^ rr»tMv%la'«dè>'^riy padf^ni 



le osterie ^ perchè qaastì piatiTuno eontro ÌU 
Crusca* Udite le >ccai>e, fo pr€>ferìta lascsn- 
tenta y delta qpaU non può darsi la pia mor*' 
tìficante a chi abbia ponto di gusto nei tra- 
cannare i doni di Bacco. Eccola nei suoi Té- 
li termini: ,y RiserWerono e sentenziarono, 
che mai a niun di quella brigata (della Cru- 
sca') , che capitasse turo alle mani ,. non 
fosse dato altro vino, che di quello delle cin- 
que terre, e 'si cercasse anche del peggiore, 
e che sapesse dì botte, di secco, di muffa, 
di sevo^ di cuoio, di umrcorella, e fosf»e ri- 
bollito , e cercone^ e più fiorito ch'Aprile o 
Maggio; e caso che non s' avesse io bottega» 
se non vin buono , da' vivandieri s' ^gli avran- 
no a ber biancorella , sia messo loro avanti 
delle . radici 9 aociocchò non sentano il suo 
sapore». se via roseo, si dieno loro peducci 
in aceto, gelaUpa, e tutt' altre cose aceto- 
se, e ari!abbiate di peperella. Qne' del vino 
( percioechà di tutte le stagioni non a' ha co- 
se di ciò che fier mangiare s'appartiene, ohe 
cagionin pesaimo Iwre come sarebbero nella 
primavera le ricolte; i baccelli, e simili tat* 
fere 9 .e neir autunno mill' altre frutte) vo- 
gliamo in mancamento di queste cose 9 per 
toccargli, nel vivo per ogni guisa, che all'ul- 
timo ,. in cambio di finoochio , dien loro dc^l 
ramerino>il f}oale togliendo al vino ogni,al- 
tro sapore, gli dà io contraccambio qud della 
muffa; ^e questo «otto. gravissime pene fa a 
lutti comandato in universale. ,, 
• Se ^ vero ti' precetto di Orasioi che fictn 



^iMiìplatta cauMa ami proxin* y^r^i dùnc^t^ 
nel aecolo XVt gli Accaderoiei della Crusca ^ 
perfooe sceUiasime , andavano come latti gli 
allri <tU'pfi(èrià, ite ae ne facevan vergogna. 
Ma il yiver presente eli venuto più serio di quel 
dì ^ini*9 ed il loaaOt della mensa , e dei servi- 
s{, giunto aireccetso della mollexsa e del fa* 
aio, hanno distratto oramai le persone culla 
e contode dal fumo fetente delle mercenaria 
cucine. Queste son ri^erbateal minuto popolo» 
L'usanza ne ha potuto più, che le decUma- 
zi0ni y e la forza. Se qualche brigata di gei) té 
ricca va all' osteria, ciò dipende da nausea 
dello star.bepe; essendo par troppo yero^ che 



ad un ohe sempre ingolla 



Del ben di Dìo, e trine*» del migliore, 
Il via di Brozai un pane e una cipolla 
Talor per uno scherzo tpeca il cuore (17). 

Torre di Dante. 

Se si mostra a Napoli con compiaeeoaa In 
tomba di Virgilio 9 a Ferrara, la sedia del- 
l' Ariosto, a Montici, ne'contorni diFirenzet 
rabitazione (18), e |a tavolandole scrisse la 
storia il Guicciardini; perchè non aoce«nerò 
volentieri ancor ^o il luogo della nascita e 
detr infanzia del nostro Dante, nel i^rimo cer* 
chic della Città? 

Si chiama tuttora la Torre di Dante una 
casa sulla piazza di S. Margherita, dietro Ba* 
dia, già posseduta da'PP. Domeniraiù.dì & 
Majoo, à confino colla piazza ^etta dc^ Dpniiti 



HI ani 'eorso. Qtieslii, o iiUrff pia pUH^s^iptiir fl 
S. Martino del Vescovo, tiii »t»tii l'abitaiione 
m cai ^'ìdóe lo prima tace il Pòetr; è però 
certo, che la famìglia degli AligMeri areale 
sue t;a8e in questo eontornob 

Parimente ncm molto distanti eraè quelle 
de* Portniari {19), de'c{«iali fu ^ratrtprt»!^ la 
Beatrice, cptelia che fu la f^rima ad acoeticlcre 
VI suo bel genio atk poesia, ed'»' cut dedirò 
tanti ▼Tergi etimi sospiri; 

Gom'ei ae ne invaghiéae , tutti gli scrittori 
della soa vita convèng<*Ho in darne tìont»* Lfl 
ealeiide di Maggio si cek?bravan èon gran le^ 
ticia tu que' tempi. Le medesiuie si Molenni** 
»aron nel 1174 in ca«a di Folco Purtinari| 
ricco Cittadino, tra gli amidi e i vicini di 
quella «ontrada. Vi fu invitato il pdre di 
Dante, e questi vi còndtìi9<» il figlio in eti di 
nove anni, Pari di età era la fiali» ài Folco,, Si 
accelero entrambi d*iÀndcénJe amore; ne vi 
fu che la morte , che ne troncasse la corri- 
spondenza, e la stima, Pinir6noÌ gt«»tnf delU 
Bice agli anni 3i6| il nóme non si spengersi in>J 
nel Divino Poema (ao)'. 

M<H>omentì di Dante ne son' più foorl cbe 
dentro la patria : in Casentino nna Torre ; nei 
Monastero di Fonte Avellana, ed in Gubbio', 
marmi con {««irixionf ; in AflTentia il Sepolcro, 
Koi non conservianao in pi4Kbrn:fo, che uO 
quadrò appeso alle pareti del Duomo, in cai 
Dtfnte è rappresentato co' suoi tre Regni, e U 
rednta della nostra Flrense, Scario yrfsnm^ 
lanln f l«ria ! (#) 



il 

liei suo Poema, per t^eri) all*Aliglii«ri Telon 
gio. f-e sue tro Cantiche, Itiferno, Purgatorio^ 
e Pai'adiso, le «iumIÌ, pei* qaalaoq'Ae causa it 
facesse., rQtit'>tò Commedia , lo eostitalicono 
1) maggior Poeta d' Italia , compresovi quegli 
d^Ì««^ol 4'Augi»H<«. Così dicetfido lo coofti#e-* 
ro solo per la part^ di ciò Qbe torma prificU 
piilmente un Po^ta^ TinveniZiofiei e le lmma« 
£*ini. Per la parte dell'argomento i in cui A 
dichiarò dì , 

Descriver fondo a tutto Tu jUtT/drio (ai)) » 

è tanta li» dottrina ch<2 vi s'asconde , eh' io non 
sarei lontano dall' affermare quel cbe altri 
disae (al) , non trovarsi verun altro Piiema nel 
mondo y cli« |>osfa alla commedia di Dm ni te 
P^'*agonar«i. Àlftn di rettdeil^U' questa gìiisti- 
x.ia) (ai duopo studiarlo, per ben ìnte«>derlo| 
rapporlHrvi cpesso attempi ne^quali fu seritto» 
per dissiparne roscuritàj ed essere Italiani i 
per iioti iniridlnrloi 

Volt» ire noi rammentò nemmeilA di pas« 
s«i|[gio nel suo Saggio sopra la Poesìa £pica.i 
M" Voltaire in alcuni pesii, cbe ne ba tra«> 
dotti nelle, sue meacoIaoAO nnustra di. non 
averlo ben inceso, e molto nu^no gustato. In 
tal caso fece <£i«gl io a diinAntiimrlo. Se ebbe 
scrupolo di chiamarlo Póemu Bpica, dirò 
quel che disse Àddiftson a . i-hi av^a la stessa 
dJilIcoUò , quiuito al Paradisa perduta» di Mil* 



^n ; fioten chiamarlo Poema Invino ^ e far eco 
m ci^ dke ne pensa l'Italia. 

Festa di Calendimaggio ^ 
F^rragosio f Bf/anej e Fierucolone» 

L'arer disopra rammentato la Festa di Ca- 
lendimaggfio; non mi permette di lasciar que« 
•ta, né altre tre che la seguono^ senza diroe 
parola. 

La prima si pratica inoggi solamente in 
contado; ma non era ai tempi antichi meno 
comune in Città, Il canto, il suono, il bailo, 
e le liete mense annunsiaipano la primavera. 
S' incominciava il tripudio nel di primo di 
Maggio, e si continuava per alcuni giorni. Le 
canzonette cantate in quel l' occasione si dioean 
Maggiolate, e Maio quelTalbero o ramo che 
s'appendeva, come i contadini fcinno tuttora, 
alla finestra, o presso all'uscio dell'ìnnitmo- 
rata. L' Ab. Salvini nelle note alla Tancia del 
Buonarroti, fa derivar questa voce dal Mag* 
gio, e ne spiega il significato dicendo essere: 
Un albero, o maio, detto dal Maggio, pieno 
di orpelli e di nastri, attaccato dall'amante 
vicino air uscio della dama per segno d'augu- 
rio felice di lieta verdura, e di felice e ricca 
abbondanza (a3). 

Che il costume di solennizzar cosi le Ca- 
lende di Maggio, non fosse un tempo tanto 
plebeo e rusticano , com'è di presente ; lo di- 
mostra non solo il Simposio e la Festa in Casa 
Portinarii dove il postro Dante si innamorò i 






%5 

ma ancora la mdte Caaxoni, le quali pare son 
chiamiite Maggi, composte da 'più accreditati 
Qominì de* tempi antichi , e moderni. Tra que- 
sti ultimi si conta Gio. Girolamo Kasperger, 
di etti resta alle stampe un Maggio, elegantis- 
simo, il quale fu cantato nel Real Palacxo 
de' Pitti a iV arciduchessa M. Maddalena d'Au- 
stria nel i6ia. Un altro simile, assai più an- 
tico , si trova tra le Cansoni a ballo composte 
dal Ma gniGco Lorenzo de'Medici^eda altri, e 
principia così : 

Ben venga Maggio , 
E'I gonfalon selvaggio. 

Ib un'altra Canzone dello stesso Lorenzo si 
allude parimente a ciò, dicendovisi: 

Se ta to' appiccare un Maio 
A qualcuna che tu ami ec. 

Bficfaelagnolo Buonarroti ne fa anch' esso men- 
ftiooe^ facendo dire ad un amante disperato. 

Invano al Maggio lo le ho attaccat'i Mai. 

Finalmente il Cecco del Baldovini sfogava 
alla Sandra i suoi concetti amorosi 

Quando Maggio fioria là nell'amene 
Campagne del Varlungo all'Arno in riva. 

11 Caleàdimaggio è festa di quasi tutte le 

r. IL 3 



«6 

Kazioni , cLe gustan la dt>ice aura di Zefiro; 
ma il Ferragosto è stvto sol proprio de'Bo- 
iiiMniy e di noi. Siccome in Roma 8i fecero 
lungo tempo ì Giuochi Àugastali in^oDor d'Au- 
gusto (a4)t C96Ì in Firenze si soienniszò già il 
Ferragosto in onor di Cosimo I., per la TÌttc)» 
ria cVei riportò nel dì primo d'Agosto sul- 
r esercito dei fuorusciti Fiorentini a Monte- 
io urlo» In taf giorno si facean regali da uno 
ad altro amico, subordinato» o pareste; le 
brigate si radunairano per tripudiare; e si so- 
spendevan le Arti e gli UBzj come in di fe- 
stiyo. 

Le Ferie di Agosto sembra dunque cbe ab- 
bian dato origine a quella voce. Altri però 
vogliono che ella si parta dal ferrare Agosto. 
La pensò cosi Micbelagnolo Buonarroti il gio* 
Vane , il quale in una Cicalata su qurslo tema 
affermò , cbe siccome i manescalcbi quando 
ferran le bestie , le rendon piò gagliarde e più 
forti, cosi quando si celebra tal solennità, 
perchè s'empie lo stomaco di buone cose, di- 
venendo piò vigorosi, venghiamo in certo mo- 
do a ferrarci. Sì dice di un vecchio, che ha 
ripreso forza e vigore; egli si é rinferrato. E 
perchè quello avviene nel mese di Agosto^ 
Ferragosto si addomanda (aS). 

In detto giorW si correva il Palio degli Asi- 
ni , e poscia sulla piazza di S. Felicita si veni- 
va a cavare i Paperi di sopra uno stile, ivi 
fissato con quattro corde a padiglione. Forse 
il Lippi intese di tali divise, quando nel suo 



.M«litìaiilìlc (a6) iliotìe a quei di Brofzì e di 
iQua racchi per insegna. 

Gli spiragli (27) del dì di Ffirragoslo, 

Abbiam disopra fatto sentire, com*» il Fer- 
ragosto possa aver avuto principio dalla vìt^ 
toriadì Montemarlo' ma il citato Buonarroti 
lo spinge molto più addietro , sino ài tempi di 
Cario Magno. Vero o non vero che sia , degno 
è però di leggersi il testo di detto Accademico 
della Crusca per due ragioni; prima perché 
s'intendon di qui tutte le ciance, che vanno 
in giro trai nostro popolo, non solo sol Fer- 
ragosto, ma ancora sui suoi fratelli Calendi- 
maggio, la Befana , e. la Mezza Qui^resima; in 
secondo luogo perchè si porta un esempio di 
quel che i Francesi chiamano Féeries, e noi 
Fataggini y derivate da vecchissime tradii io* 
ni) o storie degenerate. 

„ Nel tempo, che Carlo Mogno Re dì Fran- 
cia, e Imperador di Roma p»ssò in questi 
paesi (è Ferragosto che parla con l'Autore), 
molti grandi uomini a onor di lui , e piacer 
loro ne vennero seco, intra quali il padre miO| 
che fu un gran Baccalare della C 'ntea di BeU 
g\oioso , e fu uno , il quale poco dopo la nostra 
partenza, accomandati a Carlo quattro suoi 
figliuoli, che tra maschi e femmine era vano 
venuti con lui» mori per via. Noi adunque 
quel buon uomacoion seguitando, giungemmo 
in questa città, dove egli, poiché chiamati i 
cittadini delle ville (come ta sai) l'ebbe r«« 



>8 
stHuratBy qualche tempo ci dimorò , e molli 
de' suoi ci fé accasare, e dì nobili privilegi 
dono lor fece; ed io con tutta la mia brigata 
ci rimanemmo. Ma Carlo, poiché ebbe accoa* 
ce queste faccende, deliberato di andarsene, 
ToUe prima andar visitando i luoghi circonvi* 
Cini ; per la quo I cosa essendo noi una volta 
ibtra r altre a Fiesole andati, e molte belle 
cose vedutevi , capitammo colà a quella buca, 
che delle Fate si dicey(^) dove fin' oggi tu sai 
molto bene che elle dimorano, le quali ci fe- 
cero un bell'onore; imperocché l'imperadore 
di belli doni , e di belle cose aveva loro recato; 
ma quelle in ricompensa gli fecero molte cor- 
.tesie* e fatarono molti di quelli , ch'erano 
venuti seco; ma chi io una cosa fatarono, e 
chi in un'altra, perché elle iu dimoltissime 
cose sanno fatare, e da loro fu fatato Orlando, 
cioè che non gli potesse essere forata la pelle 
mai, che da prima non era cosi, ancorché 
alcuni dicano , che e' nascesse inforabile , e 
allora fu, che Malagigi imparò a gittar l'arte 
della Negromaniia; e così molti di belle fa- 
tagioni ebbero da esse, lo, Calendimaggio 
mio fratello, e la befana mia slrocchia,. fum« 
mo tutti (ma variamente) fatati; una siroc- 
chia ebbi, che non volle fatarsi mai; in quel* 
lo, che io mi facessi fatare ti dirò ora. Io 
chiesi loro, che elle facessero si, che ogni 
anno da oggi a domani a otto , io fussi sempre 
mai vivo, che ciascuno dovesse onorare la 
tornata mia, e facessene festa ; e così stamani 
a buon'ora fui fatto vivo. A queste parole non 



^9 

mi potetti tenere 9 eh? io noi domandarsi ; qo« 
me le fate facessero a farlo vivo. Dirolti, di^e 
egli: ma^ prima mi convien dilati come io fae« 
eia a ijaorire. Quando io ho a farmi morire io 
me ne to a mezza notte alle Fate, che non mi 
è tenuto mai porta , e qutyi mettendomi un 
buon ba riotto di vino a bocca, ne beo tanto, 
quanto me ne posso, sicché addormentando;* 
mi, mi muoio allora si dolcemente, che io non 
in'bccorgo punto; morto. che io sono, le Fate 
banno quivi una bella troia grande salata, 
dove elle mi sotterrano, e poi ricuociono io 
sparato da capo a pie. Quando io mi ò a far 
rivo, yengon le Fate con un popon di legnaia, 
e ponendo il fiore al niifolo , ovvero grugno 
della troia, tengonlovi fermo un gran pezzo, 
onde io a quello odore, passandomi al cerer 
bro, subito mi rinvengo; sdruconò to sparato 
della troia, ed io rizzatomi allora su, son 
bello, e vivo. Ma che si fa egli poi di quella 
troia diss' io? oh mangiansela le Fate , rispose, 
e ogni anno, quando elle insalano il porco, 
insalano una troia apposta per sotterrarmivi 
dentro. Ma innanzi che io il mi dimentichi, 
soggiunsi , dimmi digrazia Ferragosto, di che 
fa lamento e il tuo fratello, e le tue sirocchie 
fosser fatati. Chi in upa cosa, e chi in altra, 
rispose. Calendimaggio si fé fatar nella musi- 
ca, e però tu vedi, cbe ogni anno in quel dì, 
cb'e'morì sé gli cantano le canzoni,, e piti 
giorni poi e'vojle, che in quel tempo i deyotl 
suoi, a suo grand' onore, gli appiccassero il 
inaio. La mia sirocchia maggiore volle esser 

3 * 



3« 
fatta di lor numero, e fu grand 'mi imo il foó 
a chieder, una così fatta domanda , imperoc- 
ché elle non ne soglìon fare, se non quando 
l' anno hisesta , e non vi aveva pia che un an- 
no, che era statò bisesto, e vi avemmo molto 
da fare, perché ciò ottenesse; ma le Fate pur 
r accettarono con questo patto, che insieme 
con l*Orco, castaido loro, ella dovesse far 
paura abbambini che non mangiavano il pan 
bollito, e che la notte de'sei di Gennaio, a 
quelli che non aveun ben bc^ne cenato, forasse 
il corpo collo stìdìone ; per la qua! cosa , come 
tu sai , i fanciulli tì sì pongon sopra il taglie- 
re, o veramente Tasse del pane, e voler cre- 
dere, come vogliono alcuni, che la Befana 
fosse maschio e avesse nome di femmina , e 
che ella hucasse il corpo alle donne, e noo 
a' faficiutYi , sarebbe una stoltissima sciocche- 
ria, perché non é vero niente. Ben lo credo^ 
dìss'^io , che mi ricordo pur troppo bene , che 
non esser forato da lei , mi metteva addosso il 
mortaio, e sentitala alcune volte venire, la 
conobbi all'odore, ch'ella era femmina. Qael- 
r altra sirotchia, che io ebbi (seguitò egli) 
non fu altrimenti fatata; ma molto meglio sa- 
rebbe stato per lei , che ella tossii Uata fatata» 
perocché ella non si sarebbe condotta a mo- 
rire con tanto' strazio, come itce quella me*- 
schina, lo ript'esi a chiedere, perché modo 
ella fosse morta; al che rispose cosi: Costei 
ritrovandosi una volta gravida nel tempo della 
quaresima, le Tenne voglia d'un salsicciotto 
Bologoele, e procacciatolo, tutto intero, criio 



3i 
dò crudo in una volta set trangugiò. Fu scO* 
perto alia Mozzalingua , la (juale in breve prò- 
c6ssatàia , la condanno ad esser segata vìva ; e 
porcile le Fate le* addomandassero in dotio la 
yita di lei, non vi fu modo a scamparla dalla 
mala ventura. Venuta adunque la maltin't » 
cbe ella doveva morire, chiese a coloro, qhe 
a guastar la menavano , acciocché ella non 
fosse riconosciuta 9 che di alcuna oósn la vo- 
lessero trasfigurare: i segatori tolta la spugna, 
e tuffatala in quel calamaio, dove e' dovean 
tinger le Corde per far la riga a segarla dirit- 
tatnentey la le fregarono al viso, e un vestire, 
cbe pareva da monaca, indosso le misero; e 

Soscia fattale una tacca, i denti appiccativi 
ella sega, segarono lei, e chi le era in qorpo 
in un medesimo tratto , senza niuna miseri- 
cordia j e da qaell'ora in qua ogni annq nel 
dì della mezza quatesi ma i fattori delle vostre 
botteghe, in memoria di tanto caso, fregate 
le tor bert'ette al cammino;^ o alla padella , si 
tingoilo r un l'altro la faccia, come vedete,- 
ed al luosTO, che forse per questa cagione ò 
cliiamataTa piazza Padejla,r innuova no il do^ 
loroso spettacolo in una immagine di legno„ 
che a similitudine di quella vestita, chiaman 
la monaca; come tu (pertanto la tua scala in 
ispalla) debbi a guisa, come multi fauna, più 
volte esser andato a vedere. „ j 

Ld Festa della notte del 6 gennaio qui ram-« 
mentata, e che ancora vige, non è meno so- 
lenne delle altre dae. Ella si chiao^a Befana 
o Bjfadij, nome d«irivato currotJamcnte da, 



3a 

Epiphatiia, in volgnr nostro iVpparifeione, che 
è la Solennità della Chit;sa in quel giorno. Or 
ciome un tal nome yenga adottato a quei fan- 
tocci di .cencio,, o d' altro, in sembianza di 
donna o d'uotnp, che >i portano per le strade 
in, mezzo a' lami, e allo strepito di corni e 
tamburi, la sera precedente alla d^tta Solen- 
nità: sarà facile a dirsi, purché si rifletta al- 
l' antichissimo uso delle r«ippre£»entazioni , det- 
te da noi Misteri, di cui si trovano esempì. in- 
torno al duodecimo secolo. Queste in pripcipiQ 
non si recitavano, ma si rappresentavano in 
silenzio, con abiti propr], ed atteggiamenti; 
e di qui vennero le Befane. 

Fa maraviglia che a 'uno spettacolo oramaf 
profano, abbia contribuito la devozione; ma 
pure è così, ed è lo stesso in altri paesi. Il 
Man ni, che ha trattato eruditamente quest'ar- 
go mento (38), e che pensò ancor egli che la 
rappresentazione de'Magi abbia dato origine 
alle Befane, convalida ciò con un esempio del 
popolo Milanese, simillssimo al. nostro. L^ 
data è del i336, ed il tatto è riportato da un 
Istorico di quella città [2g)i „ Fuerunt coro- 
nati tres Kegts in equis.magnis, vallati do- 
micellis cum someriis multis, et familia ma- 
gna nimis. £t fnit stella aurea discurrens per 
aera, quae praecedebat if^tos tres Reges, et 
pervenerunt ad columnas Sancti Laorentii, 
ubi erat Rex Herode^ effigìatus cum Scribis 
et Sapientibus. Et visi sunt interrogare Kegem 
Herodem etc. ,, 

La cosa è più naturale, che far venir la 



derfrazione dello Be£iiie dai Satnrnali, o da 
altr'aso Pagano. Se la festa è degenerata, il 
sao priDcìpio però fa sacro, e cotiTeoeTole al 
giorno in cui si rappresenta. Oltre qoesta 
conformità ve ne son altre, che Io stesso Man- 
ni rileva molto a proposito, spiegando le cinn- 
ce e le chimere > chie le balie vanno insinuando 
ai fanciulli, circa le cose portentose, che dì- 
cono accadere in quella notte: % Finalmente , 
egli dice, le Befane, che con nome sacro voi 
ben vedete, che si appellano, significar vo- 
gliono le facce straniere e trasfigurate de' Ma- 
gi;! regali, che allettano i bambini, sono i 
doni degli stessi Magi offerti graziosamente al 
Signore; l'andar gironi le Befane, il farsi al- 
tro giro da quelli tornando; e T offendere e 
ferire il corpo a' Fanciulli , che lor caeiona 
timore, tirano alla strage p<iurosa degl'Inno- 
centi. Si osservi, per la rassomigliani^ dei 
Magi alle nere Befane, che la Fiorei^tina an- 
tica famiglia degli Epifani, volgarmente detta 
de' Befani, alzava per sua arme parlante una 
testa de' Magi. „ 

Aggiungo per compimento del paraleUo, 
ebe il giorno dell'Epifania si pongono. le figu- 
re de' Magi al presepio, e si pongono alle fi- 
nestre le Befane. Quest'uso quantunque mo- 
struoso ed assurdo, si conserva nonostanfe^ 
tuttora, ed era già in pratica ai giorni di 
Francesco Berni. Descrive le orrende fattezze' 
d' una sua cameriera y ed aggiunge (3o) : 



34 

Il di di fiefaiiìa ' 
W porla, per Befana alla finestra 9 
Perchè qualcun le dia d'otta balestra. 

La Festa delle Fierac^ottone non la credo 
taifto antica qutinto le altre , ed e tutta pro« 
pria de' Fiorentini. Ella non e rammentata da 
▼eruno scrittore. Sì pratica questa la sera del 
di 7 settembte, vigilia della NatiTttA delia 
Vergine, quando vengono Mia Tisità del' de- 
voto tempio delln Nonziàta le donne de! Tici- 
no contado, e quelle del Cnsentino, e della 
Montagna di Pistoia .'In tale <xxaMonela fiera» 
o mercato di rarie merci che ti si fa , accresce 
la frequenta drlT allegro popolo. Il filato che 
|K>rtano in vendita le dette donne , il pannoli- 
no, ed i funghi secchi, hanno procurato loro 
il nome di Fierucolone, quasi contribuenti 
olla fiera. Cantan Inni alla Vergine nel loro 
rotso volgare ; ed una ' volta passavano io 
Chiesa, e ne' Chiostri tutta la notte* 

Chi non conosce le fattezze, 1' abito, e i 
panni delle donne delle nostre montagne, Irg 
ga il capitolo del Mauro p Monsig. Gio. Della 
Casa tra le Opere burlesche d'autori diver- 
ai (3i), di cui qui presso è una parte: 

Paion le guance una cipolla cotta, 
Le lahbrii d'una p'>rla un rivellino, 
L'andnr proprio d'un asino che trotta. 

Quello con che si siede è un magazzino, 
Un fondaco d'odor fecondo assai, 
più che di sugherello il botteghino. 



35 

L'ugna d' astar y te man sod di beccai f 
Scbieoe da soma, e grande da stazzonì > 
Pie da cavalli , che non posan mai. 

£ par che abbian ferrati li talloni , 
A guisa di Somari e di Cavalli, 
Tra lor non s'usan cuoi di montoni. 

Pe' campì, per le Chiese, in feste, e in balli ^ 
Scarpe non portan mai, e contra'l sasso , 
Contea '1 sole 9 e la neve an fatti i calli. 



Voi morireste di rider la festa , 

Quando sen vanno a messa la mattina , 
Con le matànde de' mariti io testa. 

O con un goardauappo da cucina 

Sovra le spiij||^j;4>on sì strane gonne, 
Che ciascuna par guelfa e ghibellina. 

Per lungo e per traverso, orsi, e colonne. 
E dirise , e trafori, e gelosie, 
Che non usan costi le vostre donne. 

Si strane fogge e costumi sotto gli occhi dei 
cittadini, ed in contrapposto colle loro stn- 
diatu maniere, ne scossero, quando che fosse, 
la fantasia, e gli mossero a farsene beffe. Le 
Fierucolone o fanali di carta , in cima ad una 
canna, con fiaccola accesa dentro, che girano 
In città in detta potte; le rocse e disarmoni- 
che cantilene; i fischi e gli urli che ne ri un- 
bombauo ovunque, ma spei^ialmente ne' con- 
torni della JVonsiata; par cbe servano a dare 
un ridocolo. a Quella parte di contado. Se ne 



36 
fa sentir la dispariti; se ne rileTa la goffag|^- 
ne ; si ride insomma di quella torma di gente, 
che vien per poco a ìViùrbarsi dalla montagna 
la più alpestre e più rozza. 

L' Ex-gesuita Buganza Mantovano essendo 
in Firenze precettore di lettere umane^ sì di- 
lettò di porre in versi Latini diverse feste po- 
polari della città , fra le quali quella delleFie- 
rucole. Nella mancanza di altri scrittori suciòy 
farà piacere a chi legge il veder la lingua del 
Lazio, accomodata doppo tanti secoli adescri* 
vere una festa nostra , con tutte le circostanse 
le più minute: 

Septembris roex festa aderunt, cum vendere 
merces 
Flora coit diae Virginis ante domum. 
Flora, inquamArnicolaequeomnesi etFaesala 
rupes, 
Et Clusentini rustica turba jugt 
Tum noctem liceat totam traducere ludo, 

Quem facula ardenti charta et arando facit. 
Fertur arundo mano praefixae cum facis igne, 
Quam cbarta in clausum circumit apta glo- 
bum. "^ 

Gentum ergo> veluti laternae, compita la« 
strant 
Sublimes; cùnctas inspìciuntque domos. 
Gonsequitur pubes^ nunc tìntinnabùla poi- 
sansy 
Sibila nunc inflans ore, ferumque sonans. 
Ecce antem snmptis portae post limina saxis 
Stant poerii et iactant^ deiicinntque faces. 



Ab pMVfrai{,^tetljittDonttèccommiwft]uetis» 
(^idiiin io^t y ner f o perse^ilarc|a« bovit. « 

At frustni; fogere illi, rttrsiuqiie Istente* 
•Rursos-m acoeoMé taxa dedare faces: 

At4}M« baec ad iotam ; seguitar pleba gaudia' 
noatem | .e i < 

Vllba» quae nobia aonpas'orbis agii (3a). 

/ • «' r • , t • • ; i 

La Festa dei. Lami in Atene èra affalo di- 
Tersa da questa» teneano gli «omini' una fiao! 
coU aD€;esa nelle mani, e terminata, la ìora 
carriera , ia forgeTaiio a quello obe d9vea con* 
tinuarla correnao doppo di loro. Lacreiio' ne 
trasse la somigUansa delle Umane generaaioni) 
cbe suocedonsi con celerità : 

£i iju^H Cursoret^ i^il^i lampada 
traduttt (33). : 

Arc^ della Pietà ed Aàili Laici ed 
. Eeùlesiasiici. 

Vicino al Gaotb detto la Croce Rossa, l'era<^ 
diUssimo Signor Giuseppe Pelli congettura 
nella. sua Vita di Dante, che fosse l'Arco dellW 
Pietà, di cui siitrova ifatta menzione iiìRìcòr* 
dano Malia pini, ed lin molti antichi con tra t* 
ti (e)» Quest'Aron^ o Volta ,> secondo il citato 
ìlalbpini, avea prefeoil nome della Pietà, per- 
chè qualunque. reo vi. si to$ée. i^overtito, go« 
de fa privilegio di: non esser molesta:^ dai mi« 
liiet ri della GifUstisaa* ; 

Cbe ai^o polisse quesio^dubitaao assai gU 

T. XI. 4 



38 
àjii»ioriNdelle4Milittliità. iiMtre« ^^pciglnÉi dì 
Dotisie e 4! acrtUtiri di quei tonift^^dìoeU Mi- 
gliora » poa è eosllìncile, a dav nel -«««ibo, se 
perav ventura tioa losae Imoita b ' Teflrwùane 
del Borgliitii, il quale aa pendo coioe A.oiiqua« 
rio pratico dvgli usi dei Romiiuiygli arcbies- 
aersi alxati in Hoina per seguo di Iriouio^ se 
lo iinmagìnò un di quelli, titto per onore di 
alcoBgran cittadÌDOy benemerito d«^lla Repub- 
blica di Firenaey e forse uno degli Eliseiy 
a-' qua li non solamente tornava eontiguo slÌ0 
loro case 9 situata alla bocca di Meroiito» ma 

Iuel che strinale , è il leggenti iu dite scritture 
el ia83 , e 84« D^ Bonaccuraus da EU^eis de 
ércu ludex. n 

Dal qual sentiiuerito discordatido alcun poco 
(o stesso Migliore , soggiunge parergli più ve- 
rosimile, che fosse t'À-rco .del TrionTo , richie- 
sto>in tutte le città y ore le spoglie de' nemici 
si ponevanuiìe i Ttrofei, le Sialue, e gii epi- 
taffi 9 per chi s'era maritato una tanta gloria. 
Lo che egli va confermando colla situaitioiu} 
del luogo stesso; perocché Leoiv Batìeta Al- 
berti , inerente fcHrse anco in questo a Vitra» 
¥Ìo, ordina cbe tal sorta d'areni trìc*o£i li sien 
collocati) dove la via fioisoe nel Mercato 9O 
nella piassa 9 acciò sotto gli occhi del popolo 
r onor del trionfo continuamente apparisca. 

Checché siasi pero di tali opinioni, come 
pur di quella del Manni, . cbe lo suppoa«^- uno 
degli AoquidoAii delle nostre Terme | sarà 
seiapre vero che egli è il più aaiioo ' eteaipio 
d asilo ai rei, riUiiiiàcut^to presso di noi* Di»p- 



3q 

po^diil «nulle» ftf? M ▼i>(|tii% I^PierM rialorifi » n 
sl.«*ii|i«reblie,A trovnrtie aUro» o dalla: Laica 9.1 
d.iU'£ccle«i;^ttica Potestà proTeiiienle » tino a - 
secofav XVI; f>eròacb4 ^lan^tonque le Legg 
gi*firniti delia Cbi«!iia Tegl»ara«y0vnoii8iìn>vs 
difnUo che i flctinqurnti 8e ne v^lf^^sero^e pei 
altr:« p.irte'ti legge «Ha Rubrice iSpdel lib* 
III del nostro Stitiito ooaQfìilalo nel ì^ìS, i 
Itlolo : Or non recepiandis male/ac tori bui 
i'n Eccleùis , yel earum domibut* 

La' pTlma coftlitusione ceclefeinstioa , ffpet<- 
tHtite air ìmmnnlti delta Cl»iiHia Fiorentina 1 kì 
.tro»a.nel Stnod(# Proyinoi<*l<* del ' iSry , goti» 
r Arc»refmo«^o Giulio de' Medici (34) » in qnetli 
ristretti termitii. y» Qmtnifiimm j«re canioiD 
ee«e videatvr quamlìbet Eecle«fani éo sau- 
dere privilpgiq, ut per XXX pasfus in ambito 
imo ad se confugientibuii ijnmunitetem prae- 
atei; ititamen quia in Iccìs {.ngufttiti qoalia 
i:unt Fiorentine , ubi ita frequente* sunt Ec- 
cleaiae^ ^t tela ferecsvilitAredd^relnr iinam" 
nis< id iine magno pobbiicae utili tatU incom» 
modo tenrari non potest; praefata Synodurde* 
otarnvit I ea tantum loca circum £ccleaial in 
Civita te FU»renti>te immunttatem ad se con- 
fttgiMit'biis prae^^nre, quae aliquo notabili ai- 
•gtio a viia |>ublì)ici8 et aliis locis profanis dt<- 
fltineta sunt» ^ Mei Sinodo Diocesano dell'Ai^ 
elreaeovo 0*nm#> de^Pfttsi» di niove soli anni 
anteriore al Pr«TÌtieiale giÀ detto, non kì parla 
nulla di tal «orta d^i'nmunità (35)* 

Qoento all'arco della pietA, bisognerebbe 
«neo eaémifiare^se il sno asilo foslte del genere 



4o 

di qiH^i di cK rioorrara alla Statua del Prìil- 
eipe collocata lir totte le piatte. Riooitetano 
• qaèUa coloro! > che non potendo ftperimenta- 
ne le sue ragiom fò ginditioy- àveah biaogno 

< del^a^ difesa della pubblica autorità. I Giudici 
destinati a eie né prendevano cognizione, e se 

' tfoTiiTano essersi alcuno rifugiato per causa 
ingiusta f t^niva doppiamente punito.' Ma noi 

' i^nchiamo di documenti tanto anticbi su ciò. 
La Corona di Toscana si pose non ba guari 

'in possesso di trattenere nelle pubbliche car* 

'' ceri i- rei 'di delitto criminale, estraehdbli dal« 
l'asilo Ecòlesiastico , quando vi fossero refa* 
giati. I medesiani, si volevano contitiuarea go- 

*éèr del beilèefizio dell' i ni moif ita, restavatio in 
Custodia a nome della Chiesa; rintjrtiziattdovi , 

>eran processati come tnttF gli altri rei. Con 
questo metodo si venne a spegner Pimiminiti, 
o in altro sento l'impunità. . 

Canio allaXJroce Roua^ e di tfuéua ed^^d^ 
tre insegne ci¥icke e militari. 

La Crocè Rossa in campo bianco , antica in- 
segna de' Fiorentini , servi forse I^ impresa a 
qualche Speciale; come si vede ancora il G2-» 

-glio delia* Repubblica ad altra officina simii« 
non molto discosta ^ Comunque ai asi y elln vi si 
conserva da tempo antichissimo ne' suoi cnlo- 

;ri r^ lunga per tutto il campo, come dev'es- 
sere. 

La prima volta che si vide sventolar c|uesto 

^stendardo, fo^nel ia50| qaandn stabilito 



4i 

Vordin di cose, « crearono io compagnie di 
milisia CìTica sotto il comando di altrettanti 
Capitani , .i qnali dipendessero da nn altro in 
capite detto Capitano di popolo. A questo, ol- 
tre il comando, fu consegnata la detta ins&* 
gna» al compatir della quale, le altre ao Ban-A 
diere o Gonfaloni doveano uscire in campo da 
ogni Sestiere , coMoro uomini in arnie> per op-» 
porsi a qualunque tumulto de'Gliibeiiini (36). 
Nel 1192 al tempo di Giano della Bell», la 
Croce Rossa in campo bianco divenne l'arme 
del popola 

Quattro Compagnie esibiva il Sesto d'OU 
tramo f la -prima area per insana una scala 
bianca in campo rosso; la seconda un Quadrato 
bianco seminato di nicchi rossi, dentro uti 
campo atsurro; la tersa una Sfersa nera in 
campo bianco; e la quarta un Brago verde in 
campo rosso. Il Sesto di S. Piero Srberaggto 
ne conduceva altre quattro; cioè, una con 
l'insegna d'una ruota da carro di c'>lor d^oro 
in campo asaurro; un* altra con un Toro nero 
in campo d'oro; la tersa con un Leone nero 
rampante in campo bianco ; l'ultima con liste 
a traverso, nere e bianche. Il Sesto di Borgo 
Sé Apostolo ne avea tre sole; la prima portava 
una Vipera verde in campo d'oro; la secoc«da 
un- Aquila nera in campo bianco; e la terfàun 
cavalle scapolo, coperto di bianco, con Croce 
Rossa in campo verde. Altre tre ne aveva il 
Sesto di S« Pancrasio: una portare un Lione 
rosso rampante in campo verde, un'altra lo 
stesso in campo bianco, rnhimo uf| Lione 

4* 



bianco racnfMnle i»c^|io «Murre. PMrimentt 
tf^ ne conti! va il Sesto di Porta del Duomo; 
Lìon d'Oro ìa campo aisurro^ Drago verde in 
rampo d'oro y e Lione a «curro rampante in 
campo bianco: Il Sesto di Fotta S« Piero ter* 
miti») va la. centina con altri tre Gonfaloni : uno 
con ruote c«'rcbiate bianche e n^re; uno con 
due chiavi rosse incrociate e campo d*oro; ed 
uno fiiiatir.ente diviso in due parti, quella di 
sopra colorita in rosso, e l'altra coperta di 
Vai. 

Quest'ordine di miliiia estendevasi ancora 
per ottantasei Pivieri di tutto il Contado (87)» 
Ad ogni comando i combattenti rurali doveano 
unirsi coi civici 9 e mostrarsi pronti alla pugna 
con quanto occorreva. 

1 Homani ptrimente avean divisa la città e 
la campagna in Tribù, sino al numero di 35; 
ma questa non si mescolava con quella; onde 
la somigliansa é lontana. 

Avemmo però ancor noi gli Equiti » i Ca- 
Talleggieri, ossia la Mìliaia a csivallo, che 
s'univa coi pedoni in ciascun Sestiere» A que- 
sta s'arrotavano i soli Mobili CittadiHi popo- 
lari, sotto distinti Comandanti, e con Gonfa- 
loni propri di loro, ch'io tralascio per bre- 
vità. ... 

Altre diverse Gompagniei si numeravano a 
parte, distinguendovi l'una dairaltra per la 
diversità delle armi, di cui si valevano* i com- 
battenti, detti comunemente diMercatOtavean 
l'insegna tutta verde. 1 Balestrieri, divisi in 
due brigate, avean gli Archi e le Balestre 



43 

rhk^e in e»wpo bianco, e Vice^er^; vosi ì 9nU 

Te«»ri ( eioÀ gli amati di scudo ) parte fot* 
lavano il Gonfalone bianco col Pai vese rosHO^ 
fregwto di Giglio bianco, e parte al contrario. 
Le? Ck>inpAgnie dei Guastatori; e della Salme* 
ria o dei bagagli militari, era» distinte, la 
prima con un^nsegna, doVeran dipinte in 
campo bianco du^ persone in atto di giaocare; 
la seconda in campo parimente bianco avea la 
figara di un molo nera Precedeva in guerra 
la Gompugnia de'Marraioli, e Palaioli, cbe 
avean gli strumenti del loro ofitio dipinti iÀ 
campo bianco. 

Nel giorno solenne di Peiitecojfte si faceta 
ognuno la rassegna generale delie truppe, sul^ 
la piasM di Mercato Nuoro. AHom il Potestà 
ài Firense consegnava a ciascbeduna delle 
Compagnie il loro Stendardo, e si vedeva neU 
lo stesso tempo agitar le insegne delle Guar- 
die del Carroscfo, e quelle del Potestà. 

Un altro nuovo regolamento militare si «ts* 
bill nel ia66^ quando si riarmò ancora il Go^ 
verno civico per mesto di due frali gfi udenti» 
o cavalieri dell'Ordine di S. Muria. Allora le 
sette principali Arti della città si costituirono 
sotto i loro respettivi Consoli e Gonfaloni; e 
con essi fa detcrminato cbe comparissero ad 
ogni rumore 'tutti gli arteftct armttti^ ai Ino-* 
gbi loro stabiliti , col fine principale dell* ab^ 
bassamente dei grandi , quando questi alteras-* 
sero la pubblica tranqnillità. Perché poi tutti 
gir ordini delle persone fossero nddetti al ser-« 
vrcfo della Mepabbliea , altre quattordici arti 



44 

8* aggiunsero alle 'prime<, e furoii (|iie|le detle 
ómggtòri, queste minori; come altroT« si e 
dettOk 

Per non lasciar nulla indietro soUa maniera 
dì che si tratta , diremo ancora , come circa il 
suddetto anno, il Pontefice Clemente IV, si 
degnò di porgere incoraggi mento ai nostri ooii-> 
tro le intraprese del He Manfredi, campione 
dei Gbibellini y dando loro facoltà di valersi, 
in qualunque guisa piacesse loro, di una par« 
ticolare insegna non mai più aAata4 Era questa 
la stessa appunto, che fino ai di nostri si écc»- 
nosciota per Tarme di parte guelfa } Magistrato 
però, che aveyn in ultimo natura affatto di- 
Tersa da quella dell' istituzione» La medesima 
consrsteva in un'Aquila rossa, che teneva tra- 
gli artigli un Drago verde in campo bianco, 
ed un Giglio similmente rosso, pendente sul- 
FÀquiia. 

Dopo il discacciamento del Duca d'Atene fo 
fatta un'altra riforma, e fu quella d'accondti- 
narsi co' grandi. E perché i carichi pubblici 
fossero meglio ripartiti, fu ridotta la città di 
Sestieri in Quartieri con insegne proprie. Il 
Qttàrtier S. Spìnto ebbe la Colomba Bianca 
oon raggi d'oro alla bocca, in campo atturrot 
e gli furono assegnati Quattro Gonfaloni ; Nic- 
chio, Sfera, Drago, e Scala, li Quartiere S. 
Croce ebbe una Croce rossa in campo bianco » 
con quattro Gonfaloni ; Carro, Buote, Bue, e 
Lion d'oro. Il Quartier S. Maria Novella fu di- 
stinto da un Sole d'Oro in campo aasorro, ed 
ebbe i Gonfaloni^ LIon Bianco, Ldon Roaso^ 



I» 

Vipemi eà Itnfeoirtioi Ftinilittehtè'41! Qttai-tféy 
S. OtoiPa«iDÌ:|ti'nip|pre^entà«iydtfl Tempio ili 
quel -ti^édesimb tìtolo, iti '^hnipd mtirto f e fit* 
remoli 8ti<>i ÓofifHlbnl^ teChi^ftì/H Vtfio, il 

ktìcò i étiir^riii ufit j trinili eìibéfo ipropì'ia r&< 
Mdeiifea'isd lèggila j ih» il rolefl^ descriver 
fatte esporterebbe troppa olti^a^ né Ridarebbe 
in^oHiiiio , che utia tiita di nómit - ' 

Pkittotfo'è'dA dire còm« le Arti ootnittbte 
idfsopra aircati tnòKe giuTisdi^idni citili', e le 
7 primarie anco l'è cfitDÌtlalÌy cìaècnnatiel stlo 
dipurtififeiil^^* 1 loro fotidi edl capitali cotimii'* 

Ioef pirotetiiefttì dagli acqufstlV dai laèdti, e 
^V cùmttìéftsio pia ometto flòrido di eiascbe** 
duna , le ponevano in uba specie di- gara , e c6« 

' sittoW^n f irenie una Bepnbbltea d'artefici ^ 

t tttaniaipMrtiednta, né imroagibsita. ' 

Su questo proposito, è beilo it set^firé t\ò 
cbe ne^peiMafise nti foireatteroj allorcbè' fece 
eaatto rag^tgli^ delie cote uoatre al auei Priìv» 
clpe, ^reglio dire H discorgo ^ Marco Ft>Bca«* 
ri fSè) , A lii basctatijre pei' V^nieslatii 1 53ft ' 

V, »Erprtiiia le arti^ egli 8cri^> baniio beni 
speciali per conto della Joro arte ^ et banllo 
case, po8«eR8Ìoni, et altre entrate per valore 

. di dttéuti %o^ miU, quali quelli d« He urti ma- 
reggiano 9 et aecfescòno^ ebsendo ógni giorno 
laf ciato de' beni a detta arte: dipiÀ ognuna di 
queste' arti hanno amtninistrasioni di ebitse, 
oy^eroòapvtali ; dimodocbè per queste cose gli 

' artefiei atanno assai ben cobtentì ; e di qui rie« 
ne^ebe 1» atti in FierentASouo in tanta grande 



46 

della lanii i|if|iMEWÌ i?alti»fte (inatre-fì >*«lfiraiK> 
far pBOoi .j4 w\» qanÀl diinaiif|iifi'> Garbi ^ die 
si (Tiiino (li lanaspagnuniia:. e% m feod^to^^dv- 
cati ai , la petsa; deni'<|iiiiHli». .maggior poiie 
•ped^acono per Costantinopoli , at^^ por Roma , 
Napoli,, et altri Jqpghi: fac^^i^oi^o 4 <"• «S- in^l^ 
paiHii alti, quali aimaiid»no di . San, Miartì* 
no (39)9 cbe va^^liono dicati 60 U pesia di 
laaa Inglese » quali panni ascenda >iH> a^U «om- 
nia di duG9ti 600 tn.ila di capitale* NfHT.arte 
del la. seta si consiimann clrea 4*^o brille di seta, 
et 8Ì f^nnp ancora di drappi d'oro* ^ di aeta, 
onde il capitalo d'on anno, ai può repa(are«iiB 
milioiie d'oro: dalie quali Arti ne .aegue 9? cfae 
in Fiorensi|.vi,8ii molto pop4)loi ondeim'èatato 
affermato r che innanai le- p^aie^oh^ ne eoo- 
samò nella città i5 tmìa^ ve n'arano da .ito 
in 133 mila. ,9 . 

Spurta eo|it»va ^iprre». stragi e.Titfork; 
Firfnse fondachi» panni, drappi, ^ tesori; 
quella stndia ira per distnoggere , qufeat» per 
costruire ; Tuna educava Soldati 9 T altra Mer- 
caftti; li durefsa 9 qilà industria; là eangiieye 
4|ttà4>ra* • 

■ .5 
Spnicria del Gi§tio, MfdicinayChirmrgiaj 
Fat^macia , e Projfumfiria. 

L'arte de' medici e spesiall» sin. dal tempo 
il Gxnune di. Firens^ coiRinc'^^a reggersi/ pri 
Priori, in frirroa Df iniicraticai nel iiiSft^pttMÒ 
per un delle Maggiori. Fu penò hi AledMou e 



47 
!• WmimmdA \n %uM|fa«sionevuf«' sUtOy fincbè 

o«lki'*fetitttari(fe'Greci In PirMfise do|>o la ca- 
ikiU di GiMtoiiliiiopaK , tibn fitrono ricevute le 
seiense in taia di Gosinia de* Medici, fNidre 
àMtL iÉ^trltt , nel i 453. S' itiomincrò allora a 
legare 9a hm^mi tei^i a penti.-t gli anttcbi na- 
turalisti ^ ed i migliori luaestri dì medicina, 
e di chirar^itr, in maggior quantità che prima 
DOo tif era potnto (4^). Quantunque però per 
l' iononsi foste itatii Parte aàliitare m«incanle 
di molti ftitttr, nonostante ateari il G>llegio » 
ed andavaw» i Medici , del tfa^i c(\l Cavalieri , 
e eoi Gifidieii addobbati di vajo (4))« Roiì 
per questo la Sctenaa loro età d'assai (4*^), 
ma ridoeevasi a poco ]^à là dell' Cro5copi«i\ 
o ìnwfeuufn dell' orina , e ad alcuni segreti di 
loro mraggior Macia , de' quali ertfu dopositarj 
specialmente gli Ebrei. 

La Scuola Medica Toscana cotnintia la sua 
storia dal celebre Mnetltrs Taddeo, che fiori 
circa la metà del XI li. secolo. Costui avea 
siear.inwmte letto l^ppocràt^; , le cui osserva - 
rioni sulla storia delle malattie sOno state 
sempre in eredito , e però -^t potè ' meritar che 
Dattte nel suo Convito il èb^amasse /* fppocrà- 
tiitaf qua»! nuovo ristoratore di quel Greco 
Mìiestro. Da Taddeo Hprprese Karte nel!' Uni- 
versità dt'Bologna Dihi» dd Gatbo, il cui pa-r 
dfB 6er Buccio , fu Chirurgo aecreditHtissimoì 
e'Totniiia.^o'suo figliuolo ^mèiHcò egualmeuté 
eelelMre. Doppo di questi qnnsi' padri della no- 
stra mi^dfcina , la sefrte dei'siiL-cessori non s\ 
trMVU'wai piò interrutld s\Uo hì lìfosenti tetti- 



48 

Ufi? ,e pf^^G^i^mii^ .d».^n(i»DÌa« GcMcbì»! la. 
%^Ql^oo^K^<^44^tto è pary^eovlii) ad- no 
l.c^irp/iQ^' taU# le altro 

, Quanto s^j^s^. c]3Ì^cirgiay< 8Ìi;cQine m èi ?!)« 
m;^to (i»tto di ,trovà]rQ una let^ffircli Uicfaeta 
Vi^ri,,j celebre;, getter» 19 4elK e»»* aUfi#a. 
degli alti?! y^fjoii, at|i;4R:voRe,nopWfaatflj net 
Ia|.xi\]<^l&s> dpfqrj-Y/B of^ «deiU- grandi of^m-* 
aioai chirurgicl^e , J' (>rcptornia ^ da liiil Btei»^: 
iofFertpjVdpppq U/^na^.mori ^eqF.gio^ia^ 
p^Uo ;. iioin> cp^ip .(K)^9:^fi^gUo d^i^^ i4«4;' deU', 
ia maqi^ra^.di .pp;9^*is8^,rta,y e ^p^aeULinenite 
del f >8o, d ijféf piar. Vnworj^ia f>e^ ria dal 
fuoco, che qui rìpoHaptjfaja. (4^3 ,> , 



. -«1 j 



I. ./ ■ .. > . t . • / » . -f 

i,. àòcepjjl te^pert^rrilaoi. m^o tam, pertioar.. 
et laor]^.; <}pid ^ si vidi £il^>. ante ^eelìo^iA. 
t^tiGllU^^.l^l,Cl|ipiVg^lll< mqrp Pj^eofiii -SttiK 
ckicj;i^i», yr^tep,,.,e»^^tuqpf pmiicit ^ sei^ iQP«h 
dicos.de^n^agpitQdin^ peiriciAU dUsereotea; 
ihì pr^pfiB .9^In| fort^ipe , cam-«piciUÌ8 igpiUa» 
tabuias p^rqUf.y.Cuci^^.grvftLgret ^.jaie.imdQin 
resapiqumf^y^ppton), 4aan|biiBj iHi^oief bino 
lM(le rpbii^t9,9 ..fiMiS joa^ ,pa|im«^ xplpotant^na 
§rnqt cpipprqbensNfi^, e,^ ,qi|ibi^a,dtiQ,|mem 
^^djaioieif cec,idpre ^x. qièi ^finguiniB profitta 



' 



49 
Dom corpos secareturi combareretor , per- 

laaDtì* Dernam in ledo repositas, abi pe-^ 
riculi «ieta% pattlam secessit 9 caepì torqaerl 
adustione rexante. Omìtto dolores ex con- 
tractione nervoromi ut non majores inferni 
esse credidertm. Plura scriberem , sed baec 
niinia tibi et molesta snnt; caratur Taletudo, 
et qaod arti desit yòtis adeo expetituer. Si quid 
sinistri acciderit , utinam invicto animo , 
qnaliter Cbrìstianom decet, nos perferamus. 
Vale. „ 

Ma Toccasione domanda chMo qui ragioni 
della Farmacia, lo per me credo che la me- 
dicimi erbaria fosse anticamente la più co- 
mune. La gente di campagna ^ cke .conserva 
ordinariamente la primordiale semplicità , 
non conosce per uso proprio cbe questa: si 
trovano nei tempi di meszo gli erbolar j , ed i 
risaotomi in maggior credito ^ che gli speaiali^ 
o compositori di medicamenti ^ e i distillato- 
ri (44)« Quest'arte cominciò a prender for- 
ma e salire in grido a' tempi del Granduca 
Cosimo I. Egli fu che ordino un nuovo ricet- 
tario fiorentino , secondo il quaté, e secondo 
le sue riforme diverse ^ si compongono in Fi- 
reiise ed altre parti dello Stato i medicamen- 
ti (45)« Egli fu che incoraggi all'intrapresa 
di lunghi viaggi uomini peritissimi, affin d'in- 
vestigare e raccorre ciò cbe di più singoiare 
si trova nei r^ni della Matura. Egli pure 
fondò pw la propagazione dello studio della 
botanica il giardino reale de' Semplici y detto 
f delle Stalle» da S. Marco* fi finaimeiite egli 

r. xi. 5 



*5o 
jtessQ «pfdicosfi allo «ludto dell'erbe, fiice 
.espertenfte , e raccolse io on libro le sae òs^ 
0erva»ioDÌ, o piuttosto i suoi Bfttiyrali fegretì^ 

Gonfessano i rifornuitori del detto .ricet- 
tario fiorentino , cbe la fonderia Medicea fa 
la prima maestra , da coi gli artefici di cose 
medieinali impararono a ripnlire qaell' an» 
tfca roaieasa , cbe ilei le loro operaxìoni era 
trascorsa per la barbarie de' eccoli. La seconda 
è stata qa«lU del Gìglio* 

La denomioasìone di questo canto ani male 
è sìtaata> derivò) secondo alcuni , dai Gigli 
scolpiti o. dipinti salta parete della chiesa 
contigua che or pia non esistè y per ailnsione 
al yirginal candore della Madonna Santissima , 
a cai quella era dedicata ; secondo altri dal 
Giglio della città. Da questo luogo raedesioio 
prese il nome una famiglia del Gìglio, che 
tfyrà torse esercitata la medesima professione. 

Ma assai pia che ì del Giglio ) sono i Ros- 
aci li da rammentarsi nella storia della fiirma- 
eia- Romolo, Stefano e Francesco Rosselli 
abilissimi naturalisti , per quanto ì tempi di 
allora comportavano , V esercitarono con mol- 
ta lode in questa stessa bottegib Di Romolo 
esiste inedito un trattalo in lingua latina 
intitolato: De Natura Simplicium (4^ »St6« 
fano poi suo figliuolo fa fatto viaggiare a 
spese di Ferdinando I. in lontane regi«4Dii per 
raccur, come fece, delle produzioni naturali 
d'ogni genere. Il medesimo Principe lo^gnati- 
ficò di un'annua pensione, che passò nei suoi 
figli > fra'4IuaU il detto Francesco, che fa 



5i 
padre di Stefano, nntor dei • celebre SefxtU 
tuario^ e cbe si trova soacrittoal rioeiUrio 
del i597 y come uno del deputati riformatfori- 
Fa Stefano però de' ire soprannominati il più 
portato per U storia della Natura , e il pia 
abile nella professione farmaceutica* Di lui 
è jparlato con lode in an discorso MS. di* Gio. 
Butista Tedaldt (47)» altro «|ìletlante di sco- 
perte botanicbe e fisiche', cbe scrisse sopra 1' 
mspttlato, e cita il nostro Stefano come risto- 
ratore della Triaca. Parinsiente altre aotiiie 
abbiamo di lai da Fn Agostino del Riccio 
Domenicano, tlq«ale nel suo trattalo d ^«gri- 
coltora ) presso il Sig. D« Targioni Tos^etii^ 
doppo di Bv^r commendata la bella colleaione 
d' immasini di piante, cbe si' ir<HleTano allora 
tiei giardino Mediceo , e che egli fece dipin- 
gere da Vracenzio Dori nelui •ana naturai 
giìandeasa e colori (48) $ lo «hiamft nomo Tir- 
tooso, ed aggiunge t ,, che la città di Firent^ 
gli ha da avere an grand 'obbligo; poiché è 
»tato la cagione della saWesta di molti età 
suoi iegreti ^eri , che ha fatti nella sua fool« 
tega. 

Avendo nominato qui 11 rirtoraftor fiorenti* 
no delU Triaca , appef tiene a quest'articolo 
la notizia dell'inventore del giulebbe dettò 
di Niccote, cbe nella presehte^onrplicità di 
fnedi<5aYe tuttora si mantiene in credito, é si 
ricetta. Questi fu maestro Nicit^oiò di Fran- 
cesco Fa Icucx'i , medico fiorentino del secolo 
1C1V. Egli fu cbiam^to da Matteo Palmieri 
^ximii nominii Medicai doctUBUnus- {^). 



5a 
Son molte le Opere che egli scritte ; ma qad- 
la di coi fiiceTasi conto il più da'medici di 
quef secolo , era intitolata la Pratica di Nicoo* 
lo di Fifense, che cosi cotfnonemente era 
cliiamatow Mori nel i4v2* e fa sepolto sol ci- 
mitero della Metropolitana dalla parte della 
Canonica y dove fo apposta an'IscrìzioAe in 
marmo 9 tre secoli doppo, da un suo discen* 
dente y qoasì affatto consonta. 

La profumeria è nna parte della farmacia, 
o pia geueralmente della cbimica^ il coi ufi« 
sio'Don é che di comporre e scomporre i cor- 
pi. Ma ella si consideraTa una volta una 
professione affatto diversa da noella dello 
speciale, quando gli odori erano in moda» 
Verso il cader del passato secolo ebbevi per 
gli odori un trasporto eccessivo ; le vesti > gli 
adornamenti, gli utensili , le camere , e fino 
le bevande si profumavano di muschio, d'am- 
bra e d'estratto di fiori o erbe odorose. 

La Madreselva in tra gli altri fiori avea 
quasi acquistato il primato. Ella meritò l'o- 
nore d'esser celebrata alle stelle da unno* 
atro Poeta filosofo delta detta etA (5o): e il 
riportarne i suoi versi farà on servisio span- 
to alla memoria di certi vocaboli di quel- 
l'arte, che or* ora son quasi andati in di- 
menticanaa. Gli osi <^e se ne faceva in.' di- 
verse occasioni dalle D^me di Firenae, son 
descritti cosi: 

Chi giulebbi e cioccolati , 
Chiane £s latti all'Inglese ^ 



Chi d'>ii¥orfoJD TBgDiameee > .r 
Chiude Jbalsaimt ^r^l Ali ;• . 

Per qaftbtO'^&ifejnre> 

Chi ttecnpra:e prepiTa « 

Sorbetti, e ctmser ve; : ^ /: 

CtaniieTe ciktóoei -.'■«:!' i 
1 Né stempra >è mesce 9 • 

Ve ieriiicre^Ge 

L'ambra a bigonce; 
: E guanit f « borsrgl i > ' ' ' { ' 

Yenta^H V è poSvìglì . ^ 

Ciasomia asconde e- inselva 

Tra' fiori di oóadreselva. 
Si0naleerfee>o<aiaii pastìglie^ 

SieQ pifttttijtojntkaiitechiglle 

Le profanuerev 

E le.cmi^iere^ 

. Quislie pel* imutj ;0* queste per amore y . 

Tutte ^gìapan questo Fiore. ' 

Pare che, qi|es<o;gasto p^r gli vòdori vesisse 
dalla Spagna., ehe lia dato in un tempo il tuo.» 
ao alle sEftode« Il Conte Magalotti dice di aver 
pr«^ le priiDeJezioni dì cobiporre odori daU 
le ricette dell'Infanta Isabèlla y e di D. Fio- 
rensa de UUboa« Ci ragguaglia ancora y^ che 
un paro di ooscinetti ben fatti, secondo tali 
ricette, arriva Vja no al prea^ di 4oo pezse di 
oro. Non trovo nessun che abbia tanto raffina** 
to in materia d'odori , quanto il detto Conte* 
Ne dimostra nelle sue lettere una sensibilità 
somma , e dipiù una grande intelligenza in fai» 



tnrarglì. A.i iesiptino^ qoeito^sto.B^pFna 
si cQDOsoe; il Bentimcntajmi' oikmo èlréstato 
01Ì080 doppo queat' epocSi :> ioÉedo^ ^ebe^ i'iotro- 
dasione delTabacco abbia )nE!ÌgÌQ)d%S9^a le sue 
facoltà. Quest ' artìcolo nìmierctbbe: ^ i diven- 
tare ana dissertasioae^ D'almeno bisognerebbe 
riportar ani t' VIIL e IX. lettera tra le Seieu- 
tìficbe del Magalotti ^mftiini'ConteKterò di da- 
re UDO squarcio dell' oltima, che in 'poco di- 
ce assai: 

,, Bel pensiero sarebbe se nna- -sem^ che io 
aspettassi a veglia nei nii6<g«bii»élt^'tin' orda 
di questi nostri Tartari domestici ^ «ut Cercbi, 
un Gavalier del Beoe» un Mai^cbése fferli , e 

ST ìm possibi le 9 Un Paolor F^^ooni^ri ^ un 
arcbese T<*odoli ec^ÙpenslèiVy^ dM^> se io 
mettessi a bollire in un Baockero della Maya 
don deir acqua di Cordova 9 qoattrb o ari 
rottami di Bupcbefo dì.Goadalapira) tenuti 
_a profumare tutto l'aoii0ip «unàjpeélé- d'am- 
bra 9 con un denaro di lacrima di Quinqutna. 
Ob non «aifebbe egli u* r^gfrìo gcftlMo lia? k 
/questa gente il maggiov regala non (jonsiste 
nell'odore, consiste 0el:<far loro l'' onore di 
creder ohe si < dilettino d/ odori , cbe perà per 
loro ogni cosa è buona. Recipe: una scorsa 
d' arancio vnola.^ con nn poeo> di belgioino 
pesto, due garofani acoiaccatt, uno stecco 
di Cannella; copri U tutto^ con aequa rosa 
secondo l'aiic » e metti a bollire sul bra- 
ciere. ,, . 

Cosi egli va scbétvftndo con un amico di 
cMSdenu,. è dimoatva paUmiò, come ti so- 



55 
leva éstihr parchi o generaci pel traitarnento 
d^li: odori., secondo le ocoagioiii; e cóme uiv 
trattam^Dto tale .era allora indiapensabile neU 
le polite . conpagAiei 

Ho riserbàto a aoest' nltimo il trattar dei 
Bnceberi; genere d' odore > del qaale abbia-» 
mo appena r idea presentemente; affin di 
«piegarne T indole e la natura pia posata-t 
mente. Qnest'è ón odore , cbe al principio 
di questo secolo , .iacea fanatismo: eppor non 
é altro che an odor di terra. I suoi pregi 
furon cantati dappiù braTÌ Poeti di qoel temi 
pò> e in modo particolare dal Bellini, «he 
ne fece un Poema. Tutte le notizie «he si 
posson desiderare su questo tema^ sod rac* 
chiuse Hy e abbellite dai colorì della pi& cal^ 
da immaginazione* 

Per Buccheri s'intendono quelle terre e 
▼BS^llamenti, cbe non sono inTemiciati pep 
alctiH modo , ed hanno la sostama interna la 
stessa cbe la superficie. Se ne conoscono sot^ 
io due classi , cioè Americani ed Europei. I 
primi , cbe sono i più: stimati , fiiron porta- 
ti per la prima volta in Europa dai Por^ 
tagbesi, i qnali gH diffusero per ogni dòye, 
e gli imitarono eon corte loro terre ^somi* 
glianti alle Americane, ma però inferiori* 
Di questi ultimi ve n'ha di più specie y e 
ai distinguono con dirersi nomi, o d^l fab^ 
bricatore, e dal luogo della fabbrica , o 
dalla fattura, avendo ciascuna di esse spe-» 
eie, colore, figura, e bontà differenti. Dei 
Buccheri Am^nrìcani ne mm eeuéseiate ^uat^ 



56 
tro torte 9 di Qoito, di €ila o Cfaily^dt 
Goadalaxara, e di Natan*- Questi qui son 
tenati in' maggior pregio dr tutti gu ahri , 
sì per il color nero lucente 9 éi «Bcom mol» 
topiù per la maggior riccheisa d'odore. Qne« 
gli del Cile, sono stimati per la fatturai, 00-' 
meccliè sieoo lavorati da Monache, le qaalt 
ne |raggóno tutto il loro sostentamento 9^ im- 
piegandovi non solo grandissima diligenza e 
stodio, con le mani e senza l' aiuto d alcuna 
forma ; ma ancora aggiungendovi sul color 
rosso 9 che è il oa turale , altre diverse tinte^ 
^ lustrandoli artifieiosamente > e qualche vok^ 
ta arricchendoli di dorature. 

L'uso de' Buccheri 9 che si fece nel secol 
passato y e al principio di questo cadente , 
riguardava principalmente T odore 9 ed é 
per questo ch'io me ne spn fatto un tema in 
quest' articolo. L' oddre adunque non si può 
meglio assomigliare , che a quello cfae sorte 
dalla terra riarsa ne' più caldi giorni d' esta- 
te , allorché la pioggia la bagna. L'odor del 
Bucchero però è alquanto più gagliardo, e 

}nÌL ricco, e tfello stesso tempo condito di de* 
icatezza maggiore, e moltopiù gentile e soa*- 
ve. Anch'esso per lo più si trae fuora con la, 
bagnatura; ma vi sono anco tali Buccheri » 
i quali trainandano la ior fragranza senz'es» 
ser bagnati. V'ha chi raffina su ciò, e dice di 
raccapezzarvi altresì non so che d' aroma tico» 
ed in somma un cert' alito , che è proprio 
delle, cose odorose venate d' America. 
Era cosa &migliare e oomune a^l' intte- 



-.<%>« 1* 



dienti d'odore il berervi TacquA, e ciò per dna 
ragioni ; primo pel sapore e Inodore di ter- 
ra^di cai l'acqaa s'imbeve^ mesciuta ne'Bnc* 
oberi ; secondo per qaell' appiccarsi cbe fa 
gentilmente qaell a terra 9 qonndo Tiene ap* 
pressata alle labl>ra. Un altro aso si f&cea di 

?[aella specie di Bucchero , che reggeva al 
oocOf ed era di tener i vasi ne' Imi cleri y e 
bollirvi acque odorose con ingredienti di più 
sorte, affin di rtfnderne più grata l'efialaxio- 
ne» Che più ? fino in petto porta^an le Dame 
i Tasetti della stessa terra, piccolissimi e 
traforati dove teneanp in fresco i fiori più 
delicati. 

Gli Spagnoli, egli Americani, presso i qaa^ 
li è stata sempre maggior copia di Buccheri f 
se ne servono in cento maniere; ma io rilevo 
soltanto i costumi nostri, e termino colle pa« 
role stesse di chi ha trattato innanzi a me 
questa stessa materia (5i). 

„ Gonciossiaché i Buccheri, mediante la 
sottigl'iezsa loro, sieno fragilissimi, quindi è 
che talora maggior uso fu fatto de'przzi ede- 
grinfrantumi, che de' Tasi ben saldi ed inte« 
ri. Imperocché cotali frammenti così interi 
come sono» oppur ridotti in polvere gli han 
fatti servire per condimento, e per uno dei 
tanii odoriferi ingredienti delle Canzie/ del 
qaal uso fa menzione Francesco Redi nelle 
NQte al suo vaghissimo Ditirambo, colà dove 
delle Cunziere ragiona ; né mancò chi usasse 
la detta polvere ben macinata, e passata per 
istaecio per far conce d'odore per guanti 1 per 



58 
IWifoletti, e tODiigliahti cose; e eie che è pMi 
cotfisiderabile , ed tmiemé ancora pii strava- 
gieiiìte 9 fino per far pastiglie ^a mangiare , e 
non solo a Iterate y e mescolate eoo altri odo* 
ri« ma anco semplici e pare; e tanto andò 
aranti la faccenda, che nelle più delicate vi- 
vande de' credenzieri (tale è la forta dell' n- 
sansa, e la facilità degli nomini nell'abbrac- 
cìarta ! ) , come sono gaporetti » panlavati , 
eapponi di galera « e simili y venne in costarne' 
di mescolare ootal polvere; e perfino le acqoa 
acconce fa on tempo , che maggiormente gra* 
te e delicate sembrarono , se infusa vi fosse 
un* aggiustata dose d* acqua da' rottami dei 
'Buccheri ben bene inumiditi stìllnta. „ 

Oh forca mirabile dell'osansa I ripeto an- 
chMo: i Baecheriy dopo di essere stati in lana- 
ta repntasione , men di uf^ secolo addietro , 
ora appena si conoscono; e gli ho veduti ven* 
dere a' miei giorni , e gli ho comprati qf^ast 
al prezzo medesimo delle stoviglie 9 e de'pen^ 
toli di Montelapo* 

Antica residenza delV ArtCy o Magistrato 
della Lana, e $ua Manifattura. 

' Ecco una delle roibiere principali di quelle 
prodigiose ficchecze) colle qna li potettero i 
nostri eriger le stupende fabbriche pobbliche 
e private*, si nella città che nella campagna ; 
estender lo stato , e pervenire ad tm tal gra- 
do di potenza , onde in Italia e fuori merit»)»^ 
aero stima ,e considera aìone* L'Arte della La« 



oa ba prodotto in gran parte qa«Bti cBÌr«iiyiK 
effetti. 

Già si è detto in {Striando de' Frati Unii* 
liati(52), cbe sebbea eglino portassero alla 
perfesiooe quest'Arte, e si trovino gli statoti 
della medesima compilati dopo il i4oo; do* 
nostante si sa cbe ella esisteva in Firense »s» 
sai prima. L'interi ai one poi cbe si Vede nella 
parete della casa , inoggi Canonica dellu Pro» 
liositora d^Orsan Michele, dalla parte di Gii» 
limara, sotto l'insegna della Pecora y col nina* 
ho e la banderaola , e sopra il rastrello co'gi- 
-gli^ non ci lascia dabitere, cbe questa casa 
medesima non sia stata la residenaa del tAsr* 
-gistrato saddetto per più secoli sino ai dì no- 
atri. L^iscriiione e T appresso: 

MCCCirill t INDITIOC : VII. 

DIE: : XI : SEPTBMBKIS : DO 

MUS ET CVaiA ARTI^: LAME 

ClVITATiS FLOaENTiE 

Se i pritilegj accordati dalla Repnbblica 
agli Umiliati furon grandi, non lo foron me- 
no qttègli cbe ai concessero agli artefici fore- 
stieri y esentandoli dai pùbblici pesi , affin di 
r iobiamarne maggior quantità. L' introduzione 
de' panni forestieri» eccettua ti quegli cbe r^ 
niyan dalle fabbriche in corrispondenza coi 
nostri mercanti , era in parte proibita, in par» 
te aggravata di rìgoroaa gabella. Parimente 
era proibito ai nostri laroranti l'aroigra«i<^* 
ne , come anco restrasione fuori della eiità di 



6o ■ 

qualanqueiiigredienle esteniialea questa ma- 
nifattura i come lana fine , vslame, robbia y 6 
guado. Si Tegliava molUsairao sulla perfe- 
sione de' paDui , o rasce , perché non vi fos- 
se introdotta con frode materia inferiore , 
giungendo la pena sino airincendìodellepex- 
!fe di ^imil genere; ed era questo l'o€zio del 
marcbiatore, e del veditore. I tanaioli mede- 
simi fornivano ai lavomnii gli stramentf op* 
portuni. Qualunque poi ne fosse la ragione, 
era vietato agli stessi lavoranti di batter It- 
ila, dal suono della campana della'8era.^sino 
a quello della campana della mattina. £ su** 
perfluo il ricordare'cioccbè^era comune a tut- 
te le Arti , cbe cbiunque volesse esercitar 
Juesta , doveva prenderne la matrieola , cioè 
oppo di aver dato saggio della propria pe- 
risia f doveva esservi facoltatOé Quattro poi 
erano i conventi, cosi chiamati , ovvero Co- 
munità , a cui erano destinati altrettanti 
Gonfaloni , e Contrade y nelle case e botte- 
ghe delle quali 'fioriva questa manifattura, 
sotto i nomi di S. Pancravio, Oltrarno, S. 
Pietro Scherag^io , e S. Martino. 

Ho detto altrove (53) in parlando del 1^ Arte 
di Calimara, che si fabbricavano in Firense 
anticamente le rasce, e non I panni fini, i 
quali , secondo alcuni , si credono introdotti 
ai tempi del granducato, per messo degli O- 
landesi; ma non par verosimile che si facesse 
venir d'OltPamonte tanti panni fini, e sene 
istituisse un' Arte speciale pei* condiaionarli , 
è non si aTessepoi Tabilità di tessergli e com* 



6i 
porcK nel proprio |»ete; aondfUiile è già ikh > 
IO ^e il nostro maggior eommercìo in que« 
•lo gener» si &ti«?a col Legante » dor' è 
tttfttojsempre «d è tattora in nso un genere di 
Testimento non sopraffino. 

Lascio a bella posta il raggnaglio delle Lane 
ebe s' impiegavano « quasi latte forestiere', e 
pia oltramontane che italiche , de' loro pres- 
si , de' pressi dei panni , della loro foggia*, 
della corrispondense che si tenevano in qa<isi 
tatto il mondo cognito allora , de' trattati coi 
princìpi i pii potenti , e delle ricche eompa- 
gnie de' mercanti, per venhre a dare ifìi' idea 
dell' importansa di qaesto traffico! Qaai^o ai 
snddelti articoli non si pnò meglio indiris- ^ 
sarai che all' opera della decima e delle altre 
gravasse, ed ai bellisittmi documenta, che t! 
sofvò stati annessi con tanta scelta e gi adisio 
dal sao chiarissimo aatore« Gii anticni codi-> 
ci di marca tara, scritti già da Francesco Bai- 
ducei , e da Giovanni da Ossano, e da lai di* 
rigeniemente paMilicati, dicono assai più nel- 
la loro na tarai semplicità di quel eh' io possa 
rilavar dissertatido con molte parole. 

Il piÀ autoi^evol riscontro dello stato del 
nostro lanificio in qne primi tempi , lo libbia*- 
mo da Gio. Villani delle cose d' allora fede- 
lissimo espositore. Il quale indtvidaando le 
forse della Repubblica < dall' anno i336 al 
i338 ràeconia , che erane' tfi Pirense aoo bot- 
teghe d'arte di Lana, datte qaali si faceva- \ 
no settanta in ottanta mila panni l'annoi d^* 
la valuta d'un millione e daegento mila seo-> 

r.jr/. e 



cluni > e vfktt' OTrf^^ 4eU« filati vit«V4|K^ 3o 
iuììm pfiraoiie. {1 clie«9 ancorai cbe a^^^^tlùà 
ert^a queste botte^^e dio anni addiaU^i gioB* 
geodp al iiaai^a..iii trtcentoi che facevano 
loo mila panni ranno, ma più groasl 4cUa 
metà ▼alata. Al Catus^ del i4^7f ai coaUno 
in Firenze 180 di dette botteghe. Se Tero i 
ciocché Benedetto .Dei riferiaee.^ ricrebbero 
nel i4&> aino 4il numero di 2fò\ ma nan si 84 
$e ^fUìQ il numero de' panni ri^reacease egual? 
menile 9 poteuido daini. ebe Tuno e Tallro nio 
aikdaiiaero con pairi jpaado. Fare ehe da H >a 
poi iquesto. traffico ^ndam aempre scemando; 
giaookè si troica vaocpotato dal Varchi (54) > 
che Aol i5a9 eraUjridf^te le botteghe a iSo^ 
e i panni che ai favvilcatatio io UH autoo.a a3 
n»ilat Neil' enuiiiera9il(Hie poi delle case e bot- 
teghe della cittày ordinata dal Granduca .G>«- 
simo l nel i56i, qu<^le dell'Arte di Laaia «rato 
sole 166.JS volendo, sa porne il profitto y Via^ 
cenno F^edeli Segretario. della BefplUbbJiea di 
Yenem^ in unsr sua reta aiotoe dintorno «iquei 
medesifni tempii as^rice che la-suddetta Ar^ 
te non da^a più ohe 70 milai acndi per anno* 
Pi inia di venire a spiegare p^r qoali ca^io- 
pi. qu^eslo traffica decadess^»^ è cos4 nif>m 
istruttiva il seguitarlo finooora néì.ffUAdi ulte- 
riori deilfo sua de0ad^ait* JTessunoha potuta 
farlo qìu <$ai, pecche uOB.erati oognitè dae 
m^emorie riposte ueU'Àrohiii^io déirarte dell» 
Lt^na > . eb' io credO' di far cola i^ata di! pubbli* 



} i 



«3 
R^mreieniamza^Ms ulQranduta C^mà, 
lì da.Fineen%io PitU ptovveditims del' 
Vudtiì dfsUa Ltma^ del dì i8 Gennai» 
i6^i9<efi«l(Qiil0 inJU%à XII di tupplich» 
éeélf, i55. 

Bair^aono iSj^o a tatto TantM i6o4 ^i £ab« 
bvioaronoraf gnagliatamentetui armo per l'aU 
ivo 18937 capi di layoroy e la metà o piatto^ 
st0 pia raseie, e panni ricdu, e il restante 
perpigtiani ; e gli estremi furono in detto tem- 
po per il paeno i i43o e per il pia i68oo> eà 
un tal termine di k^orare era stato ancora 
per più anni addietro*) salvo perÀ che era mag" 
giore per avanti il numero ^delle rasete, e 
panni ricchi che de' perpignani. 

£rano in detto tempo più di lao botteghe > 
le quali si calcolava che avessero dMmpif^o 
circa 85o mila sciidt , e le telala die conduce'* 
vano il detto lavoro erano millequatirocento 
in circa, la valuta del qua! lavoro si raggna-^ 
gif ava che importasse scudi 85o mila o piò^ 
dei qoali più che la metà entrava ne'fnanìFat* 
tori, l qaali per certe m^nàorie che io ho ri- 
trovate, fatte l'anno i6o4 passavano in Fj-« 
vetHCe 18 mila, oltre le famiglie de' cittadini 
che sopra di esso si nutrivano e mantenevano, 
et oltre a quelli che fìiori della città servono 
a detto eserciaio, i quali sono un numero 
grandissima 

Dall'anno i6o4 clie cominciò a scemave il 
lavorare fino al 1610 l'esercizio sì ristrìnse a 
iia botteghe, e i capi del lavoro si. raggoa* 



«4 

gUatio per- detto tempo tSol^ per ftimò; ma 
Ual i6f I io <ftì àaceàeto il trameo maggior- 
me»te> tanlòehè <^i tono ridotte le bottega 
a non pie che 80^ delie <}iuli m questi Maitre 
mesi non jA^i cbe So hanno lavorato di liildcl«- 
le y e piottosto meno; e di queste essendone 
ttn buon namero di gènte spicciolata^ e no- 
vellina ) che hanno poco corpo; il nomerò di 
quelle cbe hanno polso e appoggio sì ristrin-* 
gè a molto minore» e il daóaro» che tengono 
Impiegato, per quanto ha potuto ritrarre» 
non passa tcudi 5ao mila* 

il lavoro fatto in questi nove anni dal 161 i 
sino al presente f sebbene a ragguagliare tut- 
te queste annate insieme si ridice a io654 
capi Tanno y tuttavia e verissimo cbe quc 
st' oltimodal primo di Gennato i6t8 a tutto 
Dicembre y non si sono lavorati più cbe 861 3 
capi di diverge sortii i quali sono stati «on-^ 
dotti da 9«o telala eoUmente ed i lavori sono 
gl'infrascritti: 

Panni ricchi compresi a83 fatti 
alla Vc^neslana n. i3io 

Rasce nere, e misUe ik 1668 

Perpignani neri y e misti n* 544i 

Pannicelli stretti n. 1^ 

Che in tutto fa imo Di B61S 

I quali si faeonto cbe-possauo valere al piÀ 

scudi So mila» 
Le ragióni che in questa rappresentania si 

adducono per ispiegare la deoadéUEa, si ri- 

dueoDo alle seguenti : 



h Ck9 sfa al«4to il pretto della Lana A- 
Spagna atteso eaterrf partiti di PireoBe molti 
inerbanti SpdgtmoK, che faceran tenire a Fi-' 
rense le Lane di Snagnitf in gran Quantità , 
tanto per H bisogno oella città cbe di tutto il 
resto dell'Italia, e prendetdno in baratto pan- 
nine , cioè rasce per Spagna. 

IL Cbe sia alzato il prezzo de' guadi, e dl*- 
Tentatt di peggior qualità. 

IIL Cbe per i due motivi addotti di sopra 
i Lanaioli stano stati obbligati a peggiorar le 
pannine» 

IV. Cbe sia mancato il banco pubblico, cbe. 
prima Ti era per comodo de' mercanti^ 
- Rispetto al primo punto delle lene si rate-' 
conta in essa rappresentanza, che l'anno i6o3 
▼enoero in Firense 5il4 ^"I^ ^^ ^^"^ spagno- 
la i e l'anno t6o4 "^ vennero 61 5t ; doireccbè 
in tre anni dal 1616 ai 1619 le balie farona 
in tutto 6763. 

Rappresentanza fatta al Gtanéuca Fer^ 
dinando II da Vincenzio Pitti pros^ve-* 
ditore dell'arte delta Lana sotto il dì 
37 jt gesto 1628. 

Erano in Firenze l' anno i6o4 mnnero ito 
botteghe d'Arte di Lana con 85o mila scudi 
di corpo, opi&, il quale stava continuamente 
in esercizio impiegato. Li tessitori di esso e- 
•ercizi6, come membro principale dei mani-^ 
fattori , e sopra del quale si soatenta il mag-« 
Aior numero de* manifattori^ ebe in Fire 

6* 



§6 

f ^impiegano in t^le ^fd»i()i.fi(J «I qii»l m«n- 
bro 9 come a Icr fine., teD4<MDo tutti gU alili 
loembri ie'maQifiEittóri 9 e mediante U quale 
si viene ìd certa e eecewsftfia cogli iaioiM^del 
lavoro, ohe si coodace aimo p^r ammif aniM 
pomìni 878 e donne i4^ CPU i49M>|elaia» 
con le qoali si conducevano i4i»ila capi tf 
pi& ranno 9 che tre quinti rasce 9 « panni tic- 
cbi f e due quinti ìpjQrpig^ni ; il anal lavora 
si faceva eoo^o eoe valesse pìJi di acadi 90^ 
mila» de' quali n' entrav|i ne'iVkani&tUMri fti 
di scudi 5oo mila per anno 9 facendosi otmàff 
che neJr esercirlo jella. I4aiia % la maoifaUnTe 
Importino scndi 55 per cento o pii, ed il nv» 
stante sia la valajta della Lana» ed il g«a4a« 
gnp deì.lanaioli, C^n la qnal quantità di' da«* 
nari si ia conto cb« i^^ Fijrt'ns^ si tPant o B a sa>e» 
ro circa a 30 m\h persope» 6 fmrì di Finsnad 
Min nilifiero grandi ^rimP 9 coma tnltOapfMMnacft 
dÌHlintamente in Qna,rclasione fatla da»tna ai 
Serenissimo Granduca Ferdinando I il detto 
aona i.$o4 

DI pr^f^efìte ì» Irò vo vcbe< ci sona solaaoettte 
botici gbe 5% COI) 36a 9>il^ scudi in cvrca di car- 
pi , con telala 782 et nomiai tessitori, iKin^ero 
378, dei qoali solamente a68 sono nell'eser- 
'cii^io » e 11.0 SOM impiegati io altri aierdiri; 
^ le donna so^ manvuro i3i5, SJ'soaia oon^ 
dotti in qof^t' anno paasato pei^ tatto Dieem» 
bre i6a7 namero 7998 capi, elie-9i4» «api 
casce e pannine ric<^ljei a nomaraSSSS per^ 
'p^nani , e qoalaha anno addiatMi wm si i aiN; 
ridato ^ df^tta soanma.; la qi»J quantità di 



r 

1Ntfv4tie'» la Gca»U é^ {xméa iraler^ oircift H;a<* 
À 4^^i'^» <^ Oleari che n^paragone dell' aj»- 
no i6o4md ftm?ii 1a TtMa di tutto il laroi- 
ro aiU 9oiiif»a che ioiportiiiraii»<leiiiéDirAtio«' 
ve la detta aotto i€o4y fioche V. A. S, può 
c^oneecere <}a»iita ais^la deolinosìone di «f^esto 
ateraizio, ed ui che «tato egli si trovi che 
ancora bUegna per aeeesìBitàdirey ohe ci oiaDf 
chi qa^ntita di gontei che tiferà sopra qv^ 
sto esercitio; perchè essendo calato.il taafeo 
lavorare y 9 ridotto a sì piecoi numero di la- 
Tori 9 app può essere di manco che molte per^ 
aoneiKiii siano naancate o per aiopte, o iDdiris^- 
sat)e ia akri iaipìegbi da qualche anno addie- 
tro« o sieno andati, via io altri iobgbi. 
, Dal detto fin qai può d^schèdano ai^iife 

3 Mata riceb««sa araonlasse gii quaslo tra£- 
cioté II lunaoro delle persane tmpiegate.^ hu 
.patititi dei panni cbe ai fabbricavano. e 1 
«fondi che vi si dovaaa teaere occupati*» aenaa 
addavae altre ripaove? servono a far conosce*^ 
re ha^taoteoieate quali ne dovessero essere gli 
4i.ttii« Ma non bisogna però creder tutte le ' 
chimere y. cbe sono sparse trai popolo sJi.qne» 
sAa p«nto.,Veiio è cbe tra le Arti quella della 
laAa era riechissima: ma qaeHa del càmbio 
naa-toera; n»eiia. OUrediehè i Fiorentiéi €t«- 
a9^aBOip<irl/9pi&ua commercio d'economia in 
qiarfnaqaa genere , re placca. Quindi le ric«r 
/cheaxet toro ebbero veramente T origine dal 
comcaereio; ma non già nnieameate da quello 
delle lane. 

Ciò eha ha Catta molto equivocava, é stata 



68 
la stapenda fabbrica della Cattedrale , ta qua- 
le se fosse Tero cbe fosse nnicanieiite stata 
fatta coi daoari dell^aite driia lapè) come 
cofùonemente si crede i non bisognerebbe al- 
tra ditnostrasione per inferirne la stia riccbec- 
ta. Ma è questa in igr^n parte una semplice 
popolar credensB* La fabbrica della Catte- 
drale dimostra pi& le forze della repubblica i 
che quelle del Lanificio, quantunque molte 
consiaeràbili. 

La naturai costiluzione delle arti tutte j ec- 
cettuatane l'Agricoltura 9 è di esser cangianti 
e fallaci. La loro' esistenza è sempre precaria, 
dipende dalle morali circostanze de'luogbi e 
de*iempiy le quali son sottoposte continua- 
mente a tariare. In questa teoria tantopiù è 
compresa, la nostra antica manifattura di la- 
na.y Goanto più ristretta è stata sempre la 
raccolta del genere. Alcune cause morali di- 
pendenti dal non aver mai atteso diproposito 
a questo capo d'entrata, che stante la delfu 
fatezza delle pecore riebiede infinite diligen- 
ze , libertà f è comodi; e parimente altre fisi- 
cbe combinazioni proTenicnti dal clima sotto- 
posto a Tarìazioni eccedenti nel caldo e nel 
freddo, e a inTernate e prima Yere ordii)a|ta- 
mente umide molto; banno costantemente 
contribuito alla scarsità, e alla non perfetta 
qualità delle nostte lane* Appena éi estende 
attualmente la' raccolta suddétta fillA terza 
parte dell'occorrente per nostri laTori; de^ 
▼endcsi provredere il restante dall* Roma- 
gna, dalla Marca, e da altre parti d'Italki, e 



«9 
eli Spagna. Dolendo adàcqne i Fiorentini 

Iprocìacciar maai tittta la materia della loro 
Biércatinni di fbori , era oaftoràje elle mialao* 
que Yolta le nazioni atesseMTapert! gli òcclil 
sa ciò y ed ateisero imparato a condarre i loro 
panni y ne avrebbero da per Ke stesse fatto il 
eooimercto» Ciò appunto segni sotto il corer- 
no di Arrigo VII qnando gl'Inglesi proibirono 
l'ealFasione de' panni |jreggi;e per ultimo fa- 
tai colpo nel Regno della Regina Elisabetta y 
quella ancor delle lane» 

A. questa estrema cagionò se ne agghinge 
vxm interna non hieno potente^ ed è la dtstra- 
sione del danaro* del pubUico e del prrrato 

Ktrimonia, prtaaa in spese òi guerre e di al- 
inse slrepitoie, per le quari si dovette itn-> 
porre graresze frequentissime ed esorbitanti 
nel Sec. XV» e poi nel tempo del Principato 
istituita che fu da Cosimo 1 la religione dei 
CaTalieri di S. Stefano y in fendatloni di com- 
mende dello stesso ordine ^ mercè del quale la 
nostra nobiltà perde affatto IMdea della mer- 
catura» Il Teatir di seta divenuto cmiìuné da 
pia d' un secolO) vi puÀ af^r avuto la sua par- 
te. Anco sotto il rriacipatò» ai tempi del 
Varchi, si yestiva in lucco o veste talare per- 
lopiù di lana* La moda entra nel commercio 
per primo elemento; ora dlnuovo la seta è 
uscita d' uso. 

Quaolitnque però sia del tutto vano lo spe- 
rare oggigiorno che risolta la manifattura 
delle Lane a quelFalto grado, da cui discese; 
Donoaiante coi benefisio dàlie Leggi , e degU 



^t^fiall inQoraggipi^iìti) ^ può t^re^^ir intMMr 

sotto il governò di Fruioiesqp li :Gnii9iliK»4t 
TQ8C9^a di gl« ineo^9.jLegge fi^oc^ltatj?» e h^ 
fiefica^ colla qoaU sf dìliB|tQ la maLoifaituim 
dei Panm fino a tnito lo St^to^giaoebè.yér 
àLcuqe qualità dei m64e8ÌiBÌ itcpi^a pri9ii«$- 
giata la Capitale; f o la foriera del prtoo rw 
sorgìmento. Sarebbe qai noioso il riportmr aV^ 
ti;e Relanqni; ma egli è certo cbedpppo quel 
^mpo , invece di scemar la qiiaDtiti dei IWlli 
lay orati nella Gi^pitale st^*^» come jpane^a 
dovesse suci^edere, è ansi crepciutaL, siceowi» 
è cresciuto il iavorio delle LaAe pev tatto lo 
$tato. Aggiungasi la proteri^Qoe cbe Pietro 
jLeopoldo accordila questa roanìfalt ura 9 om 

Sver fatti venire strumenti ed utensili di 1^ 
ai monti, eje leggi» colle quali sciolse n<^n 
fo)o molti legaipi, ma abolì molti aggrbtij 
^fae t^evan depressa^ questa fabbriecrstone; 
s* intenderà tosto come le recenti prove ò'wtU 
cimi nostri artefici aieiio giunte quasi ad egua- 
gliare i panni di Francia e^d'ItigblitnTa/e 
pome se iie possa anco^ speiiaiu.avaiìiameDti 
pia grandi. 

Arohiyio gm^ale^ 
. Deposito di tufti i firpi^^glU dello «te/ow 

Uno de^U ottimi stab^lióieiiti d^l Gvafidjica 
Cosimp 1^ il «nostro At^bivio Genefale^o ino* 
go di deposito per toAteJe soritlurede'pri* 
vatijn qoalsiv(^)i«^tel8pa ialle dai Notnvdi 



tiitto'b-Sbto/e|^5ttO^'^Àtlèinq<ie ikome esse' 
vengstto V Ai ^xMitafattlf ctoàsr contraiti , testa- 
■Beoti /Mdioiitiy uki^ iròlÒQtè , ed aftiri ro- 
ghici b'mU totltmrft.ttlfjlògo destifiato a qùe- 
nVmò stb dal iSÓ^in dUi da quel Principe fó 
fattoi! riferito Procedimento, sono te stati-' 
se d»|kf màgùlficft tòtrè d'OrgafamìchelèySo^ 
pnt t^OnatoHo, o tiog^a diqnesto nome/ 
L'''tngrd8SD fu ingegnosamente praticato jper 
niBfcSd'dì tiua scala dàlia parte diOalimaraj 
•fiàl4 cai porta si' tegge ; ' 

Arèhi¥ium ' hòh )HìPpetùttatt puhlicorum ' 

MMiim^ntótum'cùhééti^andaà dicatiim " 

iSerèhìèi^'Gàìs: Mèd: erexit ^ 

Ouarttprtim. Magma D, Ai HéttaK mlUiàtué 

liegiàti.Cùp6na Iniignittésésc 3f.DE'XiX. 

lid è rl^^ltiUbn'àitrci meimòria sopra ^ìà pòri 
ta inrt«mlis,e&e «détte faelto stansone de^pro- 

Bm^é^^s^ti iàML iàànìU MT: BLKtX: 

. • .••'.•■» "; '...' 

LWRepflbMfbb'']ttté^t}8sii^ci alfa cbt)S^m- 
feìbae^d<elte méfkiyHè ^il^tàtotì alla na/llQuejii 

gisaé] ^ - . - ' 

de' 
H«e 

seifittUl>éri)tt^fi^àW 'pressò i' Notai é ioiròr 'ere-: 
dt rCén oolà4^it'dàMió degl^rnteressf dé'j^i^i^^ 
tM iMh ^bbo«>4Me^> M'rfte volte* l' hdIcÀ 




/. 



7» 
rafioiMi 4i; nQii fi^ una ootà, A qoieiia di non 

essersi fatta. Il toto mesiif^rdi ri potar ^csto 
disordiiie era quello» ^1^ gV interessati si fai« 
cevao dar dai Notai la inopia anteotioa de'loro 
cootratti; eqttlodi h^Qn^o»igÌDei|«eI le tante 
cartapecore cne formao jia sappellettile dì aU 
cotii privati arcbivi , ape^iaimente de' capitoli 
e de' Monasteri. Ma.a qoal distmaione e mi- 
na non dovetter quelle oarte esser sottoposte» 
non solo per le TÌceade delle famiglie» ma an- 
co per la loro negligenza» e quel che è più • 
per la malizia d^aicnni che ne hanno abusato 
alterandole in^ù maniere? U aelebre P. Ma- 
fcillon è stato dì sentlia^fito <sliAÌntornpjall'XI 
•ecolo i falsar) di qnesto genere foaser moltis- 
almi» e ohe da questa taccia non andaaaer 
nepif lire esenti le perfone di Cbleaa; al qnai 
eentimento uniformandosi il Proposto Mura- 
tori ($5)9 lasciò acritto poab u.CeMbriahae in 
re » et ernditorum calpulp. probaia est.assertio 
Claris. Mabillonii pimii^m gravissima testia 
lib. III. cap. \h de re Diplomatica ; Gollegia 
propenuVia ^pancisarmaf EccIesiaSi ^ut Fa- 
milias immunesesaeab faao s^perioriun Instru- 
inentorum labe. 

/ Comunque: siaai la Bepuhblica si airvidde 
.tardi di questo dannose pevqiò .fece' decrete 
nel i5i8 colijuale incaricò i Confoli de'Gia- 
dici e de' Notai» a deputar^ i|n archivio pres- 
ao di loro» per conservar 1^ «crijttAre de' par« 
ticolari» dando lofp Insieme la €i<|oUà di fo* 
ter costringere ogni Not^^p o erede^ di Notaio 
a portarveie per 0nmipl Sbgiatrato degli 



CHto* QqMto Inlòniie «0goU mento diede oe* 
tàtione al Graadoea Cosimo I. d'inflititiiirae im- 
migliore , ed aiutato da Cesare {fati da Bib« 
biena , che fu U primo Cancelliere di questo 
Arcbivioy ad ifnmaginarne il sistema, fa qae« 
sto da lui dichiarato coti legge del dì 14 di>« 
cembre 1569. 

Le sue costi tozioni comandano pressa ppo-^ 
co così : Che né sia la principal custodia pres^ 
so un Magistrato di quattro uomini specchia- 
tissimi con titolo di Gonsenratori ; che al ser« 
Tizio dei medesimi y ed in aiuto loro si desti- 
nino qi^attro Notai , de' quali uno sia CanoeU 
JierCy quattro Coadiutori , e due Tavolacclni; 
cbe tutti i Notai dello Stato debbano ritenere 
i loro protocolli coi loro alfabeti e repertor} 
di carte aoo secondo che faranno dati loro 
dall'Archivio medesimo/ ed in quelli descrì«« 
Tere giornalmente tutti i contratti , tenendo 
però i testamenti in un protocolio a parte , e 
ciò per un Motuproprio posteriore del 1578$ 
che gli stessi Notai debbano rimettere ai det* 
io Archivio una copia dei loro rogiti fra gior« 
pi i5 quegli della città, e fra 4o tutti gli altri 
dello Stato, dal di nel quale si rogano ; che 
queste copie si ripongano in altro Archìvio a 
parte sopra la Loggia di Mercato Nuoro, dop-t 
pò la morte di ciascun Notaio , tantoché per 
qualunque sinistro accidente se n' abbia un 
duplicato; finalmente che gli e^edi dei Notai 
sien tenuti a rimettere all' Archivio i proto« 
colli originali dei medesimi, con dar la metà 
liei guadagno di quel cbe si trae dalle copie ^ 



t4 

cfaaiMlo tengon riòhierte » ai «addotti «redi in 
infinìloie pi& ed altri regolamenti oon tatti 
però attualmente Tegliaoti; 

QttQftt^ttltimo regolamento di tener due kr*' 
^hivi^ a scanao d' ogni pericolo d' incendio o 
jraltro, an<» p^ gli originali, ed ano per le 
copie , sulla Loggia di Mercato Naovo, appar* 
tiene a Cosi ino IL II duplicato de' protocolli 
a' iooornincià veramente a praticare nel 1571» 
e si teneva nelle stanze dèi Proconsolo vec- 
chio; ma non. essendo stato giadicato il detto 
loogo troppo sicaroy.il detto principe ne or- 
dinò la stansa suiraccennata Loggia | dove 
tuttora si conserva. 

Baccano j 
e modo di pavimantar le ttrade. 

In occasione di toglier via i tetti dalle ÌM>t- 
tegbe l'anno. 1766 al fìn di rendere alla città 
maggiore eleganaa e luce^ sol canto di questa 
strada , detta già de' Cavalcanti dalla 1 or log* 
già e case in quella vicinanza, fu travata l'ap- 
presso Iscrizione in pietra di carattere Lon- 
gobardo, che si legge'cosi: 

Hoc viam fieri fedi nobili s oc 

potens ¥ir Matthaeus de Temibili» 

bus de Amelia Executor ordinis la- 

Uitiae Papali Fiorentini sub annis 

Domini MCCCFIL indizione V. 

, I Fiorentini erano a pp0nto in queato tem- 



pò oecopati io fabbriche per omti'métito della' 
città. Lapo padre di Arnolfo a'vea già eomin^ 
ci»to a mettere in tiso i laiitrici di pietre gfao-* 
di commesse» cfaeìvnde Firenze una delle pi& 
eleganti città d' Italia. Ora egli è ragimietole 
il credere cbe quel Matteo Temibili d'Aioe« 
Ha f rammentato dallMscriuone , come nfisia- 
le del G>maDe , facesse qaalcbe notalnle in^ 
grandi mento a questa via, e fors'anco I» la- 
stricasse secondo la detta usanut. Non bisogna 
però eopporre che le strade di Firense Ibsser 
per l' innanzi affatto sterrate. Fino ai nostri 
tenapisi son veduti degli avanzi di mattoni per 
taglio 9 i quali coprivano , ali -oso di Siena ^ la 
piazsa del Gran Duca, e cosi era ancora una 
volta la piazza di S. Giovanni ; e tutti sanno 
diesi son trovati, all'occasion degli scavi i 
dei lastrici a diverse profondità , o piuttosto 
smalti comunque composti di piccoli pezzi di 
pietra, la quale é una materia cbè aUyoiìda 
assaissimo nei vicini iiionti. 
' Le città in piano, e mussi me addosso ad un 
Buine, e ìu mezzo ad una corona di monti , 
cornee la nostra, bisogna che per conservarsi 
sane e pulite, anzi per sussìstere ad onta dei 
cangiamenti cbe soffre Ih superficie del suolo 
col l'andar dei secoli, facciano in certa guisa 
come le navi soli' acqua , s'alzino a propor- 
zione cbe il terreno si solleva. È seguilo'cosi 
appunto della nostra Firenze. Si è avuto pia 
volte occasione di fondar fabbriebé , e fare 
altri profondi scavi, ed allora si é trovalo dei 
laetrici , o masgiccittti alla profondità. di tre< 



ktaecia, i\ cmfaef e ^ ùote, tóiAe ttel séeold 
passato trotò> Vincentto Tirianiiti Wa dd 
Garlio* Per caasa dt ^oestt rialsametiti sod 
rimasti sotterra t gradini, tbe si dice' eli e cin- 
gessero intorno il Tempio di Sé Giovanni , e 
efae k> rendevano così molto pt& stello e mae<» 
stoso, e quegli pare della Chiesa di Sa nt' A- 
postolo, ore invece di salire^ com'nna Tolta » 
ora si scende piò di mezzo j!>raccio. 

Ma rimettiamo io baon ordine le cose. S^glt 
è vero , come tion se ne può dubitare^ che i 
Romapi conducessero qna uoa Golotiia ; le 
strade della prima Firenze saranno state ben 
Q lide, con massicciato e pietre quadcate al- 
^la Romana; di chesiredon vestigj negli avan* 
ai di tali aotichiesime strade , delle qaali la 
Via Cassia fu una , condotta sino a Firenze 
dall' Impera dorè Adriano. Gip* Villani altri* 
buisce ad un certo Albino > uiio della detta 
Colonia, la prima nostra lastrrcàtura (56]« 
Comunque siasi , fattasi la distruzione di Fir 
renze da 'Barbari , dovette il materiale delia 
città peggiorar molto anco da questa parie; 
ed éeeo lo smalto', cbe si è trovato e si trova 
aite già dette profondità^ e che sicuramente 
non è Romano (47). Vedutasi poi la fra lessa di 
tal costruzione , si dovette pensare a coprir le 
strade colle pietre de' monti vicini,; alle quali 
eome si è dette , diede principio maestro La- 
po; ed alcuni luoghi pia ragguardevoli, ti co^ 
prirono.di mattoni o ferretti per taglio. 

In qua 1 guisa si facefsero i piimi laalrici 
nm aeprei dirloi n^ oertamenle non #oaie 



fT 

?iegli ò! adefiso. Il più ▼erorimile-parfi, che 
innontkicìatsè dal ciottoli^ e poseìa si venis- 
se alte pielite quadrate di maggior mole 4 è 
finalmetste a qneller di tatta grandezza, come 
si traggono dalla cava 9 nel modo che s'usa 
presentemente y é che chiamasi a squadra 
zoppa. 

Che prima di cosi, le pietre si riquadrasse- 
ro ad angoli retti, me ne fa dubitare il nostro 
statuto (58)9 dove si legge quest'ordinazione: 
Lastraioli et Fornaciarìi ec. subsint officio 
ofBeialium Grasciae 9 et per eos possint cogi, 
et compelli; et dictì officiales possint, tenean- 
ttir,et deheant cogere pvaedictosin osservan- 
do mensuras lastrarì»^, et. lapidum in quìi li- 
tate et mensnra raattonotum ec. Ma perché 
forse si vidde poi, che nel riquadrar le lastre 
lo strazio della materia era grande , e cresce- 
rà assai la manifattura , per auesto si muti 
maniera , e si procurò I' arte ai dismetterle 
di più grandea^ze, epoligone, come vanivano. 

La cura della Éepobhlica pel mantenimen- 
to delle strade pubbliche, era grandissima ; , 
ma per quella per dove si correva al palio 
aveavi uno statuto particolare: Dominns Ca- 
pìtanens, et defensor teneatur proprio jura- 
mento praecise facere observari, et manutene- 
ri iacorruptam, solidam, et illaesam stratam^ 
per quam itur et cnrritur ad^bravium (5g)» 

Tornando ai lastrici è da dirsi, che sono 
state adoprate fin qui a quest'uso le pietre o 
lastre y cavate dal- Beai Giardino di Èoboii, 
dal Sfoggio di S. Margherita a Montici 7 e da 

7 * 



quello di S. Francesco di Paola , #d metco^ 
giórno della città; ma inoggi si è ooditociaVo 
ID qualche loogbyt^omeiDionia airarcodella 
porta a S. Gallo, nella, strada trai Casino Rea* 
le y detto della Nunziata , e la Spedale degl'ila 
nocenti,< ed uUinks mente sol ponte di St Tri- 
nità , ed aitroTC, a far \à^o di altro macigno 
fih tenero e pia bigio , dette cave dd Pian di 
Mngnone sotto Montereggi, il qtiiile riesce di 
maggior dnrata , e d'aniforaie 8alde«ui* 

Ma giacché di pietre nostrali si pària » noe 
sarà fuor di proposito il riportar qui qniisttti^ 
dice della l<»*o natura uno di^* nostri più cele^ 
bri naturalisti , in qaella parte specialmente 
eh' ei le considera per tnso d'arcfaiteltnra (6o)* 

fi Le pietre di grana grpssai o renosa, con 
poca terra framischiata, sonn chiamate co* 
mnnemente mspe , e sono migliori per le fab» 
briche esposte all'ingiurie dell'aria ; quelle 
poi di grana minuta più simile alla poWerSi 
scttio dette &ne » e sono buone ,al coperto* Ei- 
spettò alla dorezsa ^ le più dure si chiaoMino 
forti « ed anche macigni, co^l qual nom<e> le ac*^ 
ceonj^ jgià Dante-^ e per contrario tenere quel- 
le che più facilmente si lavorano collo sg^U 
pello: delle forti poi non. so se alla Golfolioa 
TC ne abbia ; ma a Fiesole ne sonò muolte va« 
atissime cav^, dette le Ga^e bandite ^ piinci- 
palmento tra S. Francesco, e Fontelnoente, 
ed anche al Mulinacelo sotto a Mi^òo^ dalle 
quali si hanno ìaldecae smisurate ^"^ ohe seno 
state destinate solainente per uso di fsbbri' 
ohe pubbliche e raggoiurdefoli , e non st f^ 



MB'o cftVarB teiika la Regia pennif<]one. Qae* 
Éta Pietra forte, o macigno, si pai «curnicÌB'? 
re elaTorare a tutta pérfeaioii« » e riceve ^n^ 
che qaalcbe sorta di poliiueiitt) , come «i può 
▼edere ne' pietrami della magnifica Libi eria 
di S* Lorenzo, i quali non hanno che ìnvi^ 
diare al più fino marmo, kìitè , ma non di 
tanta bellezaa, 8<mo poste in opera alla fab- 
brica delta Chiesa di S. Lorenzo, ed inqtieilà 
di S. Spirito, nella Cappi^lla de'Sigff. Gaddi 
in S. MttTia liloveila , 6 nelle Logge degli Ufi- 
s), e di Mercato noofo. Avvertasi che il nome 
rigare macigno è equivoco; poiché derivan- 
do daUa parola macine, siconviene solamen- 
te a quelle pietre, delle quali se ne possono 
fare macini da Grano, le qoali debbono ne* 
cessariamente avere un certo grado di du* 
rezza poco sotto a quella del Diaspro , non 
ani forme però i^n tutta quanta la massa , co- 
nte si osserva nelle macini di Figlinei di Prato, 
in quelle di Cortona, ed in quelle del Monte 
della Yermcofa. Si usa però comunemente la 

Ssrola macigno in più largo significato, per 
inotare le pirtrè d'un certo grado di du- 
rezza , superiore a quella dell' Alberese , cica 
Sasso da Calcina , e detta Pietra Serena , delle 

Siali sole òomninemente ci serviamo per le 
bbriche* M«ctgno« adoncfue, e Pietra forte, 
diconsi propriamente in Firenjse le pietre o 
lastre che si cavano dal Keal Giardino di 60- 
boli, dal Poggio di S. Margherita a Montici, 
e da quello di S. Francesco di Paola, e si 
oanno per i pavimenti delle strade di Firen- 



8o 
se, ed anche per gli ottiati delle fabbriche < 
delle quali «erra TaddUare per esempio il 
Regio paltzio^e'Pilti. Sono queste di natera 
e di composizione y molto di£Ferenli dalle pie- 
tre forti , ^ macigni di Fiesole, ai quali è 
statò applicato il nome solamente per la so* 
miglìaosa della durezza. -,9 

„ Le pia comuni categorie però, sotto del- 
le quali gli architetti comprendono le minute 
differenze delie pietre della Golfolina , e di 
Fiesole , sono due; cioè Pietra Serena , e I^e- 
tra bigia; sotto ambedue si considerano la 
ruspa, e la fine; la forte, e la tenera. I segni 
distintivi sono, che la serena è di color cern- 
leo chiaro, la bigia é di color di terra , o-leo* 
nato sudicio. Generalmente la bigia è pia 
dura e più resistente ali* ingiurie dell'aria} 
di quello che sia la serena forte , e ruspa , che 
resiste benissimo allo scoperto. Se tutti gli 
architetti facessero savia e proporzionata 
scelta delle pietre per >gli edifizj secondo la 
qualità del luogo in cui devono impiegarsi» 
non si vedrebbero tuttogiorno sfarinarsi e 
cadere a pezzi i pietrami di edifizi he lliasimiy 
sì pubblici, che privati. Questa differenza di 
pietra serena e bigia , non è già naturale ; ma 
solo stabilita per l'uso meccanico; poiché in 
natura non sono pietre diverse ^ ma porzioni 
della stessa pietra* ,, 



8i 



Viu ài Utreato Jfuovoy e aaratiere 
nazionale* 

DoTe si traile ayi teippo interessi di gran 
iralore^ e s'adonavano iti folla i mercatanti e 
fa gente di traffico*^ si rappresentò già nna 
scena , che sebben abbia mollò ridicolo^ non 
Rianca però d'istrauone. £lla riguarda un 
nostro celebre pittore, e ci dimostra fino a 
qnal segno gitinga tra tioi la curiosità, naiio- 
fiale. Vasari e Baldinucci ne son relatori; ed 
io la riporto colle parole deiraltima 

Bisogna premettere cbe Gio, Maniiosst toI- 
garmente conoscinto col i^omedi Gio. da S* 
Gio. „ era ufi eccellente pittore a fresco, il 
quale serviva la Corte de' Medici, ed era sta- 
to più e pia tolte impiegato da quella nel- 
'adornare i reali palazzi , e le ville. L'ulti* 
m'opera , nella quale aveva superato ae stea- 
•o, ora una stanw della villa detta la Quie- 
te (6t), tre miglia da Firenze, verso la parte 
di tramontana , dove avea rappresentato nella 
soffitta uua figura in atto di godersi un pla- 
cido sonno, e nelle pareti nna grau quantità 
di bellissimi putti. Ora essendo piaciuto fuor- 
misura questo lavoro al Grand. Cosimo II, 
e volendo questi dargli alcun seguo del suo 
gradimento, il rampognò cbe nulla mai gli 
cbiedesse^ e il mosse a farlo. Ed egli al Gran- 
duca : . 

^ Se Vpstra Altexaa desidera di farmi gra- 
fia, una ne cbiedcrò^ ed è questa. Ebbi fin 



' 



8t ^ 

da bambino gran piacere cieir andare coTla ci- 
vetta, • tal quale io 9on ora» quando do ri* 
poso a' pennelli , e cbe il tempo il concede , 
non lascio di andare ora qua ora la; vorrei 
però cbe Vostra Àltesza me ne concedesse la 
licenza per la bandita delle Caccine. Molto 
poco chiedete , disse il UIrauduca , e faron dati 
gli ordini per tal facoltà. Giovaraiì incomin* 
ciò subito a valersene. 99 
' ,9 àccaddegli nna mattina Tesservi trovjtto 
òa una squadra di birri y clie messolo in mez^ 
IO, gli domandarono chi il faceva andare a 
civetta in quel luogo? Le mì^' gambe ^ rispo- 
se , e il sapere , che qui sono pia pettirossi che 
altrove. Ma Sapete voi , disaero coloro , cbe 

Sui é bandita? Io non so tante cose, riprese 
riovanpi y e jienso che il mondo sia fatto per 
tutti. Or sappiate , dissero i Urri , che questo 
è Un di quei luoghi del mondo ^ cbe non è per 
tutti; però venite vene con^sso noi» Lo prese- 
ro , le legarono , e poi per la porta a S. Pier* 
gattolini corteggiati da gran comitiva di ra- 
gazzi e d'ogni sorta di persone , che bene il 
conoscevano per aver operato presso quella 
porta, e anche per avere la sua abitazione in 
quella contrada, conducevanlo alle carceri 
del Bargello, „ 

y, Giunse in Mercato Naovo, .nell'ora ap» 
punto dello spasseggiare^ che faunuvi i nego- 
ziatiti e cavalieri; oMe alcuni di loro suoi co- 
noscenti ed amici, lasciati i negozj, s'ac€0-> 
starano a lui ^ e coti gran pena aomandaron- 
gli di qua! sueoeMo» Rispose un di coloro , die 



83 
fer averlo trovato a civettare nelle Caseine 
Bensa iiceoia. Come senza licenza f replicò 
Giovanni; la licenza l'ho bella e baona; e 
ntetsa la mano alla tasca , fecela loro vedere* 
O perchè non ce la mostraste voi , quando noi 
^ pigliammo? dissero i birri. Oh velo dirò 
io , disse Giovanni a yoce alta ; perché se io 
ve l'avessi mostrata allQra, voi non avreste 
Bvnta la fischiata in Mercato Nuovo , che 
avrete adesso. ,, 

I Gschi, gli arli^ e le voci stordiron raria* 
Il Baldinncci medesimo si serve di questa 
frase : eh' e' fu come dar le mo&se a' tremoti ; 
tanta gente corse in an subito, dalle Jogge, 
dalle botteghe , e da tutta la dtrada! £ ora» 
mai conosciuta la curiosità del nostro popo- 
lo y che supera quella di qualunqu' altro^ 
Quando Giovanni pensò a quella burla j è ve* 
rommile ch'eì contasse su questo capitale;^ 
Sapeva che Mercato Nuovo era il centro d'ogni 
pia curioso accidente. 

Un fatto però più significante è quello , che 
racconta Franco Sacchetti {6%)y come successo 
a 'suoi giorni. Un cavallaccio scappato fu ca- 
pace di mettere a leva piò della mézza parte 
de' Fiorentini, i Priori di governo, il Capita* 
Ilo , e y Esecutore. Lo riporto in compendio , , 
porgendo intanto occasion di dedurre , come 
li maleriale della città sia cangiato; ma il 
oòi^attere della nazione non già. 

9, Fu non è gran tempo in Firenze un cit* 
taditìo molto afiitico d'anni» e nuova di coi» 
stomi, il q«iale ebbe nome Rinuccio di Nello. 



84 
G»fai stava dK cala pretso S. Maria Bfa|0^ 
re^ ed area sempre un caralk> pel suo cavai- 
calrey» ordinar iainen te sgraziato, 'e di poco 
. prezzo. Fra gli altri sairaltimo deU% suj;^TÌta 
n'ebbe uno, che pareva un cammello, mal 
cena poeto , e quasi sempre come addarmen* 
tato, faorchè quando avesse vedato qaalche 
ronzina. A. evenne an giorno per ca^o^che vo*- 
lendo cavalcare il detto Minaccio 9 avea ap*r 
piccato il detto cavallo di faori nella via; ed 
essendo venuta una ronzina alla piazza , dove 
si vendono le legna, cbe era qnasi dirimpetto 
alla sua casa, ed essendosi sciolta da un ar- 
pione , cominciò a fuggire per la via ^ dov'era 
appiccato il detto cavallo; il quale come senti 
la giumenta correr dirieto, tirò la testa a se 
con sì dura maniera , che spezzò la briglia , e 
si mise a correr furioso dietrdki^neila, com'à 
usanza degli stalloni. Bjnuccio, che era per 
uscir faori, sente un gran rumore , domanda 1 
e gli vien detto il caso del suo cavallo. Si 
mette a correre con gli sproni in piede , tal 
che ebbe più volte a cadere, e tenendo pev 
diverse vie, perviene in Mercato Vecchio, là 
dove vede il cavallo alle prese, e comincia a 
fidare: San Giorgio, San Giorgio, I bigat-r 
tieri cominciano a serrar le botteghe , credenr 
do che '1 remore sia levato. Le bestie entrai 
rono tra' beccai, ed allora si che chi fuggiva 
per una parte e chi per l' altra , e t^tti gri^ 
davano misericordia. Colai di cui era la ron** 
^ina, era tuttavia dietro con un bastone, co| 
f|uale percuoteva ora U cavai Io « ora |a romyit 



/ 85 

db; e 8pe««e volte, quando darà al cavalloy 
Rinaccio gii si gettara addosso^ e^minacciii* 
▼aie gridaTa che il lasciasse stare. E cosi 
perrennero con qaesto romore per Galimala 9 
laddove tutti i ritagUatori gittavauo i panni 
dentro, e serravano le botteghe, senza saper 
cosa fosse. Molti seguivan ]e bestie, le quali 
Toltesi per lo chiassolino, cbe va a Orto S. 
Micbele> entrarono tra'granaioli e le bigonce 
del grano , che si vendea sotto il palagio, do- 
y'è l'Oratorio, e scalpitarono molti granaio- 
li. E di quei ciechi che sempre ye ne stavano 
nel detto luogo al Pilastro della Madonna , 
sentendo il romore, ed essendo sospìnti e 
scalpitati, non sapendoli perchè , menarano^i 
loro bastoni. Chi non sapea ch'eran ciechi, si 
rivolgeva a loro; altri percuotevan questi, 
riprendendoli del mal fatto» E così cbi di 
qua , e chi di là si cominciarono a ingolfare, 
e forse con alcune pugna cbe ebbe Rinuccio» 
e quello della ronzina, giunsero così percuo- 
ten^dosi-^uifa piazza de' Priori. I quali Priori o 
cbi era in palagio, yeggendo dalle finestre 
tanto tumultuoso popolo giungere da ogni 
parte, ebbono per certo che il popolo fosse 
levato a remore. Si serra il palagio, ed ar- 
masi la famiglia, e così quella del Capitano, 
e dell'Esecutore. Sulla piazza era tutto pieno, 
e parte combattean con pugna , parte si di- 
leggiaTano. Come la fortuna volle , il cavallo 
e la ronzina entrarono nella corticina del- 
l'Esecutore, e subito fu preso T espediente 
di serrarne la portai e a gran fatica foroa 
T.XL 8 



86 
presi -(|ae|;|] animai grandatitì tfi ««dorè. Ri. 
DUCCIO 1)05, andava , . perché noti, a^ea come 
Carlo.; ma i.saoi pit^di eran laceri per le ro- 
,teUe degli «prooK, che gli erao entrati sotto 
le piante. Finalmente i Signori* - rassicarati , 
per aver veduto ciò che era , mandarono co* 
mancatori e famigli ad acchetare la zuffa e '1 
remore, e con £andi e con comandamenti eh- 
bono H8fiai che fare, di potere acchetafe la 
moltitudine. ,, 

Con una dose dt curiosità , ed una d' amor 
proprio si fa un geloso. Questo rimprovero, 
a diritto o a torto che sia , e' ^ venuto dagli 
oltramontani. Il solo la Fontaine (63) può 
darne la prbya. Egli s'è preso il gusto di com- 
porre una Commedia, intitolata /e Fioren- 
tina dove la gelosia d'Àrtagesmo per la sua 
pupilla, è dipinta coi colori i più caricati così. 

Per tor dagli occhi de'pià destri amanti 
Ortensia sua pupilla, usa À.rtage8mb 
Artificio ed industria^ 
Una camera angusta, a' mai non splende 
La luce che di volo, 
È tutto il suo quartìer costante e solò. 
Di muraglia ben grossa intorno é cinto, 
E dee prima varcar per hen sei porte 
Oscuro, malagevoi laberinto , 
•Chi d^ ino] trarsi vuol tentar la sorte. 
Ogni porta è ferrata , ognuna abonda 
Di stanghe , contraffiorti , e chiavistelli ; 
Così d' Ortensia disgraziata ha cura 

. Qodl' infame custode; 



. 87 . 
Eppur tra i(^nte proVtldeiiie è tènie, 
t)f continiio sospetto il cuor si rode. 
Per lor l'iklea d'ogtiì più agevoi rìscliio, 
£1 sol la vede, sol la' veste, e a mensa 
Solo la serve* ei sol consohia insieme 
A vederla far calie i giorni intieri. 
Quando vuol divertirla, ora le legge 
Quali una ;6posa abbia doveri e pesi 
Verso Io ^fòio ; ed òr sulla chitarra 
Canta all' orecchio della fida amica 
Qualche stfamholto, o qualche arietta an<« 

tica. 
E perché teme le notturne insìllie, 
Non v'ha che un muro sol sottile e scarno ^ 
Che le sue dall'altrui piume disgiunga. 
L'opra d'un ragno, d'una mosca ri volo 9 
D'un topo il passo, 
Fanno per lui lo stesso alto fracasso, 
Che d'alcuno elefante il pie pesante. 
Dal fondo della casa insino al tetto 
Armato di pistola , 

Grida , risveglia tutti, e corre, e vola. 
Diavol non v'è nell'infemal fucina, 
Che non sia mén di lui pazzo, e geloso» 
Meno itrano, e invidioso; 
E quel che v'ha di più specioso e raro, 
È maligno, villan, furbo, ed avaro. 

Si confondono spesso le idee; Dante chiamò 
Firenz»^ sobria e pudica , un altro meno mi- 
surato traduce la pudicizia in gelosia, ed in 
avarizia la sobrietà. È un bell'avaro qut-l cit* 
tadino, che * splendido co' fDre«tieri, magni- 



88 
£co nelle fabbriche A in citlà, chétn campa- 
gna , e generoso all'occasione, pome lo fu- 
rono i nostri ne'dirersi tempi. È c^sa mira- 
bile come i medesimi sapessero riunire insie- 
me y e Bpproposito > la sobrietà , e la magnifi- 
cenza. Il Borgbìni ce ne dà un esempio nella 
persona di Lorenzo de'Medici, che è il pi& 
energico , che possa mai pensarsi. 

,; Egli aveva maritata la figliuola ( scrive 
nel suo discorso della moneta (ìoreptina ) al 
Sig. Franceschino Cibo, figliuolo di Fa^ Iii- 
nocenzioy il quale quando venne , com'è asan« 
za, a vede^ la moglie, condusse seco al coni 
de' primi Signori e Baroni Romani, i qmalii 
81 per onorare le nozze di quel Signore, e 
guadagnarsi intanto la grazia del padre, sì 
per vedere con sì piacevole occasione i co- 
stumi tanto allora lodati di Firenze, e come 
coarispondesse al fatto l'orrevolezza, che si 
predicava della città, ed il grido della ma- 
gnificenza di Lorenzo, yoientieri gli tennero 
compagnia; ed essendo . nella prima giunta 
con molta letizia 9 e grandezza accolti , il Sig. 
Franceschetto come genero, fu nelle case 
proprie di Lorenzo albergato, gli altri messi 
tutti insieme in un hello, ed agiato palazzo 
riccamente parato, e d'ogni cosa opportuna 
abbondevohnente fornito. Or avvenne, pas- 
sati due o tre giorni , dopo i pritni consueti 
convenevoli, e cerimoniose accoglienze, che 
in simili casi si costumano, venendosene una 
sera a cena col suocero, la trovò ridotta alla 
domestica sobrietà di quella casa, e eooaoeta 



89 
pnrsimònia della città; di *clie rimase ftunto 
un poco: par si tacque» ma seguitando il 
desinpre della mattina seguente, e la cena apr 
presso nella medesima maniera , si cominciò 
ad attristare davvero 5 e d*occalta malinconia 
tatto a riempirsi y non tanto per conto sao 
proprio, quanto che dubitava, che così non 
fosse anche trattata la compagnia, la quale 
avvezza alle mense e delizie romsine, ed in- 
vitata da lui a nozze quasi reali , e che era ito 
il grido doversi celebrare con ogni sorte di 
spassi e di grandezze, ne dovesse restar ella 
poco contenta, ed egli col suocero vituperati 
per sempre; onde tornandosene a casa (come 
«ono faceti e mordaci que' cortigiani). potesse 
essere per un pezzo la favola della Corte: e 
standosi in questo fastidioso pensiero non 
s'attentava anche di domandare di nulla , per 
non cercare di quel eh' e' non arebbe poi vo^ 
luto trovar^. Pure reggendo la brigata lieta , 
né sentendo motto alcuno di quel, ch'empia 
temeva, siarriscbiò di domandar un giorno 
un di loro, quasi a caso, com'è' fusser trat* 
tati, pigi iando< scusa, cbe essendo per alcuni 
proprj affari 'stato in que* giorni col suocero 
occupato , non era potato essere con esso lo- 
ro , come egli arebbe voluto; e rispondendo 
colui allegramente e presto, ohe benissimo, 
si riebbe un poco ; pur temendo tuttavia di 
qualche cosa , dìtiemi ( disse egH ) digrazia li* 
berameute, come son passate e passano le' co- 
se : e replicandogli pur colui , ehe piò che noni 
si potrebbe dire ecoelleatemeifite ; volendo ai-* 

8* 



90 
scorarsi uffaHd, K> ricfaleBé dello teendere 
t' particolari. Ma quando egli ebbe inteso con 
qual. real ro«gnìficen&a nell'apparato , con 
quanta non solo abbondanca , ma delicatezza 
aocerfi di vitande ,' e c6n che amorevolezza in 
ogni fiorte di servizio erano vezzeggiati» e fi- 
nalmente con tal gentilezza e grandezza in 
ogni cosa trattati , che pia non sj sarebbe po- 
tuto in caéi de' primi' Principi d'Europa de- 
siderare; conobbe allora la virtù, raccortez- 
SA , ed il grande e veramente splendido animo 
di Lorenzo, e ne restò lietissimo: né si seppe 
in quella caldezza tenere, che non aprisse li- 
beramente di suocero, ed il primo sospetto, 
ed il seguente fastidio suo , ed appresso il 
presente piacere : il quale quietamente gli ri- 
spose, che avendo ricevuto lui per figliuolo, 
per tale « e come cosa sua» domesticamente 
l'avea trattato; e che altrimenti facendo, si 
sarebbe potuto tenere sempre per istranie- 
ro; ma quegli altri come forestieri e Signori 
di quella qualità, per onorare le sue nozze ve- 
nati, per un altro verso volevano esser consi- 
derati ; onde si era ingegnato di governarsi 
con loro , secondo cbe al debito della cosa , ed 
al comune onore di tutti due loro si conve- 
niva. „ 

Pia vero però senza dubbio* quanto al ca. 
battere della nazione, é quello che rileva il 
Vàr^^bi; che )a natura de' Fiorentini è d' es* 
sere rare volte d'accordo tra di loro (6^)» Tut- 
ta la nostra storia é piena di esen^p) Basta 
ranmantam, «ha non aonvannero una volta 



9' 
neir elesione del Gonfaloniere ^ e ebe doveN 

ter ricorrere all'espediente di propor Cristo» 

di che non tatti neppar convennero. 

Ma troppo ci vorrebbe a terminar questo 

quadro per tatti i punti di vista. I t«cchi 

principali si soti dati; e questi mostrano una 

nazione cariosa per appetenza di pascere 

r animo di novità; padica più che gelosa con 

i sciocchezza ; sobria pia che sordida e avara ; 

a tempo splendida e generosa; e finalmente 

incostante e discorde^ pia per sottigliezza di 

spirito, che per leggerezza. 

F^ia Por Santa Maria , e primo cerchio 

delia città. 

Giunto al confine della primitiva Firen^, 
DOD posso a meno di non darle uno sguardo , 
per constderam» la modicità , e 1^ angustia. 
Chiamo primitivo lo stato della medesima y 
dopoché ella fu edificata dinuovo da Carlo 
M»gno; ne conto per nulla ciò che era già 
innanzi che i Goti la distruggessero (65) {d). 
Gli umili princìpi delle cose fanno un con- 
trapposto glorioso alla loro susseguente gran- 
dezza. 

La storia piò succinta dì questo rifacimen- 
to o risarcinr^nto che dir si debba, l'abbiamo 
^al Varchi (66). „ Questa nuovamente mu- 
rata ( egli dice ) , o più tosto restaurata città 
da Carlo Magno , neir entrar d'aprile ranno 
ottocentuno^ al tempo di Papa Lione III, per 
4i'prteght e sollecitudine tdegll anttdii «kte^ 



»* 



92 . 
dinì di Firepet e in specie de' FigtoVanili , 
cioè de' figlinoli di Giovanni, e de'Fighinel- 
di,e de'FiridoIfi,fa, se le cose ptccoie si 
possono colle grandi paragonare, edificata al- 
la sembianza e similitadìne della città di 
Roma; e fu, sebbene alcuni credono il con- 
trario, e maggiore, e più bella, e. più forte 
elle prima (67) (e). Ebbe! quattro porte mae- 
stre, onde fu divisa in quattro q^uartieri (68); 
le quali porte erano in guisa situate, che fa- 
cevano come una croce. La prima dal la parte 
di Levante si ehiamava la porta di San Piero; 
la seconda, volgendo a man ritta, alla pl^a 
di Settentrione» perchè era quivi vicina al 
Tempio di S. Giovanni, e non lungi dal Ve- 
scovado, si nominava la porta del Duomo, 
ovvero del Vescovo; la terza, la quale era 
dair occidente rincontro alla prima , fa no« 
minata dàlia Chiesa, la quale era poco fuori 
di lei , la porta di San Brancazio; la quarta e 
ultima , la quale era a dirimpetto alla secon* 
da , ebbe nome Porla Santa Maria (69)^ dove 
oggi si dice Por Santa Maria , colla medesi- 
ma scoi:rezione , e abbreviatura; e nel miluo- 
go (come dicevano es^i ), cioè nel mezzo, e 
quasi centro della città, era la Chiesa di S. 
Andrea , e quella di S. Maria in Campidoglio, 
quali si veggono ancora ne' terupi nostri. Carlo 
Magno quattr'ai»nidopo^ che Firenze fa re- 
staurata , tornandosene da Roma , dove* era 
stato eletto solennemente, dopo taut'anni che 
r Imperio occidentale era vacata , Imperado-- 
re, e andandosene in Francia ^ vi sog^ornÀ 



\ 



9S 

ftTqaaiiti di , a vi* fondo,/ Itgrgfttnente dot an» 
dola, la Cliiesa di & Apostolo in Borgo , (/),. 
ed il giorno della Pasqaa di Resarresto tÌ 
teqne gran festa e allegria , e ri fece dì molti 
Cavalieri $ e nella svk partita ^ ayetidola oltre, 
l'altre cose privilegiata di tre miglia di con» 
tado, la lasciò libera e franca. Qaesta eilifi- 
casione di mora sopraddetta si chiamò il 
primo cerchio. „ 

Il diametro adunque della prima Firenze | 
era forse il quinto di quel che v' ha di pre. 
sente. Là piaEza maggiore era quella che ora 
si dice Mercato Vecchio ^ dove abitarano le 
famiglie più distinte , ed aveavi i più hei Pa- 
lagi. Le strade erano strette e brevi y inter- 
secate 9 ed oscure, come si vedono ancora 
d'intorno al mercato. Era la Cattedrale fnqr 
delle mura 9 foori il Battistero, e le Ghjese 
più ragguardevoli (g). Tra le altre S. Stefano 
restava in mezzo ad un canneto; ed il, vicin 
.Ponte di legno su pile di pietra riuniva la 
strada romana. Le mura della città eran alte 
e forti, con torri attorno, e fossi provvisti 
d'acqua. Crebbe la popolazione per molti 
cittadini delle contrade vicine , che vi si ri- 
dussero^; per molti del seguito dell' Impera- 
dor Carlo, e secondo alcuni de' nostri Stori- 
ci 9 per molti romani (70). Finalmente il reg- 
gimento della città era affidato a due Consoli y 
e cento Senatori , all'uso di Roma (A). 

Da quest'epoca in poi, nello spazio d'in- 
tieri dieci secoli , a qpal punto di grandezza 
siagKipta la città nostra | ognuntpuù riflet- 



94 

ter lo ìa per se. ti Voler noverar 1» irieendé ^ 
che hanno occopato ^estó gran tratto di 
trmpov'Qoo porteiH^fobe a meno,, cfaé a 'tes- 
sere ah jcomlpendio di Storia patria* fio^sti per 
.ora il riflettere col Macchia velli (71}^ che tra 
le città 4^ItÌEiUa le quali foròn et^rge dai Bar- 
bari , una di quelle, che ricompensarono am- 
piamente le sue mióe, fu la no8trai»< A.ltre ne 
riportaron ruina, altre nascimento, ed altre 
Bogumento. 9, Tra quelle che rovinarono,^ 
egli avverte, fu'Aquileia, Lnni> Chiusi, Po-» 
pttlonia, Fiesole, e molte altre; tra qaelle 
chedinuoro si edificarono, furono Vinegia, 
-Siena, Ferrara, 1* Aquila, ed altre assai Ter- 
re e Castella, che per brevità si omettono ^ 
quelle qhe di piccole divennero grandi , furo* 
no Firenze , Genova , Pisa, Milano, Napoli» 
e Bologna; alle quali tutte si aggiunge la ro««> 
vina , e i\ rifacimento di Boma, e molte che 
variamente furono disfatte, e rifatte. „ (1) 

Accenna così 11 Segretario Fiorentino uiìo 
di quei terremoti politici , che avvengono al 
mondo sV rari» che si smarriscono tra le infi« 
nìte generazioni, e sembran piuttosto favola, 
che storia. Le leggi, i costumi, il modo del 
vivere, la religione, la lingua, l'abito, i 
nomi , tutto variò. Il Pò', Garda , e TArcipe-* 
lago, per lasciarne indietro molti altri, e 
dirlo col Macchiavelli medesimo, son nomi<« 
nati p?r nomi difformi agli antichi; e quanto 
agli uomini , i Cesari ed i Pompei , Pieri, Gio- 
vanni e Mattei diventarono. 

Mille anni dì Storta Fiorentina da Carlo 



9« 

Magn^ftijQOia tutto il cadenta teoole, sarebbe 

an i>el , tema per qualunque penna eccel^ 
)^ot0. (k) ' t ' ..' .■ 

Torre de\Gi rotami ^ 

e quando il Cristianesimo di^entassm 

Religion trionfante. 

La torve poUa in vìa Por Santa Maria , 
presso «1^ Chiesa di S. Stefano a Ponte, 
sulla, cantonata obe guarda Mercato Nuovo, 
è detta coaumemente de'Girolami, Famìglia 
non ha guari spenta, la quale si dice che y\ 
ayess' anoo non lungi Tabitaaione. Ella é cer-^ 
ta mente delle piò antiche , a con^e le chiama 
il Lami delle primitive , ed in conseguenza 
fabbrica Etrosca (/)• Che poi i Girolami ares-^ 
Ber la loro Tori^ iti ìquesto sito , non ce ne 
lascia in dubbio uno dei più antichi nostri 
Storici^ il Malesptnì (72), 

Or se è vero , come porta la comun tr8<* 
disione 9 che il glorioso Vescovo Fiorentino 
S* Zanobi fosse de' Girolami, non v'ha cosa - 
piò verisimile creder di questa , che il detto 
Santo sia nato qui y ed abbia pur qaìvi abi-*» 
tato, (ut) 

Vi.soD due Iscrizioni che con fier mano que^ 
sta tradizione, nna non molto antica nella 
detta Torre, ed nna pii moderna nella casa 
contigua, dov'è pur l'immagine del detto 
Santo {jdi). Il Verino poi la cooTalida ne's^ 
guanti tersi (74): 



/ 



96 • , 

Hieroojtni qnam priiea dotuoa fatt, ardua 

Turris 

Condita sit testis, totas jam mille per annos, 

Quain sucer Antistes Tuscae Zenobius Urbis, 

Tarn clara de stirpe tatas coluisse patatur. 



j 



li detto Santo Vescovo tì^ nel qaarto e 
quinto secolo dell' era Cristiana ,* onde fa dei 
pri mi , ma non il primo Pastore ^ che reg* 
gesse la nostra Chiesa. Altri dnque 86 ne 
contano innanzi a lai; S. Frontino, S. Ro* 
molo, S. Felice, Pietro I , e S. Teodoro; 
de' quali però, eccettuato il terso, non con* 
Tengono gli scrittori. Con questo- com poto, 
s6 vero fossC) si giungerebbe sino agii anni 
di Cristo 66. 

Comunque però sia , non Uìsogna credere, 
per essere il vescoro in una Città, dovesse 
questa ed il itao territorio professare general- 
mente e quietamente la cattolica Religione. 
Anzi ognuno sa , che i Cristiani , sino al tem- 
pio che il gran Costantino ebbe donato la pa- 
ce alla Chiesa , (n) dovettero restarne occulti^ 
e di tempo in tempo soffrir travagli, ed acer- 
bissime persecazioni. Quanto a noi, il colto 
delle Pagane Divinità , ed in special modo 
quello di Marte , al quale i Fiorentini eran 
molto devoti, seguitò ancora ne' primi secoli 
del cristianesimo; e t tempi dell'Idolatria sus- 
slsteron lungamente» finché non si potette im- 
pilarne i materiali nelle nuove Chiese Cri- 
stiane. Avemmo ancora de' Martiri, tra'quaJi 
S. Miniato, ed i luol compagni \ sotto la per- 



97 
•eovttione dell' Imperator Decio, intorno 'al« 

ranno a5o delia riparata salute; e fiDalmente 
non ci mancaron couil>attÌEnenti , nnco doppo 
la detta pace, dagli eretici , e dalle nazioni 
barbare, che ìnondaroQ 1*1 tal ia» 

Premesse le anali cose, si dee coochiadere , 
che l^opìtìione di. chlfissa il trionfo totale del» 
la cattolica religione nella nostra Firenze 
Terso il quinto secolo» è la più moderata, e la 
pia ragioiiei^ble di qualttìiqu' altra. La Basili- 
ea di S, Lorenzo, la quale verisimil mente fu 
la prima Cattedrale della Chiesa Fiorentina , 
£à fondata dalla Matrona Giuliana circa Tan- 
no 385, e cOnsacrarta da S. Ambrogio Vescovo 
di Milano ott'anni dopo» Il Vescovo S. Zano- 
bi la resse per alquanto tempo; durante il 
quale dovette anch'esso star guardingo dalle 
pereecuzioni, e come dicono gli scrittori della 
sua vita, nascondersi qualphe volta tra le sel- 
ve di Casìgnano (^S), forse quattro miglia di- 
alante dalla città ir dalla parte di Ponente. Ed 
ecco in $• Zanobi trovato il vero tra la Pa« 
gaaai e la Cattolica religione. 

Chiesa di S. Stefano a Pon^e 
e incorrwtione de' cadaveri. 

Che i corpi umani sien yasi di creta, per 
fragilità sì fisica ebe Inorale ; è frase dell'A- 
postolo , piena di cristiana filosofia. Qu^into 
al fisico, si manifesta ciò specialmente dop- 
po la mi9rte , quando la putredine opera Tul** 
timo sciogUmeoto. Queslo però non si coin-* 

T. Xl. 9 



98 
pia in tutti Bello «tesso fieriodo di teai|io» 

il genere dell' oltima mulattia , il ttatandé 

stato del corpo, la conditara» e interrameD- 

lo, ne possoD variar la darata. Ne abbbni 

degli esempi mirabili; roa ninno forse tanta^ 

qaanto quello di un cadarere ne' sepolcri di 

d«ttu Gbiesa. Lo riporto tal quale si 1e{$ge 

tra certi ricordi della Casa BaldovinettL 

„ À. dì i4 s^^ttembre 1743) Ricòrdo, co-» 
tue oggi Sabato a ore a2 furono trasferite 
nella nuova sepoltura davanti ali' Aitar mag* 
giore della Chiesa di S. Stefano a Ponte, nu- 
mero dieci casse grandi di morti, e due pic«* 
cole di bambini della famiglia de' Sigg. Mar- 
chesi Bartolommei. In una di esse si trovò 
il cadavere di una Dama di giusta statura, 
giovane di anni ao incirca , eon le carni 
bianche, e fresche; nel volto, e nellevbrao- 
eia , e nel petto era flessibile come se Wse 
morta d'un giorno t'avea i capelli biondi av** 
volti con lunghe trecce, gli occbi cristallini 
non del tutto cbiusi , ravvisandosi la forma 
venusta come dovette essere in vita '^ avea in« 
dosso una camicia di pannolino bianco, aen- 
tfi aver perduto nulla di sua prima condi- 
zione. Fu creduto , che fosse il corpo di Fau- 
stina di Francesco Del Bene^ del popolo dm 
SS. Apostoli , la quale fu sposata nel i633 
a Girolamo Bartolommei , e dovette morir 
senza figli , poiché egli passò -alle seconde 
nozze 1 anno i636 con Caterìoa del Senat* 
Matteo Frescobaldif la cm generazione è 
quella che oggi dora. 



Confonàotk U mente omana U pie medit«- 
«oni di coloro, i quali ignorando i modi che 
tien la nataira in certa sorte di operazioni , 
le credon portentose, e faor d' ordine^ Ep- 
pur le stesse si son vedqte tra gii antichi 
Pagani, le stesse tra le diverse sette eterni 
dosse ed assurde. Cleopatra ^ la Regina di 
Canopo , fu trovata incorrotta doppo ia6« 
Olimpiadi. TulUetta , la figlia di Cicerone , 
doppo più di i5. secoli (76). 

Ma non è solo U cadavere della Faustina^ 
che siasi conservato sotto il nostro Cielo. 
Nella Certosa , non sono ancora molti anni , 
ai scoperse intatto il corpo di Niccolò Ac- 
ciaioli, Gran Siniscalco del Jlegno di Napo- 
polt; nella Chiesa Priorole del Borgo alla 
Collina in Casentino, Cristofano Landino, 
celebre Comentator di Dante ; in S. Marco , 
Gio. Pico della Mirandola , portento di me- 
moria e di scienza ; in S. Cristofano degli A- 
dimari, una figlia di Licinio Serrati; ed in 8/ 
Andrea in>Mercato, un Canonico di Casa Stro«- 
«i, Priore di detta Chiesa , che conservava fin 
le basette. Altri dae cadaveri incontaminati 
rammenta il Migliore, uno nella già Chiesa 
di S. Leo dietro Mercato, ed noo nella Cap« 
palla de'Borgherini in S. Francesco al Mon- 
te, faori della Porta a S. Miniato; dove per 
esserne stati trovati altri in diversi tempi é 
nata T opinion volgare , che quel terreno ab- 
bia a ciò una prerogativa speciale. Final- 
mente tutta la città y è Jfin la Corte medesima 
concorse nel 1719 a S. Croce per ammirarvi 



lOO 

il corpo del Marchesre Lorenzo Salvlatt^ qua- 
si parlante; la sua morte era successa nel di 
17 luglio del i6og, in età di anni ^i. 

Chi volesse altri esempj , potrà consulta- 
re r erudito Discorso del nostro Manni , sul- 
la naturale incorruzione de' Cadaveri , inse- 
rito negli Opuscoli delCalogerà (77), dove ra- 
giona insieme delle cause dello stèsso fenome- 
no , raro sì , ma non soprannaturale^ né per- 
lopiù miracoloso. Fin nelle sepolture comniSi 
della Confraternita della Misericordia, il cui 
cimitero, quando si tumulava incittà, era da- 
manti alla medesima^ esposto a tutte le iiitem- 
"perie dell'aria, sì son trovo ti cadaveri in- 
corrotti, come molti si debbono rammentare. 

Cosa veramente strana! Se si trovava in 
Germania negli andati tempi un cadavere ben 
conservato , colla faccia gonfia, e livida di 
sangue, si diceva che quella era l'opera di 
un Vampiro, o preteso spirito, che aveva 
succhiato il sangue de'corpi viventi , e l'ayera 
insinuato dentro di quello. Quindi sì diissot* 
terrava , si processava, e si condannava ad es- 
sere ignominiosamente bruciato. Un altro sl- 
mile se ne trovava in Italia; questo , se non 
era di persona notorinmente pia , era il cada- 
vere di uno sconjunicato. Questa opinione ha 
regnato una volta fin dai tempìdel nostro Sac- 
chetti, ri quale avendo addotto molti esem- 
pj illustri d/ incorruzione, si maraTiglia tra 
se , come dall'altra parte dicano li religid- 
sì, che '1 corpo scomunicato sia sempre inte^ 
ro (78). Simili contradizìonifnr sabito tolte. 



• tot 

doppoché la sciensa riprese i suoi dirìttr, e si 
fece più valida , e pia potente (79). In vedu- 
ta di' ciò lo stesso Lambertini , poi Benedet- 
to XIV. Sommo Pontefice, ha limitato a |k>* 
chissimi e rari' casi il potersi attribnire a mi- 
racolo r incorrazione de' cadaveri (80). 

Prima d' abbandonare qaest' argamento^ mi 
sia permesso di riportar qai an tatto, che ha 
qaalcbe cosa di relativo , e che è racconta- 
to dal detto Manni nel luògo di già citato, 
in questi termini: 

„ Troraronsi in S. Miniato a monte (ver- 
so il principio di questo secolo) tael ricer- 
care d'altane reliquie, l'ossa d'una donna, 
chiunque ella fosse, sepolta vi da molti se^ 
coli; e quantunque la carne fosse tutta con- 
sunta, pure intatta era l'erba, che frami- 
schiata poll'ossa si vedea: erba chiamata dai 
Botanici Vinca e Pervinca , della quale (per 
notizia somministrata dal Sig. Piero Micheli) 
afferma Marcello Virgilio sopra Dioscoride, 
che solean'ii incoronare le fanciulle nel con- 
durle a seppellirsi. Simile a ciò che si leg- 
ge nel trattate de Praeficis del Ghiariss. Sig. 
Girolamo Baruffa Idi, cioè a dire usarsi ancor 
oggi ìd alcune Chiese tra' cristiani di rico- 
prire il cadavere ette si sotterra , con alcu- 
ne ciocche d'erba , ad imitazione de' Genti- 
li. Questa Pervinca adunque nel riferito sco- 
primento si era cos^ interamente consetvata 
nno allora, che agevolmente si sarebbe giu- 
dicata colta , e prosciugata di poche setti- 
mane innanzi; conciossiaohé ella avesse io- 

9* 



103 

oontaminaU tutta quella pellaccia , che ct« li?, 
cataipente la riveste quando ,é fresca ^ seits* 
cfie le avessero nociuto nofì cbe il terreno ^ 
gli ammali stessi, dalla potredine del cada* 
v'ere quando cV e' fu , condotti. „ Ecco l' in* 
corruzione in altra cosa fuor de' cadaveri. 

Un altro genere della medesima è quello 
che vìen dall'arte, nella quale gli Egnj eran 
bravissimi, valendosi eccellentemente de'bfi!.- 
sami e degli aromi* Tanta forza attribnisre 
loro Fortunio Liceto (81)9 cbe non dolnla di 
asserire potersi acconciar con essi talìnenjte i 
cadaveri da fargli bastare per pi& centlnain 
d'Olimpiadi. L' asserto è confermato dal l'è* 
sperienta nelle Mummie , cosi dette, cbe ci 
sono state portate in diversi tempi e di cui ft 
ne conserva alcuna nel Gabinetto Fisico di S* 
A. B. , nello Spedai maggiore di S. Marta 
Nuova , e presso qualcbe particolare. 

Siccome quei popoli foron dei primi a ere» 
der retermlà dell'anima, e cbe da un corpo 
passasse in altro di varia specie , fincbè for- 
nasse doppo tre mil'anni a vestir le spoglie 
umane jÒa), pensavnno a dare ai cadaveri ed 
ai sepolcri la più lunga stabilità : Àegyptii 
sane (scrive Diodoro Siculo (83) ) omnino per- 
vifacienduQi praesentis vitae tempus pntant , 
futurae vero gloriam, auae virtute compara- 
tur, ma;s^imeex.istimanaum. Doroosnostras'cli- 
versorìa appellanty tamquam brevi tempore 
a nobis innabitandas. ^efunctorum sepnlora 
sempitemas doniosi qùoniam apud Inferos in- 
Gnitnm sit tempus, voeant, Ideo Domas «er 



♦ »o3 

dificandàe comm cootemnont, et circa sepui* 
eroram magnificenliaih, sumcnam staJiom 
operatnqae impendoot 

Ecco con qaesto passo spiegato l'origine 
delle Piramidi 9 de' Sepolcri gravidi marmo, 
delle contraccasse di Tegno il meno sottopo- 
sto alla corrasione e «alle tarme, qaal'é il 
Sicomoro, della studiata preparazione de' cor- 
pi morti, della dispendiosa imbalsamatara , e 
delle fasce di bisso con sì stretti e molti pi i ci 
avvolgimenti* I, poveri invece di balsamo ado- 
pravan Petroleo, Bitame Giudaico, e Sai ma- 
rino. 

S'è volato ancor noi qualche volta (quan- 
tunque sensa nessuna ragione) imitar que- 
st'arte di cui parla Erodoto diffusamente; ma 
c'è mancato T industria, o ci son mancati i 
balsami, e gli altri materiali. Nian cadavere , 
anco de' meglio preparati, di principi , o di 
altri insigni persone, è giunto mai all'anti- 
chità d'una Mummia. 



NOTE 

•OVTBVUTB 

IN QUEST' UWDÉCIMO VOLIJM& 



NB. Le Note delV Autore sano segnate col 
numero arabo, e quelle del Commenta^ 
tare con lettera* 

i) Ricba Qaart. S. Croce T. T. p. 8. 
2) Lo Stefani dice 96 mila. 

[3) Deli»* degli er. Tose. T. 8. p. Sg. 

[4) Cron. Lib. i. Gap. j. 

[5) NoT. i85. 

[6) Nov. 87. 

[7) Nov. 4* Giorn. 6. 

[8) Noy. 8. del Firenzuola. 

[9) Nov. d'Aut.Fior. Londra 1795. pag. Sg. 
'io) Morgante Gan. 11. st. 1 23. e segg. 

1 1) Lib. III4 Gap; 7 st. 5r. 

12) Varchi Stor. pag. 556, 
i3) Prose Fior. P. 3 Voi. 2 p. 3a 
i4) Beoni Gap. L 
Ì5) Stor. Fior. Lifo. IX. pag. 294. 

16) Prose Fior. P. m. V. a. 
17). Maina. Racq. G. I. st. 6. 
18) Ora villa de'sigg. Nerli oggi Morroocbi. 

(19) Incorporate nel palazzo Saiviati ora 
Ricciardi. 

(20) Vedi le Mem. per servire alla vita di 



tp6 MOT % 

Dante, elei tig. Beilr» VeneEta presso lo £at* 
la 1759. 

(ai) Inf. €• 3«. T.S. 

(am) Speroni Dia l<^ della Stor. 

(i3Ì 11 Maiìni con meno probabilità d^ri^t 
il Maio da un albero di questo nome, the fio- 
risce nel Maggio. Vedi T opuscolo con qotsio 
titolo a p. 17. 

(!»4)'Taeit.ÀBiìal. Lib. I> C. 17. 

(i5) Prose Fior. P. liL T. L pàg» ix 

(26) C. I. st. 48- 

(17) Contrassegni. 

(28) istorica noiisia delle Befane , Lorra 
1766. pag. 18. 

(29) Galvano della Fiamma , De reàusgt» 
stis Azonis Ficecomiiit. 

(30) Opere burlesche T. I. pag. io5. 
(3i) Tom. I. pag. 96. 

(3a) Pag. i3a, e segg. 

(33) Lib. II. ▼• 78. 

(34) Tit. de Imm. C. 2. 

(35) Vedasi la Lettera XXIV di quelle d^l 
Machiavelli scritta n nome della repubblica, 
dove al Vicario di S. Gio. si ordina man €orCe 
sopra certi intrusi nella Pieve a Presciano. 

(36) Borgbini Disc. T. '%. 

(37) Villani Lik Vili CI. ,^ Et simile or* 
dine di gente d'arme per lo popolo, et ooti la 
detta insegna , s'ordinò ip contado e distret- 
to di Firense, cbe si cbiamarono le Leghe del 
JPopolo. „ 

<38> Delìx. degli Erud. tose T. i3 p. i8a. 
{39) Vedi sopra a pag. 70. 



ir o T e ro^ 

(4o) Oar àatioo Godìoe di Chi raìrgi Greci» 
e5Ì0teQte nella LìIk Laurt^i». fa tnterpetrato 
e pabbli<^itto dal celebrò Outt. GoecM. 

(4i) Circa ai tempi dei Burghiui, Tom. II, 
pif;. i3, i Medici vestrvàiio di color rodato. 
Noi poi BOD SOQ molti anni che gli abbiaih 
Tedati dimettere il'fés^ da Città » di colof 
nero e eoo coilare alla Spagnola-, per fetti-* 
r4s alla Francese Com^ tatti gli altri. 

(4^) Saoéhetti Nor. 127, i5S, 167 e ai9. 

(43; Pat. 90 aup. Cod. 2& pag. 5o. BiaL 
Gad. none Laar. 

(44) Targioni Prodromo p. 83. e seg. 

(45) Se ne cobta^ di questi Ricettari non 
thidùo di cinque ) il primo de' quali del 1498* 
^i troravà nella Badia di Pire»*© , ed è ram^ 
tnentato dall' Halier Biòl. Medie. Tonto l. 
pag. 4^1» 

(46) Elogi degli Oomlni IIJus. T. I. p. iH3i 

(47) Nella Mte^iab. et. So. Cod. 192. 

(4d) Esiste questo Codice ' pressò i Sìgg. 
Rossellini già del tiirco. 

(4^) I^ Tempòrfbus an. 1397. 

(5o) Mdgalotti , bitiraiilbo sul Fioi; d' A.- 

rancio.- 

(50 Vedi la Prefa«. alla' Biicchercide del 

Bellini. 

(5a) Tomo III. pag. i85. 

(53) Tomo IV. p. 114. 

(54) Stor. p. 5o2. 

(55) AnCtq. M. ˣ?i. Tom. IIL 

(56) Villani Lib. 1« cap. 38. 

(57^^ Vedi Monsig. Bopghini Disc. Tomo I. 
pag* 21 5. 



V- 



lo8 H O T B 

(58) Tract VH. Lib. IV. Rubr. i!i3. 

(59) Tract. VII. lib. IV. Rubr. lai 

(60) Targioniy Viaggi per la Tosieaaa Tom» 
I. pi^. f 8. 

(61) La qaale, fa data da F^rdioiffido II. 
alla Nobil D. Eleonora Montalvi, per la foD- 
dazìone del sao pi^ Isitituto. 

(jSa) Nov. 159. 

(63) Oevr. diver. V. 3. }v 2i4* 

(64) ^tor. Fior. lib. XIV. p. 53a, 

(|55] Nell'anno 543 P al più 549 > 80Coi|do il 
Lami nelle Lezioni d'Ànticbità Toscane. 

(66) Lib. I-K. p. a47- 

(67) Gli ayanci di qìò obe ▼' ebbe già d'C- 
trnscoy e di Romano , non lascian creder cosi. 

(68) Poi in Sestieri , e finalmente dinuo^o 
in Quartieri. 

(69) Questa prese il nome della Cbiesa yì* 
qipa di S^ Maria Sopra à Porta. 

(70) Stefani Stor. lib. L rubr* So e «egg» 

(71) Stor* Fior. lib. L. 

' (jra) Stor. Fior. Gap. i4i. 

(73) Vedi il Brpccbi nello Vite da' Santi e 
Beati Fior. T. L pag. 85. 

(74) De niuitri Urbis Fior. Lib. III. 

(75) Broccbi 1. Cf p. 81 • 

(76) V. i'Epist d'Eraclio, Fortunio lacor 
tO| Aless. ab. Aless* ec* ' ^ 

(77) Tomo VII. p. 343. 

(78) Lettera a lacomo Conti p. asS. 

(79) Vedi a Discorso degli Àccad. diFran- 
da sol Cimitero di S. Salpiaio. 



VOTE t09 

i(6o) De Servorum Dei Beali f. Lib.IF.P. 
J, Cap. XXX. 
(6i) De Lucernit Sepulcr. L. 4* Cap. 6« 
(8a) Herod. in Euterp. 
(81) Lib. n. 



r. XL IO 



no 

NOTE 

DEL COMMENTATORE. 



(a) Si rileva da^ un manoscritto di Bar» 
iolommeo Cenoni esistente nella Riccardia- 
na , che/u pensiero di certo Maestro Antonio 
Frate di S. Francesco, il quale spiegava la 
Divina Commedia in questa Chiesa i di far 
collocare il quadro del Dante, alV effetto 
di ricordare ai suoi concittadini che recu^ 
perassero dai Ravennati le ossa di questo 
grand' uomo, e fargli onore come conveni-^ 
vasi. Altro Monumento gli fu inalzato, con* 
sistente nel Busto di Marmo sopra la porta 
della antica Sapienza in via dello Studio ^ 
oggi trasportato nelV interno; e la di lui 
Statua, che insieme con quella d' Ornerò^ 
d* Esiodo, e di Virgilio furono collocate al" 
V antica facciata del Duomo, quali dopo la 
sciagurata demolizione della medesima fu-^ 
rono trasportate attorno di un Fivajo d' ac^ 
qua stagnante e putrida appiè dello Stra^ 
done del Poggio Imperiale fatto ricolmare 
dal G. D. Pietro Leopoldo, e dove esistono 
tuttora. Finalmente è stato costruito al 
sempre vivo Poeta un Monumento funerario 
nella Chiesa di S* Croce come se in Fi^ 
renze terminasse i suoi giorni f ed ivi fosse 



H O T E Ut ^ 



sepolto; opera vaghissima che ha somtnini^ 
strato materia a degli scritti mollo itige^ 
gnosi tanto prima che doppo la di lei eseau^ 
zione. Il quadro rammentato si espone nel^ 
l'annessa figura. L* Editore della Metro- 
politana Fìinrentina illustrata yfu il primo a 
divulgare in stampa questo Monumento ono^ 
rariom 

{b) Erano e sono così chiamate tuttora 
dal volgo le Cave , ehe sostengono i gradi 
del diroccato Teatro dei Fiesolani. Vi si 
penetra per alcune rotture artefatte. Tre 
di queste Cave servivano per cisterne | o . 
conserve da acqua* Vedi l altre volte cita-, 
ìoi Saggio di OsserTazioDÌ sai MoBomeoti òxX* 
Tantica Città di Fiesole ec. 

(e) Credo di aver ritrovato P Arco in quo» 
stione in vicinanza della Croce Rossa non 
però verso il Mercato y ma dalla parte su* 
periore verso levante. Ile esiste tuttora {se 
non mi sono ingannato) l' impostatura di / 
detto Arco con una modinatura sul fare di 
quelle de' romani^ e sopra di essa unapor^- 
xione delV Arco, È appoggiata alla Casa 
del fu Pietro Grazzini prossima a voltare 
alla via de* Balestrieri ^ o Canto de' Pazzi* 
Sarebbe desiderabile che questo frammento 
di fabbrica non si demolisse per dar luogo 
a maggiori indagini» Forse potrebb' essere 
un avanzo della porta del primo cerchio 
della Città ehe ammetteva al Borgo di S. 
Pietro; per tutti ̀ontiund tal memoria 
merita, di esser comservaia dai possessori di 
quella fabbrica. 



ti» t( Ù f t 

{d) Questa barbarie con^ altrove $i i dei* 
to fifL esercitata dai Longobardi dopo il 
568, conforme era loto costume , inverso 
da ifuello dei Goti. Non è vano il Hpetere 
che i Goti stanziarono a Fiesole y e non in 
Firenze come si ha da Procopio ^ sembran- 
do loro questa nostra Città debole e mài 
conformata; e d' altronde trovandosi espo^ 
sta al continuo passaggio degli Imperiali, 
e degli aggressori j passiamo imtnaginarci 
in quale deplorabile stato la trovassero i 
Longobardi y e quanta poca pena gli co* 
stasse il rovinarla, 

(e) Apparto i Monumenti Romani, e anti- 
romani dei quali si è detto abbastanza ai 
respettivi luoghi. Possiamo vedere dalla 
pianta la meschinità del nuovo fabbricato , 
ossia il centro della Città , eircosctitta dal 
primo cerchio. Consiste in un laberinto di 
vicoli che oggi si ha vergogna a passarci; 
eppure in quesii formarono le loro abita^ 
tioni i signori richiamati dalla campagna 
a ripopolare la nuova Terra ^ colla veduta, 
di aver parte nella pubblica amministra^ 
zione ristretta ai soli cittadini. L'ambizio* 
ne fa superare qualunque incomodità. 

(f) Si è avvertito altrove esser questo un 
equivoco, derivato dalle moderne apocrife 
iscrizioni apposte alla detta Chiesa. 

(g) Di ciò si dubita ancora*, fa bene per 
ia vecchia cattedrale che può esserle stata 
in origine la Chiesa di S. Lorenzo avanti 
che i Longobardi trasferissero la sede Epi^ 



* Ò T È ii3 

stopàlè in san Giovanni, Il Battistero pei' 
altro era in S. Reparata, oggi Duerno^ 
che era Pieife , e contenuta nel primo Cer^ 
càio, 

(h) Niente di tutto questo fino quasi allibi 
fine del Secolo XII; poiché Firenze fu im-^ 
mediatamente soggetta a dei Presidi Impe* 
riali y aifendosi da una lettera di Adriano 
I Papa , che Oundihrando ne era Duca e 
Governatore y vivente ancora Carlo Magno ^ 
td ha provata il Lami che nel io io tanto 
Firenze che Fiesole erano sottoposte ad_ 
uno stesso padrone che era un tal Marchese 
Bonifacio» Addio Consoli e Senatori. Ld 
verità sì è appoggiandomi dll' Ammirato^ 
che la serie dei Marchesi ' della Toscana 
durò fino al 1197 nel qiial tempo essendo 
la maggior parte dei popoli ridotti à li*- 
berta , se ne formò la lega per cacciare il 
resto dei Vicarj Imperiali ^ e degli altri 
Signoti che avei^ano delle investiture feu* 
dali, I Fiorentini da quanto abbiamo rifh^' 
tito , non debbono essere stati dei pHmi a 
scuoterne per l' intero la suggezione , poiché 
l' ufizio del priorato cominciò secondo il 
Manni {prefazione ed la Serie de' Senatori 
Fiorenttni ^ C. 9) l'anno 1282 presso alla 
metà del Giugno. Si crearono in principio 
in numero di tte^ indi passati due mesi ne 
furono eletti sei, cioè uno per sesto ^ poscia 
fino in otto y due per quartiere. A* Priori^ 
correndo Iranno 1*92, si aggiMinse il Gonfa^ 
loniere di Giustizia, onde di tale ufizio 
€antò Anton Pulci 



Ili g O T E 

yy JFirenie gof»ernqggi sua grandizia 
Per otto popolati , q^e spn Priori , 
E^ un Gonfalofiièr della fS-iqstizia, 

(ì) E fra queste induòitatamenie la nom 
stra neti* epoche altrove acceleriate. 

{k) Cosa che si farebbe presto qualora là 
penna fosse spregiudicata j e diretta da chi 
sapesse contentarsi di pochi ma sicuri do^ 
cumenti che ci sono rimasti y non curandosi 
di voler mostrar dello spirito , oye non f aer- 
ei a duopo che del buon senso , col riempire 
le molte e larghe lacune che incontrerebbe 
in questo studio spinosissimo. I Sigg. Lue» 
cf^esi ce ne offrono un modello squisito nel^ 
le memorie e documenti per servire all'Isto- 
ria della Città e Stato di Locca , lavoro che 
non si può abbastanza lodare j di varj ri^ 
spettabili socj di quella Accademia Luc^ 
chesey alla quale . immeritftmente sono a- 
scritto* 

(/) Sì è altrove procurato di smentire 
questa falsa opinione. 

{m) Ci è veramente sensibile il dover rx- 
petere spesse volte le cose stesse , e temiamo 
che questa sia una ragione di pia per stan^ 
care la pazienza dei tjLo^tri leggitori ^ mu 
dopo stabilita una massima bisogna essere 
coerenti* Mon si tratta di revocare in dub^ 
bioj com^ altri hanfafto, gli atti e le ieg- 
gende del S^nto Vescovo Zanoki, ma di 
d^hitar^, secondo la nostra maniera di 
vedere , che egli pòssa a^ere abitata una 
Torre edificata cinque à, sei buoni secoli 



NOTE Il5 

dopo il tempo nel qaàlt si fa s^ii^ere. Tale 
anacronismo costituisce apocrife molte cir^ 
costanze cìrkà la f Amiglia dèi Santo j molto 
più che il Lami crede che Za no hi sia un no- 
me Orèco, Noi non disputiamo: promoviamo 
soltanto dei dubbi sedando i deboli lumi, 
che ci somministra la storia , e la costruì 
zione delle nostre fabbriche ^ non essendo 
del nostro istituto il ravvii^are delle di- 
scussioni che hanno fatto perdere un tempo 
prezioso a molti uomini dotti ^ che si sono 
smarriti nelle loro faticóse ricerchete vane 
confutazioni , quando avrebbero potuto es" 
sere utili al genere umano facendo un mi* 
gli ore impiego' delle loro cognizioni, 

(/») Accadde ciò nel 3ìò della nostra Era» 



FINE dell' UNDECIMO VOLUME. 



/ 



.^.v 



INDICE 



D£LL£ MATERIE 



PettiUnzia del ìH9 • • t • Big 
Modo antico di eucinùne • • • • 
Frequenza delle Qsterit ^ • • • 
Torre , e casa di Dante • • • • 
CaUndimaggio » J^rragoffto , Befane, $ Pie 

rueolonef. » • • • ^ • 
A$ili Laici ed eccUtiaHiei • • • 
insegne Cifficke e Militari ^ . . • 
Medicina, Chirurgia» Farmacia e Projun^trìa 

Arte di Lana 

Archivio Generate , deposito diPro$QeoUi 
Lastrici antichi e moderni • • * 
Carattere Razionale • . f • f 
Firenze ppimitif^a • • • * • 
Principj , e Promulgamento della Cristiana 

Religione • . . . . 
incorruzione de' Cadapwi^ naturale ed arti fi 

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OSSERVATORE 

'' SUGLI CDIFIZI 

DELLA SUA. PATRIA 

qVABTA EDIZIONE 

■SIGUITA SOPRA QmiXA VKL l8ai. 
CON ATWKHTI E CORREZIONI 

^Et. SIG. CAV. PROF. 



TOMO xir. 



GIUSEPPE CELLI 

1831. 



/ 

# 

i 



r 



FIORENTINO 



QUARTIERE S. SPIRITO 

PARTE PRIMA. 

Chiesa dì S. Spirito de^PP. Agostiniani ^ 
e Storia delP Architettura. 



E 



_ ornai lang'ora, che l'Arcbitettura mi at- 
tende dintorno a questo Tempio, perchè io 
Sarli di lei( i) [à). Mi addita qai il bel disegno 
el Brunellesco in forma di croce Latina, la 
sveltezza delle colonne » l'ampiezza del vaso, 
l'eleganza d^lle . cappelle. Nel mezzo della 
detta croce comparisce il coro e T aitar mag^ 
^òre di mdrmi.nni; elevato coH'opera di GÌo. 
Uìicclni. La sagrestia ed il Vestibulo della the- 
dèsima è del Cronaca; il campanile, i chiostri , 
ed il convento, son condotti con i modelli di 
Baccio d' Àgnolo e del Baonta lenti. Tutto è ri« 
dente, sontuoso, elegante. Cosa cbe veramente 
sorprende ! nel tempo stesso cbe si faceva la 
gran fabbrica del nostro Duomo, la Repub- 
blica dava sovvenzioni per eriger quella di S.' 
Croce, di S. Maria Novella*, e di questa. 



4 

Se in parlando di qa68t*arte, la pt& neces- 
saria delle tre belle ^ io rolessi partir dali'epo* 
ca U più remota y converrebbemi risalire agli 
Etruschi 9 primi nostri padri e maestri. L' or- 
din Toscano essendo il più semplice ^d il più 
solido di tatti gli altri > si vuole ancora , cb'ei 
sia il primo ed il principale {b). L'uso de'por- 
tici all'insresso degli edificji più maestosi 
▼iene attribnìto da Diodoro Siculo (2) a questa 
nazione (e). Quindi lo studio delle proporzioni 9 
e la simmetria delie parti. Ma d'etrusco poco 
ci resta , se non si ricorre alle t<NTÌ sparse per 
la città, dette primitive} ed ai residui delle 
mura di Fiesole , Cortona , e Volterra ; mara- 
TÌgliose per la mole delie petre^ cui Tetà non 
ha saputo distruggere. 

Dei tempi Romani non esiston che ruderi 
sparsi , e le colonne di granito nel Tempio di 
S. Giovanni. Fabbrica Gotica (d) è sen^a dub- 
bio la Basilica di S. Alessandro 6ai monti di 
Fiesole (3); Longobarda quella del già detto 
nostro Batistero , e la loggia di S. Iacopo ol- 
trarno. 

Ma v'ha un'altra chiesa in Firenze , sotto 
il titolo di S. Apostolo; o dei SS. Apostoli, 
alla quale ninno nega mille anni alme|sa di 
antichità y ed il pregio dell'ottimo gusto. Ne 
sia o nò stato fondatore l'Imperador Carlo 
Magno ( che è comune opinione ) ella é un mo- 
numento de' più rari in architettura. Giorgio 
Vasari conoscitore egregio di tali materie , ne 
die l'appresso giudizio (4): 99 Migliorando aU 
quanto in Firenze l'architettura , la chiesa di 



I 

5 
S. Apostolo ^edificAta da Carlo Magno > fa ao« 
corcbè piccola , At bellissima maniera ; perché , 
oltreché i fasi delle colonne sebben di pesz i , 
hanno molta grazia, e son condotti con bella 
minora; i capitelli ancora e gli archi girati per 
le Toiticciuole delle due piccole narate, mo« 
strano che in Toscana era rimaso , ovvero ri- 
sorto qnàlche bnon artefice: insomma Tarchi- 
tettnra di qaesta chiesa é tale, che Pippo di 
Ser BmneMesco non si sdegnò dì servirsene per 
modello nel far la chiesa di S. Spirito , e in 
qaella di S. Lorenzo nella medesima città „ {e). 

Il gusto barbaro dei Goti , e più quello peg- 
giore dei Longobardi , dorò fino al secolo X[ 
dell'era cristiana. Le loro fabbriche eran gran- 
diose, e costruite con grandissima solidità; ma 
l'irregolarità del disegno, la mancanza di pro- 
porzione, e la ridicolezza degli ornati , hanno 
lor meritato il disprezzo dei buoni tempi mo- 
derni. Dice l'Ab. Raynal , che quel genere d'ar- 
chitettura era nato alle foreste de' Druidi , dal- 
l' inaita zi on degli alberi, che f Orman colle loro 
Tette acutissimi centri, e conducono colla pie- 
gatura de' rami all'invenzion dei festoni (5). 

Le mura delle città costruite in quel secolo, 
« nei due posteriori, le cattedrali, e le torri 
sacre e profane, furon quegli edifizj, i quali 
se non giunsero all'eccel lenza dell'arte, la pre- 
pararono almeno. Non pi& gli schiari , come al 
tempo de barbari , ergevano le gran moti sotto 
la sferza ; ma la magnificenza delle repubbli- 
che, allora nascenti, le disegnava, l'eleganza 
d^li /architetti le dirigeva. 



6 

j^ifense» che ebbe da principio riBtrettbsl- 
mo U f^fP I nel 10^8 preeead aispluirlo. Circa 
allo atei|po tempo oomiDciarono quelle torri , 
le quHli terrivan come di fortezze alla difesa 
de' cittadini (/*). I nostri ponti sull'arno, ec- 
cettuato il \eccfai09 si sBCcessero V an dopo 
l'altro circa la metà del secolo XIII, e nel 
jig6 appunto fVi gettata la prima pietra della 
nostra Metropolitana. 

Trai più antichi Architetti Italiani si nomi* 
na Qu certo Buono o del Buono ^ di coi s'ignora 
la patria. Questi se non fu di Firenze 9 il Va- 
sari almeno lo qualìfica com'uno de' contri- 
buenti al rinascimento dell* ottima architet- 
tura presso di noi (6). Visse circa il 11 48; ed 
in quest'anno appunto inalzò la torre di & 
Marco in Venezia. 

Senza di costui non ne trovo altro che abbia 
preceduto <|uel celebra Puccio^ di cui scrire 
il Baldinucci (7), che in Firenze fabbricò con 
auo disegno la chiesa di S. Maria sopr'Àrno nel 
.1239, e in Napoli fini il castello di Capcmna, 
poi della Vicaria y e Gtstel deir.Uovo. Contem- 
poraneo ad esso fu quell'Iacopo o Lapo, che 
altri dicon Tedesco, altri Toscano, ed ora è 
padre, or'è maestro del celebre Arnolfo^. Co- 
munque siasi 9 Lapo diede a Firenze parecchie 
fabbriche , fra le quali quella di S. Salvadore 
del Vescovado y e fu jl primo che proponesse 
di coprir di macigno le nostre strade f che rie- 
scon SI comode. Arnolfo poi con maggior intel- 
ligenza di Lapo diede il disegno delle nostre 
terze mura, da belle torri interrotte > ed eresae 



T 
intra gli altri edificj la gran Chiesa di S. Cro« 

ce» e quella più maestosa e più ricca di S. 

Maria del Fiore- Si giooge con esso sino 

al i3oo. 

Visfier nello stesso tempo, e forse furono 
S€M>lari d'Arnolfo, quej due frati conversi Do- 
menicani» i qaali costruirono S. Maria Novel- 
la, capo d'opera di eleganza, fra Ristoro, e 
fra Sisto. Cosa mirabile a dirsi! due frati la 
principiarono, ed un terzo > per nome fra Gio* 
da Campi, la terminò. 

Quan.do il secolo XIV, non avesse avat'aU 
tri che TOrcagna , n'anderebbe abbastanza 
glorioso. La loggia sulla piazza di Palazzo Vec^ 
chio,ed il tabernacolo della Madonna d'Orr 
sanmichele, son d ne opere, dove si vede il ta- 
Jento deir artefice in lotta colla barbane del 
tempo. Ma vi fiorì pur Giotto, clie fece la 
torre della cattedrale nel i334, e più tardi il 
Branellesco , che ne fece la cupola : siamo aU 
r ultimo del secolo XV. 

S'io volessi noverar tatti q^ei nostri che 
operarono allora, non dovrei lasciar indietro 
ne Leonardo da Vinci, che ebbe parte nella di- 
rezione del così detto canal Navilio nello stato 
di Milano; né Antonio Filarete, né Antonio 
Av^erliuo, tra'qaali due (seppur son due) si 
disputa il disegno del grande Spedale di quella 
città. Ma io mi limito solamente a quegli cbp 
adornaron più che altro la patria , come Leofi 
Batista Alberti , del quale i opera la chiesa 
della Nonziata (g); Micbelozao, il quale die 
V idea a Cosimo U vecebio d^l suo bel palazz<> 



8 
in Tia larga; e per tacer d'altri, Gioliano e 
Benedetto da Maìano fratelli, de' quali il se- 
condo lasciò raemona illustre di se nel |ia« 
lazzo di Filippo Strossi. 

Ma l'epoca la più grande è qnella dei Bao- 
narruoti. La sola biblioteca Medicea di S> Lo- 
renzo, e la sagrestìa naova della stessa chie- 
sa, nióstran ch'ei non invidiò in Architet- 
tura , come in nessuna delle Belle Arti , ne 
Atene, né Roma. Vogliam noi veder in con- 
fronto un secol coH'altTo, Michelozzì e Bno- 
narruoti , in una medesima fabbrica? Tor- 
niam dinuovo al palazzo Medici in via larga. 
Cent'anni dopo terminata l'opera, venne in 
idea ad uno dì quei Principi , di ridurre in 
in pia comoda forma le finestre terrene delle 
cantonate, che era n alte, e ferrate a guisa 
di carcere, come un tempo si praticavano (8)^ 
e ne fu data la commissione al Bnonarraoti. 
Si trattava di unir l'antico col moderno, il 
rustico coir elegante, l'Etrusco al Romano. 
Qual contrasto ! Ma da un' altra parte, qual 
felice riesci mento! Bisogna vederlo sul posto, 
e riflettervi (/i). 

Una quantità di studiosi, cercarono d'imi- 
tar quel grand'uonio; ma niuno il higgrunse. 
Nonostante promosse l'arte a segno, che s'io 
dovessi rammentar tutti quegli Architetti, 
che il seguitarono, mi converrebbe un caia* 
togo troppo lungo. Dò adunque uno sguardo 
generale alla città, ed unisco fabbriche e prc^ 
fessori, comunque mi venga fatto. 

Mi si presenta il prima Bartolommeo Am- 



9 
mannatiy ed il pahiso de'Maiicliesi Giugui 

condotto col . stio dwegno; quindi Bernardo 

BaonUilettti t e la loggia del grande «pedale 

di S. Maria Naova; Gio* Ant. Dosi, ed il 

palazzo Areiveflcovile ^ Giorgio Yaaariy e la 

grandiosa fabbrica degti ufiz). Il cortile dei 

Salasso non finito degli Strozzi fa la gloria 
l Lodovico Cigoli , sostenitcnre non meno deU 
la pittura , che dell' architettura vacillante. 
Gio. Caccini v'ebbe par la saa parte. La fao* 
ciata del palazzo Dardinelli ^ ora Panzanini 
in via larga, rammenta Santi di *rilo; la 
chiesa e faceiata di S* Gaetano degli Anti- 
norì, Matteo Nigetti^ e Gherardo Silvani y e 
finalmente il. palazzo de'già Rondinelli sulla 
piazza de' Mozzi ^ Alfonso Parigi» All'ingresso 
del presente secolo arresto le mie osserva- 
zioni , né mi permetto Ai rammentar altri 
cbe ì doe Pdggini; Giulio, che disegnò in 
S. Croce il deposito del Galileo e Gio. Ba- 
tista 9 ch'eresse la chiesa dello Spirito Santo 
solla costa (l'V 

Né solamente fioriron sull'arno maèstri pra« 
tici di quest'arte; ma non mancò neppure 
chi ne scrivesse 9 e lasciasse precetti. Giuseppe 
Salviati per l'architettura civile, pubblicò in 
Venezia nel i55a la regola di far perfetta- 
mente col compasso la voluta e del capitello 
Ionico, e di ogni altire sorte* a forma di 
quanto prescrisse Vitruvio (A). Parimente 
Gherardo Spini, segretario del Card. Ferdi- 
nando de' Medici , lasciò tre libri degli or- 
namenti d' architettura. Restan essi, mano- 
scritti nella libreria Nani di Venezia. 



- I 



IO ' 

Qtento airarchitetiura militate oòii é da 
lasciarsi indietro NiccolÀ Machiarelli, ne' li- 
bri della guerra. Quindi Girolamo Magg^ 
Angliiarese nel i564 pubWieò no' opera ce- 
lebre della Fortificazione dèlie citlà. E final- 
mente Buonaiulo Loriniy favorito di Cosi* 
mo If scrisse nel medesimo genere nn ampio 
trattato 9 di cai comparve la parte prima nel 
1597; ed una ristainpa con tatto 'Y intero 
nel 1609 (/)• 

Ma dove lascio te, Vitrwio FioreiitiiiOy 
cbe fra le tante facoltà del tao ingegno , 
quella sopr' ogni altra eoltttagtt, che alla 
scienza architettonica tigaida^ra? Vrske Leon 
Batista Alberti nel secolo XV 9 e viaggiò e 
stadio per erudirsi in detta faccrftà , o come 
dice il Vasari attese a cercare il mondo y e 
misurare Tanticbitii. Frutto delle me iati- 
cbe furono l dieci libri dell' arcbitettnra y i 
quali comparvero la prima vnlta ' in latino 
nel 140^9 ed in italiano in pio, e diverse 
edizioni. Ninno mai, al parer dei periti in 
quest'arte 9 ne scrisse con tanta cbiareaza, 
né con tanta profonditè. 

Cbiodo quest'articolo con un'opera 9 cbe 
meriterebbe d' essere , se non pia conosciuta , 
t^& almeno studiata > affio d' imitare il pìi 
bello dell'Arte, i coi niiodeUi son dentro le 
mura della nostra patria medesima. Ella ap- 
partiene al celebre Ferdinando Ruggieri , e 
fu stampata nel 179^9 solfo gli aospic) degli 
ultimi Grandocbi Kedici , Cosimo e Gio. Ga^ 
alone j in tre volami in foglio > eoo questo 



titolo: Studio d'àroh/tetttiré «ivile tulle fab* 
brichc di Firente (m). 

Di qaasto medesimo gasto é l'altra divisa 
in doe parti, e pobblicata nel 17899 sotto 
la diligente caru del Sen. Gio. Batista Nelli. 
Ella raccbinde le piante ed alcali della no*- 
•tra Metropolitana , e della libreria di S. Lo- 
TeoiOf « ne forta quel titolo (n). I pezzi di 
queste dna opere son tntti misnrati , e posson 
Borrir di gaida a qnalonqne siasi ben otàh- 
nato edificio, architetti , ingegneri , eapimao- 
etri» e possessori potenti 1 cbeins lente o ador- 
nato palagi 9 attingete a questi fonti la sim* 
metrìa, l'eleganza, ed il gusto (0% 

y, Compendio Storico delV Jrehitettuta. >, 

9, L'A^rcbitettora ebbe orione tra 1é na- 
sioni orientali , e progredì del pari con l'agri^ 
ooltora. La storia ci ammaestra che i So« 
.Trani dell'Egitto, di Babilonia , e di Nini ve 
fecero eseguire immensi lavori per ornare le 
loro capitali ; lo che prova non solo i rapidi 
progressi delF architettura, e di tutte le al- 
tre arti sussidiarie in quei remotissimi tempi , 
nei quali la Grecia e l'Italia con tutto il re- 
sto aell'Enropa altro non erano che foreste; 
ma ancora il celere sviluppo della matema- 
ticbe, della scultura e del disegno , che ser- 
vono alta distribuzione delie masse ^ ed al 
loro abbellimento, secondo le circostanza e 
¥ oggetto dell' edificio. 

91 L'Egitto iofìrtti si rese celebre per la 



grande»M « per la niiig4ìficeli«li delle «aefab* 
bri che : la descriciona dei • sooi . tempU i oTe 
tutto si ponera in oppra per onorare le dÌTinltà 
tateJarl di ciascheduoa città 9 . sembrerebbe 
favotoea §e non foste co»feriiiata 4»\ più ao« 
ereditati fl^rittori , e se nooresifl^esaero aneora 
gli avanci 99. 

,, Le plrdaiidiy.il laberinJbQy i «paosoleii e 
^diversi altri i^ov^mn^ott «trav^c^nti» sobo al* 
trettante prote df Ila graad«z«a 4i «iiì'no di 
qae^lla nazione, e d^Ua petiKìa ^singolare delli 
ai^obitetti in tali opere ifnpìegiiti » conforine lo 
dimostrò il dotto Professor Del Rosso nelle 
sae ricerche sa T architettura ^iftiana (^y al 
qual libro convien che ricorrano tatti coloro 
che Togliono iatornci a.^lBitla materia acqvd« 
stare estese nozioni ,^, 

9, Se gli £lgJa(aDÌ gians^ro ad ina bare Tasti 
edìfizj, oTB le colorane) 6 le statile erana inno- 
merevoli» è certo ohe la graade&za ^ la soJklitÀ 
ne formavano ilpregio pvinoìpàle, e tj tene- 
yan luogo.delle bellezze deirarte* £d in vero 
eglino non conobbero quella beUa qrdiiìanaa 1 
il di cui aspetto mostra l'uso degli edi6zj che 
ne sono decorati^; ma con tentandosi; sol tanto di 
proporzionare al, loro bisogno T altezza e la 
grossezza di questi sostegni , che sovente Ta« 
riarononetli ornamenti accessqriii. e nella fi- 

Sora, senza accorgersene abbozzarono li or- 
ini dell' architettura 9 che poi furono dai 
Greci Cfiratterizzati e distiate ,,» 

99 Egli è oramai incon tra (it^ bile che 1 mo- 
numenti Egizi^ani offrono il germe di tutto ciò 



i3 
éìi«^ i Greci seppero scooprìrvi , aHorchè inva- 
gUiti delle vere belleiie dell'arte, si stadia- 
▼ano di perfezionare le opere dei loro maestri. 
Allontanandosi dal gasto clie gli Egiziani ave- 
▼ano per lo straordinario e per il gigantesco, 
i Greci nf segnarono alle loro fabbriche propor- 
zioni determinate; e fissarono la regolarità del 
loro aspetto: in ana parola stabiliron ciò che 
nppartiene alla disposislone ed alla unione del- 
le parti in qaella scambievole armonia , da cui 
«leriTaroiìO gli ordini completi. ,, 

„ Non parlerò della origine del l'archi tetta- 
r.i cirìle, né dello sviluppo progressivo delli 
orflini: dirò soltanto che tre son queWì derivati 
dai Greci , cioè il Dorico , V Ionico, ed il Co- 
rìntio, ai quali gli Italiani aggiunsero il com- 
posito, che dell'Ionico partecipa e del Corin- 
tio, ed il Po^cafio desunto dal Dorico. Gli or- 
dini Greci producono tre diverse. maniere di 
costrazione, la solida^ la mezzana , e la delica- 
ta « derivanti dalla severità del Dorico, dalla 
^f^ntilezza dell'Ionico, e dalla ricchezza del 
■^Corintio (io) ,,. 

„ Non deve quindi recar maraviglia , avverte 
Monsignor Passeri, se i popoli che occupavano 
TEtraria, originarli della Grecia e dell'Asia, 
ritennero sempre nei loro edifizj le tracce delle 
proprie costmnanze „. 

„ Partendo da qoesto principio,, si rav- 
visa neiramfMCZZa delle mura erette con 
pietre smisurate che si sostenevano senza al- 
cuna specie di cemento, ed in forza solo del 
proprio loro peso, la maniera Egiziana , presso 

T. XII. * 



f4 

a poco in questa parte comnne a tutte le 
altre naxionì orientali; e si attribniscoDO, con 
i moderni eruditi^ gli ornati architettonici , 
• e la introdazione di qualche ordine con co- 
lonne, a quei Greci condotti in Etruria da 
Demarato di G>riutOy dicendoci Strabone (ii) 
che l' architettura 9 egaalmente cbe tutte le 
arti di gusto, furon presso i Toscani arric- 
chite e perfezionate per mezzo dei suoi com- 
patrio tti ,y. 

Gli Italiani furono dunque debitori ai Greci 
già inciviliti del perfezionamento delle arti , 
e sopra tutto della introduzione degli ordini 
di architettura: probabilmente il Dorico solo 
fu quello che si portò in Italia, poiché crasi 
allora per tutta la Grecia propagato, seb- 
bene non per anche uscito dalla sua infan* 
sia , e sempre trattato su le primitive pro- 
porzioni degli Egiziani „* 

„ Ingentilitosi con V andar del tempo que- 
st'ordine, senza per altro abbandonare il suo 
carattere di robustezza , f u , ce ne ammae- 
stra Vitrnvio (12] dai Toscani trattato coflT 
particolari disposizioni; ma sebbene venga 
impropriamente chiamato Toscano ^ pure non 
deesi riguardare che come un'ordine DO" 
n'co depresso, e dèstituio di guali$Bque 
arnameniOy tale essendo l'aspetto sotto il 
quale lo hanno ravvisato coloro che ne scris« 
sero dopo il risorgimento dell' Archi tettu-* 
ra (o) „. ^ 

„ Stabilitasi frattanto sopra ferma base 
quella nascente popolazione che foudà la 



ritti dì Roma 9 ti furono chiamati ì To« 
scani per introdarne le arti , e qaant' altro 
era necessario al viver sociale. Questi vi re- 
carono la propria loro architettura ^ e se ne 
valsero nel costruire la cloaca màssima edi- 
ficata ai tempi del vecchio Tarquinio j ed 
in poche mura innalzate attorno al campi- 
doglio: siffatte opere tanta maraviglia desta- 
rono nei primi romani, che già s'immagina- 
vano di poter gareggiare , in fatto d'architet- 
tura, con qualunque altra nazione ,,. 

9, Quest'arte fece presso di loro lentis- 
simi progressi; imperocché la indigenza, e le 
spesse guerre nelle quali s' impegnavano , 
eran per essi a coltivarla d'impedimento: e 
r istesso avvenne in quanto alle altre y non 
escluse neppure le arti più necessarie. Ma 
ona lunga serie di vittorie avendo condotti 
i Romani nella Campania, nella Sicilia, nella 
Grecia, nell'Asia minore, nella Siria, e nel- 
l'Egitto; ed i loro generali reduci da tali 
spedizioni, avendo portato a Roma, qaali 
trofei, le immagini in rilievo delle città sot- 
tomesse, e delle principali fabbriche che le 
adornavano; fu allora che questo popolo con- 
quistatore incominciò ad avere idee e gusto 
per l'architettura, e bramò che la patria dei 
vincitori non fosse meno magnifìca dì quella 
dei vinti. L'antico amore per la povertà cede 
appoco appoco alla passione di fare un oso 
brillante delle ricchezze che si erano acqui- ^ 
state , talché sotto il regno di Augusto , con 
lo, spoglio dell'Asia, e con gli artisti Greci 



i6 ^ 

condotti a Bomdi rarclìitettora ri giHnie al 
più alto grado di inagnìBcenza e dì splendore. 
Questo Imperatore ebbe a booa diritto Tarn- 
bizione di ripetere soTente che lasciava di 
marino una città, cbe avea trovata di nuit- 
toni (i3), perciocché nalla trascurò che ser- 
Tir potesse al più splendido ornamento di 
quella capitalcf portici} bagni, basilicbe, 
templi, circhi, teatri, acquedotti ec: tulio 
Ti fu innalzato con sorprendente celerità ,y 

,, Da Augusto in poi, rarchitettura co- 
minciò ad imbastardire; e s'introdussero nei 
capitelli Tarli oggetti straTaganti. Questo abu- 
so, rimproTerato da Vitruv io, fece travedere 
che i Romani si sarebbero ben presto, per 
un eccesso di magnificenza, allontanati da 
quella dignitosa semplicità, con la quale eran 
stati fino allora trattati gli ordini Greci» Il 
lusso straordinario produsse dunque l'ordine 
Composito f chiamato ancora romano, e trion- 
fale: se ne Tede il miglior modello in Rama 
ne ir arco di Tito. La profusione degli orna* 
menti fu spinta tant' oltre nelle terme di Dio» 
clezianOi cbe tì era sempre il pericolo di ri« 
manere schiacciati dai rilicTi che tratto tratto 
si staccavano dalle Tolte, e dalle pareti ,»• 

4, Se gli artisti Greci recarono in Italia la 
buòna architettura, furono anche gli autori 
di quelle straTaganze che tì s' introdussero in 
appresso , lo che é fino alla evidenza provato 
da una lettera che Tlmperator Trajano scrisse 
a Plinio. Questi essendo proconsole nella Bi- 
tinta , richiedeva architetti della capitale per 



'7 
dirigere le &bbrìebè, che coli doTeano ri^ 

pararsi y o costmirsì ai naoro: ma T Impera- 
tore gli rispose che in Roma non erano abba- 
starna gli Architetti per gli edifizi che ri s'in- 
nalzavano, e gli fece nel tempo stesso com- 
prendere , che più dì chìnnque altro egli era 
in grado di averne degli abili, imperocché si 
costamava tattora di farli venire dalla Gre- 
cia (i4) ,r 

91 Frattanto Timpero del mondo, si avvici* 
nava al sao cadimento, e le arti dipendenti dal 
gusto con quello declinavano: V architettora 
in specie che trae alimento dalla opulenza dei 
popolile dei Sovrani , degenerò a tal segno, 
che di arte bella non le era restato che il no- 
me; e finalmente, rovesciatosi il romano Im- 
pero, sotto le sue rovine rimase sepolta (p), ,, 

,, Quest'arte, per opera dei Greci, rivisse 
alcun poco sotto il regno di Costantino , nella 
edificazione di Costantinopoli: Tistesso avven- 
ne in Italia pei saoi nazionali, allorché vi s'in- 
nalzarcNio innamerabili Basiliche per la pro- 
pagazione del naovo calte. In tale opportunità 
furono rovinati antichi monumenti onde por- 
ne in opera i materiali per la costruzione di 
quelli del cristianesimo (i5); ed allorché i ma- 
teriali degli antichi edi6zj vennero esauriti , 
convenne ricorrere a quelli che attesa la loro 
località, erano più comodi, e di minor dispen- 
dio: lo che produsse quel genere d'Architet- 
tura , ohe Gotica o Tedesca abusivamente è 
chiamata , giusta la opinione di Leonardo Are- 
tino, ff 



-2 



i8 

I, Ma il dotto inrofetsora SelMstiaiio Gi»nipiy 
cbe oggi è r ornamento più bello della Uni^ 
Tersità di Varsavia (i6), ampliando ciò che il 
taratori y il Maffei^ ed il Tiraboscbi aveano 
con l'appoggio di storici documenti digià di- 
mostrato , ba fatto noto cbe i Goti non banno 
in conto alcuno contribuito alia distmzione 
degli edifisjy e dei ikionumenti italiani 9 e che 
neppure sono stati gli inventori dell' arcfailet- 
tura cbe gotici^ comunemente é appella: egK- 
no trovata l'aveano in Italia fino «dall* epoca 
della lorb invasione; e v'era stata Introdotta 
dagli stessi Italiani, cbe nei costumi ^ nelle ar- 
ti , e nelle lettere aveano degenerato dai loro 
gloriosi maggiori. Quindi lo stile di Architet- 
tura praticato prima e dopo la iovaaione dei 
Goti fino al XU secolo^ può chiamarsi Bonna- 
no barbaro, o gotico antico, per caratterizza- 
re l'epoca in cui era generalmente invalsa tan» 
ta corruttela, la quale si mantenne fìro al se* 
colo accennato. Succedette all'antico il gotico 
moderno, o greco italico, così detto dal Pro* 
fessore Giampi, ed introdotto dopo il dominio 
dei goti, e dei Longobardi, dai greci veDiit4 
allora in Italia, e dagli italiani recatisi in 
Grecia per le crociate: questo stile prevalre 
fino al Xì\ secolo, e precisamente fino ai fe- 
lici tentativi del Brunellesco , che ebbe la glo- 
ria di far risorgere il greco remano. „ 

„ JNeir ùltima ejoca del gotico, si erano in 
Toscana segnalati un certo Buono o delBac»- 
tio, Puccio, Lapo o Giacomo, Arnolfo, l'Or- 
cagna, Giotto^ Nlccola,e GioTanni Pisani, e 



ig 

molti altri che non mancnyano di genio , « che 
«▼rebber potuto rendersi immortali se a tesser 
▼rssotò in un tempo pia propizio alt' arte che 
professavano: conveniva aUora mostrare una 
certa singolarità , ed un certo talento per vin- 
cere gli ostacoli relativi alla statica degli edi- 
dìzj , per procurare a questi la maggior legge* 
rezza apparente, e per occultare- i mezzi ne- 
cessari a raccogliere le acque piovane , ed a 
dar loro il conveniente scolo {q) (17). „ 

,, Dopo gli artisti da me nominati, nacque 
il Bruneliesco^ restauratore dell'architettura. 
Riepilogando intorno a quest'uomo immorta» 
le 9 ciò che- è stato iscritto' da diversi storici y 
si scorge che guidato da uno spirato tanto 
esatto quanto profondo, egli giunse a supera- 
re tutti gli ostacoli derivati dal cattivo gusto 
per le gotiche stravaganze , che per ogni dove 
dominavano allora, e fu il primo a far risor- 
gere dalle sue rovine la bella architettura a n-^ 
tica, sepolta da dieci secoli nella più vitupe- 
revole obblivione.. Il Brunellesco -operò siffatto 
rinascimento col disegnare tutti gli edìfìzj di 
B.oma,con lo investigare ogni loro bellezza, 
e col mettere in opera i cinque ordini usati 
dagli antichi, siccome lo attestano i di lui la- 
Torì eseguiti prima del \^f\^y?Ltìno della sua 
morte, e prima che il Bramante y Leon-Bati- 
sta Alberti , il Michelazziy Francesco di Gior^ 
gioy il Cronaca i Baccio d* Agnolo, e molti 
altri contemporanei ornassero i loro ed i fi zi con 
gli ordini regolari di architettura romana. „ 

„ À.pertasi imft carriera cotanto lutninosa 



30 

ftgli artifttì f i quali arditamente poleano acor- 
rerla mediante on trattato coni posto dall'Ai- 
l)erti , chiamato perciò a buon diritto il f7- 
truvio Toscano, molto non tardarono ad ap^- 
parire il San Gallo y il Sancitali \\ Palladio 
ì\ Serlioy il BarozziyC lo Scamozzi tra i prt- 
marj artisti dei secoli XV. XVL Ad essi soc- 
cedette Miche bngeio Buonarroti: questo gran- 
d' nomo emancipandosi dalla semplice e pvp- 
gata maniera, e lasciandosi trascinare dalla 
violenza dei suo genio straordinario ed origi- 
nale , fa cagione che altri artisti, ì quali vol- 
lero seguirne l'esempio e partecipare agli elo» 
gi che tutta Europa tribù tara a quest'uomo 
divino, smarriroD il retto sentiero, e lascian- 
dosi dirigere da grossolani capricci, commise- 
ro una immensa quantità di abusi, di licenze, 
e di assurdità, che ingombrarono ben presto 
tutte le capitali d'Italia, e diverse città d'Ol- 
tramonte. „ 

„ L' Ammannati, ed il Berm'ni entrambi 
Toscani, si attennero, neir imitar l'esempio 
del Buonarroti , ad una via di mCECOy e non 
persero di vista una certa nobiUi>q)ie alla lo* 
ro fervida immaginazione accoppiata, gli di- 
stinse tra gli imitatori di quel geqio immor- 
tale. Ma il Borroniino,^ da simigiiante spirito 
di emulazione incitato, diresse rultimo colpo 
alla risorta architettura- Questo artista, do- 
tato di un genio non inferiore a quello del- 
l' Ammannati, e del Bernini, s'immaginò di 
superarli, e cadde nelTeccesso della strava- 
ganza. Sarebbe per altro ridicolo proponimen- 



to qaello di foler rintracciare rorigine dì sif • 
fatto disordine nelle opere del Buonarroti ^ 
siccome alcuni scrittori di ravvisarrela hanno 
preteso. Ed in teroy é la massima delie ingia- 
stizie ) opportunamente lo ha osservato ano 
scrittore moderno (i8), quella di attribuire a 
quest'uomo yeramente straordinario e sempre 
grande , gli errori commessi dagli infelici suoi 
imitatori; tanto più che Michelangiolo islesso 
previde, conforme asserisce il Vasari ,.che ma- 
te sarebbe staio imitato. Quella sorgente ine- 
sausta del bello , che il Buonarroti imprimeva 
io tutto, non si combina con quelli eccessivi 
ornati, m^ile o bene appropriati , cbe sminuz- 
zano, e tritano le parti , e l'insieme nello stile 
Borrominesco. Michelangiolo all' opposto si 
annuncia, in tutte le sue opere, con un carat- 
tere deciso di grandezza , e con una chiarezza, 
e con un ordine ben diverso da qaello che si 
osserva nelle fabbriche del Borromino. Io non 
pretendo né di dissimulare né di scusare alcu- 
ni difetti del Buonarroti , di quei genio nato 
per spaziare oltre i confini di tutto ciò che 
arasi fatto fino allora: voglio soltanto che sia 
nota la falsità della imputazione datagli da 
Winckelmann, di essere stato cioè il fondatore 
del cattivo gusto Borrominesco ; imputazione 
che mal si conviene ad un uomo, a Cui le bel- 
le arti furono, dopo il loro rinascimento, più 
di bellezze che di difetti debitrici (r), „ 

„ Avvilita in principio 1' architettura dal 
Borromino , e quindi da Pietro da Cortona , % 
sempre più peggiorata tra le mani dei molti 



loro imitatori , inononta si giacqae fin oltrei 
la metà del passato secolo, epoca in coi due 
mitri toscani, Leonardo-Massimiliano de'Ve- 
gni 9 e Niccolò Ga spero Paoletti furono i pri- 
mi a farla emergere dalla saa abiezione. Il 
De* Vegni con le fabbriche da esso innalsatey 
e più ancora con i suoi scrìtti pieni di entn* 
sia sino, assistito dal filosofico suo genio, e 
dairtissiduo meditare sulle opere degli artisti 
antichi, e di quelli del XV* secolo, operava 
in Roma una si felice rivoluzione (19), mentre 
il Paaletti faceva altrettanto in Firenze , mos- 
ao soltanto da 11* intimo suo sentimento, cbe lo 
stimolava a preferire agli esempi di un gusto 
depravato, quelli del buono stile, di cui sep* 
pe fare ottimo uso nelli edifizj dei quali diresse 
la costruzione (ao). Finalmente l'adottamen- 
to di buoni princip) in tutte le accademie e 
scuole italiane, la propagazione dei libri pii 
accreditati, e la pubblicazione delle stampe 
rappresentanti le migliori fabbriche antiche e 
moderne , poste sotto gli occhi della gioycntà 
dedita a siffatto studio; le ricerche storiche « 
critiche fatte dai dotti sopra i più antichi mo* 
numenti dell'arte; tutto ha contribuito ad at- 
terrare i prc^giudiz] invalsi negli ultimi -due 
secoli, ed a fare per la terza volta rinascere 
r architettura in tutta la sua purità, e nella 
primitiva sua bellezza {s), „ 

„ £ luogo solo a temere, che gli artisti , po- 
co curando la lettura , che andar non deve di- 
sgiunta dalli esempi onde rettificare la imma- 
ginazione, non cadano, sotto pretesto di ban- 



«3 
dire dai loro disegni e dai loro {Progetti le 
moderne depravationì , neUVestremo opposto; 
cioè 9 nella riproduzione delle straraganse e 
delle caricature delle quali abbonda l'antico, 
o nella riprodustone del bello antico male ap- 
propriato alle circostanze dei moderni (21). ,, 
A divertire lamateria che sente un poco del 
cattedratico, e per l'oggetto d'impegnare i 
giovani architetti a studiare l'arte loro, non 
si arrestando ai semplici elementi, così anche 
per un avvertimento a coloro, se mai ce ne 
fossero, che agissero senza la debita rìflessio» 
ne, e per sorpresa ; aggiungerò un artìcoletto 
che per la sua bizzarria merita di esser con- 
servato. Sì trova nel foglio dispensato il i5 lu- 
glio 1619 del giornaletto critico il Raecogii" 
tore, che ebbe breve vita in Firenze. L'autore 
Bngendo V estratto di on libro che non esiste , 
pare che abbia voluto pungere scherzando so- 
pra alcuni fatti avverati; ma ciò è una mera 
induzione^ ,,, 

„ Chi vuol fare con successo da architetto, 
ed esser creduto tale,.- dica in primo luogo 
d'avere appreso l'arte in una celebre scuola 
in sei rnesi]» o al più in un anno. Cosi si fa 
onore anche al maestro; oltredich^.una mag- 
gior lunghezza darebbe sospetto di poca aper- 
tura di mente nel giovane , cosa che non sta 
bene. In questo tempo si occupi il nostro ap- 
prendista nel lucidare quanti disegni di altri 
possono venirgli alla mano, e se ne faccia un 
corredino pe' bisogni. Quindi se gli venga com- 
messo il progetto d'una loggia, vi adatti quaU 



24 

cbe pezietto , che fosse stato proposto per una 
grotta. Se si tratt»,verbigra»ia, d'on tempio, 
non impnxzi nell' appropiarne alcuno degli 
antichi più rinomati, non essendo egli in ob- 
bligo di sapr ciò che si facera prima cb'ej 
fosfse nato; ma prenda l'idea da alcuno di quei 
gabbioni per nso dì colatili , de' quali anco i 
trappola] ne fanno in oggi de' bellissimi. Se si 
tratta d'una casa , riformi il costarne antiqua- 
to di farvi il tetto, sia vero, o in rappresen- 
tanza , giacché a nulla serve. Ordini antichi 
d'arcbitetturii , oibò, è meglio comporseli da 
se, accozzando diverse parti, che nulla abbia- 
no che fare uè per l'applicazione, né per la 
convenienza del luogo: e soprattutto sbandisca 
la base sotto le colonne > ancorché messe in 
aria e su i terrazzi, acciò non resti impeditoli^ 
libero passaggio ai rondoni. Olisi raccomanda 
poi di non aprire mai un libro, quando non 
fosse per copiare qualche stampina : anzi per 
maggior disimpegno sarà meglio che non sap- , 
pia leggere, e dica poi, che i libri antichi non 
fanno a proposito pe' costumi presenti, e che 
i libri moderni sono zeppi di rapsodie, pedan- 
terie, ciarlatanerie, e che niente instruiscono. 
P^on trasc^urì dì afferrare e tenere a mente una 
Trotina almeno di yocabolacci, che molto gli 
gioyeranno parlando d'arte con chi non ne sa, 
e se ne serva spesso anche stroppiandoli , che 
ciò non importa. Basta saperne imporre, e ri- 
petere spesso: i'so, i'so; che trovato uno che 
lo creda , questo lo ridice ad altri, e Ja ripu- 
tazione è subito stabilita. Se tutto questo non 



m5 

gioTaBse, • Tolease prodorti eon odo spropo- 
sitato disegnone, ricorra subito ai progetto 
d' OD Gampo-SaotOy che sia poco meoo gran- 
de della città per cui debba serTtre. Questo 
argomeoto produce un effetto immaucabile 
seoza starsi a lambiccare il cervello; perchè 
ì morti stanno doye si mettODO^ senza par- 
lare; ma i vivi SODO talvolta di più difficile 
contentatura. Si faccia, per esempio uoa grao 
piazza (o più se si vuote) coutorData da un 
portico d' atH:bitettora pesante e imbastardi- 
ta , un ordioe cioè , che Don sia ordine. Vi si 
pianti in mezzo una gran piramide vuota , e 
vi si dispongano al bujo de' sepolcri , delle 
iscrizioni, e delle statue, che mai si possono 
andare a vedere, se non cbe col frugnolo. 
Scale e Scaloni in giù e in su quanti ne vo- 
lete. Il colpo è fatto. Questi ed altri sugge- 
rimenti cbe l' autore dà , non può essere a 
meno cbe non riescano di grande utilità per 
chi si rivolge a si fatti studj ,v Su questo 
argomento abbiamo un'opera classica e scrit^ 
ta in serio da Teofilo Gallaccini sanese che è 
poco conosciuta , intitolata : Trattato sopra 
gli errori degli Architetti. Venezia per il 
Pasquali 1767. Quest'opera singolarissima fu 
supplita dall' architetto veneto Antonio Vi- 
sentini ; e divulgata per lo stesso Pasquali nel 
1771. Di quante aggiunte non sarebb'egli su- 
scettibile un tema cosi ricco, a disinganno del 
pubblico, e di quei cbe professano questa no- 
bilissima scienza , senza il necessario corredo 
delle cognizioni relative? 

T. XI L 3 



%6 

Rimettiamoci al «erio. 1/ arcbitettara se- 
condo Vitravio racchiude una diversijLà infì- 
nita di conoscenze e di stadia senza le quali 
non si può esser giudici di tutto ciò che ap- 
partiene alle arti subalterne. Questo è forse 
il motivo che ha fatto dife a Platone y che la 
Grecia, dotta com' ella era a' suoi tempi, 
avrebbe durato fatica a fornire un solo archi- 
tetto. Gouvenghiamo che questo filosofo era 
un poco troppo difficile rapporto agli artisti 
del suo tempo, quanto noi troppo indulgenti 
sopra questo particolare; ma come d.'altroo(]e 
soffrire, cbe taluni che esercitano questa pro- 
fessione siano senza lettere , t senza stadio di 
sorte? Mi guardo bene» dice T Abate Lauger, 
di confondere i veri architetti con persone che 
lungi da essere i maestri delle arti , non sono 
che pratici mercenarj; ma tali maestri sono 
rari, ed i bisogni di valersi di costoro^ sono 
molti e pressanti specialmente nelle gran Ca- 
pitali. Questa yerità conosciuta, ha prodotto 
in diversi stati di Europa degli esanii e delle 
matricolazioni agli iniziati architetti ; tempe- 
ramento di cui non si può abbastanza com- 
mendarne i resultati. 

„ L'Architettura edificato)ria (cito T inge- 
gnoso Carletti (istit. L. 6. e. 190) non con* 
siste y com'uno si pensa, nell'ammontare pie- 
tra sopra pietra , legno sopra legno, rottame 
sopra ntttame, o altro cbe sono le inavve- 
dute pratiche de' Giurmatori col nome di ar- 
tefici; ma consiste nell' intelligente maniera 
di disporre > distribuirete dirigere ne' proprj 



»7 
laogliT a secoiUla de'proprj fin! combinati col 

tutto, *« colle parti delr opera, il rnateriaie 
correlativo, sotto le forme corrispondeoti a 
fini arcbìtettonici , cbe concorrono nella cor- 
retta esecuzione dell' edifizio di tante diverse 
parti e materiali coordinato e composto. ,^ 

Aggiungo col dotto Ab. Belgrado „ La so- 
lidità non è contenta della materia, né cbie* 
de una certa dose, quantità ,. e misura ne- 
cessaria a superare i contrasti : vuole cbe gli 
si aggiunga una certa forma e direzione, che 
ci sia una tale disposixione di parti, dalla 
quale resulti una maggior robustezza e va* 
lore; ed è ufizio deli* artista studiare le Leg- 
gi della natura , misurare le forze , apporre 
agli urti i contrasti f onde dare all'architet- 
tura una forma per cui sembri che la natu- 
ra secondi i disegni, ed i fini dell' arte,,. In 
somma a sentimento dello Zannotti 99 è in ma- 
no sovente di un destro architetto sedurre, e 
ingannar l'occhio, e coir a ]n.to dell'arte trar- 
lo da una idea vile o volgare, ad un'altra 
nobile e sublime. ,, 

La magnificenza e grandezza apparente è 
talor relativa al sito, e dipendente dal pun- 
to da cui si presenta un edifizio compiuto. 



grazia, requisiti che s'incontrano più spesso 
nel semplice , che nel composto. Come si os- 
servino tali precetti fondamentali della scien- 
za architettonica, chiunque ha mente lo dice. 



!l8 

Qaaruso ti faccia deirapplicacione degli or* 
nati 9 degli emblemi , spesso prodigati senza 
ragione y male appropriati, o contrar j al biton 
senso, chianqoe ha senno lo aTrerta. Si con- 
sideri finalmente qaanti, e quali sono gli 
errori) le discordanze , e le false applicasioni 
clie sì commettono per difetto di studio , di 
cognizioni 9 e di criterio, e tatto ciò si con- 
fronti col prodigioso operare de' Greci e dei 
Romani , mentre si credeva a quei tempi cbe I 
tì fossero de' Cieli di cristallo , e che le Stelle, ^ 
credute delle piccole lampadi , cadessero qual- 
che volta nel mare; e cbe qualcheduno dei 
più gravi filosofi avevano trovato che gli astri 
fossero dei ciottoli che si erano staccati dal- 
la terra. ^, 

Crocifisso de* Bianchi 
e venuta del duca di Milano^ 

La sacra Immagine del Crocifisso , cbe si 
venera in una cappella della chiesa di S. Spi- 
rito, ci rammenta due cose degne d'osserva- 
aione: la compagnia de' Bianchi, e l'incen- 
dio della chiesa vecchia, ali* occasione della 1 
Tenuta ii|l Firense di Gio. Galeazzo Visconti, da 
cuiquell^ fu preservata. 

De'BiaHphi, o Battuti, ho parlato altro- 
Te (12); aggiungo solamente, che molte foron 
le sacre immagini , che accompagnarono quel- 
le immense turbe di cristiani , che per im- 
provviso fervore si mossero dalle loro case in 
devoti pellegrinaggi. Due se ne cooserva in 

i 



»9 
Firense; una quella di cai 8Ì ragiona; T altra 

quella che si venera in S. Michel Visdomini , 

una volta de' Silyestrini. 

Sul proposito di queste Immagini merita di 
esser ascoltato Piero Minerbettì nella sua. Cro- 
naca non ha guari stampata (tiS); il più pre- 
ciso storico che abbia trattato di ciò: „Cnn- 
tavano» egli dice; laude di Dio, chiamando pa- 
ce, e areano innanzi il Crocifisso, e in mes- 
so , e in piò luoghi della processione n'avean 
molti. E fu questa processione tanto divota- 
mente fatta a Dio, che in più luoghi della 
Città si disse, che li loro Crocifissi aveano fat- 
ti miracoli; e cosi andò nove di.,, Poco pe- 
rò sopra avea detto :„ Li quali miracoli , che 
si diceano che addiveniano, si trovò m molti 
luoghi , che erano bugie, argutamente fatte 
da gente per farlo credere a' popoli, e molta 
gente idiota credea loro.,« 

Ciò che è più di maraviglia , è l'essersi sai-* 
Tata la detta Immagine di meuo alle fiamme , 
le quali distrussero totalmente la Chiesa (^).L'in- 
cendio ancorai memorabile per l'occasione che 
lo procurò. Senza però far altre parole, l'Am-* 
inirtito (a4) ci ragguaglia di tutto:,, Nel 1470, 
venne a Firenze) per cagione dì voto, insieme 
cH>n.la sua donna, e con una pomposissima Cor- 
te il Duca Gio. Galeazzo, il quale fu da Loren- 
zo dei Medici a sue private spese alloggiato, 
avendo a tutti gli altri Signori e Cortigiani che 
il seguitavano, assegnato la Signoria le spese 
del Pubblico, e stanze e abitazioni per la cit« 
ti. Questo Principe fu oe'fiEitti della sua casa 



3o 
molto magnìfico» talché coloro, \ qaali mc* 

cootano dì co testa saa renata a Firenze, nar* 
raÀo le maraviglie della saa magnificenxa , 
avendo fra le altre cose fatto condurre per i- 
scbiene di mulo per Talpe 12 carrette per lo 
servigio della Dachessa, edellesae Dame, tut* 
te con le coperte di panno d'oro » e d'argento 
leggiadramente ricamate {i5)y oltre So Gbinee 
bellissime menate a mano, solo per la persona 
della moglie, So grossi Corsieri per lai, con 
selle di panno d'oro, ed altri goarni menti mol> 
io ricebi. Cento nomini d'arme, e 5oo fanti per 
la sua guardia , 5o staffieri vestiti di panno di 
argento, e di seta per lo servigio della staffa , 
5oo coppie di cani, e infinito numero di falco- 
ni e di sparvieri per Taso della caccia e del- 
l'uccellare; la qual pompa imitata da' corti» 
giani eda'suoiBaronii che tutti fecero il na- 
mero di 1000 cavalli, rendeva uno spettacolo 
il più superbo, e il pi& bello cbe in que*tempi 
si fusse potuto vedere. Con tattociò egli, ben* 
cbè giovane e altiero, e in* sì gran fortuna col* 
lociito, ebbe a dire, che dalla magnificenza di 
Lorenzo era di gran lunga stato superato; per- 
cioocbè negli arredi dei Medici la ricchesra 
della materia era di grande spasio avanzata 
iìalla maestria ed eccellenza dell'artificio; cosa 
tantopiù nobile, quanto é meno comune, e con 
più stento e fatica si acquista ; e le cose istesse 
per la rarità di esse erano moltopiù cbe Toro 
ai riguardanti di stupore e di maraviglia* Im- 

Seroccbè egli vi aveva veduto namero grande 
i vasi di pietre preziose, e da lontani paesi 



3f 

cate^leqoali ilsao splendidissiiiio atoIo avea 
dofiQ laogo processo di tempo , con spesa e di» 
ligensa grande raccolte e messe insieme. Gran- 
demente egli restava ammirato dalle molte 
tarole da citimi maestri dipìnte, essendo per 
propria inclinazione vago molto della pittura : 
delle quali maggior numero diceva aver vedu- 
to dentro il solo Palagio de' Medici , che non in 
tuttoil resto d^Italia;e così dei disegni, delle 
statue, e delle altre opere in marmi, così dei 
moderni, come degli antichi artefici, delle Me* 
daglie , delle gioie , dei libri, e delle altre cose 
singolari , e di pregio grandissimo, appetto 
allequali egli diceva stimare per cosa vilequa- 
Innque somma grande d'oro o d'argento. Ar- 
rivò questo principe alla città a. -rd-dì Mar- 
zo, con cui volendo pare i signori in nome del 
pubblico fare ogni sorte di complimento, fe- 
cero rappresentare tre spettacoli sacri per tro- 
varsi- in tempo di'quaresima , che per l'artifi- 
cio ingegnosissimo delle cose che v' intervenne-* 
ro, riempierono di somma ammirazióne gli a« 
nimi de' Lombardi , e furono in S. Felice l'Àn- 
nunciazione della Vergine , nel Carmine T À.- 
scensione di Cristo in Cielo; in S. Spirito, 
quando egli manda lo Spirito agli Apostoli. 
Ma come suole il più delle volte avvenire, 
che col fine delle allegrezze vada sempre con- 
giunto qualche principio di amaritudine, la 
notte che seguì a quest'ultima rappresenta- 
zione, si appiccò il fuoco nella già detta Chie- 
sa di S. Spirito (26Ì; che tutta arse senza co- 
sa alcuna rimanervi , salvo che nn Crocifisso* 



3s 
Il che noodimeno 61 cagione cbe, moltopivi 
beila, siccome oggi crediamo, ai rifacesse (a7>. 

Via Maggio - 
e come si popola<se il guartier d' Oltrarno. 

Il problema è presto sciolto: il lanificio 
passò l'arno, e questo Quartiere fu subito 
popolato. Innanzi alla metà del secolo XIII. 
T'eran solamente tre Borgbi di pocbe case; 
S. Felicita, S. Jacopo, e Borgo Pidiglioso 
pr«;s9o S. Lucia de' Magnoli (aS). 

I primi cbe cominciassero a fabbricar son- 
tuosamente, e dar forma coi loro fondaebi 
e case alla contrada reputata già la più bel- 
la di Firenze, onde detta Vìa maggiore, e per 
accorciamento Via Maggio (29), furono i Vel- 
luti ora Prìncipi di S. Clemente. Questi avean 
già abitasioni e traffici in Borgo S. Iacopo , 
ed al canto de' quattro Payoni ; torre e case 
aveano altresì nella Via de' Velluti, ed in 
quella non molto distante de' Vellutini. Ora 
essendosi alcuni di ioro*arriccbiti, e rinscen^ 
do loro forse troppo anguste quelle case , il 
risolvettero d'acquistare un gran pezzo di ter- 
reno tenuto a orto, luogo detto la Gasellina, 
da una casetta cbe era vi sola (3o) , ed ivi fab- 
bricar on vi per quanto portava il tempo , un 
f rande e bel palazzo, cbe ancor sussiste (3i)* 
'i percbè la distanza dal restante della città 
allora sembrava grande, edificato il detto pa- 
lazzo, e restato in isola, la gente diceva con 
una specie di derisione: Ved* éùvc e'f^é/iu- 



/ 



33 
ti son iti ad abitare, e fare così fatto ca-^ 
y samentol Ma poco stette, che il loro esempio 
fa seguitato da molti de' pia focoltoffi citta- 
dini'^ i qaali si diedero a compiere la stessa 
Via y ornandola di fondachi d'arte di lana, e 
di maestosi palazzi* E andò tant^ oltre l'ag- 
grandì mento del lanificio in questa parte del- 
la città, che la fiera de' panni lani , che si 
faceva ogni anno il dì 1 1 Novembre^ festa di 
S. Martino, sulla piazza della Signoria, nel 
1 4^2 fa trasferita a S. Spirito , dove tattor 
fie ne continua ana meschinissima immagine. 
La popolazione oltrarnina crebbe tanto in 
poco meno di un secolo, che prima nel i343 
veniva considerata la sesta parte della città, 
e si diceva il Sesto d'Oltrarno. Altri cinque 
Sesti o Sestieri erano di qua dal fiume. Ma 
perchè doppo là cacciata del duca d'Atene 
si pensò a riformar la città quanto al ,suo 
reggimento y per meglio proporzionar gli ag- 
gravi e gli u6zi, i Sestieri furon recati a 
quartieri , come son tuttavia. In questa guisa 
61 facilitò il modo di dar parte adeguata ai 
grandi nelle magistrature, essendosi cresciuti 
i Priori , che sin lì eran sei , fino al numero 
di dodici^ tre per quartiere, uno de' grandi, 
e due popolani. Innanzi a questo tempo, di- 
ce il Villani (32),, quelli del Sesto d'Oltrar* 
no, e di San Piero Scheraggio parca loro che 
non fusse giusto di avere un Priore per Se- 
sto, e dicevamo ch'erano più grandi che gli 
altri, e portavano delle gravezze del Comune 
flit che la metà, cioè: il Sesto d'Oltrarno di 



cento mila fiorini d'oro^ 28 mila; e San Pie- 
ro Scberaggio 23 mila; e Borgo 11 migliaia; 
e San Pancrazio i3 migliaia; e Porta del Duo- 
mo II migliaia; e Porta San Piero 12 mi- 
gliaia.,9 Quanto ci è yolato per organizsare 
la societi. Eppare par sempre, che siamo al 
principio. 

Casa di Pietro Bonaventntif 

marito della Cappello 

ed esaltazione della medesima al trono. 

Gli amori della Cappello col principe Fran- 
cesco far già tema di an altro articolo (33) ; 
ora Tediamone il fine: 

Cominciò auel principe dal soccorrere al- 
l' indigenza ai Pietro Bonareqttiri 9 marito 
della Cappello» promovendolo all'impiego di 
sao Gaardaroba, e assegnandogli una comoda 
abitazione nelle TÌcinanze del R. Palazzo (34)* 
Qaindi l'aara della Corte lo rese prosantao- 
so, e insolente. Gionse a tanto l'ardire, che 
ei si fé' lecito di amoreggiare con una delle 
primarie dame di Firenze (35), e d*ingiariare 
e minacciare i parenti della donna, che ti 
si opposero. A nulla yalsero per la parte dei 
parenti i ricorsi al trono, né per quella del 
Principe*, e della moglie medesima le corre- 
zioni , gli avvertimenti , i consigli. Egli giun- 
se a segno di affrontare con una pistola alla 
mano uno de' nipoti della detta dama, il qua- 
le agiva più d'ogni altro in quest'intrico^ e di 
minacciargli un feolpo, se vi si fosse mescolato 



. . ^ 35 

mai pia. Allora cogtoi corse subito a rappre- 
senta re il fatto al Granduca, de) quale oon si 
è mai saputo l'oracolo. Non molti giorni però 
passato questo congresso , il Bonaventuri tor- 
nandosene a casa a notte avanzata , fu sor- 
preso da una mano di gente arn>ata , che no- 
nostante la sua molta resistenza , lo lasciaron 
morto coii a5 ferite, in uno di qoe'cbiassoliy 
che sondi là dal Ponte a S. Trinità, all'in- 
gresso di Via Maggio. 

Sciolto questo nodo, mancato di rita Cosimo 
I, e restato yedovo il Granduca Francesco , 
la seduzione della Veneta Circe crebbe in mo- 
do, che finalmente il condusse a sposarla (36). 
Non erano anòor passati due mesi dalla mor- 
te della Granduchessa Giovanna Vittoria, che 
ciò fu fatto segretamente, con promessa però 
di pubblicarne solennemente il contratto, de- 
poste che fossero le gramaglie della vedovanza. 
Infatti terminato Tanno, ne fu fatta la notifi- 
cazione a tutte le Corti. 

Dove mancava il sangue reale, supplì la pom- 
pa. La patria della nuova granduchessa fu di- 
stinta con magnifica ambasciata, pef mezzo 
del Co. Mario Sforza di S. Fiora, che fu rice- 
vuto con altrettanti contrassegni di gradimen- 
to da 4o ^^* primarj neoatori , in qualche di- 
stanza dalla città; e più altri gentiluomini fu- 
rono incaricati di tenergli compagnia nella di- 
mora. La casa Cappello assunse Tonor delTal- 
loggioi, dove portatosi 1' ambasciatore, venne 
complimeritato dal patriarca d' Aquileia, Mon- 
sig. Grimani^ cognato di Bartolommeo Cap- 
pello padre della Bianca. 



36 

Fissato il A\ dell' adieaza nel maggior con- 
fiiglìoy r-accoinfMignameQto del GontediS. Fio- 
ra 81 replicò viepiù nobile e numeroso. Egli fe- 
ce la sua parlata con espressioni le più corte- 
si; ed in simil foggia gli fa risposto dal Doge, 
e dai Senatori a ciò destinati. Finalmente il 
dì i6 Giugno del 1679 la Bianca, quella mede- 
sima che in altro tempo era stata messa al ban- 
do di quello stato, fu dichiarata a pieni roti 
Tcra e particolar figliuola della repubblica (co« 
s\ il Diploma ) in considerazione di quelle pre- 
clarissime e singolarissime qualità, che la fa- 
cean degnissima d'ogni gran fortuna. 

Le dimostrazioni pubbliche di contento e di 
giubbilo furon moltissime; passate le quali il 
senato deputò due commissari per intervenire 
alla solenne funzion delle nozze, e porre in 
possesso dei nuovi titoli l'angusta sposa. Que- 
sti vennero a Firenze accompagnati da 90 gen- 
tiluomini dello stato Veneto, non contati i si-* 
gnori della casa Cappello, gli altri parenti, e 
gli amici. Parve in certo modo che l'Adria a- 
vesse emigrato dalle sue lagune. 

Si rinnovarono adunque Te cerimonie nuzia- 
li, e la figlia di S. Marco fu coronata grandu- 
chessa di Toscana. Giuochi e feste trattennero 
i forestieri!; ricchissimi doni gli accompagna** 
rono. Si dice che la spesa di tali solennità ascen- 
desse in tatto il nulla meno di 3oomila ducati 

Soli sette anni la felicità di questi Coniagi 
continuò, senza vederne successione , altro che 
}n desiderio. La granduchessa tentò più volte 
di mostrarsi gravida, ed una intra le altre 



5? 
( prima che il matrimonio si pobblicasso ) ar- 
rivo sino al panto di mostrare il supposto par- 
to, ti quale poi si dovè contentare d'essere 
inantenato 9 come lo fu generosamente, coi no- 
me di princi|»eDon Aiijtonio. Si dice cbe V in- 
fante fosse introdotto dentro una Tiorba, neU 
le camere della simulata puerpera: al suo giar* 
dioo di delizia in via delta scala. 

Sopraggiunse loro la morte in due successivi 
giorni, 19 e oo Ottobre iS^j ; prima al gran- 
duca, poi alla moglie, in tempo di villeggiatu- 
ra .ai Poggio a Gaiano. 

Questa funesta combinazione die luogo a so- 
spettar dì veleno: ed infatti s' inventaron fa- 
vole meno yerisimili di quel che sia la morte 
simultanea di due persone , che fecer la stessa 
vita, gli stessi stravizi, gli stessi abusi, ed 
ebber le stesse passioni. Il C^rd. Ferdinando , 
fratello del granduca, che ben presagiva co- 
tali sospetti, fece formalmente aprire i cada- 
yeri di tutti e due, e stenderne la relazione, la 

3uale spedì alle diverse Corti. La causa vera 
ella loro morte fu una terzana perniciosa , di 
cui s! accrebbe la malignità perla stagione au- 
tunnale, e più per la mala loro costituzione , 
stante l'uso costante di cibi calidi , di bevande 
forti', e di medicine. 

I loro cadaveri , come già altrove si è det- 
to (37), furon trasportati alla Collegiata di S. 
Lorenzo , con ordine , che della donna-non ap- 
parisse memoria nessuna. Anzi dipiù , salito al 
trono il detto cardinale , e sentiti 1 ricorsi fie- 
rissimi contro la Cappello, commisse cbe se 
T. XI L 4 



38 
ne gettassero a terra gli stérnnni , e se ne sp6« 
gnesse aiF»tto ogni rimembranza. 

Sino air estinzione totale delia casa de' Me* 
dici , qaest' odio rimase sempre. L'Elettrica 
vedova Palatina non permise mai 9 che nelhi se- 
rie dei ritratti Medicei > incisa in qael tempo 
e stampata, vi fosse intrusa la Cappello. Vi i'jx 
yerò, aggiunta doppo, e ne resta ancor Torìgi-* 
naie nella R, Galleria. 

Nessun ci ha dato un ritratto della Bianca 
cosi vivo come il Sìg, de Mtmtaigue ne'suoi 
viaggi d'Italia, il quale ebbe tutto Tagio di 
osservarla, per essere gtato suo comm(*nsale aU 
la Córte: ,, Questa Duchessa, egH seri re, è b^-» 
la seconda il gusto Italiano. Una fisonomi» gra* 
ziosa e sostenuta, la corporatura grossa, ed il 
seno secondo il lor genio « . • . Parve, che ella 
si compiacesse d'«tver vinto questo principe, e 
di tenerlo costantemente alla sua devozione*!, 

Cafa di Giuliano Dami , 
ora de' Sigg.Bicchicrai. 

A.d una Favorita Medicea succede un favo* 
rito, non tanto illustre, ma forse egualmente 
potente* Giuliano Dami., nativo di £«!ercatale» 
contadino di condizione, ma di vago e gen- 
ti le aspetto, serviva in qualità di Lacchè ii 
Principe Gio, Gastone^ figlio di Cosimo iil« 
Insinuatosi nell'animo del padrone, col farsi 
ministro de' suoi piaceri, divenne ben presto 
l'arbitro delle sue finanze, ed il confidenla 
di tutte l« sue più segrete intraprese. Fu pur 



compagno nella stia dimonr io Boemia > cIoto 
il padre avea mandato il Principe per torselo 
dintorno, giacché non Tamava, e perchè prin- 
cipiasse coià un'altra famiglia: idea che con- 
feri piuttosto a spenger quella di Toscana» 
che a farne due. Segoitoiio poi io altri viaggi 
d'Europa: e restituissi con esso alla patria , 
mantenendosi sempre Cortigiano intrinseco fino 
alla morte del padrone 9 al quale sopravvisse 
pochi anni. 

Salito al Trono Gio. Gastone ^ lasciò la li- 
vrea di Lacchè y ed eJ>be titolo d' aiutante di 
camera 9 per cui s' arrogò V esercitio di tutt 1 
gl'impieghi di Corte, tonzachè nessuno potesse 
opporsegli, né contradirgli. Lo stesso Principe 
se ne staya in tatto alla sua dettarura, fuor* 
che nel Governo. Questo lo lasciava libero ai 
suoi mìniatrif 

Il caso portò, che essendosi il Granduca 
lussato un piede per nna caduta nella sua ca- 
snera , non psci più quasi punto di palaz- 
zo, e poco di letto* Allora si che convenne 
a Gioliaiio studiur strattagemmi per divertir- 
lo. La Reggia diventò per questo principe lo 
«tesso, che per Tiberio l'Isola di Capri* 

intanto i Farortti, quegli cioè che erano 
in lega con Giuliano, impingoavan sempre pi& 
le lor borse* Le udiense si ottenevano a pres- 
so , a preftto il corso de' memoriali. S' aggian-- 
geva a ciò un indegno commercio di cliinca'* 
glie, di quadri, e di gioie , che si facean com- 
prare e ricomprare al principe , con estor-» 
l^rne dai mercanti gravissime senserie; e di« 



4ó 

TÌderne tra loro l'acmiìsto^ Si gianae perfino 
a fare ana fiera di quadri sulla piaua de' Kt- 
tt, di una parie de' quali, forse i peggiori , 
fece acquisto la Real Guardaroba » dell' altra 
i Cortigiani. 

In cotal guisa un Principe, per sensibilità 
di cuore , generosità y e giustizia , il miglior 
d'ogni altro di quella Dinastia, visse lìgio 
de' suoi medesimi familiari , che continuamente 
ne succhiavano te sostanze. 

Si dice però , che l' eredità del nostro So- 
lano non ascendesse a pi& di 60 mila scudi, 
trai quali questa Gasa, da lui ridotta, ed an 
podere con Villa a Scandicci. La rapacità era 
grande, èortissime le vedute. 

Casa del BuontaìenU^ 
e suo abboccamento col Tasso* 

S' io dovessi porger soggetti di Storia patria 
letteraria a qualche industre pennello , dae 
ne suggerirei, che mi stanno nella mente da 
lungo tempo. Uno riguarda la vita del Pe- 
trarca, l'altro quella del Tasso. 

Stramazzo da Perugia , professore di gram- 
matica in Pontremoli , desiderò di abbracciare 
il Petrarca prima di morire , giacché veder 
noi poteva per esser cieco. Andò adunque a 
!Napoli per cercarlo , lo seguitò a Roma , e 
final mente lo raggiunse a Parma. Le tenerezze 
furon tante, eh 'eccitaron la maraviglia de' cir- 
costanti, ed io ultimo le risa» per aver detto 
il Professore al Petrarca , ch'ei. non si saziava 



4» 

niaj di vederlo. Sdegnatosi periHÒ il mede^- 
sinno: Dite voi, esclamò all'altro, s'io non vi 
▼edo meglio di costoro, obe banno due occhi 
per gaardarvi (38). 

Simile a questo fu l' incontro di Torquato 
Tasso con Bernardo Boonta lenti in Via Afag- < 
gio, l'uno Poeta, l'altro Architetto. Un ca- 
vallo bardato sta al fianco del Tasso; Bernar- 
do è per porre il piede sulla soglia di casa 
sua ; ambedue s' abbraccian teneramente. Il 
Quadro è già disegnato (tf); ma udiamone me- 
glio il fatto storico dal Baldinucci (39). ' 

„ Erasi recitata in Firenze per volontà de'Se- 
renissimi , una Commedia composta da Tor* 
quato Tasso (4o)y coli' accompagnatura delle 
mactibine e prospettive di Bernardo, e così in 
un tempo stesso erano state esposte agli oc- 
cbiy ed alle orecchie de'nostri Cittadini due 
singolarissime maraviglie, delle quali presto 
per tutta Italia volò la fama. Dopo alcuni gior- 
ni della recitata Commedia, una mattina al 
tardi Bernardo se ne tornava al solito a de- 
sinare» alla sua casa di Via Maggio (4i): nel- 
Raccostarsi alla porta vedde un uomo molto 
bene in arnese, venerabile di persona e d'aspet* 
to, vestito in abito di campagna, smontar ap- 
posta da cavallo per volersi con lui abbocca- 
re: il Buontalenti per convenienza ristette al- 
quanto, quando il forestiere s'accostò a lui, 
e così parlò: Siete voi quel Bernardo Buonta- 
lenti , di cui tanto altamente si parla per le 
roaravigliose' invenzioni, che partorisce ogni 
dì l'ingegno vostro? e quegli particolarmente . 

4* 



4*^ ' 

che b« iuiTCtktate Le «tu pende raacdìine per la 
Gominedia recitatasi uUimameiite , composta 
dal Tasso? Io son Bernardo Bttoiitaleiiti » ri-> 
spose; ma non tale nel resto, quale si com- 
piace slimarmi la ToMra bontà , e curtesia. 
Allora quello sconosciuto personaggio con un 
dolce riso gt^ttogli le braccia al collo stret- 
tamente abbracciandolo, bacioUo in fpcmte > «^ 
poi disse: Voi siete Bernardo Buonta lenti, ed 
io sono Torquato Tasso* Addio, addio , amico, 
addio, e senza concedei'e al riconosciuto Ar- 
chitetto (che a quello indspettato incontro era 
restato soprafi'atto oltremodo) un momento di 
tempo da poterlo ne con parole né con fatti 
trattenere, se ne montò a carallo, si partì a 
buon passo , e non mai più si vidde. A Ber- 
nardo parve un'ora mill'anni d' aver desina- 
to, e subito se n'andò a dar parte del i^guito 
al Granduca, il quale ia un momento, per 
desio d'onorare quel virtuoso, diede tanti or- 
dini, che in brev'ora luron cercati tutti gli 
alloggi della Città, e luoghi dove potevasi cre- 
dere, che quel grand' uomo avesse avola cor- 
rispondenza; ma tutto fu invano, mercecbè il 
Tasso , che r aveva bene studiata , T nveva an* 
che ben saputa portare, ad effetto di sodisfa- 
re a se stesso in riconoscer di presenca quel 
segnalato arte6ce, e non s* impegnare in Fi- 
reme (^a), ,> 



\' 



43 

PaUuLzo de^ Marchesi Ridolfi , 
ed energica allocuzione d* eloquente Oraiore. 

Eloquenza 9 coraggio, patriottismo^ e sen- 
no, van cosi dirado uniti insieme, ctie quando 
s' incontrano) non conrieu ta<;erlo. Mescer Lo- 
renzo d^Ànt. Kidolfi, virtuoso ci tt indino, vis- 
suto nel sec. XV, è V uomo che si vuoi ce!e-> 
biare. Senza noverare i molti impieghi, ed 
auibaicerie eh' ei sostenne nella Repubblica , 
una sola di queste gli può meritare il titolo 
di Libera tor della patria , e se si vuale an- 
cora, di Liberator dell' Italia. 

Filippo Visconti , Duca di Milano, non aspi- 
rava a meno che d'assoggettar tutta questa 
Provincia. Aveva già ottenuto vantaggi nota- 
bili sui Genovesi , e sui Fiorentini ; e su tutti 
gli altri popoli aveva incusso spavento. La pace 
stessa che di tem|X> io tempo esibiva , era tanti» 
orribile^ quanto la guerra, stante la durezza 
delle condizioni. Quindi ,| i Fiorentini (scrive 
il Poggio ) conoscendo quanto fusse da dubi-^ 
tare, e da aver poco conto delle paci del Du- 
ca 9 erano più inchinati a far lega co' Vini* 
zia ni , che con esso la pace. „ 

Spediron dunque il Ridolfi a farne lor la 
proposta ; ma eglino si dimostfavan restii. Fi- 
nalmente dop pò diverbi congressi inutilmente- 
tenutì, entrò un giorno l'Oratore Fiorentino 
in pien Senato, e con sopracciglio severo pro« 
ruppe così: Veneziani, nel Tanno scorso (43) 
i Genovesi da noi abbandonati, Filippo crea- 
ron Principe: noi nelle predenti strettezze da 



«4 

Voi non soèooi^si lo fìirenìo Re: e voi, quando 
sarete rìnuljttì «olì, noi viatt, e cbe nessuno ^ 
ancorché il voglia , potrà recarvi aiuto, lo fa- 
rete Imperatore. 

.Detto ciò, voltò loro le spaile, e partì. 
Tanto bastò perché il Senato conchiudesse la 
lega , ia quale fortunatamente ebbe poi qnel- 
r effetto, che s'era augurato il Ridolfi (44)* 

Palazzo di Piero Soderini, 
ed ultimo, periodo della Repubblica* 

Sì ricorse in Roma alT espediente delle Bit- 
tatare perpetue , quando k Repubblica fu 
presso a spirare» In Firenze non meno, dal- 
l' elezione dr Piero Soderini al Gonfalóni erato 
perpetuo, e quella d'Alessandro de' Medici al 
Principato^ non ri corsero che- circa 3o anni : 
la prima seguì il dt i. Novembre f^oa ; l'al- 
tra, il 26 luglio i53i. 

Il governo del Sederini 'durò 9. anni e 
dieci mèfii , e fu distinto da un segretario , di 
cui non ebbevi il pi^ù famoso , Niccolò Machia- 
velli. Ma che pròPdoppo molti traragli , mossi 
da invidia, bisognò cedere alia forza de' Me- 
dici, che vollero rientrare in patria, e fug- 
girsene prima di Palagio, poi di Firenze fino 
a Ragusi. Aveva indosso quando uscì di Pa- 
lagio, una gabbanella di Taso chermisi^ ed era 
accompagnato da' suoi stessi assalitori, cbe si 
compiacquero donargli la vita; Anton France- 
sco degli Alb»zi , Bartoiommeo Valori , e Fran- 
cesco Vettori. 



/ 4$ 

Era sofficietttemeBte ricco, stato onorato 
da ambascerie ed impieghi in diversi tempi y 
moderato, ingenuo, giusto. Ma poco Talntann 
le virtù, quando l'esito é sfortunato. Gli uo- 
mini non rispdrmian condanna, anco in vista 
della disavventara. Gii mancava spirito , ma 
non talento. Infatti, un uomo, cbe di 58. anni 
si faceva cadente, e che temeva ad ogni passo 
del suo operare (45), non era uu uomo dì spi- 
rita Si diceva comunemente, che il suo fra- 
tello Francesco,! connsciato col nome di Car- 
dinal di Volterra » meritava per la sua accor- 
tezza d'esser Gonfaloniere di Firenze, e Piero 
per la sua ^bonarietà, d' esser Vescovo di Vol- 
terra. Fin lo stesso suo segretario, uditane la 
morte I si burlò di lui con questo epitaffio: 

La notte che mori Pier Soderini, 

L'alma n* andò dell' inferno alla bocca, 
E Plato la gridò: anima sciocca; 
Che inferno? va' nel limbo de' bambini. 

La sua morte segui in Roma , dove riti- 
ratosi . da Ragusi , incontrò il Pootificato di 
LeoD X, il quale oltre averlo accolto come 
1>uon patriotto, gli rese anco quella giusti > 
2Ìa, che meritavasi il suo eccellente carattere, 
^gli raccontava , che di tanti Fiorentini , che 
erano stati a fargli reverenza , doppo la sua 
esaltazione , non ne avea trovati che due , i 
quali scordati i propri interessi gli avessero 
raccomandato il ben oella patria; ano som- 
mamente savio, Piero Soderini, ed uno som- 



|6 
toamente niBito, il CaraEoHa » che era un buf- 
fone della aaa Corte. XroYO nonostante chi M 
puDM anco ii é Si racconta ciò d' tui Fioreti- 
iioo , a etti, rispose il Soderini franeameutls 
così: Se voi farete più Gonfalonieri a vita^ 
sarò siato il primo ^ e\ae voi non ne farete 
pia, sarò stato l'unico (46). 

Sulta porta dei eiardìtto di questa casa , 
cbe corrisponde sul l arno, é Tarme della li- 
Jbertà, e quella de' Soderini, col motto nel- 
r architrave) 

li$s. Ft. Pai. Fio. f 

unica memoria di questo buon cittadino» 

Se in Pietro Soderini fiorì la giustizia In 
sapremo grado « in altri soggetti della' stessa 
Casa assaipiùi germogliarono le virtù della Cri- 
stiana pietà. L-Àmmirato, diligente Storico 
delle famiglie Fiorentine più ragguardevoli , 
in parlando di questa rilevò il merito nelle 
Lettere, e nelle Dìgnitft sì civili ^ che eccle* 
siastiche; ma tacque quello della Santità, Que- 
sto spiccò soprattutto in, una delle compagne 
di S. Giuliana de' Falconieri 9 nostra Concit- 
tadina y la quale seguitol la nel Sacro Cliio* 
stroy ed in quel F Istituto precisamente, die 
si chiamò delle Ammantellate, Il suo nome 
era quello di Giovanna > e fu poi distinta col 
' titolo di Beata» Le Crònache di quell'Ordine 
ne fanno singoiar mensione ; cot ne la fanno an- 
cora di altre > Vergini Fiorentine 1 le quali ac- 



47 
compognarona in qneìr Istitato meiletiino la' 

già detta Fondatrice; tali furono la BB. Dinna 

Macinghi, Giovanna Benizt^ e Giovanna Corsini. 

L'anno dei suo passaggio alia gloria fa il i367« 

Benefattore insigne della Chiesa del Carmi- 
ne , e soggetto di gran virtù , fu parimente 
Tommaso Soderini; del quale sì vede it Se-^ 
pelerò sul presbiterio davanti all'Aitar mag- 
giore , che insieme, col Coro appartiene alla 
atessa famìglia* Qualunque fosse l'anno della 
sua morte, egli è certissimo , eh' ei fu fatto 
Cavaliere di Popolo nel iSyd. 

Ma più d' ogni altro è da notarsi lo zelo 
gTHode per la cristiana Religione di Niccolò 
Soderini, vissuto anch'esso nel secolo XiV. 
Questi fu l'amico in t'irenze di S. Caterina 
da Siena, questi l'ospite, questi lo ammira- 
tore dfUe sue rare virtù; coutrassegno, che 
gli aft'ari politici « ne'qualì era continuamente 
impiegato y noldistraevan punto da quégli del 
cielo* Kiunìva le massime dell' Evangelio a 
quelle del buon governo (47); la prudenza alla 
pietà; Tamor della patria a quel lo dell' eterna 
vita. 

Si conserva tuttora nella casa stessa de' So-» 
derini unii devota Immagine di Gesù Croci-» 
fisso> dipinta sulla parete, davanti alla quale 
è fama , che orass«9 la detta Santa/ Volle anco 
lo stesso Niccolo provvederla di una casetta y 
a guisa di Santo Ritiro, sulla Costa di S. 
Giurgio , acciò potesse più liberamente a hban-* 
donarsi alle sue celesti meditazioni. Due son 
le l4ettei'e d«^lla Santa, le quali si son con« 



4» 

servate Ai quelle jtià , che elb scrltse al me- 
desimo Cittadino (48): nella prima si cougra* 
tula seco lui dell' ottenuto onore dei Priorato 
nella sua patria, e l'esorta a contribuir quanto 
può alla pace col Papa ed i Fiorentini, die 
da lungo tempo gli faoevao la guerra. Colla 
seconda lo consola del 8o6Ferto disastro , pt;r 
essergli stata dal furor del popolo rubata ed 
arsa la propria casa. 

La guerra col Papa nominata di sopra ebbe 
il suo principio nel tSjS, per essersi colle- 
gati i Fiorentini coi nemici della S. Chiesa, 
ai danni della medesima nel suo temporal pos- 
sesso. Più di 3o. Terre e Città dello Stato 
Ecclesiastico si ribellarono; tantoché il Papa 
dovette procedere ali* Interdetto. La repub- 
blica vi resistè, e gli odj s'accrebbero sempre* 
più. La pace non fu conchiusa fin dopo la morte 
di Papa Gregorio XI , nel iSyS^ a cui suc- 
cedette Urbano VI. 

Per quella parte che in essa pace ebbe la 
Santa, e Niccolò Soderini, si può sentire un 
testimone di presenza» qual fu il Confessore 
della suddetta Vergine, tra Raimondo da Ca-^ 
pua, nella vita della medesima da lui scrit- 
ta (49)* Ecco le sue parole: 

„ Mentre si fatte cose accadevano , Papa 
Gregorio XI. di questo nome, di felice ricor-> 
d^nza, fece de' terribili processi contro i Fio- 
rentini , cosicché quasi per tutto il mondo eran 
presi e spogliati di tutti i beni da* Signori e 
Governatori di quel le. Terre ^ dove essi eser- 
citavano la loro mer^atanùa. Pei^ forsa di tal 



4$ 

flfiikti^ fur,0D eottrcitti à procurar lA./paite oo{ 
Son\«4io Pontefice per messo d'alcane perfo? 
iie>.che sapeTaao. alio stesso Pontefice ^essei 
^rate*. Fu loro.iiòtificato> che la Santa iVer* 
giqe Caterina, per la fonia della sua Saàtità 
«ra'riolto accetta nel cospetto del Sommo 
Pontefice* Perciò ordinarono in priio», che io 
( Fra. Raimondo) andassi dal detto Sommo Pan* 
I^Gce per parte della stessa Vergine :| s£n di 
^litigare il. suo sdegnoi e fecero poi TenirXei 
quasi fioo a Fiorenti, ed usciti ad inoontnarla 
i Priori della Città, la pregarono, e con gran«> 
4e istanauà la richiesero , che andasse «ptivo- 
sonai mente n Vignane dal mentovato Pon^CT 
006 i p^r acconcìliarli insieme .eoa esso luL 
j^erciò Catqrji^a tutta piena dell' amor ^diDid 
e delPrOssimPt e velante del bene del la Chic* 
.63^ intnaprese il ,vi/iggio,.e venne a Vignone, 
dovetrorommi: ed Lo fui interpetre trai Som- 
jduo Pontefice, e la stessa Vergine > poiché egli 
parla Vii Ifitinamente, e Caterina volgaroMnte 
.|9e(lW sua Toscana: e ip.son testimone dioanu 
a ^p.t^ei agli uomini, che quel benigno Pon- 
tefice, vedendo me 9 ed interpetraodo Le sue 
partalo, pose la pace nelle roani di Caterina 1 
.dicendo: A-ffiucbè chiaratAcnte tu vegga, ch'io 
▼ogiio la pace, io la pongo assolatamente nel- 
le tue mani; ma ti sia a cuore Tonor della 
Chiesa, „ . 

. La pace non si potette concbiudere per 1^ 
malafede di alcuni di. quegli che. governa var 
no; onde nop.bastfiodo lelettere, volle il Papa 
che tprnasslB. la . V^ergioa. dinnoifo a Firensé 

T. XII. 5 



So .^ 

per Cine trattato in persona. ^ Gatertoai 
seguita lo S€rltt<Mre , ticcome figlioola dì Te* 
race obbedieniay gessa menomo ìodogio sì po^ 
se in viaggio, e gionta a Fiorenza , fu qoi* 
vi da alcoae persone fedeli a Dio ^ e alla 
S. Chiesa con gran venerasione ricevuta 9 e 
per opera di Niccolò Soderini parlò con al* 
coni Cittadini, persuadendo loro, cbe in re* 
mn modo non istessero in discordia, o in guer- 
ra coi Sommo Pastore dell'anime loro, ma 
quanto più presto potessero , isi riconciliassero 
col Vicario di Gesà Cristo. 

1 bnoni uffic] della Santa confertron non solo 
a render la pace alla Chiesa ; ma dipi A an- 
cora a render all' Italia la Santa Sede. Tanta 
fu i' energia , e tanta V eloquenza di Caterina 
davanti al Pontefice in Avignone, che ne ot' 
tenne la promessa , e poi ne vide V effetto. 
Quejàt' epoca celebrata tanto dagli Scrittori 
Ecclesiastici , sarà sempre memorabile per la 
Toscana, comecoliè per mexzò di una sì il- 
lustre sua Nazionale abbiavi contribuito. Y'è 
chi ha tatto già il parallelo tra la Caterina 
dell'Arbia , e l'Alessandrina, né l'una cede 
all'altra: ambedue gloriose per Santità, am- 
bedue sapienti , ambedue benemerite della 
Chiesa (So). 

Tra quegli che desideravano il ritorno del 
Papa da Avignone , farvi anco il Petrarca ; 
ma le sue premure per ottenerlo non furon 
di tanta efficacia , quanto quelle di Caterina. 
Il Petrarca declamava, chiamando Avignone 
babilonia > e la Corte Pontificia che vi rise- 



5i 
4eT&j U ProsUUIa dell'ApoiMilfate (Si> Ca- 
uri^ poi ragionavAii pregaim, penbadéva^c 
ciò era dì UAta maggior forca « quanta era 
la stima della Sa^tiU della Vergine , e presso 
il Pabblico ) e pressa il Ponte&cew 
. U 17 genoal<> 1376. Gregorio XI. entrò di 
titorno iti Roma, dorè fa riceTuto colla mas- 
sima festa t e coi contento di tutta Italia* 

Ma^awno. deli* abbondanza , 
e stufa per la cónsers^azione d£ grani. 

Il magassino dell' abboodansa, ossia di quel 
magistrato cbe. {^resede va aH'A>nBooa » fortu- 
nati! mente sQp^pressOi fu fondasione di Gosi«> 
mo 111. nel 1695. Tanto è Tero,che t prin- 
cipi ^^^^^ pubblica Economia erano allora nella 
massima oscurità, eh' ci si compiacque di que- 
sta fiibbhca come di un beneficio fatto allo 
stato» appooesdori ru^ppresso iscrisione: 

Rei framenuiriae conservala» 

Egenommsvbsidio 

Piifs ae providvs 

Cosmvs III. Mag. Dux Etrvr^ 

Anno sai. MDCXCF. 

Ha da un'idea falsa ne nasce talvolta un'al- 
tra più vera. Quella di ridurre in poco spazio 
di luogo la raccolta di vaste provincia, indusse 
Ja necessità di ooa diligente conservaaione , e 
4|ttesU la stufa , inventato a Napoli dairinlie- 
ri , e adottata poscia in Toscana. 



Fu I^InUevi di Paiola Boa pivirìft éhiam^ à 
^ap^li pervttgionr di eOaUdercio^ dai M^id^é 
Alessandrqt BintiGcÌDÌ-y ivi pare 'démicilìatdjil' 
quale) ne .fa l'amico eA il Woiettoi<e. Se *egU 
non era econoÉiista j fii pero prdtnotoredi' que- 
sta gcienzar/è «e hoq vide a' «noi tempi il com- 
mercio de' gvani scevro di vincoli , previde for- 
se che lo siirobbe stato 'una volta. Ecco quali 
Eensìeri t^li s'aggiravano in testa, quando pub- 
lieo la desior)zk>iie delia sua 'lna<ccBÌna (S^): ,, 
lo parta daiqaesta Vita ; aè ardirai negure» che 
sìa in rtie» come in ogni altro è sempre , il na- 
turai dolore ^«^"la pena dì questa pairtfta: mlaà 
e«sa temperata' assai , e i^addolcita non solodai^ 
la vitina sperarne della beatì^dìttc, xhe pie^^ 
nam^Dte mi coasala; ma ancora da un'interna 
inesprimibile^lotizta ^ e dall' infinito contento di 
vedere, che laccioli •genere umana in assai mi- 
^lioite siato ^di quello^ in cui lo trovai, li lume 
delie lettera, la virtù ne'iPriiioipi ^ la placide»- 
sa de' costumi ne' popoli, l'arti utili alla vita, 
il commetfcioj e^ T agri colUifiu^n ' sono nei 
Ireste spazio della mia^vita tànco ingrandii 
ti, e dislesi, che un interkù presagire mi 
conforta - a credere , ed a fermamente spe^ 
rare tra brasai ssima tempo dover pervenire là 
dove non solo la storia non ci narra esser 
Mai giunti^; mmi nostri pensièri ^siessi forse 
non av€van0tsperato mai di polenti 'Un gior» 
no vedere k <ÌN»deri= tra poooi' Europa nostra 
una felice età dall'oro, non rozza e silvestre^ 
quale la sognano i poeti; laa cultaa eittadÌBe«> 
£ca, piena d'nrti e di studji di eomodttàa 



53 
d'agi oì^a vita, e Ul« finaloMiite, quale alla 
inesclùna condUione umana è lecito otte- 

^Gon tali aetittinenti ({aesto baoni filosofo irii^ 
pl«gò una parte de- suoi, avanzi nella fondasìo- 
DO in, Napoli dì ana C?ittedra di Pobblica Eco- 
nomia 9 laprìma in Italia. Quivi l' Ab. Genovesi 
diede le sue lesioni y e promovendo il primo ^ 
dopfio t'Arcidia<Hmo Bandini Senese, la' libertà 
f rumentarìa t ^esòe in parte ad avverare i va- 
tidi<fj di queir epoca y che avea predetta T In- 
tieri i 

Ptàdirettaawnte i^iovò egli al commercio e> 
alla coDservaaione de' Grani > inventando una 
maodiuna per purgarli , e condisionarlt. Super- 
fluo sarebbe il descriverla 9 doppocbèegli stes- 
so lo ha fatto con tanta precisione > e che se 
ne può. veder agir una neiran^olo dì questa 
fabbrica dalla parte di Tramontana, Basti il 
darne un' idea, annunciandola un piccol edifi- 
»Lo;di mattoni, simile ad una torrétta quadra- 
ta, di cui l'interno contiene uno stanzino più 
a Ito. ohe largo, e fatto a vòlta, di quelle che 
diconsi a botte. Non v'ha che una sola piccola 
porta per dargli l'ingresso, ed una finestra 
circoia^re di un. palmo di diametro sulla stessa 
porta y la quale serve di sfiatatoio. La stufa 
coli détta si riempie di grano per eerti fori nel^ 
piano superiore, donde circola in certe cas- 
setta situate regolarmente alle pareti, ^e se 
n'esce per certi emissarj praticati nella parte 
inferiore. Ripiena la stuta, vi s'introduce un 
caldano di fiBìrvo , jeòo carbone aceeso , ba- 



54 
alÀiite « piBèaldare quel rtcipiente, e te ne 
chiade In porta. 

I ▼«intagli di questo metodo son superiori a 
qualunque altro; eccettocbd il grano stufato 
non è atto a sementa. Del rimanente preparato 
così , non è sottoposto a* fermentazione ; gì' in* 
setti non lo danneggiano; ai presta meglio alla 
macine; è meglio riceve T adacquamento , il 
quale come ognim sa, conferisce mirabilmente 
alla biancbesza della' ferina^ rendendola pia fa- 
cile a dividersi dalla scorsa. V ha dipiù un'al- 
tra qualità singolare, ed écVei cresce di peso 
e di mole, traendo da irarta tanta umiditi y 
doppo ttualclie mese, cbe non solo ristora la 
già perduta per via di fuoco; ma la siipeM an- 
cora fin d'un sette per cento (r)* 

Porta A Si Fredianif, ed ingrend 
di Carlo Vili, 

Immatura brama di guerreggiare spinse Car- 
lo Vili in Italia^ asceso appena sai trono di 
Francia. 11 motivo eh'ei fede valere) la quello 
di ricuperare il regno di Napoli yoccèpatò da- 
g^ Aragonesi; maveramentèooìi sr noiosse cbe 
per desìo di gloriose ititrapre^ey' gìotane co- 
m'era d'età y piccolo di stiÉtura^ e sensa nes- 
suna esperienza. Entrato in Italia la spaventò^ 
la divise più di quello che era, la saccheggiò, 
e coHa stessa velocità, in cui ia scorse dalle 
Alpi al Sebetoi la rimisurò per tornar nel suo 
regno. 

La Repubblica Fiorentioa atrebbe vx>luU>, 



ss 

noli ^ehe negargli alleanca ed aiuta, cfaiudérgfi 
fiiio II passd per le éne terre ; ma leggendo di 
non' poter farlo ella >8ota y né sapendo di chi fi- 
darar, doppo diverse ambasciate inconcluden- 
ti /prese il partito di riceverlo in amicizia (53), 
,9 Venne sua Maestà il dì 17 Novembre del 
1 4<'4 9 A ^^^ ^* entrando per la porta a S.Fria- 
no , Mtto an riéco baldaccbinp, portato da no- 
biiÌS6iitti 'giovani, 'e 'con mégaìfico e ricco ap- 
penecckiodi tatte le altre' cdse, che a cosi 
ffttta^ pompa si convenivano (54). Ma di tatta 
cotale onoranda' non fa mestiere al presente di 
ra^onare; né della maravìgliosa e 'ricca com- 
ipagnia de^suor Baroni, e gente d'armi /e fan- 
terie, essendo state cosY fatte éose raccontate 
di| altri molto ordina tediente: basta' far men-^ 
siooe^ che la signoria venne' insino alla porta a 
rincontrar sna 'Maestà Coti bellisisima compa- 
gnfia di cittadini di gravò età , e giovani Fio- 
rentini ricca meìftfe vestiti di diversi drappi alla 
Francese. Venne il Re fcon tutta la pompa per 
il borgo* di S. Friàno; per la moltitudine e 
grandesza* della cfaal |)bmpà '?a disordinata 
tutta r^rdinaoteflt cvel'cleiV> , che era andata a 
rincontrnrlo; oltre che fa* accresciuta molto 
Itflè eonfasioné per dn poco di' pioggia òbe so- 
pÀvvemie nel» celebrare questa «cerfnionla. Se- 
guitò poi la mtedèsima pompa per il borgo a S.' 
Jacopo sopr-arn'^; e- passa'to il ponte Veccbio 
per porta S. Mariti , é per Vaòchéreccia' , e per 
piasza, e dal Palagio del Podestà, e dietro 
affondamenti di S. Maria del Fidre , si condus- 
se alia masttia porta della detta chiesa. Óve 



56 
fo ricevuto dal clero, e dalla prote$mtmBf-élm 
per altra pii breye strada aveva aiìtìcifato, e 
preyenato la lunga pompa del Be. Ove essendo 
scavalcato, andò a visitare l'aitar maggiore, e 
rimontato poi a cavallo senza bai daccb ino {per* 
cbè era stato saccheggiato, secondo Tosansa 
della plebe ) si conilusse alla casa di Pievo 
de' Medici, fatta prima dal detto Piero ;, e 
poi dalla signoria magoificameute e superba- 
mente adornare, siccome si conveniva a tanto 
Principe , gridando per tutte le strade con gran 
festa il popolo , Francia , Fra«ci||. E nella det- 
ta casa da coloro cbe n'ebber la cura , /n rice- 
vuto, e alloggiato, e accaresaato con tutta la 
sua onorata compagnia. L'altra sua corte, e 
gli altri suoi gentiluomini forou tutti alio^ 
già ti nelle case de' cittadini , insieme colle gen- 
ti d'arme, secondccbé da ibrieri F-ransesi, e 
commissari , o miiìi$tri della «signoria , era sta- 
to divisato, e r>rdinato. (55). Furon tenute nel- 
la notte le lucerne accese alle finestre delle 
case» mentrecbè il Be soggiornò in Fiorenza. 
Siccbé non meno sicuramente , e comodamen- 
te, cbe di messo giorno, si camnainava la notte 
per tutta la citta* ,, 

Tutto questo ouoii6co ricevimento non ba? 
sto peraltro a preservar la casa de'AAedici dal 
saccbeggio delle rarità piò presiose^Bè a trat- 
tenere il Be dair acerbità di gravissime' con« 
dizioni. Qvardo queste fur lette in presenta 
dei deputati, e di lui, tanta col Ura prese Pie- 
ro Capponi , cbe come altrove à detto, non si 
contenne dallo strappare il foglio dalle mant 



ÒA Btl^éUiiO) e- farlo iti pezs&i , protestando 
nel medesinto tempo , che si sarebbe provve- 
doto alla salute della Repubblica per la via 
delle i armi. Gbi '1 crederebbe? Scosso il Re da 
qobsto colpo impensato , e sorpreso da un certo 
tal qnal timore di tradimentOf venne a pa^ti 
pi& moderati , e concbinse la pace. Né st'con- 
tentò il Senato di Hct^ve^ne Trattato in aaten- 
tiea> forma; ma volle tmco^a ch'ei lo cotifer* 
masse nel* maggior tempio con solennissimo 
giàramento; Non vi volle di pi& , percbè il gior- 
no dopipo , allo spantat; dell'alba il medesimo 
Re sd ne foggi a gran fretta dalla città ^ dopo 
eìsservlsi trattenuto per undici giórni. Tanto è 
vero che fu quella* piut tosto una foga , cbe una* 
ritirata , ch'ei fece aitò alla distafnza di un mi- ' 
gli^ì e peseta andossetle verso Srena. 

JLafermecza de' Fiorentini in tale occasione 
fa delitutto straordinaria. Interrogato il Cap- 
poni, su qual fidanza avesse arrischiato un 
tratto 6Ì ardito 9 rispose: sulla cassa dèlia Re- 
pobblìca (56)< 

Abbiam detto disopra, che il Senato Fioren- 
tino fu quegli, che richiese il giuramento della 
oapitolaziond: ma il Guicciardini (57) asseifisce 
al contrario, che questo fu fatto a petizione 
del monarca. Comunque stasi , convennero il Re 
ed i Fiorentini , secondo il citato Storico , in 
queste condizioni : 

j. Che rimesse tutte le ingiurie precedenti, 
Laisittà di Firenze fosse amicai confederata ^ 
e in protezloiie perpetua della Corona di 'Fran- 
cia ; che in mano del Re per sicurtà sua rima* 



59 

Dessero la cittA H Pisa, e U terrii.4rLi.Tonio 
con latte le loro fortexEe^ leqoail fo$$e obbli- 
gato a restituire senta «Ioana spesa a'Fioren* 
tini, subì tocbè a tesse finita IMmpresa del re* 
goo di Nàpoli, intendendosi finita ogniTolla 
che avesse conquistata la città di Napoli, o 
composto le cose con pace, o con tregua al- 
meno di due anni , o che per qualunque cauaa 
la persona sua à* Italia si partisse; e che i Ca- 
stellani giurassero dì presente di realitnirle 
ne' casi sopraddetti* e in questo messo il domi- 
nio , la gìurisdisione, il gOTeruo, l'entrate del- 
le terre fossero de' Fiorentini, secondo il so- 
lito, e che le cose medesime si facessero di 
Pietrasànta, di Sereasana, e di Sereaaanello; 
ma che per pretekidere i Genovesi d'aver ra- 
gione in queste , fosse lecito al Re procurare 
di terminare le differense loro, o per concor- 
dia « o per gìustiais; ma che non TaTendo termi- 
nate nel soprascritto tempo, le restituisse a' 
Fiorentini ; che 'I Ee potesse lasciare in Firen- 
ze due Imbasciatori , senza l'in ter vento de'quali 
durante la detta impresa , non si trattasse cosa 
alcuna appartenente a quella , oè potessero nel 
tempo medesimo eleggere , senaa sua parteci- 
pazione I Gipitan generale delle genti loro; re- 
stituissensi subito tutte le altre terre tolte, o 
ribellatesi a' Fiorentini, e quali fosse lecito re- 
cuperarle coir armi in caso ricosassero di ri- 
ceverli; donassero al re sussidio della sua im- 
presa ducati 5o mila fra quindici di, 4i^ mila 
per tutto Marso, e 3o mua per tutto Giugno 
prossimo; fosse perdonato a' Pisani il delitto 



59 
della rilielltme; e gli nitri delitti commessi 
dipoi : Itberassidsi Piero de* Medici e i fratelli 
dal ba^do e dati» confìscasione ; ina non po- 
tesse accostorsi Piero per cento miglia a' con- 
6ni del dominio Fiorentino: il che si faeera 
per piirarlo delia facoltà di stare a Roma ; né i 
fratelli per cento miglia alia città dìFirense^^. 

Camaldoliy popoi minuto, e suo carattere, 

Un'anica strada di mesto nome locoroanica 
9 tati' una regione di la d'amo, e per la somi- 
gUansa, ad un'altra di qaà, nel popol di S. 
Lorenso, La strada lo trasse da una Chiesa 
presso le mura (53), dalla parte di mciCKogior-* 
DO dov' era una porta. Questa chiesa poi si di- 
cera di Camaldoli, perchè apparteneva aiMo-' 
naci CamaldoUnsi , ossia di qaell' ordine, che 
S. Rotnualdo fondò sulle alpi del Casentina y 
luogo detto Campo di Ma Idolo. 

li destino di questo monastero fu quello di 
molti altri prossimi alta città; di dover esser 
abbandonato e quasi diruto, a iroccasione del- 
l'assedio. Clemente VII dispose de' suoi beni 
con Bolla del i53i , Cosimo I de' suoi materia^ 
li, ordinandone la distruzione net i552, con 
circa cento case più ali* intorno, spettanti al 
medesimo, per il restauro delle mura (59)« 

Ma l'oggetto mio principale è il popol mi- 
nuto, che abita quest'angolo della città. Né 
farà maraviglia ch'io ne faccia l'elogio, dopo 
ciò che in generale ha proferito un filosofo di 
molto nome (6o): Si sa ( egli scrive ) che i^i 



6o 
son de* vizj trai popolo. Ve n^déUon osMOrè- 
fon uomini. Ma la voce della natura vi è 
meglio intesa^ le gran passioni vi son meno 
vivey i delitti che desertan la terra, vi son 
più rari, e vi son di meno tutti i vizj\ i guati 
provengono dalla simulazione, e dall* in^ 
frigo* 

Vien rimproverato il nostro popolo dagli 
storici della repubblica » come fazioso , discor- 
de^ e facile alle novità. Infatti son piene le 
carte di tumulti > di risse , d'ammutinamenti. 
Ma se si voglia rintracciarne T origine, si tro- 
verà piuttosto- nella costituiion civile , che nel- 
la natura degrindividai (6i). Per intender cìòi 
fa duopo premettere, come la maestà del go- 
verno risedeva nel popolo;' ed era questo; or- 
dinato in due classi > in arti maggiori e minori. 
I grandi-, che non erano ascritti ad alcuna del- 
le arti, ed il popol mmuto, quello cioè che era 
occupato in arti sordide e vili , venivano esclusi 
da qualunque ufizio; ognuno di questi . ordini 
avea verso l'altro motivi di sospetto, di gelo- 
sia, e d'invidia. I grandi eran temuti, i corpi 
d'arti astiati, la plebe oppressa sovente. Un 
ordine agiva sull'altro, chi colla forza, chi col 
numero; ma la differenza era, che la reazione 
del popol minuto era momentanea , quella de- 
gli altri continua. 

La causa di questo popolo è stala difesa da 
varj scrittori (6a); ma io cedo il campo alfan- 
torltà del Machiavelli , il quale introducendosi 
a ragionare del tumulto de' Ciompi o Battilani 
che dir si voglia, ha fatto l'apologia, si di 



\ 



6i 

qoeHa > cbe d'altre iaanrgense (63) : ,y Dalla di' 

yisione delle artii egli scriins, nacque V arro* 
ganza de' Capitani di parte; perchè quelli cit» 
ladini 9 che erano antica mente stati guelfi , sot- 
to il governo de'qualì sempre quel Magistrato 
girava, i popolani delle maggiori arti favori- 
vano, e quelli delle minori , coi loro difensori, 
perseguitavano. Donde contra di loro tanti tu- 
multi , quanti abbiamo ^narrati nacqaeiie. Ma 
perchè nelT ordinare ì corpi delle arti molti di 
quegli eserciz] , trai quali il popolo minuto e 
la plebe infima si affatica , senta aver corpi di 
arti proprie restavano, ma a varie arti con- 
formi alle qualità dei loro esercizi si sottomes- 
sero , ne nasceva , che quando «erano o non sod- 
disfatti delle fatiche loro, o in alcun modo dai 
loro mnestri oppressati, non avevano altrove 
dove rifuggire, che il magistrato di quell'arte 
che gli governava, dal quale non pareva fnsse 
loro fatta quella giustizia che giudicavano si 
conifcnisse: e di tutte le arti che aveva ed ha 
pili di questi sottoposti, era ed è quella della 
Lana, la quale per*esser potentissima, e la 
prima per autorità di tutte , coir industria sua 
la maggior parte della plebe e popolo minuto 
pasceva, e pasce. ,, 

Fuori di tali circostanze il nostro popolo si ò 
dimostrato sempre docile , affezionato alla pa- 
tria , pacifico , e quieto. La sua caratteristica 
principale, rilevata ancora dai forestieri, tra' 
quali Michel Bruto Veneziano, è l'industria, 
e la frugalità (64)* Lo che concorda con quanto 
me disse Dante, il quale sebbene non a^vesse 

r. m. 6 



6% 
gran motivo di lodursi della sua patria^ la 
chiamò nonostante (65) sobria e pudica, ag- 
giungendovi le più tenere espressioni di ripo- 
sato e bel vivere^di fida cittadinanza, di dolce 
ostello, ed altre simili. A' quali sentimenti 
sembra in certa guisa , che faccia eco il Vil- 
lani (66), là dove parla de'tempi stessi , de'qaa lì 
intende Dunte» dicendo: „ Di così fatto abito, 
e costume, e grosso modo erano allora ì Fio- 
rentini; ma erano di buona fede, e leali tra 
loro , e al loro Comune , e colia loro grossa vita 
e povertà facieno maggiori e più virtudiose co- 
se che non sono fatte a' tempi nostri , con più 
morbideisa , e con più ricchezza ,,. 

Oltre di ciò la sottigliezza dell'ingegno, che 
traspare in tutta la nazione , non si smentisce 
néppur nella plebe, più una certa letizia sua 
propria ,ed un certo brio, con cui condisce le 
sue fatiche. Se il celebre Voltaire ha chiamato 
Firenze l'Atene d'Italia, deve anco aver sa- 
puto, che il popolo è molto lontano dall' esser 
goffo. Benedetto Varchi fu tanto persuaso di 
tal prerogativa nazionale, che volle ancora an- 
dare investigando, come la natura si sia con- 
tenuta in erogargliela: ,i Mi sonraeco, egli 
dicCy molte volte stranamente maravigliato, 
com' esser possa y che in quelli uomini, i quali 
sono usati per piccolissimo prezzo insino dalla 
prima fanciullezza loro, a portare le balle del- 
la lana in guisa di facchini , e le sporte della 
seta a uso di zanaiuoli, ed insomma a star poco 
meno che schiavi tutto '1 giorno e gran pezza 
della no^te alla caviglia ed al fuso, si ritrovi 



J 



. 63 

poi io molti di loro, dove e quando bisogna, 
tanta grande£i:a d'animo , e così nobili e alti 
pensieri^ cha sappiano e osilio, non solo di di- 
re, ma di fare quelle tante e si belle cose, 
cl^'eglino parte dicono, e parte fanno; se non 
one il cielo Fiorentino forse trai! 'aere sottile 
d'Arezzo, ed il grosso di Pisa, infonda ne' petti 
loro queste così fatte proprietà (67). „ 

Quest'acume, e questa prontezza di spirito 
si manifesta specialmente nella quantità de' 
motti, delle facezie, e delle pungenti risposte, 
clieson riportate da' nostri novellatori, ed in 
modo particolare da Franco Sacchetti. La Iin« 
gna della bas^a gente è sì piena di dettati, 
proverbi, e modi di dir concettosi, cbe pare 
appena senza di questi poter parlare. Conferma 
questo mio sentimento il Salvini in una sua ci- 
calata (68) , e dice così: „ Trionfa la beata rie- 
cLezza di nostra Fiorentina lingua, cbe nel- 
l'Italia tiene il luogo dell'Attica , co'folti pro- 
yerbj, colle maniere di dire brevi, acute, for-> 
ti, con quelle grazie , con quelle veneri (per* 
donimi Rai ia il vanto), cbe altrove invano si 
ricercano „. Sì è trovato un pittore , pieno an- 
ch' esso dì buon umore, cbe ne ha intessuto un 
poema burlesco, unico nel suo genere (6J)). 
V'ha pur chi ne ha fatta raccolta, ed una fra 
le altre è quella donde ho tratto que'.pocbi 
detti spiritosi^, che mi fo un piacere di pre- 
sentare (70). 

I. Passando certe contadine, liei portare a 
battesimo un bambino, per via de'Galzaioli^ 



«4 

disse on f attor ino di bottega: Ob qae8t*é ma- 
schio , egU ha la cornar bella : e rispondeiidogli 
la pilli saccente ; e' sarà come te^ fraschetta; 
sogginnse : aTTertite y madonna y io son ba« 
stardo. 

a. Andarono due ciechi , mossi dalla fama 
della Santità del Saronarola, a troTarlo, e lo 
pregarono 9 che per le sae orasioni facesse loro 
ricuperar la vista. Egli diede loro buone pa- 
role 9 e gli licenziò. Nel T andarsene 9 quel che 
era innanzi percosse solennemente il capo 
nello stipite di una porta , e lamentandosi dis- 
se: Ohimè! ho visto mille lucciole. E l'altro: 
Buon per te che hai ricetuto la grafia : io per 
me non ho visto nulla. 

9. Dicendo uno ad un altro: il tale ba gran 
fava, (modo di dire in significato d'alterigia ^ e 
superbia ), gli fu risposto : bisogna che sia un 
gran baccello. 

4* Passando nn Bergamasco per Firenze dal 
canto de' Pazzi y domandò di chi fosse il bel 
palazzo, che si vede al principio di quella 
via; e rispostogli da un galantuomo esser della 
famiglia de'Palsi, soggiunse il Bergamasco: 
ce ne devon' esser pur assai in questa città ? 
Signor sì y rispose l'altro, come de' goffi a Ber- 
gamo. 

5. Essendosi tre Fiorentini in Pisa , tutti ad 
un tempo, messi a far acqua ^ un Pisano ram- 
mentò quel proverbio che dice: che i Fioren- 
tini non s'accordano se non in quella sola fac- 
^ eenda : rispose un di loro: s'acoordaron pare 
a prender Pisa. 



6. Quando ì Ciompi tolsero lo stato ai No- 
bili; UD Cavalier ^degl'i Albitzi disse a ud di 
loro: come credete voi poter mantener lo sta- 
to, cbe non siet'nsiy mentre noi più osi di voi 
non l'abbiam potato? Rispose il Ciompo: fa- 
remo al contrario di quello che avete fat- 
to voi. 

7. Cenando alcuni giovani ad un'osteria , 
tra'quali'un Fiorentino, mentre sixoceva certo 
starne, fecer portar altre robe, percbè il Fio- 
rentino si saziasse, e gli mancasse poi Tappe- 
.tito quando le starne venivano in tavola. £ 
mangiando il Fiorentino , cominciò ciascuno a 
raccontare, di cke morte morisse suo padre; 
Quando venner le starne, toccava al Fioren- 
tino a dir del suo; ma efW attendeva lì; e sol- 
lecitandolo gli altri ; che raccontasse quant' a 
suo padre era occoVso: mio padre, rispose, ca- 
scò morto. 

8. Gio. Ganacci voleva cbe la prova di Fra 
Girolamo Savonarola, in cambio d'entrar nel 
fuoco, si facesse in no. tino d'acqua, e vincesse' 
colai cbe non si bagnava. 

9. Erano in tempo d'estate molte persone a 
bagnarsi in Arpo, fra'quali an Mugnaio, uo- 
mo faceto, per soprannome detto Sughero, 
forse, per Teccellenza del suo nuotare; ed es- 
sendo egli per accidente in mezzo a dae gen- 
tiluomini, uno di loro per pungerlo gli disse: 
Sughero, se noi fossimo due ceste, che ti par- 
rebb'egli d'essere? a'quali egli senza indugio ri- 
spose: e s'io fossi un aratolo^ che parrebb'egK 
d essere a toi? 

6^ 



t . 



66 

IO. Di sputa vasi in ana compagnia d amicisuU 
ie facoltà d' ano, che non era che poTer'uomo ^ 
ma passava presso alcnni per ricco. Sostenevi 
nno ch'egli stava assai bene, e che aveva molle 
terre. Disse un altro; sì, egli è ben vero; ma il 
maggior ^zzo di terra che abbia ^ è il piatto 
dell'insalata. 

Tatto quanto il sale però di tali Fiorentini- 
smi si perde y a detta d'alcuni , pei difetto dell«i 
gorgia 9 o strascico, che lia' tante parte nella 
pronunzia di questo popolo. Il celebre Leibnìtz 
in una lettera al Gav. Alessandro Maffei, che 
resta ancor manoscritta presso gli eredi, ti 
compiacque di scherzar su ciò parlando della 
sua venuta a Firenze: Vidi fauces hianteSj 
' quibus linguae Hetruscae venus suffùcaiur. Il 
Tassoni deridendo l'afiPettazion della lìngua e 
della pronunzia fa dire ad un Fiorentino nella 
sua Secchia rapita (71). 



e dove 

Vi rinculate voi da ooteitni? 



Più d'ogni altro il Gigli , irritato colla Crusca , 
perchè nel suo Vocabolario non avea citato le 
opere della sua Santa Concittadina, non poten* 
do attaccar di fronte la parità delle voci, se la 
prese colla pronunzia , scagliandosi contro di 
essa sino alla nausea nel suo cosi detto Voca- 
bolario Cateriniano. 

>, Nel rimanente, egli dice intra le al" 
tre (.71), non v'ha città in Italia, dove sia 



67 
COSÌ salato il proterbio delta plebe, come a 

Firenze s ma pure masticato cod quello sto- 
miicbetble proferimento, egli è come qaalcbe 
perla cascata nel vomito del cane , che biso* 
gua ripigliarla colla forcella, è lavarla' pi&. 
volte ueir aceto, cbi vuol rimetterla nel mo- 
nile. „ 

Negare il fatto non è possibile; scasarlo fa- 
cilmente» In primo luogo questo proferimento 
qualunque siasi , ba il pregio dell'indigena to, 
ossia d essere originale. In tutta la Lombar- 
dia » dalle Alpi sinoiad Ancona, doye fo già 
la Gallia Citeriore, o Togata, la loquela é 
pi& stretta, comeccbè siavi restato T accento 
di quelle Colonie, cbe in diversi tempi ven« 
ner d' altronde a fissarvisi. Sensa questa cau- 
sa , dall' apennino sino al mediterraneo, la 
lingua rotondeggia dove più, dove meno, co- 
me in Firense, a Roma ed a Napoli. Oltre- 
diciò, se la gorgia è un difetto, egli è però 
quello che dà tanta espressione alle lingue 
Orientali , ed alla Spagnuola medesima , cbe 
è gutturale al pari ai quelle. Finalmente an- 
co ai tempi di Catullo, aveavi alcuno, che 
iugorgiava il parlar Romano, forse all'uso 
degli lonj, i quali si dice, cbe ancor essi par- 
lassero un dialetto simile: 

Chommoda dicebai , siquando commoda 
yeliet 

Dicere , et hinsidias ^rrius insidi as. 
Et ium mirifice, sperahat se esse locutum , 

Cum quantum poterai , dixerat hinsidias. 



68 
Credo sic mater^ sic iiber a^unculus ejui; 

Sic maternus avus dixerat^ atque avia. 
Hoc misso in Sjrriam reqtsierant omnibus 
auresy 

Audibant eadem haec leniter et leviter, 
Itec sibi post illa metuebant talia ^erba , 

Cum subito affertur nuntius korribilis : 
lonios Jluctus j postquam iiluc Jrrius issety 

lam non lonios esse, sed Hionios. 

Chiesa del Carmine 
e misteri rjappresentati nella medesima» 

Segaace in tutto de' Romani, antenati saoiy 
ba sempre il nostro popolo di mostra to, pari a 
loro, gran genio per gli spettacoli , e lo di- 
mostra tuttora : Panem et Circenses (.t)< Una 
prora senz'eccezione è quella d'avergli intro- 
dotti fin dentro le pareti del Santuario. Tali 
rappresentazioni sacre, chiamate Misteri, du- 
raron per tutto il tempo della Repubblica. £ 
siccome queste eran rìccbe di macchine , *cll 
figure,, e di lumi, non vi volle molto cbe elle 
desser poi la mossa a ripristinar V antico 
Teatro, prima sacro anch'esso, indi profano. 
Il Vasari in parlando de' più brari artefici • 
cbe v' ebber parte, ci presenta d' alcune la 
descrizione la pia minuta. Una sola serve per 
tutte le altre, ed è la seguente. ( Parte II. nella 
Vita del Cecca ) 

„ Dioesi cbe le Nuvole (Macchine coperte 
di bambagia , come si dicbiara più abbasso,) 
che andavano in FioreOBa per la fetta di San 



69 
GioTBntii a processione; oosa certo ingegnosiir- 
sima e bella; furono inTenzione delGecea^ il 
quale allora cbe la città usava di fare aésaL 
teste, era molto io simili cose adoperato. E 
Del vero , comecebè oggi si siano tali feste e 
rappresenta sioni quasi del tutto dismesse , era- 
no spettacoli molto belli, e se ne faceva , nou 
pure nelle Compagnie, ovvero Fraternife; ma 
ancora nelle case private de' gentiluomini, i 
quali usavano di fare certe brigate e compa- 
gnie, e a certi tempi trovarsi allegramente 
insieme, e tra essi sempre erano molti arte- 
fici galantuomini, cbe servivano, oltre al Tes- 
ser capricciosi , e piacevoli, a far gli apparati 
di colali feste. Ma fra le altre, quattro so- 
lennìssime e pubblicbe si facevano quasi ogni 
anno; cioè, una per ciascun quartiere, eccetto 
S* Giovanni ^ per la festa del quale si faceva 
una solennissima Processione; S. JVlaria No- 
vella > quella di S. Ignazio; S. Croce, quel- 
la di S. Bartolommeo, detto S. Baccio; S. 
Spirito , quella dello Spirito Santo ; e il Car- 
mine, quella dell'Ascensione delìSignore, e 
quella dell' Assunzione di Nostra Donna* La 
qual festa dell'Ascensione era bellissima : con- 
ciofossecosacbè Cristo era levato di sopra un 
monte benissimo fatto di legname, da una 
nuvola piena d'Angeli; e portato in Cielo, 
lasciando gli Apostoli in sul monte^ tanto ben 
fatto 9 cbe era una maraviglia. „ (jr) 

„ £ perchè la detta Chiesa del Carmine, 
dove questa rappresentazione si faceva, è as- 
sai pjù larga e più alta, cbe quella di S.^e- 



70 
lice (73); oltre quella parie che ricereva il 
Cristo I sì accomodava alcuna volta ^ secondo- 
che pareva, an altro cielo sopra la tribuna 
maggiore, nel quale dicane ruote grandi, fiat- 
te a guisa di arcolai, che dal centro alla su«* 
perfìcie movevano con bellissimo ordine dieci 
giri per dieci cieli, erano tutti pieni di la- 
niicini rappresentanti le stelle accomodati in 
lucernine di rame, con una schiodatura, che 
sempre che la ruota girala, restavano in 
piombo nella maniera che cèrte lanterne fan- 
no , che oggi s'usano comunemente da ognuno* 
Di questo cielo, che era veramente cosa bel- 
lissima , uscivano due canapi grossi tirati dal 
ponte, ovvero tramezzo, che e in detta Chie- 
sa (74)9 sopra il quale si faceva la festa , a' quali 
erano infunate per ciascun capo d'una braca ^ 
come si dice , due piccole taglie di bronzo , cbe 
reggevano un ferro ritto nella base d'un pia- 
no, sopra il quale stavano due Angioli (75) le- 
gati nella cìntola, che ritti venivano contrap- 
pesati da un piombo , che avevano sotto i pie- 
di, e un altro ch'era nella base del piano di 
sotto, dove posavano; il quale anco li faceva 
venire parimente uniti; e il tutto era coperto 
da molta e ben acconcia bambagia , che faceva 
nuvola piena di Cherubini, Serafini, e altri 
Angeli così fatti di diversi colorì , e molto be- 
ne accomodati. Questi allentandosi uu cana^ 
petto di sopra tiel cielo, venivano giù per i 
due maggiori in sul tramezzo, dove si recitava 
la festa; e annunziato a Cristo il suo dover sa- 
lire in Cielo, o fatto altr'ufizio, perchè il fer- 



7« 
TO dov'iirdn legati in cintola ^ era fermo nel 

piano dove posayano i piedi, e si giravano in- 
torno intorno qaand' erano usciti , e quando 
ritornavano , potevano far riverenza , e voltar- 
si secondo che bisognava ; onde nel tornare^ in 
su si voltavano verso il Cieio^ e dopo erano 
per simil modo ritirati in alto, ^, 

99 Questi iugegni dunque , e queste inven-' 
zioniy si dice che furono del Cecca; perché 
sebbene molto, prima Filippo Brunelleschi 
n'aveva fatto de'cosi fj)tj:i, vi furono nondi- 
meno con molto giudicio molte cose aggiunte 
dal Cecca. E da queste poi venne in pensiero 
al medesimo di far le Nuvole, che andavano 
per la Citta a processione ogni anno la vigilia 
di S. Giovanni, e le altre cose, che bellissima 
si facevano ; e ciò era cura di costui , per esser, 
coiue si è dettò y persona che serviTa il Pub- 
blico • ••.,, 

,y Le nuvole poi, che di varie sorti si face- 
vano dalle compagnie , con diverse invenzioni, 
si facevano generalmente a questo modo. Si 
faceva un telaio quadro di tavole, alto brac- 
cia due in circa , che in sulle teste avea quat- 
tro gagliardi piedi , fatlj a uso di trespoli da 
tavola, e incatenati a guisa di travaglio: sopra 
questo telaio erano in croce due tavole larghe 
braccia uno , che in mezzo avevano una buca 
di mezzo braccio , nella anale era uno stile 
alto, sopra cui si accomodava una mandorla, 
dentro la quale , che era tutta coperta di bam- 
bagia, di Cherubini, e di lumi, e altri orna- 
menti , era in un ferro a traverso posta , o a 



sedere, o ritta, secondochè altri Tolera» una 
persona , che rappresentava qael Santo, il qna- 
le principatmente da qaella compagnia y come 
•proprio avvocoto e protettore, si onorava; 
ovvero un Cristo , ona Madonna , nn S. Gio- 
vanni , o altri. I panni della qaal figura copri- 
vano il ferro in modo, che non si vedeva.. À. 
questo tnedesimo stile erano accomoda ti ferri, 
che girando pia bassi , e sotto la mandorla, 
facevnno quattro, o più o meno rami, simili 
ja quelli di an albero, che negli estremi con 
simile ferro, aveva per ciascuno un piccolo 
fanciullo vestito da Angiolo,* e questi, secon- 
dochè volevano, giravano in sui ferro dove 
posavano i piedi, che era gangherato. £ di 
così fatti rami si facevano talvolta due o tre 
ordini d' Angioli , o di Santi , secondochè quel- 
lo era che si aveva a rappresentare. E tutta 
questa macchina , e lo stile , e i ferri , che ta- 
lora faceva un giglio, talora un albero, e sopra 
una nuvola o altra, cosa simile^ si copriva di 
bambagia, e come si è detto, di Cherubini o 
Serafini, Stelle di orq, ed altri cotali orna- 
menti; e dentro erano facchini o villani, che 
la portavano sopra le spalle; ì quali metteva- 
no intorno a quella tavola, che noi abbiamo 
chiamata telaio; nella quale eran conGtti sot- 
to, dove il peso posava sopra le spalle loro, 
guanciali di cuoio pieni o di piume, o di bam- 
bagia, o d'altra cosa simile, che acconsentis- 
se, e fosse morbida. £ tutti gl'ingegni, e le 
salite, ed altre, cose eran «coperte, come si è 
detto disopra, con bambagia , the faceva bel 



^3 
vedere; e «t cbiamayaiio tolte Queste macchi'* 

ne rfaTote. „ 

Dietro Teoivano loro cayalcate d'uomini e 
di sergenti a piedi in varie sorte ,. secondo là 
storia f che si rappresentava , nella maniera 
che oggi vanno dietro a'carrt, o ahro che si 
faccia in cambio delle détte Nuvole, jy 

jj Con l'invenzione del medesimo (76) si fa-« 
cevano alcuni Santi , che andavano, o eraii 
portati a processione > o morti, o in var j modi 
tormentati: alcuni parevano passati da una lan- 
cialo da una spada; a,ltrì aveva un pugnale nella 
gola, e altri altre cose sknili per hi persona. ,, 
,1 I giganti similmente che in detta fest% 
andavan attorno « si facevano a questo modo,, 
alcuni molto pratichi nell'andare in sui tram- 
poli, e come si dice altroTe^ in sulle zanche, 
'ne facevano fare di quelli che erano alti 5 o 6« 
broccia da terra , e fesciatigli e acconcigli ìu 
modo, con marschere grandi e altri abbiglia- 
menti di panni o d'anni fintoj che avevano- 
men^bpae capo di gigante; vi montavano so- 
pra, e destramente camminando parevano ve- 
ramente giganti , evendo nondimeno innan?»' 
uno che sosteneva una picca, sopra la quale 
s'appoggiava esso gigante; ma per siffatta- 
guiisa però, che pareva che quella picca fosse 
una sua arme, cioè o mazza, o lancia, o un 
gran battaglio, come quello che Morgante^ 
usava, secondo i poetici Romanzi, di portare:- 
e siccome i giganti , così si faceva delle gigan-^ 
tesse, che certamente facevano un bello e mi^ 
raviglioso vedere. ;^ 

T.XIt. % 



74 

„ Li spiritelli poi da qaerti erano ilifEeren- 
ti perché senza ayer altro che la propia for- 
ma, andavano sui detti trampoli alti 5. o 6 
braccia, in modo che parevano propto spiri- 
ti. lE^xjuesti anco avevano innanzi uno y che 
con una picca gii aiutava. Si racconta nondi- 
meno, cVie alcuni eziandio, senza punto ap- 
poggiarsi a cosa veruna, in tanta altezza cam- 
minavano benissimo, e cbi ha pratica do'cer* 
velli fiorentini, so che di questo non si farà 
alcuna maraviglia.,, 

Monastero di S. Monaca 
e seconde nozze di Cosimo /• 

Gli amori di Cosimo I. non son meno ce- 
lebri delle sue faccende politiche ed econo- 
miche. Grandezza d'animo e sensibilità van- 
no spesso congiunte. Enrico IV e Luigi XIV 
lasciaron gran materiali aU'istoria], anco per 
questo l«ito« 

Eleonora degli Àlbizai, e Cammilla Mar- 
telli furon le favorite di detto principe in 
tempo di vedovanza. Ma non riesci che alla 
seconda di guadagnarlo in consorte (77). Ella 
si condusse talmente in quest'intrigo, che es* 
sendo Cosimo andato a Roma per ricever la 
corona, e il palud*i meo lo granducale dalle ma- 
ni del Pontefice Pio V* ella lo spronò sino al 
segno di spingerlo ai piedi del Papa, e a sve-. 
largii le sue più segrete inclinazioni, chieden- 
done norma e consiglio. L'oracolo pronunziò 
cb'^i dovesse sposarla. He vi^olle dipià, 



75 

perch'ei tornato a Firenze facesse subito be* 

nadir le nozze, e venisse così a dichiarar 
8Qa figlia legittima l'infanta donna Virginia. 

Questa impensata alleanza risvegliò de'tor^ 
bidi nella famiglia ; ma Cosimo sostenne il 
fatto con intrepidezza: Non sono il primo 
principe (rispose alla naora, che volea far-* 
gliene delitto), che ha preso ana saa vas-' 
salla , né sarò manco l' ultimo; è gentildonna, 
ed è mia moglie , e ha da essere; non cerco 
brighe, ma non ne fuggo, se me ne sarà date 
in casa mia (78). Finalmente i figli ei paren- 
ti s'acquietarono, quando videro che ella non 
riscuote via trattamento sovrano ; e seppero 
dipiù, ch'era stata apposta al trattato di ma- 
trimonio una clausola, dì non dover mai ot-* 
tener titolo, né prerogative di granduchessa. 
Le contentezze di questi sposi non dura- 
ron che soli quattr'anni. Nel 1S74 il gran- 
duca s'infermò, e dopo poco tempo mori, as- 
sistito sempre fino all' ultimo dalla sua Gam- 
nilla. Aperto il testamento, che fu magni- 
fico e generoso , com' era stato sempre il te- 
statore, si trovò che quella era stata rima- 
nerata con un lascito, di un fondo fruttifero 
di sette mila ducati l'anno, oltre le gioie ed 
i beni mobili d'uso, per passar poi tutto, 
doppo la morte della madre^ in donna Vir» 
ginia sua figlia* 

Rimnsta la Martelli si bruscamente situa-* 
ta trai vassallaggio ed il trono, non fu tro- 
vato miglior compenso, che procurarle un a- 
silò nel silenzio della clausura. La stessa se* 



76 
i« della morte del real Consorte fa sensa ri- 
medio trasUtata d* ordine del granduca rcs* 
^ante nel Convento delle Mara te. Ma per- 
ché il laogonon era di sao piacere, e le la^ 
crime non davan posa, le fu data la scelta 
di qaal altro Convento gradisse, e ne preferi 
uno, dove avea avato T'edacazione, quello 
cioè di S. Monaca , nel quale dopo i6 anni dì 
permanenza finì i suoi giorni. Il cadavere fa 
portato a S. Loreoso | nella tomba di sua fa* 
miglia, (z) 

Canto alla Cuculia 
9 conversazione di letterati^ 

Qael terrem», con vigna e casa, sai qoale 
com'è già detto, i Velluti fondarono il loro pa- 
lanco, e gli Eremitani di S. Agostino il loro 
convento e la chiesa, detta di S« Spirito- 
cbiamavasi indifferentemente Casellina e Cucu- 
lia, ed arrivava sino a questo canto, che si 
distingue ancora con quell'ultimo nome (79). 
La Cuculia , o Cucula , sorte di uccello, è pur 
dipinta in un colla Vergine , nel tabernacolo 
affisso alla parete della già casa Maggi , poi 
del celebre Chirurgo e Medico, Giuseppe Ve- 
spa {aa). Dal detto uccello derivò la voce cu- 
culiare, che significa illudere, beffare, deride- 
re; e dal luogo l'altra deXoculiani, persone 
erudite, che si adunavano in quelle vicinante 
per trattare de' Loro studi protondi, trattener- 
si in amichevole compagnia, e fare il verso (co- 
me solca dire il buon priore OraEÌoRacelIai(8o) 



t7 
uccellando con «ale la fievolexxa delle cose 

mortali* 

La residenza ordinarla dì questi letterati del 
passato secolo, era nella casa di Carlo Dati, ora 
BaldoTÌnetti. Ma in diversi terupi si radana- 
rono ancora dal Priore Orazio Kacellai , dal 
Lioreuzini, dal Sen. Pandolfini, dagli Averani, 
e da altri. Il colloquio erudito, arnicheyolei 
confidenziale, tenea luogo di qua lunqu' altro 
Tolgar passatempo. Per farsi un' idea del co- 
me s' adagiassero insieme qoe' dotti, basta leg- 
ger le lettere, intra le altre, del Magalotti: ti- 
no il servitore pareva interessarsi ne' piaceri 
del padrone , sorprendendo la brigata con nuo- 
tì odori ( che erano allora in gran moda ) , e 
con acque stillate ^ con cui bagnava la stanza 
della conversazione, e sfidava glialtria indovi- 
narne gli elementi per via d'odorato. Ivi si 
leggevano le Veglie filosofiche del detto Prio- 
re Orazio, gli scherzi poetici del Panciatìchi , 
le cicalate del Dati , le osservazioni sulla lin- 
gua del Boommattei, e quant'altro avea sug- 
gerito a ciascuno de' soci nel suo privato gabi- 
netto, la scienza, l'erudizione , la fantasia. 

Era tanto invaghito di questo suo soggiorno 
e di questa sua lieta compagnia Carlo Dati, 
cbe il canto alla Cuculia servì di soggetto ad 
una sua Cicalata. Il Buommattei datava spesso 
le sue lettere dalla Kolita residenza Erculea al 
canto alla Cuculia. Ed il Can. Lorenzo Pancia- 
tichi si millantava d'esser Cuculiano più che 
s'ei fosse sta tofdel la Sorbona. Quindi in un suo 
scherzoso Ditirambo per lo stravizzo degli ac« 
cademici della Crusca cantò: 7 * 



7» 
Da quel eh' io sono , da Laon Cuculiano , 

Svinai y svenai; sventrai de' vini ^ 

Che vanno in calcagnini , 

Ideste I che si senton da lontano. 

£d in una sua cicalata in lode della frittu- 
ra (8i), recitata nella stessa accademia per al- 
tro stravizzo: Noi, disse , erurno tulti esciti dei 
pupilli; avevamo tutti fatto più d'una sbocca- 
tura , avevamo gioocato co'Mammagnuccoli ; 
praticato co'Cuculiani: che vale a dire con 
gente svelta, disinvolta > e di senno. 

Cosi ai buoni tempf vivea la nobiltà, eserci- 
tandosi, chi nelle lettere , chi nelle Belle Arti 
e chi nelle arti cavalleresche. Né erasi peranco 
sostituito al crocchio erudito il oaffè , all'Ac- 
cademia il teatro, alla cattedra il cocchio , ed 
alla biblioteca la scuderia. Piò che si risale 
agli antichi tempi, maggior copia s'incontra di 
nobili letterati. Non v'ha quasi famiglia, che 
non ne vanti qualcuno e chi due, echi più: Sal- 
viati , Strozzi , Acciaioli, Rinoccini. Alamunoi, 
Vettori, Davanzali, Sederini, Del Riccio, Vie- 
ri, Rossi, Tedaldi, Segni, Cecchi, Rosselli, Moz- 
zi, Filicaia, e cento e cent' altri, hanno tulti 
lascialo qualche loro cosa alle stampe. 

Questo medt^simo Carlo Dati, uomo di dol- 
ce compagnia, e letterato di sceltissiuia eru- 
dizione, fu uno de' maestri di Cosimo III. Ma 
per essergli stato dato dal padre troppo tardi, 
quando il carattere del principe era già 
formato , poco potette contribuirvi. Foss'egli 
• stato Aristotile, il suo allievo non sarebbe di- 
ventato mai Alessandro. Uno sciittore mo h r- 



79 
DO spiega in hrert note qaeslo fenome- 
no (83) : 

„ Fido all'anno i655, egli dice, fu aio del 
giOTioe Cosimo Yolonnio Bandinelli di Siena , 
nomo di sufficiente letteratura : ma più atto a 
formare un ecclesiastico, che un buon princi« 
pe. Creato Cardinale da Alessandro VII prose^ 
guì a trasmettere da Roma al suo allievo degli 
insegna meati che erano ricevuti con la massima 
venerazione. Le impressioni ricevute nella pri-. 
ma età non poteano più correggersi da Carlo 
Dati, e da altri illuminati precettori assegna- 
tigli dal G. Duca: poiché Invitato qualclue vol- 
ta dal principe Leopoldo ad intervenire ai trat- 
tenimenti delTaccademia (83), non arrossiva di 
farsi intendere ai suoi confidenti, che gli ap- 
prendeva per perdimenti di tempo.,, 

P^ia di Sitorno 

ed antica famiglia Padana 

che le di t* nome* 

Hanno inciStri antiquarj faticato assai per rin- 
venir l'origine del nome di questa strada, oscu- 
rata già dalle fiabe del volgo; ed hanno suppo- 
sto di averla trovata nella falsa Deità dì Sa- 
turno, in onordel quale s'infinsero un tempio, 
ed un bosco quivi vicini. Ma dopoché fu disot-. 
terrata, pochi anni addietro, un'Ara di marmo 
con iscrizione avente il nome scolpito di Satur* 
nino 9 nostro cittadino pagano, ogni dubbiezza 
disparve I e s'intese, che costui possedeva un 
fondo; parte dentro, parte fuoii della porta di 



8o 
S. FierGattoIino; donde il nome delle due tì- 
cine coittrade di Sitornoye di Sitornino. Il me- 
desimo diede anco la denominacione ad una 
porta detta di Saturno, cheba sassistito aloìe- 
no sino al i33o (84)- 

Arroge questo agli altri monumenti accen- 
nati in altra luogo di quest'opera (85), con cui 
formar la storia di Firenze sotterranea, o di 
Roma Pagana sotto Firenze. Non mi dilungo 
di più, non essendo l'Antiquaria il mio princi- 
pale argumento. Riporto soltanto F accennata 
Iscrizione , e ne lascio la spiegazione all'erudì'* 
zione dei nostro Manni (b()) : 

D. M. 

A* Nae^i 

Saturnini 

qui . ante 

titulum . hunc 

sepultus . est 

patri . optimo 

A* Naevius 

Marcelli nus 

Monastero delle convertite j 
ed eccellenti professori di mufica 

Qualunque relazione avesse con le Converti- 
te RernanlinoFranciosini, suonatore insigne di 
strumenti a corda ed a fiato, depositò le sue 
ceneri nella lorchiesa. L'epoca di questo mu- 
sico sembra , cbe si combinasse col governo 
delia Granduchessa Maria Maddalena d' Au- 



1^1 

stria I di quésto luogo benefattrice; quella del 
Monastero è del i33o. Comunque siasi y il suo 
sepolcro di marmo , colle insegnedellaprofes*- 
sione,* si incontra sul pavimento all' entrar 
della Chiesa, e vi si leggono i seguenti versi: 

9, Hic jacet armonici princeps et gloria cantus, 
y^ Qoem dedit Hesperiae Duxsibi magna lo* 
cum. 

jj Bernardinns Franciosinns flatibus urgent 
9, Dulcisionis calamos primusin urbe virum; 

yf Éxtinctu» meruit quos gessit vivus bonoresi 
y; Hac homvn«ra sacra primus in aede cubat* 

Non si pn& far comento migliore a quest' I- 
scrisione, di quel che ci ha lasciato il Rosselli 
nel suo celebre Sepoltuario : y, Fu questo Ber- 
nardino , egli dice, autore di una scuola, che 
Ila dato-air Italia, alla Francia, e alla Spagna 
molti uomini valentissimi nella musica , e par- 
ticolarmente di violini , viole, trombe, e corni 
da caccia, col mantenere sempre il nome del 
maestro ;come Paolo del Frauzesino, Iacopo 
del Frànzesino, ed altri. „ 

Una raccolta d' Iscrizioni di questo genere 
potrebbe somministrar materiali alla storia 
della musica in quella parte, che pi& ne man- 
ca, vale a d&r nella pratica. L'eccellenza nel 
canto e nel suono si disperde coi venti ; la mu- 
sica scritta la distrugge il tempo, e la moda. 

Non v'è che gli Scrittori teorici che soprav- 
vivano; degli altri ne dura la memoria nnchd 
dura la lapida sepolcràlei Mi zi permetta dun- 



8» 

qae di racoorne qnalcana per pagar <}\iesto 

tributo alle glorie degli Orfei Fiorentini (87). 

Antonio di Bartolommeo Sqaarcialapi fiorì 

in Firenze fiua patria circa il 14^0, Organista 

celebre 1 ed amico confidente di Lorenzo dei 

Medici. Qaesti in lode deireccellenza di detto 

maestro y compose l'epitaffio che si legge in 

Daoraoy dov'era pare il ritratto in marmo, il 

quale fu tolto. di notte tempo dai nemici della 

netta Casa. L'epitaffio dice così : 

jf Multum profecto debet musica Antonio 

Squarcialupo organistae; is ehim ita arti gra- 

tiam coniutixity ut quarta m sibi viderentnr 

.Cbarites musicam asci visse sororem. Fio* 

rentina Givitas grati animi officium rata , 

eius memoriam propagare, cuius manus sae- 

pe morta les iù dulcem admirationem ad- 

duxeraty 

Givi suo Monumentum Posuit» 
Seguitando a cercar trai sepolcri le glorie 
dell' arte, due altri professori aiicor mi resta- 
no a rammentare, entrambi moderni, ed uno 
pia eccellente dell'altro. Trovo il pi imo nel 
Chiostro de'PP. del Carmine ; l'altro nella 
Chiesa di S« Croce, degno d^esser paragona- 
to co' pi& celebri maestri nel snono del vio- 
lino. L'Iscrizione del Carmine si legge in que- 
sti caratteri: 

Sebastiano Gecchi S. Ord. Hjér. Eq. Sa- 
cerdoti 
Qui Musicae Prof. Et Rhet. CultorVel Puer 
Orpheo Verius Et Hercule Graio 



81 
In Itaiiae Theatrìs GatenaTit Aores 
Spli.irzae Frinc. Ferdinand! Mantuae Daci» 

GhrVst. Sveciae R. Caroli III. Hisp. Regia 
Leo| oidi CaeS'iris famulatam et gratiam pro- 
mero ìt 
Si Forte Lustrali Gemat In Igne 
l*recare Victor Ut Regnam Regi Dee 
Cum Angelis In Empireo Goncinat. 

Ma di Pietro Nardini, oltre il sepolcro, ci 
resta un elogio stampato, e Teco della sua 
lira nella bravura degli scolari viventi. Fu 
allievo del celebre Tartini, viaggiò, e fece 
l'animi razione dovunque andasse, delle na-» 
zioni. Il S'ISSO che conserva la sua memoria ^ ' 
è scolpito così: 

Petrus . lo» Bapt .F. Nardino^Domo, Liburna 
Lyristae . Ar putissimo . Amici . Monumentum 

De S, P. F. 
Fixit.An, LXXh M. L Decessit • Non.Maiis 

Art. MDCCXCIU, 

Nardinus, Ut Est, Conditus, Luget. Lyra 

Ton i . Modici^ Et . Numeri . Amarum . Dant 

Melos 
Flet. Ipsa . Rerum . Harmonia . Quod 

Tantus , Suae 
Scrutator . Obiic, Legis » Aritsq, ArtifeXm 

Chiesa della Calza ^ e come Cosimo III. 
vestisse a Roma V abito canonicale, 

Giilza denominarono i Fiorentini questa 



84 

Chiesa e Convento , dalla forma del cappuc* 
ciò de' Frati Ingesuati, che Tennero qui ad 
abitare all'occasion dell'assedio, doppoehè 
fu distratto il loro bel convento fuori della 
Porta a Pinti « come altrove si disse (8H). Al* 
tri Ordini Regolari, altra maniera di portar 
cappuccio; chi a foggia di spegnitoio, come 
i Cappuccini ; chi a foggia di brache , come 
gli Olivetani; chi a foggia di calza, come 
gì' Ingesuati. P^on so che cosa avesse France* 
fico Berni con questi frati, cbe gli chiamò 
col titolo di goffi. So bene che Clemente IX 
gli abolì nel r668; che questa diventò poi 
Commenda Cardinalizia ; e che finalmente pas- 
sò per compra ai Sacerdoti di Si Salvadore 
nell'Arcivescovado, ì quali se ne valgon pergli 
£8ercizj degli Ecclesiastici. 

Fra queste ed altre vicende di questo luo-n 
go I che troppo lun^o sarebbe noverare tutte, 
una piacemì di presceglierne , che interessa 
la storia di Cosimo III, c>9votissimo della Gor<« 
te Romana y se Te ne fa mai altro simile trai 
regnanti. La Cattedra di marmo di S. Ste» 
fano papa e martire, titolare dell'ordine dei 
nostri cavalieri, ne somministra il soggetto. 

Questa sino a tutto il secol passato era re-< 
•tata in Roma , qual monumento prezioso del- 
la cattolica fede. Il sangue, che il Santo Pon- 
tefice vi versò per le mani degl' infedeli sot« 
to Gallieno, nefranno di Cristo a6o, attesta 
del suo trionfo. Una reliquia così insigne par-* 
ve a Cosimo, che avrebbe accresciuto molto lo 
splendore di queir ordine, di cui come tutti 



85 
gli attri Granduchiy porlaya il titolo di Gran 
llfaestro. Già areKa^ticqiiistato ircorpo.di det^ 
tp Santo da un luogo, la testa da un altro; 
l« Cattedra era ancor tra i suoi voti. L ottenne 
finalmente; e portata a Firenxe 9 diede ordi- 
ne che fosse depositata nella Chiesa delta 
Calza , tantoché si concertasse una solennis- 
siina procf^ssione ^ per trasportarla alla Catte-* 
drale. Eseguita questa , fu spedita la saera 
Bjeliquia privatamente a Pisa nella Chiesa dei 
cavalieri. 

Quante cure costasse al principe un acqui** 
sto sì segnalato, non è da dire. Ma il trala- 
sciar le circostanze, dalie quali renne il mede- 
simo accompagnato, non sarebbe perdonabile; 
ad un osseri^atore* Seguito la 6d^ scorta di 
uno scrittore ecclesiastico^ che ce ne raggua- 
glia, dietro molte altre relazioni manoscritte e 
stampate^ 

,^ Si prestò al Granduca l'opportuna oc^ 
fusione dell'anno Santo (ìii^)y nel quale con- 
^fidò l'Altezza Sua, che se andava a Roma 1 
poteva aver la detta cattedra dal Pontefice In- 
nocenzio XII. Onde fatti a tal proposito tut« 
ti gli apparecchi, sul principio di Maggio pre- 
se il cammino per Roma ; e però andato a Li- 
vorno, sulle sue galere imbarcossi a dì i5 
di detto mese, ed a^g di Giugno entrò in Ro- 
ma. Quivi dal Pontefice ricevè grandissimi ono- 
ri , ed anche il privilegio straordinario di es- 
Sf*r canonico di S. Pietro, affine di poter da vi- 
cino vedere il Santo Sudario, che si mostra 
da un terrazzino al popolo* Che però Cosimo 

T. XIL 8 



86 

▼eslito da canonico (8^) , non sólo salì al detto 
terrasso a contemplare la gran Beliqiiia ; ma 
presala nelle mani» con easa benedi tutto U 
popolo ,* fanzione che non suol farsi , se non da 
ono de' canonici del Valicano. Che se la pietà 
del Grandoca fu luminosa a tutta Roma , sen- 
sibile assai fu al cuor del Papa;. che tocco aom' 
Blamente da si pii esempli di un principe eri- 
stiano; ed avendo presentito*, che gli sarebbe 
stato grato il dono della cattedra di S. Stefii- 
no , tra le moltissime relìquie compartitegli , 
▼olle Innocensio con suo BreyegrasiosissirooTi 
fosse anche la Cattedra. Né mai principe alca* 
no partì da Roma più ricco di cose sacre , e 
pi& contento di Gosìno (90). ^i 



87 

NOTE 

j 
' GOVTBKUTB 

IN QUESTO DUODECIMO VOLUME. 



HB* Le Note delV Autore sono segnate ad 
numero arabo j e quelle del Commenta» 
tore con lettera. 

(i) La facciata modernamente fregiata in 
colore riporti ia doTota censura in on libretto 
del Sig. G. D. R. ingegnoso A.rcbitetto Fioren-^ 
tino, nel quale at dava per fatto qoel che' 
arrebbe dovuto, farsi. Lucca 1792. 

(3) Hist. Lib. y* cap. 9; 

(3) Vedi le Osservazioni su questa Chiesa» 
del Sig. Gius. Del Rosso, Firense 1790 in 4«^ 

(4) Vite de' Pittori 9 Proemio della Parte L 

(5) Hist. Pbil. et Polit. lib. L p« 12. 

(6) Nella Vita d'Andrea TaQ. 

(7) Tom. I. pag. 80. 

(8) Quindi le camere terrene eran sì buie, 
che bisognava a mezsa terza illuminarle con 
fiaccole. Vedi il Pecorone Nov. U. della 

Gìor. IL 

(9) Ricerche su V Architettura degli Egi^ 
siani y e su ciò che i Greci hanno preso da 
quella Nasone ec. La prima edtsione, Firen- 
se Tofani 1787 e la seconda notabilmente aa« 
mentata, Sienai Passini^ i8oo. 



'•Tr>, 



88 ' li o t k' 

(io) Tutto c?ò che ho detto ^ e die cifrò fn 
oppresso intomo airÀrchìtet4ura , è tratto da 
▼arie opere del professor Del Rosso. Benché 
quésto dotto scrittore le ahbia alle volte pub- 
blicate anonime , o sotto nome altrui , pore é 
stato riconosciuto, e non si è mancato di tri- 
butìrgli , nei giornali, quelli elogj che erasi a 
«non diritto meritali. 
(ii)Lìb. V. 
{i3)LiK VI.Cap..7. 

(|3) Martnoream se relinqnere, quam lalc- 
riliani accepk&H „ Si^et. Fii.d'Jug. 5. a8. 

(i4) Qoesta xiotìcia tanto interessante per la 
storia dell'Architetturale stata per la prima 
▼oUa investigata e prodotta dal professor Del 
Rosso* 

( 1 5) Quest'uso continuò fino air Vili secolo* 
o poco dopo. 

(16) Notizie inedite della Sagrestia Pi^ 
atoiese , del Campo Santo di Pisa , ed altre 
opere del disegno ec. Firenxe^ Moiini, f 810. 

(17) Il Professore Del Bosso ha di recente 
scoperta la maniera per quest'oggetto prati- 
cata da Arnolfo nel Palazzo Vecchio, e dal- 
1 Orcagna nella maestra loggia che porta il 
suo nome. 

(18) Memorie per le Belle. Arti, Roma, Fa- 
gliarmi 1785 Tom, IL pag. 96. 

{19) Del Bosso, memorie per servire alla vi- 
ta di qnestp nuovo restauratore dell'arte, in- 
serite negli Annali deir Accademia Italia^ 
na, Firenze i8oa, Tom. IL ' 

(ao) Il Professor Del Rosso pubblico nel 181 3 



NOTE 89 

Ift inu delPaoIettifdie e^Unn^onerimpiai- 
zò Dell'Accademia delle 6elle*Arti in qualiU di 
professore dì architettara, dopo essersi distinto 
neir impiego di Architetto Regio, e poi Mo«» 
nicipale di Firenze. 

(31) Del Rosso: In qual conto $i debbono 
tenere i monumenti ai Architettura , che ti 
osservano nelle Medaglie Firenze 1809; e 
Lettera attribuita al medesimo «otto il titolo 
Hi un Accademico Etrusco , diretta al Sig. 
Cai'. Gio, Gherardo de* Rossi Romano, rap* 
porto air apparato per le solenni Esequie 
di S. M* il Re Lodovico L celebrate in Fi'- 
renze ec. Firenze 1804. Ambedue questi Opu- 
scoli sono di nn' estrema rarità. 

(«2) Tom. Vili. pag. 91. 

(a3) Tom. II pag. 4^^ e segg. Grhinte agli 
Scritt. d' It. del Muratore 

(i4) Tom. II. pag. 108. 

(25) Tale fu la primu foggia delle carrozze. 

(af>) Ciò seguì per esser restata accesa una 
lacernetta dentro un tubo di legno. 

(17) Qui sbaglia l'Ammirato, perché il di- 
segno del Bruoellesco era stato fatto assai 
prima. 

(a8) Villani Lib. IV, cap. 7. 

(39) Cosi rimaggto per rio maggiore t ed al- 
tri. Vedi la Cronaca di Donato Velloti f e le 
mescolanze dell'Ammirato Cap. i5. 

(3o) Si sa da scritture del ia34, che chia- 
matasi Casellina tutto il tratto sino alla Ca- 
calia, incluso S. Spirito , che dicerasi in Ca* 

se 11 ina. 

8 • 



go H O T K 

(3i) 11 secondo doppo lo sdracctolino Yeoeu* 
do verso il poufce. 

(3») Lib. XH, oap. 17. 

(33) Tom. IV, pag. 3?, 

(3'4) ^^^ ^ì s*^ ^^^^ fosse. Quella con un 
Cappello sulla porta in Via Maggio appc^rttene 
ad una nostra famiglia dì tal cognouiCy già 
estinta. Si dubita clie fosse la stessa del Buoo- 
talenti, dì cui si parla più sotto, 

(35) Il riti^tlo di questa Dama e quello del- 
la Maddalena nell'orto^ nella Cappella de'da- 
viilcanti in S. Spirito. 

(36) Stur. del Granducato, lìb. IV> cap. 1. 

(37) Voi. Il, pag. i4<. 

(38) Vedi la Vita del Petrarca , scritta dal- 
l'eiegaote penna del Sig. Cay. Baldlelli, pag. 71. 

(39) Tom. VII, pag. 46. 

(40) Si Yuole che questa (osse l'AmintJi, re- 
citata la priuia volta in Fi^rrara nel i573^ e 
stampata per Aldo nel i5bi. 

(4i) Alla cuntonata di Via Marsilio dalla 
parte di Levante, sull» porta dalla qual Casa 
son le fi j^ure del P»icct tli^ 

(4^) Fa miir«ivigU:i che TÀb. Serassl , il qua- 
le hu s*!ritto della Vita del Tasso un grosso 
Volume in 4*°> ubbia tralasciato questo fatto, 
che il Buldinuccl avì^alora col testimonio di 
Gherardo Silyanì. 

(43) 1424. 

(44) Vedine i' Elog. tra quegli degl' illus. 
Toscani, T. 11, pag. 4o. 

(45) Cambi Del. degli Erud. Tose. T. 1 3, 
pag. a4')* 



TSf O T E gt 

(46) Nardi Si. Fior. p. ayS. 

(47) Era il suo sepolcro poco distante dal- 
l' altro del già detto Tomtnaso nelF antica 
Chiesa del Carmine con questa iscrizione: 

Hic Jacet Corpus 

Prudentissimi Et Bone Memorie 

Viri Nicolai Gerì De Soderinis Obiit 

Jn. D. MCCCLXXXIDie XXI. Mens. Marcii 

Cuìus Anima Requiescat In Pace. Amen* Etc. 

(48) Nell'edizione d'Aldo la 2r3 e la 21 4* 
(49) Ediz. del Gigli, Voi. I. p. 449* e seqq. 
(5o) Vedi la citata edizione del Gigli. 

(5i) Son celebri i quattro Sonetti che soglion 
riportarsi alla fine del Ginzoniere, de' quali il 
primo comincia: 
^eLV empia Babilonia ond' è fuggita 
Ogni svergogna ec. 

(5a) Della perfetta consers^azione del Gra^ 
nOy Napoli i yà^tfoL Proemio pag. e 

(53) Nardi Stor. Fior. Lib. 1. p.' i4* 

(f 4) Entrò il Re armato in segno di vittoria, 
tanto lui che il suo caTallo, e con la lancia in 
sulla coscia ; cosa che gli era stata contrastata, 
ma non si potette impedire. 

(55) In un Priorista a tratte, che conservasi 
in Casa BdldoFinetti, in fine della relazione dì 
questo fatto si legge: Le Donne nostre furon 
racchiuse ne* Monasteri ^ di modo che non si 
sarebbe tro^fata una sola per testimonio. 

(56) Bern. Oricellarii Cùmment. de Bello 
Italico p^Sj* 



ga V O T C 

(57) Lib, I. Pag. 99. 

(58) In ana Carta del laoa presso gR Anoa- 
listi Camaldotenst si legge: ÈccL S. Salvai, 
de Camaldulay que est edificata ad pedem 
montis prope CiiHt. Florentinam. 

(59) Vedi ì citati Annalisti , Gio. Villaoi ?ib» 
IX. cap. a57 ed \\ Baldinucci T. a. pag. igi, 

(60) Thomas Oeavr. div. P.^ L ^ 

(61) Alcuni Scrittori ripetono le nimScIzle 
della nostra Nazione dall* esser discesa da dae 
sangui centrar], il Romano ed il Fiesolano. 

* Aggiunghiamo alla nota dell'Autore che 
più propriamente avrebbesì dovuto dire, che 
fìno alla discesa dei Barbari, lutto era Berna- 
no ; e dipoi quasi tutta la disceodensa attuale 
essere Longobarda. 

(62) Micn. Bruti Hist. iib. L p. io. 

(63) Stor. Fior, lib. III. 

(64) Nel lib. y. pag. a35 chiama i Fiorenti- 
ni: Nati kominea ad industriam et frugali» 
tatem. 

(65) Farad. C. XV. 

(66) All'anno ia6o. 

(67] Stor. lib. IX. pag. 166. 

(68) Pros. Fior. T. a. p. aio. 

(69) 11 Mal montile di Lorenzo Lippi. 

(70) Stefano Rosselli , AflS. presso gli Ere^i. 

(71) Canto VL Ott. 16. 

(72) £diz. sec. pag. ao4- 

(73) Anco in S. Felice in piazza furon faiti 
più volte i Misteri. Vasari nella Vita di Iaconi. 

(74) Intende del Coro cha stava in mezzo, e 
che per maggior comodo delle iunsiapi , ed 



TC O T IB 'QS 

elegaiiift^eU'arclittett0ra fa fiitto togliere Ìù, 
Cosimo If come già avea fatto iti S* Crocei in 
S. Marta Novella , e in Ognissanti* 

(75) FancioUi veri di poca età* 

(76) Morì il Cecca nel i499» 

177) La prima fa sposata a Carlo Pancia- 
ticbi* 

(78) Stor. del Grandne» lib. HI. cap. 6. 

(79) Manni Tom. XVI L dei sigilli pag. 87* 

esegg, 

(80) Magalotti leti, «cient^ 

(81) Prose Fior. P. I. Voi. 6. pag. t^3. 
(8a) Istor. del Grandacat» di Tose. lib. VII« 

p. a6a. 

(83) Del Cimento* 

(84) In una Carta presso il Richa T. 9. p. 
91. Ad portam semaratam Sitami. 

(85) Tom. V. pag. i4o. 

(86) Principi della Religione Cristiana in 
Firenze^ p. i38. 

(87) Può nnirsi questo articolo con l'altro 
a pag. 48 del VoL VII. 

(88) Tomo Vili. pag. 78. 

(89) Nel Monastero della Qniete si vede il 
sao ritratto in abito par d'Ecclesiastico. 

(90) Ricba Tom. XI. pag. io5. 



U4 

NOTE 

DEL COMMENTATORE 



(a) U ariicoUito ci iato in noia dal" 
V Autore y per V occasione in cui fu scrino ^ 
ebbe gentile accoglienza dai pubblico , a se-d 
gno che egli comparve di nuoi^o nelVAnto* 
logia Romana del mese di giugno 1793, con 
note e dilucidazioni del chiarissimo archi-' 
ietto Leonardo De^Vegni. Ripetiamo ora il 
disegno della semplicissima facciata che ivi 
si die per eseguitai perchi riconosciuta ana» 
Ioga alle esterne parti della maestosa fab^ 
bricay ed opportuna per le circostanze eco- 
Homiche del Convento a quelV epoca j come 
i specificato nell'articolo sopraddetto ^ e 
nelle note che rifurono aggiunte, 

(b) Vedremo in seguito come si pensa dai 
moderni eruditi , circa quésto particolore» 

(e) O piuttosto degli Atrj\ o Cavedj^ og^ 
getti che differiscono dai Portici, 

{d) Per togliere ogni equivoco , o falsa in» 
ierpretazione diremo esser costruita questa 
Basilica nel Regno dei Goti y sotto l' origi^ 
nario titolo di S. Pietro in Gerusalemme. 
Il materiale sul quale si sostiene è di Greca 
origine, ed ha appartenuto ad altro Mo» 
numento Romano. 

(a) Tutto ciò può servire di prova che in 



NOTE 95 

Inerenze , come in Roma , non si • sono mai 
estinti i germi della buona Architettura per 
quanto nella sua massima decadenza. Circa 
agii archi sopra le colonne , sostituiti agli 
architras^iy i Romani i^i si erano digià ac» 
costumati , essendo così elevato il pala/zzo 
dell' Imp. Diocleziano a Spalatro. Erano 
introdotti pure sulle medaglie. Vedasi la 
mia Memoria*, Id qual conto si debbono te- 
nere i Molili menti di Arch ite tiara , cbe si os- 
servano nelle medaglie, Firenze 1809; e si ve* 
dano pure tutte le Èasiliche inalzate avanti 
il mille. Un* altra osservazione analoga alla 
Basilica di cui si tratta. Gli Artisti sia 
nella decrepitezza ^ sia nel risorgimento del-- 
r Architettura continuarono^ o si rifecero da 
dove I grand* artisti Romani erano rimasti^ 
essendo quelli i modelli a loro più vicini'^ 
e perciò il Capitello Composito ^ che orna 
le Colonne dei SS. Apostoli j fu il pia fre- 
quentemi^nte impiegato (se si eccettua il Bru" 
nel le se hi) dai rinnovellatori del buono stile. 

(f) Lode al Cielo che queste Torri non 
sono più Etnische j ma d'intorno la metà 
de ir un dee imo Secolo. Voglio esser anche 
più generoso verso l Autore , accordando^ 
gliene alcuna anche d' un secolo preceden^ 
te y per quanto non m'impegnerei a provarlo 
eccettuatene alcune del contado. 

{g) È opera dell'Alberti soltanto la mae- 
stosa Tribuna , e la Cupola che la ricopre. 
La forma delia rimanente Chiesa è opera 
del Michelozzi. I rivestimenti moderni con 



96 H O T K 

marmi e stucchi son lavori eseguiii in pia 
tempi da diversi^ 

(h) Questo confronto è ben meschino, epro* 
va assai poco a favore di Michelangeio. D'al-^ 
tronde non avvilisce il Michelozzi dotato 
anch' esso di grandezza d'animo , e di venu^ 
sta respettivamente al suo tempo. Non riuscì 
da meno l* Ammansati ntlla finestra terre* 
na del K. Palazzo de' Pitti, caso assoluta^ 
mente conforme. Ciò che resulta a lode del 
primo, si è che precede tutti in queste fine-* 
stre sostenute da mensoloni, che da Cosimo 
Bar tali si dissero ioginoccbiate ; non so per^ 
che. La politica , ed il sospetto avevano con^ 
si gì iato nei tempi della Repubblica quelle 
piccole finestre elevate molto da terra, ac^ 
ciò di fuori non si potesse intendere dà 
che si trattava al di dentro., Cessata questa 
causa , al tempo del Principato , si comin- 
ciò a ingrandire e calare queste finestre^ 
sul modello che ne aveva lasciato ii Buo^ 
narroti nel palazzo citato* 

(i) Poteva risparmiarsi ancora di citare 
queste due debolissime opere , che segnano a, 
gran caratteri la nuova decadenza deU 
l'Arte. 

{k) Furono tre gli uomini celebri , che si 
disputarono il singolare ritrovamelo dei 
modo, di delineare la voluta, in un periodo 
di poéhi anni. Oltre il Salviati citato dal* 
l'Autore, gli altri furono il Ba rozzi, ed it 
Serlio. lo ne ho rivendicato l'onore a Fi^ 
liberto De l'Otme die precedi VurrivQ a 



9 O #-8 97 

Ruma dei tre sopraddeiii^ è eheoneUamen^ 
te ci ha indicato d' onde ne ricavasse /a 
regola , e come ei la insegnasse ad altri 
senza mistero. Vedi il testa dell' Autore ri» 
portato in una mia metnoria intitolata i 
jElsercitaxìont snlla voluta del Capitello Ioni- 
co, Firenze presso Carli 1817, riportato pure 
negli Elementi di Arcliitettura Civile per uso 
degli Alunni dell'I, e R. Accademia delie Belle 
Arti di FirenKt's Firense 1H189 pregio Pagnni* 

(/) Soprattutto l* opera pia luminosa in 
questo genere, e che onora l'Italia, è quella 
del Cap. Fpancesco de Marchi Bolognese in^ 
titolatai DeirArchitettura Militare Lib« qnat-« 
tro ec« Fra le edizioni di quest^ opera Clas» 
sica, che Ha ecclissato tutte le altre di un 
tale argomento y passas^a per la pia corretta 
quella del 1600. Brescia per Ga spero deU 
rOglio; ma a torto vantai^a^i quest^esat* 
tezza nelle dediche dirette ai Principe Goa'^ 
zaga, e alla signoria di Venezia^ Comple^^ 
tiòsima è però quella che abbiamo dai torchi 
di Mariano de Romanise figlia Roma i8iOy 
illustrata dal Marchese Ì,uxgi de' Marini^^ 

(/!•) Noi rispettiamo questi modelli ; ma ci 
guarderaòbamooggi di additargli alla Gio^ 
ventiti della nostra Accademia, ad eccezione 
di pochi» 

(/i) Questa seconda è una ristampa fatta 

sopra f disegni , ed illustrazioni della Li-^ 

breria e suoi annessi , opera postuma dì Giù» 

seppe Ignazio del Rosso y e pubblicata da 

'^ a nubi suojiglio l'anno 1709 pei Torchi 

T. Ili. 9 



98 NOTE 

Grmducaliy alla quale aggiuime ài riirai* 
tOy e la vita dell Autore. 

(o) Debbo confessare che io mi accosiai^ti 
con pena al presfnte articolo dubitando di 
troppa buperjici alita di cognizioni nell'Au- 
tore relative alV architettura j e per avere 
osservato nel corso dell* opera ^ quali erano 
le opinioni da esso adottale su questo par- 
ticolare : quindi non dvea fonaamenti da 
sperare un trattato critico e ragionato di 
questa nobilissima arte^ ancorché ristretto 
alla soia Toscana , che meritar potesse il 
titolo d* istòria. Devo però dire a di lui 
giustificazione ' che ai tt^mpi nei quali seri - 
veva non erano abbastanza divulgati molti 
buoni scritti de* quali oggi abbondiamo^ e 
da' quali y come da più sicuri fónti avrebbe 
potuto attingere i materiali che gli occor^ 
revano. Ciò lo ha fatto con molta sagacitd , 
destrezza j e massima concisione it Signor 
Dottore Lorenzo ùargidlli nostro conci ttt^^ 
dino nel compendio istorico delie Belle Arti 
premesso al secondo volume di un* opera ^ nel 
suo genere la migliore che esista y intitola^ 
ta: JDescription de la Ville de Florence, et 
de seit environs ,, Florence ches Landì y et 
Pagni 1819. // Calassimo Autore ha esaurito 
il suo tema in due volumi, ciascheduno di 
circa 35o. pagine y con precisione y chiarez- 
za, e copia di patria erudizione , quanta se 
ne possa desiderare in un libro di tal sor-- 
ta. Egli lo ha scritto e pubblicato nel V idio- 
ma Francese y come dai titolo., che ho ripì^ 



f o T « 99 

tata,' Ptmo di rlprodur qmja prima^parU 
jdà detto compendio i storico che riguarda 
i*jirchitcttura ^fedelmente tradotto dal suo 
originale i per la gentiletza del Signor Gar^ 
gioii i medesimo y a cui sono riconoscente di 
alcune lodi non meritate, delle quali ha 
iroluto onorarfni nel corso della sua opera; 
cqm* anche nella compendiata storia delle 
Belle Arti. 

{o) Si questiona sempre se gli Etruschi 
usassero di . quest* ordine Grdo semplicizza" 
tùy e reso navonalCf appoggiandosi gli op^ 
ponitori alla ^mancama .assoluta di alcun 
Afonunèenta che lo dimoeiri^ Ma Vitrùvio 
senza dichiarare se quest'ordine fosse orim 
ginario della Grecia , a dell' Italia y ci ha 
date le disposizioni, delle, parti che costi* 
tuirono r aspetto y e T area dei tèmpli alla 
maniera degli Etruschi» Da ciò si vuole ar^ 
gtsire che gli EtrUschi si prevalsero deU'or* 
din Dorico f l* unico che si conoscesse a quel* 
V epoca i e che per la facilità di usarne lo 
semplicizzassero a segno , che all' eccezion 
delle colonne il rimanente fosse di legna' 
me f come Fitruvio stesso ci ha lignificato ^ 
itandone per motivo l\eccessipa' larghezza 
degli intercolon/, fii vedano circa questo 
passo tutti gli espositori di quest'Autore, ma 
soprattutto VaL Marquez: Storia dell'Or* 
din Dorìcoy^RomA presso Salamtmi i8o3« 
Qualche embrione di un ordine. Dorico com* 
pleto si osserva seoipito tu alcuna Urne e 
sarcofagi Greco- Etruseil\ e con maggioro 



too d e T t 

0Èppto90Ìma%ione in due l^ònHmtmi Sepot* 
traii dell' antica Ch^la. Vedi VUÌHstra%h^ 
ne dei mede$imi dei Professore sig, Pmn^ 
Cesco Orioli fra gli Opos<;oli Letterari di Bo- 
logna T. II. i8i9>; ed i rilies^i da me fatti 
sopra i diiegni di detti monumenti , pm6- 
micati nelV anno wccessi^o fra i detti Opu* 
scoli Letterari, e- nel Giornale- A rcvidico di 
Roma. Tutto in somma ci conduce a credere 
che gU Etruschi non abhiano a^uto nessun 
ordine di jérehiteHura nazionale-; che tar^^ 
dissimo acquistassero qualche cognizione del 
Dorico portato pressa loro dai direct ^ di 
cui rozzamente §i valsero wUeràndone ie 
disposizioni^ e spogliandolo di qtsaiunqué 
ornammio , 9 carattetistiea sua pròptitim 
Non bisogna ciè.confondere con i templi del" 
la Sicilia , che sono di un pretto ordin Hou 
rieOt e che àpparìengono ad una epoca -a 
noi pia rieina^ Vedi le dotte confutazioni 
at Padre Paoli nelle Mem«tìé per le Belle 
Arti» Roma per Pagliarini | > te TestimòniaiiBe 
e confronti sol Tempio di M*rte in Todi, 
deir erudito Professore sig^ Qio, Battista 
Permiglioli, Pemg^a 1819.» ed altri > 

(p) Questa espressione non deve prendersi 
a rigore, twendo .osservalo y che anche avan^ 
ti e dopa iL mille esistevano architetti che, 
camminavano nella dritta via^ per quanto 
lo comportasse quella ctAs zi puole anzi oc* 
scelte ohe t arcnitettatf*a, a pari cireostani' 
zcf aveva assai meno degenerate delie al* 
tre sue arti stìrelU^ 



« (f ) Ogé^*'-'^ che spffltamo piA alV edi/km^- 
iaria , che ali* Architettura propriamente 
detta; lo che molti prendono per la co9a 
stessa. L' intelligenza che deve sussistere fra 
.4fue$te due. parti produce la perfezione de^ 
gli edifizi » ma V una e /' altra furono » e 
^ono sempre soggette alla natura eie' tempi, 
^d ài bisogni relativi delle nazioni. 

. (r) Alcune di queste osservazioni sono sta- 
te riportate ai respettivi luoghi di quest* opc" 
ra;.ma non è abbastanza il ripeterle. 
I {s). Altro pia esteso e circostanziato com- 
|)en.cllo storico di qoesta sciensa, dalla sua 
erigine, fino alla caduta dell* Impero Ro^ 
mano ,' fu da me inserito nel GiorDale Ptf 
caiiOy T'Odi. YIIL N. a5. pag. i33., e N. 24* 
pag. a6i« 

;.. \fy Lo stesso caso s* è rinnovato ali* occa* 
sione del bruciamento della Basilica Ostien-- 
se, p di S. Paolo , d* essersi salvata altra 
celebre immagine d'uncroci/isso. Chi ne ha 
la custodia suol prenderne la cura a quOm 
t^nq^e rischio. 

(a) // desiderio dell'Autore era stato digid 
esaurita in un > gran quadro a fresco esprit» 
mente questofaito , che fa accompagnamenti 
all' altro che dimostra il ritrovamento dèi 
pargoletto Buontalenti sotto, le rovine del 
poggio in faccia a s* Lucia de' MagnolL 
Esistono nella sala di un palazzetto che fu 
già dei discendenti del protagonista Buon* 
talenti nella Via de* Servi , posseduto in 
uUimo da Angelo Itezzerig uomo ttotaiodi 



roi ' w o T II 

dmgoiari vtduie Politico-Eèonomichet m^o 
benemerito alla Cina , e bene accetto al Só^ 
%'rano attuale. Morì Consigliere Aulico , e 
fu sepolto nelléi Chiesa delle Monache Cap- 
pucci ne ^ ope gli è stato eretto un decoroso 
Monumento, 

(v) Sul particolare del modo di preser'^ 
i^are i grani e che dispensa dalle stufe ^ le 
ijuali com' è detto tolgono alle biade il re» 
fuisito della fecondità , additerò una slotta 
e circostanziata memoria , forse ignorata 
dall' autore^ che ha riscosso un accoglimento 
umii^rsale negli stati Ponti fio j ^ e nel regno 
delle due Sicilie^ coli* ad citazione del metodo 
che ¥Ì ha proposto, f^er fuanto la detta 
memoria comparisse anonima^ posso assi" 
curare essere un lavoro di Monsignor Ca* 
cherano de' Contadi Bricherasìo, amico della 
mia famiglia , e promotore in parte de' gio* 
canili miei studj:, però il rammento sempre 
con rispettosa riconoscenza. È intitolata t 
Delia conservaxione delgmno^ e d^lla costruì 
sione, e tbrqia de' magizztni,<o granai. Ma- 
cerata 1783 per il Cortesi. 

(x) Feruno antiquario ritrovar saprebbe 
gualche analogia fra i giochi Mimici e 
Circensi dei Romàni, ed i nostri sacri mi* 
steri y pei quali forse è risorta r idea dei 
Teatrali spettacoli. Il popolo è stato sem^ 
pre dedito ai passatempi. Fossero essi cru» 
deli e stravaganti quanto dire si voglia , 
siccome attenevano originariamente a quaU 
che oggeito reUgioacy còsi fut^ona sempre 



» O T B 1^ 

ricevuti eois fi>t trasporto indtcìMe. Gol 
cessaÈ^e dc^li antichi culti ( al che contri^ 
ùuirono molto i Longobardi , mediante la 
ifuasi totale dispersione da questi operata 
ile Ile italiche popolazioni) e rovesciati o 
guasti i Teatri , i Circhi , gli Anfiteatri , 
gli Ippodromi , e le Terme , e qualunque 
altro tdtjizio che servisse ai Giochi ^ e trat- 
tenimenti Nazionali, dovettero questi ceS'^. 
Mare per necessità ; e quindi smarrirsene per" 
fino la memoria. Lo spirito di melanconica 
sommissione rivolta al vero Ente Supremo; 
la frugalità e la ritiratezza sostituita al 
lusso e alla dissipazione ne allontanarono 
viepiù la rimembranza, Aggiungasi a tutto 
ciò le Canoniche prescrizioni emanate a quC'^ 
sto riguardo^ che producevano l'aborrimento 
per gii spettacoli di ogni genere nei novelli 
Credenti, Se questo non basta , si consideri 
lo stato a cui furono ridotti i pochi indi- 
geni Romani avanzati al ferro, al fuoco ^ 
alle rovine, agli strazi d^ ogni maniera , *'or- 
toposti alla Gleba , menare una vita abietta 
e lacrimevole f seguitata dalla progressiva 
estinzione delle loro razze , e terminando 
colla mikchianza all' aborrito sangue Lon* 
gobardo. Ecco la dolorosa epoca che si 
frappone fra gli antichi ed i moderni abi^ 
tatori delle nostre contrade , sulla quale 
molti scrittori di storie hanno tirato un 
velo , quasi vergognandosi dell* attuale loro 
discendenza ; ed kcco Qome , rispetto ai §io* 
chi spettacolosi j se ne è per molfi seooU 



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smarrita qualunque traccia. Riavutasi FEu-' 
ropa^ non che l* Italia ^ rinacque coirai 
bondanza il gusto pei divertimenti j ai quali 
il popolo è sempre inciinevole. Tutte' le Na^ 
zÌQni a misura dei progressi della loro cui» 
tura , cominciarono quale prima , e quale 
dappoi per dove si rrano rifatte le antiche 
popolazioni y cioè dalle rappresentanze Re» 
ligiosCy le quali per quanto agli occhi no» 
stri possano sembrare indecenti profanazio» 
ni, il popolo minuto vi prendeva gran par» 
te, e ne restava edificato. Tanto è servito, 
perchè i Governi le ammettessero, e nejo" 
montassero fuso, servendo in molte oceé^ 
sioni di un utile ed opportuna distrazio* 
ne , col qual fine ne usarono spesso i Ro» 
mani nelle pubbliche calamità. 

(y) Questo, ch'era il gruppo principale, 
muovevasi sì lentamente , ohe un Lombardo 
del seguito del Duca Gio. Galeazzo ebbe a 
dire „ Se Cristo non è autato più presto di 
COSI , egli é ancor per vìa „. 

(z) Ambedue i Monasteri citati in que» 
st* articolo sono nel numero di quelli stati 
soppressi nel 1808, e non pia riaperti. 

{aa) E ora del f egregio pittore sig. Fran^ 
Cesco Xave rio Fabre, coltissimo artista Fran» 
Cfse , stabilito sull'Arno da pia di trenta 
anni a questa parte. 



JflìSm UBt YOrVMl DBCÌM09ICOIIDO. 



INDICE 

DELLE MATERIE. 

Storia deir Architettura . . . Pag. 3 

Venula del Duca di Milano. ; . . 28 
Come il Lanificio accresce§se un altro 

quartiere alla Città • 32 

Morie di Pietro Bonaventuni, ... 34 
Seconde nozze del Granduca France^ 

SCO I, con la Cappello 36 

Giutian Dami; detto Giulianino . . ; 38 
Abboccamento del Tasso col Buonta^ 

lenti , . • • . 4o 

Eloquente Oratore 43 

Gonfaloniere perpetuo^ primo ed ultimo 

della repubblica 44 

Stufa per consertare il Grano . • • 5i 

Ingresso di Carlo Vili. 54 

Popot minuto di qual earatlsref . . Sg 

Misteri rappresentati in diverse chiese . 68 

Seconde nozze di Cosimo /. ... 74 

Conversazione di Letterali ...» 76 

Antica /amigliti Pagana 79 

Eccellenti Professori di Musica, . . 80 

Cosimo III. in abito da Canonico. . 83 



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